Roma – Sul presidio solidale e le proteste nel CIE di Ponte Galeria

burn-borders-430x300 9/9 Brevi aggiornamenti dopo il presidio e le proteste di sabato:
In questi giorni c’è stata una maggiore comunicazione tra le persone recluse e una delle ragioni è come continuare insieme le proteste. Nella sezione femminile è iniziato uno sciopero della fame che vede coinvolte, in questo momento, 6 donne recluse. Nella sezione maschile, dopo le battiture e i materassi in fiamme di sabato, gli animi restano caldi.
Domenica scorsa, per eseguire un’espulsione in Perù, le forze dell’ordine hanno usato la mano dura davanti la resistenza di un recluso: un pestaggio davanti gli occhi di tutti ha permesso alle autorità di eseguire la deportazione.
Stamattina, una dozzina di guardie sono entrate in una cella per prendere un ragazzo richiedente asilo, al quale mancavano 3 giorni per uscire dal CIE. Al suo tentativo di resistenza, gli sbirri hanno risposto con le manganellate. Davanti questa ennesima violenza, alcuni reclusi sono intervenuti in difesa del loro compagno ma il ragazzo è stato comunque deportato in Africa.
Seguiranno aggiornamenti.
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Un altro giorno di lotta ai confini interni della Fortezza Europa

La repressione delle autorità europee contro i migranti si intensifica ovunque, e nello stesso tempo crescono le lotte per opporsi al regime dei controlli e delle frontiere.
Una breve panoramica sulle ultime 24 ore. Continua a leggere

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Roma – Protesta dei reclusi al CIE di Ponte Galeria.

5settembrePonteGaleriaIeri sera, domenica 30 agosto, si è tenuta una forte protesta delle persone detenute nella sezione maschile del CIE di Ponte Galeria. La protesta è iniziata quando all’ora di cena hanno ricevuto del cibo scaduto: i reclusi hanno protestato collettivamente e la celere è come al solito subito accorsa per minacciare e reprimere. Del cibo scaduto è volato in faccia ai carcerieri.
Sempre nella mattinata di ieri è stata scarcerata una persona reclusa che aveva tentato il suicidio perché internata ed in gravi condizioni di salute.
Riguardo la protesta e gli aggiornamenti degli ultimi due giorni dal lager per migranti alle porte di Roma, ascolta la corrispondenza con un recluso da Radio Onda Rossa.

Ricordiamo che il 5 Settembre si terrà un presidio al CIE di Ponte Galeria in solidarietà con le lotte dei migranti reclusi, di seguito la locandina.

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Torino – La lotta di Karima

Da Macerie:
Una famiglia egiziana si presenta alla caserma dei Carabinieri di San Salvario in via Morgari 29 per sporgere una denuncia: da mesi vivevano accampati al Valentino e la figlia di 16 anni ha appena subito un tentativo di violenza nei bagni pubblici del parco. I Carabinieri, per tutta risposta, chiedono i documenti al padre e iniziano gli accertamenti sulla regolarità della sua presenza sul territorio nazionale. Evidentemente qualcosa non va e l’uomo viene trattenuto. Quando nel pomeriggio vede che il marito non esce dalla caserma, la moglie Karima si mette con i figli a bloccare corso Massimo D’Azeglio. Continua a leggere

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Resoconto del presidio davanti il CIE di Bari-Palese

Riceviamo e pubblichiamo.

bariingressoIeri pomeriggio si è svolto un presidio solidale con i reclusi nel Cie di Bari Palese, che è una delle strutture di detenzione amministrativa più afflittive d’Italia.

La polizia si è schierata per impedire il presidio, in quanto non autorizzato. Nonostante questo una sessantina di solidali ha trovato il modo di raggiungere le mura del Cie, aggirando il blocco delle forze dell’ordine. La determinazione dei solidali ha fatto intendere alla celere che non sarebbe stato il caso di “calcare la mano”.

Nello stesso momento, la polizia ha immediatamente imposto l’interruzione della socialità dei reclusi, rinchiudendoli nelle sezioni, penetrando all’interno delle stesse e salendo sui tetti. Malgrado il tentativo di impedire la comunicazione tra l’interno e l’esterno, per un paio d’ore il presidio è riuscito a salutare i detenuti , che hanno risposto calorosamente.

