Articolo di Lele Odiardo, tratto dall’ultimo numero di Nunatak – Rivista di storie, culture, lotte della montagna che ringraziamo per averci risposto.
Fatti e fatterelli dalle valli del cuneese che riguardano uomini e donne che chiedono protezione internazionale. Tutti li chiamano profughi… Per riflettere, attraverso vicende locali, sull’urgenza dell’antirazzismo e sull’identità presente e futura delle comunità di montagna.
Deportazioni…
Le ondate migratorie verso l’Europa seguite alle primavere arabe, costringono il governo Berlusconi a dichiarare lo stato di emergenza, gestito dal ministro Maroni di fatto in accordo con le opposizioni. Nel mese di febbraio 2011, tramite le prefetture, vengono presi contatti sul territorio per piazzare i cosiddetti “profughi” e decongestionare i lager per migranti (CARA e altre strutture sorte per favorire i lauti guadagni di presunte organizzazioni umanitarie). La logica è quella di alimentare l’immagine dell’invasione (la storia dimostrerà che invasione non fu, tant’è vero che l’Europa sconfesserà l’Italia imponendo di occuparsi in qualche modo dei richiedenti asilo o altre forme di protezione), distribuire quote di migranti tra le varie regioni e rendere conveniente l’accoglienza per chi la fa attraverso un contributo di 35 euro più IVA al giorno per ogni “ospite”. Ma soprattutto bisogna de-responsabilizzare la politica su un argomento spinoso affidando alla Protezione Civile la regia delle operazioni. La Protezione Civile e la Croce Rossa sono organi tecnici che intervengono in caso di calamità e quindi rafforzano l’immagine dell’invasione del suolo italico.
Tra le prime strutture ad essere individuate in Piemonte ci sono quelle di Pra Catinat (1785 m.s.l.m.) in val Chisone (TO) e Prato Nevoso (c.a. 1500 m.s.l.m.) in provincia di Cuneo. Scalpore a livello nazionale suscitano i 118 migranti deportati al residence “Le Baite” a Monte Campione (1800 m.s.l.m. in Valtellina).
Il presidente degli albergatori cuneesi conferma che «la nostra categoria era stata contattata dalla Prefettura, che ci chiedeva l’eventuale disponibilità ad ospitare dei profughi. Contattati abbiamo individuato a Prato Nevoso ma anche a Frabosa ed in altre zone del cuneese, degli hotel eventualmente disposti ad ospitare le persone». Ma all’arrivo dei pulman con i primi 60 migranti, il 13 maggio, scatta la protesta. Il sindaco, colto di sorpresa afferma: «Ho saputo solo ieri dell’arrivo dei profughi dall’assessore regionale alla Protezione civile. Tempo fa, ad una precisa richiesta circa la possibilità ad ospitare profughi avevamo risposto che non vi erano strutture idonee in paese». E invece la struttura idonea si trova, è l’hotel La Curva, vuoto per la maggior parte dell’anno. Commercianti, operatori turistici ed agenti immobiliari bloccano con automobili, un camion e una ruspa i pulman della Croce Rossa che trasportano i malcapitati. Il solito ritornello, noi non siamo razzisti ma…«Abbiamo appena intavolato degli accordi per il rilancio del turismo estivo. E questo piano di rilancio passa anche attraverso l’assunzione di personale. Assunzioni che verrebbero automaticamente bloccate. E poi chi verrebbe ancora ad affittare o, peggio, acquistare appartamenti?». Vaglielo a spiegare a quelli dell’hotel! «Giusto che ognuno faccia il proprio business ma queste persone non si sono comportate bene. Avrebbero dovuto quanto meno consultare la popolazione». I migranti creano «inevitabilmente» problemi di ordine pubblico, in paese c’è un solo vigile urbano, poverino, e non esiste la stazione dei carabinieri, lamentano i manifestanti. C’è un’unica soluzione: «Risalgano sui pulman e tornino da dove sono venuti, oppure ci sono posti periferici e più densamente abitati in grado di accoglierli. Qui da noi, no!»
Deve intervenire l’assessore regionale (governatore del Piemonte è il leghista Cota) e rassicurare (il bugiardo!) che «entro 7 o 15 giorni al massimo i profughi saranno destinati altrove», la presidente della provincia Gancia (anche lei Lega Nord) convoca d’urgenza il comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza «a garanzia della salvaguardia di un territorio la cui economia si basa principalmente sul turismo.» Emergenza!
