UK – Deportazione di una donna trans a rischio di violenze e stupri in Thailandia.

Traduzione da: Pink News 

Una donna transgender reclusa nel centro di detenzione per migranti di Yarl’s Wood, che racconta di essere entrata in UK tramite una rete di trafficanti sessuali, sarà deportata in Thailandia in queste ore, verso una “situazione di grave pericolo”. Tanya*, che è stata imprigionata a Yarl’s Wood dal 30 dicembre 2017, è stata informata oggi durante un’udienza dell’Home Office che sarà deportata verso il suo paese di origine nel giro di pochi giorni. Asserendo di essere stata ‘trafficata’ nel paese come lavoratrice sessuale nel 2014, Tanya racconta di essere fuggita nel 2015 dai suoi aguzzini e di aver iniziato a costruirsi una nuova vita, facendo domanda d’asilo. Eppure quando si recò a confermare la sua identità e il suo status di richiedente asilo in UK il 30 dicembre, le venne detto che sarebbe stata rinchiusa in un centro di detenzione per migranti, a Yarl’s Wood, lontana dal suo partner Oli. Da quel giorno ha affrontato uno sciopero della fame, l’isolamento e problemi di salute mentale nella sua lotta per restare nel Paese. “Quando sono arrivata ero scioccata, triste, senza aiuto” – racconta – “non riesco più a vedere la fine del tunnel. Voglio solo stare con Oli, tornare a Londra e vivere la vita che avevo”. Dopo che la Visa del partner di Tanya è scaduta a gennaio lei ha affrontato una dura battaglia per rimanere in UK. Il suo miglior amico Paul si è occupato di supportarla e di assumere la sua difesa ma è stato ospedalizzato la scorsa settimana lasciando Tanya nella difficoltà di dover trovare il giusto sostegno e un aiuto con le traduzioni durante la sua udienza. Prima di venire ricoverato Paul aveva scritto in una lettera all’Home Office: “Sembra che crediate che Tanya non stia cooperando perché ha fornito solamente il nome proprio di chi l’ha ‘trafficata’ nel Paese”, aggiungendo che quello era l’unico nome con cui il trafficante si era presentato a Tanya. Un’amica e connazionale di Tanya ha testimoniato che la vita di Tanya potrebbe essere in pericolo, se deportata. “Affronterà una vita di discriminazione e una situazione di grande pericolo”. Molti pensano che siccome a Bangkok le persone trans sono tollerate lo stesso avviene in tutta la Thailandia, ma non è così. Verrà derisa, picchiata, e sarà ancora vittima di tratta. C’è una maggiore probabilità di essere ‘trafficate’ se trans”.

“Potrebbe essere stuprata, potrebbero farle di tutto. Sto facendo quel che posso per aiutarla, lei è una brava persona che vuole solo vivere la propria vita”. […]

“Ci stiamo incatenando qui fuori” racconta la sua amica Sonya*, anche lei è stata detenuta a Yarl’sWood, “non sappiamo neanche se entriamo o usciamo. Tania è spenta da quando è qui dentro”.

Le donne incarcerate nel centro sono al momento in sciopero della fame per protestare contro le condizioni del centro e la ‘tortura sistematica’ che si trovano a sopportare. Le persone rinchiuse nel centro possono potenzialmente restare lì per tutto il tempo che l’Home Office desidera. Il ministro dell’immigrazione Caroline Oakes ha dichiarato che l’intenzione del governo è di prendere provvedimenti punitivi contro le persone in sciopero.

Non essendo una richiedente asilo proveniente dall’Unione Europea, le statistiche non sono a favore di Tanya: il 67% circa dei richiedenti sono accettati in UK, contro il 13% dei richiedenti non EU, che inoltre subiscono un processo giuridico differenziato.

“Il sistema di detenzione e deportazione inevitabilmente costringe le persone con storie di violenza e sfruttamento a ulteriore violenza nell’essere rinchiusi e deportati”, racconta T.K. di SOAS Detainee Support.

“Detenzione e deportazione sono nocivi per chiunque, e in modo particolare per quelle persone a rischio di violenze per la loro espressione di genere o identità. Le persone in sciopero della fame a Yarl’s Wood recentemente hanno raccontato di detenute trans a cui sono stati negati i trattamenti ormonali. L’unico modo per impedire che persone vulnerabili siano rinchiuse è rimuovere la detenzione dal sistema migratorio”, ha aggiunto.

*i nomi sono abbreviati per motivi di sicurezza.

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