Nella mattinata dello stesso giorno sono state effettuate delle perquisizioni tra le sezioni del Cie, al fine di sequestrare cellulari dotati di videocamera, proibiti nella struttura. Inoltre, il sindaco di Bari Antonio Decaro del PD ha proposto un progetto al tavolo del comitato provinciale, che prevede l’utilizzo dei richiedenti asilo del Cara di Bari nella pulizia e manutenzione degli spazi urbani. Un vero e proprio sfruttamento gratuito in nome dell’integrazione sociale.

Alla proposta del sindaco e alle intimidazioni poliziesche opponiamo il moltiplicarsi di giornate di lotta come quella di oggi, per ribadire che strutture detentive e semi-detentive come Cie e Cara devono essere distrutte.

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Australia: manifestazioni spontanee bloccano i controlli e le retate contro gli immigrati.

melbourneLottare contro le frontiere significa anche lottare ovunque ci siano “retate contro gli immigrati, posti di blocco, controlli d’identità sui posti di lavoro o nelle case”.

Venerdi scorso a Melbourne in Australia era programmata un’operazione di polizia, denominata “Fortitude”: gli agenti della polizia preposta ai controlli sull’immigrazione si sarebbero posizionati in vari luoghi in giro per la città (tra i quali la stazione) per verificare i documenti e i permessi di soggiorno. Nel corso di operazioni del genere i controlli si concentrano sulle persone migranti, sugli stranieri, e spesso si concludono con la detenzione nei nuovi lager per migranti e l’espulsione. Ieri però, a poche ore dall’annuncio dell’operazione, centinaia e centinaia di persone si sono velocemente organizzate e sono scese spontaneamente in strada, scandendo slogan come “border force off our streets” e “fuck off border force”, bloccando gli incroci principali della città e il traffico. Continua a leggere

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CIE di Torino, Ponte Galeria e Bari Palese: aggiornamenti e presidi solidali

striscione-fuoco-ai-ciefonte: Radio OndaRossa

Nella puntata di “Silenzio Assordante” abbiamo scelto di aggiornare riguardo la situazione nei Centri di Identificazione ed Espulsione di Torino, Roma e Bari.

La prima corrispondenza è con una compagna di Torino che ci aggiorna riguardo la conclusione dello sciopero della fame che diverse persone recluse hanno scelto di portare avanti per conquistarsi la libertà.
Con lei discutiamo riguardo la ristrutturazione del CIE di Corso Brunelleschi e diamo aggiornamenti riguardo le misure restrittive in cui si trovano alcuni compagni e compagne impegnate nella lotta contro la macchina delle espulsioni.

La seconda corrispondenza è con un recluso del CIE di Ponte Galeria a Roma, in vista del presidio solidale che si terrà sabato 5 settembre. Con lui veniamo a sapere del tentativo di fare la corda di un recluso che ha alcuni problemi di salute. Solo grazie all’intervento dei compagni di prigionia il ragazzo non ha perso la vita.
La persona con cui parliamo ci legge un testo da lui scritto ed intitolato “Cronaca di un’ordinaria disperazione”, per raccontare a tutti e tutte la situazione nel centro, le condizioni di prigionia e le resistenze quotidiane.

La terza ed ultima corrispondenza è con un compagno impegnato nell’organizzazione di un presidio solidale che si terrà sabato 29 agosto davanti il CIE di Bari Palese. Grazie a questa corrispondenza continuiamo a parlare della situazione dentro il CIE e dei tentacoli della “Connecting People”, ente gestore che da anni fa business sull’internamento delle persone migranti.

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Grecia – Comunicati delle “Iniziative solidali con i migranti” di Kos e Atene

Traduzione da Clandestinenglish , 15 Agosto 2015

Dichiarazione e informazioni sulla situazione dei rifugiati e degli immigrati nell’isola di Kos (Grecia)

Lo stadio di Kos trasformato in centro detenzione

Lo stadio di Kos trasformato in centro detenzione

Una volta, tanto tempo fa, ma non così tanto da far finta di essercene dimenticati, migliaia di persone – facce familiari e nomi ancor più familiari – iniziarono il loro cammino alla ricerca di un domani migliore. Venivano stipate nei treni, accolte da squadre ostili di guardie, registrate dalle autorità, dormivano in aree inadeguate persino per gli animali svolgendo i lavori peggiori – e, soprattutto, venivano marchiati come esseri subumani, feccia, in modo tale da poter essere sfruttati in quanto lavoratori e espropriati in quanto esseri umani.

