Spagna – Sul femminicidio di Doris Valenzuela, militante colombiana rifugiata a Murcia

Riceviamo e diffondiamo. Per scriverci: hurriya (at) autistici.org

Doris Valenzuela, colombiana rifugiata in Spagna, è stata uccisa il 12 aprile per mano del suo ex compagno.

Entrambi erano arrivati in Spagna da poco più di un anno come richiedenti asilo dalla Colombia, insieme ai tre figli, per richiedere la protezione internazionale, e si erano separati da quasi due mesi. Nella settimana precedente all’omicidio Doris si era rivolta ad un centro antiviolenza per informarsi sulla procedura per il divorzio.

La morte di Doris è il 24esimo femminicidio in Spagna dall’inizio dell’anno.

Doris era una combattente, membro del Conpaz – rete di organizzazioni afrodiscendenti indigene e contadine che si occupano di giustizia sociale e ambientale in Colombia – era stata minacciata di morte in Colombia perché si rifiutava di abbandonare la sua terra che doveva essere espropriata per fare spazio a mega progetti. “Ci obbligano ad andarcene forzatamente per appropriarsi delle nostre terre, e se non ce ne andiamo, i paramilitari ci uccidono e stuprano le nostre figlie” dichiarò in una intervista dopo che i paramilitari le avevano ucciso già due figli in Colombia.

Scrivono le compagne e i compagni del Conpaz:

“Le sue battaglie le sono costate minacce di morte per le quali dovette abbandonare Buenaventura, fuggendo dalla morte ma lottando sempre per la giustizia, anche in Spagna. Ha partecipato a momenti di discussione politica rappresentando la nostra organizzazione, portando alla luce delle istanze nazionali e internazionali la verità delle molteplici violazioni dei diritti umani nelle città di Buenaventura e Calima. È stata perseguitata in tutte le città in cui cercò rifugio in Colombia: non hanno mai dimenticato né le hanno perdonato di aver denunciato la criminalità dello Stato. Fu costretta a lasciare il paese per salvaguardare la vita propria e quelle dei figli, giacché continuava a ricevere minacce di morte. Era partita con la speranza di poter tornare nella sua terra. Tuttavia il suo ex marito le ha tolto la vita a causa di quel machismo che culturalmente non ha fine.

Per questo nella nostra rete rifiutiamo ancora una volta le violenze sulle donne, i femminicidi, la violazione dei diritti di genere, la cultura che continua a trattare le donne come inferiori e gli assassinii che non danno tregua a questo genere.”

 

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