CIE di Ponte Galeria: bocche cucite ma nessuno resta in silenzio

cieNel CIE di Ponte Galeria, Vincenzo Lutrelli ha passato il testimone a Floriana Lo Bianco, nuova direttrice del campo d’internamento etnico alle porte di Roma.
Il nuovo ruolo della psicologa della cooperativa Auxilium c’era sfuggito, nonostante l’ipotesi del doppio incarico del Lutrelli, tra la direzione del CARA di Castelnuovo di Porto e quella del CIE, destasse non poco stupore.

Nuova direttrice, vecchie maniere.

Da quando 14 reclusi hanno cominciato lo sciopero della fame, da 8 giorni in due hanno deciso di cucirsi le labbra.
Con la volontà di mettere a tacere definitivamente la vicenda delle “bocche cucite”, ed il clamore dei media di regime impegnati a romanzare, stamattina le guardie hanno prelevato dalla cella uno tra i due ragazzi: trasportato su una sedia a rotelle, facendo credere a tutti che la destinazione fosse l’infermeria per alcuni controlli medici, è stato invece portato a Fiumicino per un rimpatrio coatto. Il ragazzo, una volta caricato di peso sull’aereo, ha sbattuto violentemente la testa contro un finestrino, procurandosi delle ferite che hanno costretto il pilota a partire senza un deportato a bordo.

Quando al CIE giunge la voce di questa infame operazione, il secondo ragazzo con le labbra cucite viene trasportato d’urgenza in ospedale dopo aver ingerito due lamette.

La giornata è ancora lunga, gli animi sono caldi e una decina di reclusi tentano la fuga ma vengono purtroppo bloccati dall’intervento delle forze dell’ordine.

Ore 22,20 – E’ in corso una trattativa tra i reclusi asserragliati nel centro (abbandonato da guardie, lavoranti e operatori Auxilium) e le forze dell’ordine schierate all’ingresso del centro.
I reclusi sono riusciti a sottrarre alla polizia 7 dei ragazzi bloccati nella fuga, facendoli entrare nel centro con loro.
Altri 4 sono al momento trattenuti dalle guardie ma sono tutti determinati a resistere finché non saranno rilasciati.

AGGIORNAMENTO da Ansa.it
“Uno dei due immigrati che protestano da 9 giorni con le bocche cucite al Cie di Ponte Galeria a Roma è fuggito ieri sera dall’ospedale Grassi di Ostia, dove era stato ricoverato nel pomeriggio perchè diceva di aver ingoiato una lametta. Lo ha reso noto la direttrice del Cie, Floriana Lo Bianco. Si tratta di un algerino di 28 anni che pochi giorni fa aveva visto prorogata per un mese la sua detenzione nel Centro di identificazione ed espulsione. L’uomo è ora ricercato. La polizia ha confermato che un immigrato detenuto nel Cie e ricoverato ieri al Grasssi è fuggito, ma non viene confermato che si tratti dell’algerino. Alle 23.30 è arrivata la segnalazione che si era allontanato dall’ospedale.

   Assieme a un tunisino di 27 anni l’agerino attua da 9 giorni la protesta delle labbra chiuse con del filo di rame contro i tempi di detenzione troppo lunghi nel Cie, come già fecero altri migranti ospiti della struttura romana nei mesi scorsi. Ieri per il tunisino erano state attivate le procedure di rimpatrio perchè destinatario di un decreto di espulsione, ma il giovane è poi stato riportato al Cie di Ponte Galeria e oggi ha deciso di mettere fine alla sua azione e farsi togliere i punti dalle labbra.”

La conta a Ponte Galeria non torna.

A seguito del tentativo di fuga da parte di una quindicina di migranti reclusi a Ponte Galeria, ieri sera nel settore maschile si sono barricati nel centro urlando contro la polizia, schierata all’ingresso, per il rilascio di chi nel tentativo di evasione era stato fermato dalle forze dell’ordine. Verso le 23h anche gli ultimi 4 trattenuti sono stati rilasciati; la polizia è entrata nel centro con caschi e manganelli chiudendo tutti nelle celle per fare la conta. Ed ecco che ci si accorge che 2 ragazzi sono riusciti ad evadere conquistandosi la libertà. Poi il silenzio, interrotto solo dal carrello con gli psicofarmaci. I migranti hanno paura che vengano rifilati a forza a chi ha dimostrato più inflessibilità ai metodi del lager, in particolare il ragazzo che ha resistito alla deportazione coatta teme di essere sedato e deportato di nuovo.

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