Aggiornamenti dal CIE di Torino

Fonte Macerie

Il Cie di Torino

Il Cie di Torino

All’interno delle mura del Cie di corso Brunelleschi l’afa di questi giorni è ancora più insopportabile. I racconti insofferenti della brutalità della polizia e quelli più sollevati di piccole proteste raggiungono il fuori in maniera frammentaria. Si riceve la notizia da parte di Montassar che, dopo quarantotto giorni di sciopero della fame e circa dieci della sete, ha ricominciato a mangiare e bere, preoccupato dal dolore costante ai reni e dalla necessità di ricorrere inevitabilmente ad una dialisi se il digiuno totale fosse continuato. Per punizione al fatto che ha scelto di opporsi all’espulsione non mangiando gli è stata vietata l’uscita nel campo dove s’incontrano i reclusi delle differenti sezioni. A furia di litigare con i poliziotti, ieri sera, è riuscito a ottenere il permesso di recarsi in questo campo.

La qualità e la quantità del vitto sta sollevando lamentele. Il caldo e la partecipazione di tanti al mese di Ramadan fa si che la necessità di acqua sia maggiore e che quella fornita non sia sufficiente. Ciò ha scatenato brontolii, diverbi e proteste. Se l’acqua non è abbastanza il cibo servito è scadente. All’assaggio della loro razione, l’altro ieri, due ragazzi disgustati hanno scaraventato i piatti ancora pieni in faccia ai poliziotti di turno. Più tardi gli stessi sono stati prelevati dalla sezione e sono stati messi in isolamento. Da mesi questa sezione è sempre quasi zeppa, sono ora lì rinchiusi in tredici. Grosso modo chi partecipa a qualsiasi tipo di protesta e interrompe la normale gestione del centro finisce in isolamento.

La scorsa settimana vi abbiamo dato notizia di un’espulsione riuscita grazie alle botte e all’utilizzo di sedativi, qua la voce del ragazzo malmenato, sedato ed espulso che ne parla.

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UK – Respinta retata anti-migranti a Deptford, furgone razzista distrutto

Fonte: rabble.org.uk

deptford-van-1Lo scorso lunedì pomeriggio, il quartiere di Deptford, a sud-est di Londra, ha respinto il team retate dell’ufficio Immigrazione degli Affari Interni. I bulletti degli Affari Interni, a quanto si dice, erano stati avvistati diverse volte nelle settimane precedenti mentre facevano le cosiddette “raccolte di informazioni”, vale a dire molestando i negozianti per avere il permesso di svolgere “operazioni” nei loro locali, così da evitare la scocciatura di chiedere un mandato al tribunale.

Lunedì 13 giugno sono tornati in forze, ma la gente li ha cacciati e mandati via a mani vuote. Sono partiti con diverse auto civetta ma hanno abbandonato in strade secondarie i loro furgoni razzisti, successivamente ristrutturati con finestrini rotti e messaggi scritti con le bombolette.

La notte successiva, sono apparsi manifesti lungo tutta la strada principale di Deptford per spiegare quello che era successo.

deptford-posterÈ importare mantenersi all’erta. È possibile che la resistenza abbia allontanato le retate per un po’: dopo la resistenza della scorsa estate, al mercato di East Street non ci sono state visite per quasi un anno. Ma questa certezza non si può garantire, potrebbero tornare ogni giorno per vendicarsi. Il manifesto dice: “I bulli dell’ufficio immigrazione (UKBA) sono stati avvistati per tutta la scorsa settimana nei dintorni della strada principale di Deptford, molestando i negozianti. Lunedì sono tornati per le retate contro i lavoratori e sono stati cacciati via. Nel nostro quartiere i/le migranti sono benvenut*. Poliziotti, ufficiali giudiziari, proprietari immobiliari non sono benvenuti! Risponderemo agli attacchi! network23.org/antiraids”

deptford-van-2Il mercato di Deptford è un obiettivo regolare delle retate degli Affari Interni, spesso fatte insieme a polizia, consiglio comunale e altri enti. Ad aprile c’è stata l’ultima grande retata. Come per gli altri mercati di strada di Londra (come quello di East Street), ci sono chiari collegamenti tra questi attacchi che mirano ai/alle migranti e gli attacchi più ampi sul quartiere, come quelli di proprietari immobiliari e autorità statali che collaborano per “ripulire” l’area, sgomberando tutte le persone considerate indesiderabili. Ma la resistenza sta crescendo. A Deptford c’è un banchetto informativo di “Deptford Anti Retate” ogni sabato nel mercato, e questo lunedì ha mostrato che le persone sono pronte al contrattacco.