Ad oggi, la storia dei rifugiati e degli immigrati – che non ha mai smesso di esistere, dato che gli stati, le nazioni e le guerre non sono ancora scomparsi – sta vivendo un revival solo che, questa volta, siamo dall’altro lato del mare, in attesa dell’arrivo di migliaia di migranti che rischiano le loro vite per attraversare le frontiere europee; un’Europa colpevole di quanto succede nei territori che queste persone si lasciano alle spalle. Con le sue truppe sparpagliate in tutto il mondo, in combutta con qualsiasi potere autoritario che si trovi in quelle zone, usurpando risorse e territori per secoli, l’Europa si ricorda della sua sicurezza ogni volta che c’è un prezzo da pagare per le scelte fatte. Non potrebbe essere altrimenti, dal momento che le sue politiche, che si estendono dalla Manica alle coste del Dodecaneso, mirano a svalutare l’esistenza umana fino a farle raggiungere il fondo, e a promuovere una forza lavoro sfruttata che riempia i buchi della sua economia agonizzante.

Kos - la polizia antisommossa di guardia all'ingresso dello stadio/centro di detenzione

Kos – la polizia antisommossa di guardia all’ingresso dello stadio/centro di detenzione

In questo contesto, non è affatto strano che i governi “di sinistra” si scarichino di ogni responsabilità, mostrandosi indifferenti alla sorte degli immigrati e tentanto – invano – di dimostrare un volto caritatevole. L’inutile lavoro di questo governo, e soprattutto il comportamento della polizia (violenza, corruzione, insabbiamento di atti illegali ecc.), provano che quanto detto prima è vero al di là di ogni dubbio. Senza contare che l’esercito greco continua, anche in un periodo di difficoltà economica, a mantenere la sua presenza in 12 paesi, in risposta ai bisogni strategici di un paese che non si allontana mai dai suoi modesti albori militaristici.

Non sorprende nemmeno l’espressione di discorsi misantropici e razzisti da parte delle autorità locali; ogni volta che la loro facciata si sfalda, la retorica sui diritti umani scompare, i bagni pubblici vengono chiusi, l’acqua staccata e il comportamento precedente viene sostituito da discorsi di estrema destra (“riprendiamoci la città”, “scorrerà il sangue”, “neanche l’acqua”…), tipici dei governi europei; e neonazi, criminali arricchiti e altri parassiti vengono pagati per ripulire i parchi con la forza, spargendo ovunque il panico.

kos eliasNon siamo neanche turbati dal fatto che innumerevoli episodi di estorsione ai danni degli immigrati sono stati insabbiati sia dal governo che dai media locali. L’intero sistema locale di interessi può benissimo piangersi addosso di fronte alle telecamere per quanto sta colpendo questo bellissimo posto, ma guadagna comunque enormi profitti dalle persone disperate, affittando loro catapecchie al prezzo di un hotel a 5 stelle (circa 35 euro per una stanza con 4 letti), chiedendo soldi anche per mettere in carica i cellulari (3 euro per ogni ricarica), vendendo loro acqua ad 1,5 euro a bottiglia, rubando i motori alle barche dei trafficanti, e addirittura offrendo di trasportare gli immigrati a Kalymnos – per la modica cifra di 400 euro – per facilitare il lavoro della polizia.

L’unica cosa che un po’ ci sorprende – ma soprattutto ci disgusta – è l’affermarsi di discorsi xenofobi e razzisti tra la gran parte degli abitanti di Kos. Si azzardano addirittura a parlare di persone illegali e irregolari – quando i loro nonni scappavano, portandosi dietro solo il biglietto, per raggiungere l’Australia, il Canada e gli USA. Dicono che l’isola è piccola, si lamentano della scarsità di zone di accoglienza quando ogni estate vengono affittate le stanze a centinaia di migliaia di turisti e quando ci sono tantissimi luoghi abbandonati e cadenti anche nel centro della città.