13 manifestanti saranno accusati di interruzione di pubblico servizio, processati ed assolti. I migranti (maliani, nigeriani, ghanesi) resteranno fino al 30 dicembre 2011 ma alcuni faranno perdere le tracce e continueranno il loro percorso verso una condizione migliore. Abbandonati a se stessi, protesteranno per il trattamento ricevuto e la mancanza di assistenza legale, per l’arrivo tardivo delle tessere sanitarie, per l’impossibilità di trovare un lavoro in un luogo così isolato. Un maliano subirà anche un processo a seguito della denuncia del titolare dell’hotel e verrà addirittura condannato per molestie a pagare una multa (ovviamente, nel frattempo, si rende irreperibile).
La triste vicenda dei profughi di Prato Nevoso si conclude dunque dopo 7 mesi e mezzo di agonia con il trasferimento dei superstiti in altre strutture di accoglienza e la bella sommetta di circa 400.000 euro più IVA nelle casse dell’hotel La Curva.
Grande risalto sulle cronache locali avrà la vicenda di due coniugi, lui ghanese lei nigeriana. Separati al loro arrivo a Lampedusa si ritroveranno dopo un mese grazie all’interessamento di una giornalista e la donna potrà riabbracciare il marito dopo aver partorito una bimba in un ospedale di Palermo. La famiglia troverà accoglienza in una frazione di Frabosa, con il sostegno della Caritas. L’ultima immagine prima che cali il sipario è quella di papà, mamma e figlia ad impersonare Giuseppe, Maria e Gesù Bambino nel presepe vivente del paese. L’immagine, commovente e un po’ patetica, del migrante docile e sottomesso, destinatario delle nostre cure caritatevoli, quella che piace alla maggioranza silenziosa e a quelli che non sono razzisti ma…
Contemporaneamente, il sindaco di Acceglio ha una brillante idea che suscita scandalo. Tutta l’alta val Maira è scarsamente popolata, immersa nel verde e circondata da montagne mozzafiato, ricca di storia e cultura, località rinomata per il turismo sostenibile, soprattutto straniero; la proposta di legge per l’accorpamento dei comuni sotto i 1000 abitanti e i tagli imposti dal governo centrale, la condannerebbero ad una lenta e inesorabile agonia. È il periodo in cui l’isola di Lampedusa scoppia per l’ondata di sbarchi e il vulcanico primo cittadino scrive al suo collega: «Come saprai il Governo ha fatto nuovi tagli, in particolare ai Comuni con meno di 1.000 abitanti. Molti servizi (scuolabus, sgombero neve, raccolta rifiuti) saranno gestiti con poca cura. Se non eliminati, con il risultato di avere un’emigrazione verso la città, anche delle poche famiglie che invece avevano deciso di stabilirsi qui. Visti i problemi inversi che hai tu, ti chiedo di poter avere circa 830 profughi a cui dare residenza e alloggio, per arrivare a quota mille abitanti, evitando il taglio del Comune. Abbiamo decine di condomìni e seconde case con le serrande abbassate da anni dove ospitare extracomunitari e profughi. Una provocazione, lo ammetto, non tutti sono d’accordo. Ma il Governo ha attaccato l’ultima nostra libertà. Per salvare il paese, questo sarebbe il danno minore.» Il sindaco di Lampedusa la prende sul serio ma non se ne farà nulla, ovviamente.
È interessante però il fatto che, per la prima volta, viene posta la questione del ripopolamento delle vallate alpine grazie all’eventuale insediamento di cittadini stranieri, questione “scandalosa” che collide con la granitica identità dei montanari e valorizza la tradizione della montagna come luogo di passaggio e rifugio per chi fugge o arriva da lontano, senza necessariamente porre l’accento sulla paura del diverso. E poi il connubio Acceglio/Lampedusa a vantaggio di entrambe le comunità e dei migranti è davvero una bella storia.
Da un’emergenza all’altra…
L’emergenza Nord Africa, inizialmente prevista fino al 31/12/2011, viene prorogata e si chiude nel febbraio 2013, con notevoli disparità di trattamento a seconda dei luoghi e dei soggetti dell’accoglienza ma con un sostanziale arretramento dei diritti per tutti i migranti e un enorme spreco di denaro. I 500 euro di “buona uscita” dal circuito dell’accoglienza sono il simbolo di un fallimento annunciato e della fretta di chiudere. Continua a leggere→