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Torino – Annullati i 12 divieti di dimora

fonte: macerie

 

Il Tribunale del Riesame ha annullato il divieto di dimora per i dodici banditi accusati di essere andati presso la sede della ormai arcinota Ladisa a restituire un po’ del marciume che quotidianamente forniva ai reclusi del Cie di corso Brunelleschi.

E dopo la decisione dei dodici compagni di non accettare l’ennesima misura repressiva e di violarla quindi pubblicamente, dopo le molte iniziative inserite nella settimana di mobilitazione che hanno portato banditi, amici e solidali in strada, sotto le mura del Cie e del Tribunale nel giorno del Riesame, oggi arriva questa notizia.

Le iniziative previste nei prossimi giorni restano comunque in calendario e ci pare  importante partecipare per tutti coloro ancora costretti sotto misure, per i quattro compagni in sorveglianza speciale da gennaio e per gli altri quattro per cui nei giorni scorsi c’è stata l’udienza d’appello richiesta dai pm.

Per ora però ci concediamo il pensiero che la lotta paga!

macerie @ Giugno 15, 2016

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Torino – Al centro del ciclone, contro i divieti di dimora

Fonte: Macerie

cicloneOggi i compagni colpiti da divieto di dimora hanno iniziato a violare la misura. Vi proponiamo il comunicato che hanno letto dai microfoni di Radio Blackout:

È a Torino che abbiamo visto portare via uomini e donne perché non avevano un documento.A Torino abbiamo visto la polizia caricare un corteo di operai che avevano osato ribellarsi.
A Torino abbiamo visto le pattuglie dei carabinieri aiutare padroni e banche a sbattere in strada i nostri vicini di casa in ritardo con l’affitto o con il mutuo.
A Torino abbiamo visto interi quartieri trasformarsi secondo le esigenze dei ricchi sulla testa dei più poveri che li abitano.
A Torino e nelle sue valli abbiamo visto la celere bastonare le persone accampate a difesa della terra in cui vivono.

Ma a Torino abbiamo anche visto decine di persone sollevarsi per permettere a un clandestino di scappare a un controllo e centinaia di facchini tener testa a chi li voleva cacciare dai cancelli del CAAT. Qui abbiamo visto intere vie chiuse dai cassonetti per respingere un ufficiale giudiziario e decine di abusivi riprendersi la piazza sotto gli occhi impotenti della polizia. È a Venaus che le stesse persone bastonate hanno rialzato la testa e spazzato via plotoni di celere riconquistando il terreno perduto. Continua a leggere

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Egitto – Il corpo delle donne non si tocca!

riceviamo e diffondiamo 
Manifesto per la protesta del 12 febbraio 2013

Manifesto per la protesta del 12 febbraio 2013

In Egitto il maschio controlla la famiglia patriarcale; la Chiesa e le moschee alimentano sessismi e controlli sulle donne; lo stato, polizia o esercito che sia, esercita violenze di ogni tipo sul corpo delle donne. Qualsiasi maschio in questa società razzista e sessista è legittimato a usare violenza sulle donne, ritenute “per natura” inferiori e deboli. La verità è un’altra. Tutti i giorni le donne lottano contro gli abusi per strada, gli insulti che senti mentre cammini, contro mariti despoti che le picchiano. Ci abituano all’isolamento ma la solidarietà con le altre donne è un’ arma che al maschio fa paura.

 

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graffito sull’attacco della polizia militare alla “ragazza col reggiseno blu “

Nel marzo del 2011, a due mesi dalla rivoluzione, quando al potere c’era lo SCAF (Consiglio superiore delle forze armate), dopo aver sgomberato il presidio a piazza Tahrir,  la polizia militare ha arrestato 18 donne. Alcune di loro sono state picchiate e torturate nel museo egizio vicino alla piazza; 17 sono state processate da tribunali militari; 7 di loro sono state sottoposte ai test di verginità, una forma brutale di controllo e repressione sul corpo delle donne che si stavano ribellando. Continua a leggere

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Roma – Sul presidio al C.I.E. di Ponte Galeria del 4/6

riceviamo e diffondiamo

 

Sabato 4 giugno, ci siamo dat* appuntamento come ogni mese alla stazione Ostiense per raggiungere insieme il C.I.E. di Ponte Galeria. Abbiamo scelto la prima data disponibile a dispetto della festa che celebra la stessa repubblica che determina la condizione di esclusione e sfruttamento delle persone razzializzate e non. Abbiamo scelto di farlo nonostante il lungo week-end, perché sentivamo l’urgenza di comunicare con le ragazze recluse, avere notizie della loro vita all’interno del C.I.E. e comunicare loro la nostra solidarietà.
Abbiamo scelto di farlo perché la prigione che le rinchiude è in corso di ristrutturazione e presto avrà nuove celle, quelle della sezione maschile distrutta nella rivolta di dicembre.