Kos, le cariche della polizia antisommossa contro i migranti in protesta

Kos, le cariche della polizia antisommossa contro i migranti in protesta

Vogliamo sottolineare anche la mancanza di ONG e altre organizzazioni “sensibili” sull’isola – nonostante il fatto che vengano teoricamente pagati per aiutare rifugiati e migranti – nonché i recenti avvenimenti che hanno visto coinvolti gli sbirri insieme ai fascisti, i quali hanno accerchiato migliaia di immigrati nel campo sportivo di Antagoras e li hanno chiusi dentro in condizioni durissime (senza acqua, ombra, cibo e bagni); e, infine, gli attacchi immotivati degli squadroni della morte locali, come quelli avvenuti l’11 e 12 agosto. L’unico dato di fatto è la terribile esperienza di migliaia di esseri umani che hanno avuto la sfortuna di nascere altrove e parlare una lingua differente. Non li abbandoneremo alle grinfie del cannibalismo contemporaneo. Non lasceremo nessuna provocazione senza risposta, e non permetteremo che alcuna voce di solidarietà e sostegno venga messa a tacere dalla volgarità contro immigrati e rifugiati che consuma i nostri giorni.

Gli immigrati sono i dannati della terra

Siamo tutti stranieri in questo mondo di padroni

Iniziativa solidale con rifugiati e immigrati

PS: Questo testo è stato distribuito nella città di Kos e diffuso dai media locali.

Messaggio dell’Iniziativa auto-organizzata di solidarietà ai rifugiati del Campo di Marte, Atene, 2 Agosto 2015:

“Vorremmo farvi sapere che tutti noi che siamo solidali in questi giorni con la vostra lotta per la sopravvivenza e che vi sosteniamo ogni giorno con pasti, beni di prima necessità e cure mediche non siamo funzionari pubblici, autorità locali, ong o associazioni caritatevoli finanziate con soldi pubblici.

Siamo persone comuni come voi, provenienti da diverse origini e auto-organizzate spontaneamente sulla base della solidarietà e dell’umanità, con l’obiettivo di appoggiarvi senza condizioni o senza niente in cambio.

Quando gli stati uccidono o sradicano le popolazioni, la solidarietà è la nostra arma”.

Striscione al Campo di Marte, Atene

Striscione al Campo di Marte, Atene

Traduzione da Provo.gr , 19 Agosto 2015.


Comunicato dell’Iniziativa auto-organizzata di solidarietà ai rifugiati del Campo di Marte (Pedion Areos), Atene.

L’Iniziativa auto-organizzata di solidarietà ai rifugiati di Parco Areos, come deciso nella riunione di martedì 11 Agosto 2015, ha sospeso le azioni dei gruppi nell’accampamento improvvisato a Pedion Areos, lunedi 17 Agosto.

Fin dai primi giorni è nata un’assemblea di solidarietà con i migranti del Parco Areos. Tra i migranti del campo abbiamo incontrato chi è stato colpito dalla “guerra al terrore” e dalle guerre civili che l’ hanno seguita, coloro che cercano di sfuggire alle teocrazie come lo “Stato islamico”, alla povertà e alla fame. Sono le stesse persone che quando arrivano ai confini dell’Europa sono costrette ad affrontare le operazioni militari di FRONTEX e le guardie di frontiera nazionali, le recinzioni da Evros a Calais e i centri di detenzione per migranti, il cui numero aumenta in tutta l’Europa.

Le centinaia di rifugiati politici ed economici che sono stati, per quasi un mese, accampati al Parco Areos non avevano l’intenzione di rimanere lì, ma quella, principale e primaria, di raggiungere la loro destinazione, qualunque essa fosse. Sono stati bloccati alle frontiere interne dell’Europa in condizioni terribili, senza infrastrutture, senza cure mediche di base e senza le minime condizioni igieniche, in un luogo dove lo stato greco costringe metodicamente anche altri “indesiderabili”, come tossicodipendenti e senzatetto.

Siamo stati chiamati come esseri sociali attivi a dare immediatamente una nostra risposta collettiva a questi problemi di sopravvivenza e di dignità umana di base. Eravamo lì, ognuno di noi, con la consapevolezza che la posizione in cui si trovano tutti i rifugiati e i migranti potrebbe essere la nostra – e non perché siamo una sorta di specialisti e professionisti della solidarietà, e nemmeno per farci fotografare per costruire carriere politiche, a destra come a sinistra. Quello che siamo riusciti a realizzare è stato il risultato della mobilitazione solidale di centinaia di persone che cooperano sulla base della solidarietà concreta e dell’ auto-organizzazione, lontane dalla logica della filantropia e del volontariato, e distanti dal considerare quello dei migranti come un problema “da gestire”.

Fin dal primo incontro dell’iniziativa auto-organizzata di solidarietà, dal quale sono nati gruppi di lavoro per far fronte alle diverse esigenze dei rifugiati e organizzare le quotidiane azioni di solidarietà al Parco Areos, centinaia di persone sono costantemente arrivate in via Tsamadou a Exarchia (presso lo Steki Metanaston, un centro sociale dei migranti, luogo di coordinamento e organizzazione dell’iniziativa) per sostenere il progetto. Decine di iniziative coordinate in tutta la Grecia, organizzate da collettivi, luoghi di ritrovo, squat e singole persone, hanno raccolto e inviato beni di prima necessità, giocattoli, vestiti, soldi, e tutto il resto, anche i loro risparmi.

Sono stati creati i gruppi di lavoro:

pedion41) Gruppo alimentazione. Costituito da circa 15 persone, presenti a rotazione, per la preparazione di tre pasti al giorno per 400-600 persone, in collaborazione con il Gruppo salute, che ha fornito le linee guida dietetiche in base al profilo epidemiologico della popolazione del Campo di Marte. Allo stesso tempo, ha contribuito ad alimentare molte cucine collettive e solidali.

2) Gruppo di distribuzione. Ha confezionato e distribuito i pasti giornalieri, ha curato l’approvvigionamento idrico sulla base delle informazioni sui nuovi arrivi al Parco Areos e si è preso cura dell’alloggiamento nelle tende. Ciascuna squadra di lavoro coinvolgeva su base permanente da 10 a 20 persone.

3) Gruppo magazzino. Impegnato nella raccolta e classificazione di tutto il cibo, prodotti igienici e materiali di consumo che arrivavano costantemente a Tsamadou. Al gruppo hanno partecipato quotidianamente 4-6 persone.

pedion 84) Gruppo salute. Lanciato dopo un appello dell’Iniziativa auto-organizzata di solidarietà ai rifugiati e dalle strutture sanitarie auto-organizzate della zona, ha ricevuto una immediata risposta dai solidali, operatori sanitari professionisti e non. Ha operato tutti i giorni a Pedion Areos in due turni, con la presenza di 5-7 persone per turno, parte integrante dei quali erano gli interpreti afghani. Ha svolto una media di circa 70 interventi quotidiani e gestito la farmacia che aveva sede a Tsamadou.

5) Gruppo abbigliamento. Ha intrapreso la raccolta e la cernita degli abiti che arrivavano costantemente a Tsamadou. Al gruppo hanno partecipato quotidianamente 5-10 persone.

6) Gruppo pulizia. Era formato da 10-20 persone e ha operato su due turni giornalieri, occupandosi della pulizia della zona insieme ai rifugiati che risiedevano nel campo. I membri hanno risposto efficacemente alla mancanza di infrastrutture sanitarie, costruendo docce, riparando le uniche due fontane presenti nel campo ed effettuando la disinfezione.

7) Gruppo controinformazione. Ha diffuso informazioni dirette sulle azioni dell’Iniziativa auto-organizzata di solidarietà e pubblicizzato sui social media le esigenze quotidiane dei migranti. Inoltre ha organizzato la conferenza stampa del 5 agosto, la prima a descrivere la situazione al Parco Areos e comunicare le posizioni dell’iniziativa. Il gruppo era composto da 7 persone.

pedion78) Gruppo creativo per i bambini. Ha assicurato la distribuzione di giocattoli e articoli di cancelleria raccolti a Tsamadou e allestito attività creative per i bambini al Parco Areos. Ha ripulito il parco giochi vicino al campo improvvisato dove 4-6 volte a settimana ha organizzato giochi e attività per i bambini dei rifugiati. Era partecipato da 5-8 persone per turno.

Significativo è stato il contributo degli interpreti afghani, senza il cui aiuto non sarebbe stato possibile il lavoro dei gruppi attivi al Parco Areos.

Tutti i gruppi sono stati coordinati attraverso frequenti riunioni nel piccolo giardino di Tsamadou e avevano una strutturazione orizzontale e anti-gerarchica. Il principio politico di parità nel processo decisionale e nell’attuazione delle decisioni adottate , e le relazioni tra i gruppi, hanno reso evidente fin dall’inizio, soprattutto nella pratica, che tutti i gruppi erano ugualmente importanti per raggiungere gli obiettivi dell’incontro. I gruppi hanno formato una catena stretta e coerente, interagendo costantemente tra loro e collaborando assiduamente tutti i giorni. Per tutto il periodo di attività dell’iniziativa al Parco Areos c’è stata solidarietà tra i rifugiati e tra le persone partecipanti ai gruppi. Il progetto di auto-organizzazione sviluppato a Tsamadou e al Campo di Marte è stato un esempio di come gruppi di persone che si incontrano per la prima volta siano in grado di fornire soluzioni a critici problemi di sopravvivenza .