La partenza ha visto trenitalia con polfer e digos di turno impedirci di salire se sprovvist* di biglietto e i numeri esigui hanno determinato che alcun* di noi lo pagassero davvero.
Al disturbo della partenza abbiamo risposto scandendo cori a ogni fermata che ricordassero la presenza del C.I.E. alla città.

All’arrivo davanti al lager, la digos, con atteggiamento aggressivo, ha colto il primo pretesto utile per provocare, costringerci sul marciapiede (che divide il parcheggio dalla strada che costeggia il C.I.E.) e circondarci.
Il presidio si è svolto dunque con un cordone di poliziotti posizionati a pochi centimetri da noi. photo_2016-06-08_00-20-26
Nonostante questo, le nostre grida e quelle delle ragazze recluse hanno risuonato insieme rispondendosi, gli interventi dei/delle solidali e la musica hanno raggiunto l’interno forti e chiari; e un lancio di palline con messaggi ha comunque tentato di superare le mura.
Al ritorno di nuovo il teatrino dei controllori, che chiamano la polizia, e quindi l’arrivo della digos sul binario e le camionette che si posizionano sul lato opposto della ferrovia.

Quello che sappiamo è che la situazione dentro è, come sempre, difficile. Le persone al momento sono fra le 50 e le 60 con entrate e uscite giornaliere. Nonostante l’arrivo dell’estate, l’accesso ai servizi igienici è precario e mancano dalla carta igienica al sapone. Questo, insieme alla sporcizia nelle camerate (materassi e coperte luride) genera malattie della pelle e dermatiti. L’accesso alle cure è negato e si somministrano antinfiammatori e psicofarmaci per qualunque patologia.
Il cibo è come al solito scadente e si sono moltiplicate le limitazioni sui generi alimentari che possono essere consegnati dall’esterno, limitazione estesa anche al tabacco.
Inoltre alcuni avvocati, che già ricevono il gratuito patrocinio, hanno cominciato a chiedere ulteriori pagamenti alle detenute.

Se il clima teso all’interno è costante, il tentativo di rendere impossibili i momenti di solidarietà di fronte alle galere per persone senza documenti caratterizza da mesi l’atteggiamento delle procure: se a Brindisi tre compagni sono stati condannati per un saluto solidale, a Torino altri tre sono stati espulsi; se contestare chi specula sulla (mal)nutrizione dei reclusi costa l’allontanamento dalle proprie città e lotte, il nostro intento rimane fermo.
L’invito è quello13346782_10155014070879897_4360230282850514683_n a sostenere le lotte partecipando ai presidi e alle iniziative di solidarietà e organizzandone di nuove.

Rilanciamo l’invito alle giornate di mobilitazione promosse dai compagni e dalle compagne di Torino in risposta alla repressione.

Fino a che ogni barriera e galera saranno distrutte.

nemici e nemiche delle frontiere

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Egitto – Dimenticate Tiran e Sanafir!

A distanza di più di un mese dalle manifestazioni del 15 aprile, si inasprisce la repressione e la violenza contro chi si oppone al regime.

500 milioni di dollari, come prima tranche di un ulteriore prestito complessivo di 2, 5 miliardi, sono arrivati nelle casse dello stato egiziano direttamente dall’Arabia Saudita. Servono  (insieme a prestiti e finanziamenti provenienti da Kuwait, Emirati, Banca Mondiale e Banca Europea) a dare un po’ di respiro a un paese economicamente al collasso. Prova ne è, tra le altre cose, l’aumento negli ultimi giorni delle medicine di base e quello del riso.

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Questo – e non solo ovviamente – spiega il perché il dittatore Sisi abbia deciso, con il consenso di Israele, di cedere due isole dello stretto di Aqaba al tiranno saudita. Ma questo spiega, altresì, perché durante una conferenza stampa abbia intimato stampa e opinione pubblica di non parlare più della cessione di Tiran e Sanafir (così come dell’assassinio di Giulio Regeni, per il quale è ben supportato dal silenzio delle istituzioni italiane). 

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Torino – Calendario delle iniziative contro i divieti di dimora

Fonte: macerie

 

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Puntare i piedi di fronte a queste nuove, ennesime misure cautelari lancia una scommessa ambiziosa: opporsi direttamente alle misure giudiziarie e cercare di rafforzare i conflitti reali spingendo affinché abbiano sempre maggior forza.

L’incastro tra la spinta a portare avanti le lotte e l’opposizione al lavoro del Tribunale è ciò che dovrebbe permeare la mobilitazione a ridosso della data dell’udienza del Riesame per i dodici compagni con il divieto di dimora, ancora da fissare.

L’affastellarsi di iniziative, giorno dopo giorno, inizierà dall’otto in poi e sarà la prima parte di un percorso che non intende certo trovare conclusione nel giorno delle decisioni tribunalizie.