Sappiamo che lo stato e le istituzioni politiche sono responsabili dei flussi migratori e dell’espulsione di centinaia di migliaia di persone costrette a diventare migranti. Il movimento di solidarietà non intende in nessun caso sostituire (o lavorare con) lo stato e le sue strutture. Noi rivendichiamo, tuttavia, che le convenzioni internazionali in materia di diritti umani siano pienamente attuate, come codeciso e controfirmato dagli stati stessi . Rivendichiamo gli stessi diritti e la stessa libertà per tutte le persone, senza eccezioni politiche, all’interno o al di fuori dei confini europei.

Il modo in cui il governo greco ha trattato il campo auto-organizzato nel parco Pedion Areos è stato criminale, come la presenza della polizia in tutti i punti di ingresso o uscita del parco. Tutte le istituzioni statali, dal governo centrale agli enti locali e regionali, nonché le ONG a loro collegate, sono state straordinariamente assenti dal Parco Areos o hanno limitato le loro azioni ad iniziative pretenziose e sensazionalistiche, del tutto inutili rispetto ai bisogni dei rifugiati. Quelle poche volte in cui queste organizzazioni e strutture statali sono apparse, per un breve periodo, nel campo, hanno fornito cibo scarso e inadeguato e miseri servizi sanitari. Sempre, però, accompagnati da telecamere e fotografi. Esempi di ciò la distribuzione di un singolo pasto da parte del Comune di Atene (anche nutrizionalmente insufficiente), l’assenza di servizi igienici adeguati a rispondere alle esigenze della popolazione del campo e la loro inesistente pulizia da parte della Regione dell’Attica, così come la incoerente presenza del KEELPNO (l’agenzia statale per il controllo e la prevenzione delle malattie), a volte anche senza medici e medicine. I media, coerenti con il loro ruolo, mostravano falsamente la presenza di queste istituzioni nel campo, con la solita disinformazione permanente dei cittadini, accompagnata da grida razziste e tentativi di terrorizzare la società, al fine di preservare un clima ostile nei confronti dei rifugiati.

Negli ultimi tempi funzionari governativi hanno anche tentato un approccio con l’Iniziativa di solidarietà, finalizzato ad una presunta cooperazione e ad impossessarsi della nostra esperienza accumulata. Questi tentativi hanno rivelato l’intenzione del governo di non migliorare la situazione al Parco Areos e hanno reso evidente il loro criminale gioco politico. In nessun caso la solidarietà auto-organizzata può cooperare con lo stato o accettare giochi politici alle sue spalle. Con questo in mente, l’Assemblea dell’iniziativa, martedì 11 agosto, ha deciso di annunciare la sospensione delle attività delle sue strutture a Pedion Areos per lunedi 17 agosto.

Prefabbricati a Elaionas

Prefabbricati a Elaionas

Crediamo che la nostra decisione abbia spinto e costretto l’apparato statale ad accelerare, a malincuore, il progetto di fornire “una soluzione” prima di lunedi 17 agosto. La soluzione adottata, un campo di prefabbricati ad Elaionas, con i rifugiati informati dal governo solo due ore prima del trasferimento, resta da valutare dal punto di vista politico e umanitario. Sul trasferimento dei rifugiati da Areos Park a Elaionas abbiamo deciso di non intervenire, come sempre la nostra priorità sono i desideri e le necessità dei rifugiati, che si sono liberamente ed autonomamente espressi. Alla fine si sono trasferite ad Elaionas 171 persone sulle 450 (e più) presenti Domenica mattina al Parco Areos.

Monitoriamo attentamente gli sviluppi a Elaionas e siamo pronti ad intervenire quando e come sarà necessario. Inoltre, come Iniziativa auto-organizzata continuiamo a sostenere le azioni di solidarietà nei luoghi di arrivo e partenza dei migranti, dove lo Stato interviene con la repressione e certamente non per tutelare la vita e la dignità umana. I materiali di solidarietà raccolti in via Tsamadou saranno inviati a Kos, Leros, Lesbo, Samos, Idomeni e altrove. Inoltre, siamo costantemente all’erta, sempre pronti ad intervenire.

Fin quando gli stati forzeranno le persone in fuga dalla guerra e dalla miseria economica ad  annegare nelle acque del Mediterraneo e le rinchiuderanno nei moderni campi di concentramento, noi rimarremo fermamente accanto a loro con le nostre armi: azione diretta, solidarietà e auto-organizzazione. Restiamo, sia come individui che come “Iniziativa autorganizzata” pronti ad affrontare attivamente il razzismo – istituzionale e non – e la fascistizzazione della società.

LA SOLIDARIETA’ E’ LA NOSTRA ARMA

Iniziativa auto-organizzata di solidarietà ai rifugiati del Campo di Marte.

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Calais – Solidarietà significa lottare contro le frontiere.

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Traduzione da “Calais migrant solidarity”.

Nelle ultime settimane, migliaia di persone hanno alzato la testa davanti alla miseria causata dai confini. Cogliamo questa energia e facciamola crescere in un movimento di solidarietà e ribellione contro il sistema delle frontiere. Abbattiamo i muri.

Crediamo nella solidarietà, non nella carità. La carità è una relazione squilibrata. Una persona è il “donatore” attivo, l’altra è un beneficiario passivo. La carità, a Calais, tiene viva la divisione tra gli europei potenti, attivi, principalmente bianchi e con passaporto e gli africani e asiatici impotenti, passivi, vittime senza documenti. Inoltre aiuta a consolidare le profonde ineguaglianze di questo mondo fatto di Stati, frontiere, colonialismo e sfruttamento capitalista.

La solidarietà tende ad essere una relazione paritaria. Lottiamo al fianco l’uno dell’altro. Questo perchè, come afferma una frase famosa, “la tua liberazione è legata alla mia”. Sicuramente le frontiere colpiscono alcune persone più duramente di altre, ma sono un affronto per tutte e tutti noi, e parte del sistema malato che attacca tutti/e.

Un milione di coperte non possono coprire i problemi di Calais. La violenza e la miseria esistenti qui sono il diretto risultato della frontiera. Finché la Francia e l’Inghilterra continueranno ad utilizzare filo spinato, sbirri, manganelli, lacrimogeni, odio mediatico e altre armi per fermare le persone che provano a superare la frontiera, qui ci sarà sofferenza. L’unica strada per affrontare questo problema è quella di ribellarsi contro la frontiera.

Le azioni contro la frontiera possono avere tante forme. Ogni persona che l’attraversa indebolisce la frontiera. Ogni buco nelle reti mina i confini. Difendersi l’uno con l’altro davanti alla violenza della polizia aiuta a indebolire la frontiera. Scambiarsi informazioni e idee contribuisce a danneggiare la frontiera. Sfidare la propaganda razzista dei media e diffondere le nostre visioni di solidarietà e ribellione, aiuta ad indebolire la frontiera.

La frontiera non è solo qui a Calais. Le frontiere corrono lungo tutta l’Europa e non solo nei punti d’attraversamento ma ovunque ci sono le retate contro gli immigrati, i posti di blocco, i centri di detenzione, i centri di registrazione , controlli d’identità sui posti di lavoro o nelle case, attacchi razzisti etc. Molte persone ci stanno chiedendo: cosa possiamo fare? La nostra risposta è: lotta contro le frontiere ovunque tu sia. Cerca dove sono i controlli in frontiera e i punti caldi più vicino a te. Prendi l’iniziativa. Aiuta a creare una cultura della solidarietà, un mondo dove le frontiere sono inaccettabili. Un mondo dove nessuno venga attaccato o bloccato per il colore della pelle, il paese dove gli è capitato di nascere, o per il pezzo di carta che ha in tasca.

Incoraggiamo ogni individuo o gruppo ad agire contro le frontiere. Siamo inoltre interessati a prendere parte ad un un coordinamento con persone dalla Francia, dalla Gran Bretagna e dal resto d’Europa, per svolgere azioni e manifestazioni contro le frontiere. Contattateci con qualche proposta. E restate sintonizzati per i comunicati dei prossimi giorni.