Qui il calendario delle iniziative in città per la stampa e la diffusione.

 

 

 

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Barcellona – Un contributo del collettivo “Te Kedas Donde Kieras”

Riceviamo e pubblichiamo.

mueraIl collettivo Te Kedas Donde Kieras (TKDK) nasce circa sette anni fa, quando diverse persone – tra cui anche alcune che esperivano sulla propria pelle la condizione di vivere in Europa senza documenti – si riunirono per lottare contro il razzismo e le frontiere. In questi anni sono passate tante persone nel collettivo e ciò ha fatto sì che questo sia in continuo cambiamento e crescita, sebbene ci siano basi comuni chiare a dargli forma. Attualmente ci definiamo come un collettivo anarchico che si propone di portare avanti la lotta contro razzismo e frontiere da una prospettiva antiautoritaria, contro lo stato, femminista e per una liberazione totale dalle oppressioni. Ogni giorno vediamo come si perfezionano e crescono i meccanismi di discriminazione: le leggi razziste – come l’attuale legge sull’immigrazione – accompagnate dalla macchina delle espulsioni, le retate razziste nei quartieri, le carceri speciali per migranti, i CIE e la militarizzazione delle frontiere. Questa situazione è stata normalizzata, fa sembrare inevitabile anche l’inaccettabile e si basa su un sistema razzista che abbiamo interiorizzato e che classifica le persone in prima, seconda e terza categoria secondo il luogo di nascita, il colore della pelle, la classe sociale, il genere ecc. Questa classificazione permette di costruire una rete di dominio che genera paura, esclusione e sfruttamento. Paura, esclusione e sfruttamento che il capitalismo utilizza per svilupparsi grazie a una manodopera a buon mercato e utile, negando la dignità, la libertà e la vita ai/alle migranti. Al contempo, tanti media e politici alimentano discorsi xenofobi come via di fuga al disagio sociale. Perciò nel TKDK vogliamo lottare contro le espressioni più ovvie e tangibili del razzismo- come retate ed espulsioni- però anche contro la struttura sociale su cui queste si poggiano, il mondo che le genera e il razzismo che ognun@ di noi porta dentro. Partendo da questa base, nel TKDK non crediamo in una riforma delle leggi sull’immigrazione, in un maggiore assistenzialismo verso le persone migranti o in un miglioramento delle condizioni di vita dei/delle detenut* all’interno dei CIE; crediamo invece nella libera circolazione delle persone, nella distruzione delle frontiere esterne e interne e nelle relazioni libere e solidali. Da qui, da questa rabbia e da questa passione, facciamo questo lavoro da formichine, convocando manifestazioni e presidi davanti al CIE di Zona Franca; producendo materiali, opuscoli e adesivi, organizzando discussioni e giornate antirazziste; informando tramite una trasmissione alla radio, coordinandoci con altri collettivi, agendo giorno dopo giorno e con diverse modalità contro tutte le facce del razzismo e delle frontiere, mostrando solidarietà con azioni quotidiane, individualmente e collettivamente da una prospettiva anarchica. Inoltre è attivo un supporto legale gratuito e collettivo, con cui proviamo, oltre a condividere le conoscenze giuridiche, a creare uno spazio di incontro e di scambio di informazioni. Molti consigli e contributi utili sono raccolti nel “Manuale contro la reclusione e le espulsioni”, tradotto (fino a ora) in castigliano, francese, inglese, russo e arabo. Dal 2013 abbiamo deciso di iniziare una nuova strategia di lotta che miri alle tasche di chi lucra con le frontiere e la repressione delle persone migranti. Insieme ad altri collettivi presenti sul territorio spagnolo abbiamo deciso di iniziare con una delle attività più lucrative, quella delle deportazioni aeree. Perciò, uno degli obiettivi di questi prossimi mesi sarà la propaganda e le attività contro la compagnia Air Europa e Globalia, l’impresa a cui appartiene. Il nostro spazio funziona in forma autogestita, assembleare e antiautoritaria.  Continua a leggere

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Lecce – Imbrattati muri e vetrate di un ufficio postale e danneggiato sportello postamat

Riceviamo e pubblichiamo. Ricordiamo che per scriverci potete farlo ad hurriya[at]autistici.org

Durante la notte, sconosciuti hanno imbrattato con vernice arancione e nera le vetrate di un ufficio postale di Lecce, mettendo fuori uso lo sportello Postamat.

Lasciate delle scritte contro i Cie (Centri di identificazione ed espulsione).

Poste Italiane è proprietaria della compagnia aerea Mistral Air, che dal 2011 collabora con il ministero dell’Interno nella deportazione degli immigrati indesiderati e destinati all’espulsione.

1 giugno 2016
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