 

Alcuni link e idee per azioni in Gran Bretagna:

“Bordered London” mappa delle agenzie e imprese coinvolte nella detenzione e deportazione a Londra

Alcune delle prossime iniziative in UK in solidarietà con Calais

Articolo con alcune altre idee riguardo la lotta contro il regime delle frontiere

Antiraids Network: resistenza contro le retate anti-migranti a Londra

Unity Centre: solidarietà con i migranti a Glasgow

SOAS detainee support: studenti londinesi in supporto alle persone detenute

Right to Remain: campagna in supporto alle persone che rischiano la deportazione

Movement for Justice: organizzazione con le persone di Yarl’s Wood altri centri detenzione per migranti

No Borders Leeds

 

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Marocco – Distruzione dell’accampamento dei migranti a Oujda, dopo quelli di Gourougou e Boukhalef.

Traduzione da beatingborders.wordpress.com .

Le autorità marocchine continuano la loro campagna repressiva contro le comunità di immigrati nel nord del Marocco, distruggendo le loro infrastrutture e deportando i migranti.

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La “Fac” di Oujda (una città vicina al confine con l’Algeria) è un’occupazione situata in una parte dell’università “Mohamed I” e per diversi anni è stata utilizzata come rifugio dalle persone migranti.

Malgrado la tendopoli fosse abbastanza controllata in maniera gerarchica, ad esempio da alcune organizzazioni studentesche, ciò nonostante rappresentava una parte importante delle infrastrutture dei migranti. Nell’occupazione “Fac” potevano trovare alcuni giorni di riposo le persone che passavano la frontiera con l’Algeria, quelle che erano state ferite e ricevevano cure all’ospedale di Oujda, o le persone che avevano bisogno di prendere una pausa dalla fatica e dal terrore dei campi situati nella foresta.

Lo scorso sabato, intorno alle 3 del mattino, le forze di sicurezza marocchine hanno circondato, sgomberato e distrutto il campo arrestando 200 persone. Circa la metà dei/delle fermat* sono stati rilasciat* in poco tempo, in quanto minorenni o in possesso di documenti, l’altra metà è stata raggruppata e deportata in alcune città nel centro o nel sud del Marocco (ad esempio Taza, Rabat), come riporta l’AMHR, l ‘Associazione marocchina per i diritti umani.

Dopo la distruzione degli accampamenti e delle case occupate a Nador (a febbraio) e a Tangeri (a luglio), si tratta del terzo attacco in un anno dello Stato marocchino contro importanti strutture delle comunità di migranti nel nord del Marocco. Un articolo comparso sul sito “Yabiladi” afferma che lo sgombero è stato deciso con il pretesto delle preoccupazioni della popolazione di Boukhalef, causate della crescente tensione tra la popolazione marocchina e quella subsahariana. Tuttavia queste tensioni tra la popolazione sono in parte il risultato delle politiche razziste e dell’intenzionale criminalizzazione dei migranti, attraverso i soliti luoghi comuni, portata avanti da alcuni mezzi di informazione.

Da Febbraio, dopo la fine del finto processo di “regolarizzazione” dei migranti, il Marocco ha inviato all’Europa un chiaro messaggio di tolleranza zero nei confronti dei/delle migranti presenti nel nord del paese. In questo modo, il Marocco sta continuando a giocare il ruolo di cane da guardia dell’Europa, in cambio di ingenti finanziamenti.

La campagna di distruzione e deportazione ha causato l’incremento del numero di persone senzatetto, condizioni di vita abominevoli, violazioni dei diritti umani e il deterioramento generale della situazione.

Questo trattamento nei confronti dei/delle migranti lungo tutte le frontiere europee (compresa l’Italia, la Grecia e i Balcani) riflette una chiara volontà dell’Europa di fermare “gli stranieri” dal trovare un qualsiasi rifugio sul suolo europeo e dal cercare una vita degna. Si tratta di rendere impossibile la vita dei migranti alle frontiere e di infliggere torture, al fine di preservare il “capitale” europeo e mantenere un dominio totale sui paesi di origine dei migranti, con la collaborazione dei paesi di frontiera ( in questo caso, il Marocco). Europa e Marocco sono direttamente responsabili dell’inferno in cui costringono decine di migliaia di persone.

E’ tempo che le autorità marocchine si prendano le responsabilità del caos che stanno creando (ad esempio provvedendo al problema degli alloggi) e che l’Unione Europea finisca di chiudere gli occhi davanti all’inferno che finanzia.

Fermiamo la guerra ai/alle migranti

Nessuna Frontiera

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