Torino – Giovedì 9 febbraio assemblea contro Gepsa

Fonte Macerie

Giovedì 9 febbraio, a partire dalle ore 18:30, si terrà un’iniziativa di discussione alle serrande di corso Giulio Cesare 45. Sarà innanzitutto l’occasione per organizzare insieme il presidio di domenica 19 febbraio sotto le mura del Cie, per portare solidarietà ai reclusi che in queste ultime settimane hanno protestato, anche animatamente, contro le condizioni di detenzione. Si vorrebbe poi discutere di Gepsa e del suo ruolo all’interno del sistema di reclusione dei senza-documenti. L’azienda multiservizi è già un colosso della carcerazione privatizzata in Francia e da diversi anni, in Italia, si sta specializzando anche nella gestione dell’immigrazione, amministrando il Cie di Torino e quello di Roma e partecipando al funzionamento del Cara di Milano.

Per prepararsi meglio all’incontro vi segnaliamo qui una raccolta testi di cui vi proponiamo l’introduzione sotto. Invece qui potete trovare il manifesto contro Gepsa da stampare e diffondere e qui il manifesto dell’iniziativa e del presidio. Continua a leggere

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Roma – Sabato 18 febbraio presidio al CIE di Ponte Galeria

Riceviamo e diffondiamo. Per scriverci ed inviarci contributi: hurriya[at]autistici.org

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Roma – Assemblea giovedì 9 febbraio al B.A.M. contro reclusione, deportazioni e retate

Riceviamo e diffondiamo.

Nella mattina del primo febbraio, una circolare riservata del ministero chiede alle questure di Roma, Torino, Brindisi e Caltanissetta (quelle ospitanti dei C.I.E.) di liberare posti nei centri di identificazione ed espulsione per far spazio a donne e uomini nigerianx che, continua la nota, le stesse questure dovranno rastrellare con azioni mirate, in modo da avere numeri sufficienti per riempire i voli di espulsione, evidentemente già pronti a fronte degli accordi bilaterali stipulati tra Italia e Nigeria. Continua a leggere

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Egitto – A sei anni dalla rivoluzione, il regime teme ancora ultras e lavoratori

Son trascorsi 6 anni dalla rivoluzione del 25 gennaio 2011 e tre anni dalla presa del potere dell’esercito egiziano che attraverso uno dei suoi membri, l’ex generale al-Sisi, ha di fatto instaurato una sanguinaria dittatura. In questo periodo tutti i tentativi di protesta, ribellione, espressione di malcontento sono stati cancellati da misure di repressione straordinarie e brutali. Il rapporto del centro al-Nadeem che si occupa della riabilitazione contro le violenze e le torture ha registrato nel 2016: 384 assassini di Stato, 980 sparizioni forzate, 535 casi di tortura.

Anche quest’anno, il 25 gennaio, nonostante l’assenza di ogni protesta o commemorazione, una decina di ragazzi sono stati arrestati solo perché giudicati “sospetti” e ora si trovano in carcere per 15 giorni in attesa dei risultati dell’indagine.

Vittima della repressione sono stati anche gli ultras in occasione del quinto anniversario del massacro di Port Said avvenuto il 2 febbraio del 2012. In quella notte 74 tifosi della squadra Ahly del Cairo, per ordine del Consiglio superiore delle forze armate e del ministero dell’Interno, vennero uccisi all’interno dello stadio, le cui porte vennero appositamente chiuse. Fu una vera e propria vendetta del regime contro una tifoseria schierata a favore della rivoluzione e protagonista nelle varie battaglie per le strade e le piazze d’Egitto.

In questi giorni sono partiti degli arresti preventivi, nei confronti di cinque di loro che sono stati prelevati forzatamente dalle proprie case e portati in commissariato, tutto per impedire ai tifosi, alle famiglie e agli amici di commemorare i compagni assassinati. Continua a leggere

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Cie di Brindisi-Restinco: altri tentativi di suicidio, autolesionismo e incendi di rivolta

Riceviamo e pubblichiamo.

Anche in quest’ultima settimana di gennaio si sono verificati, purtroppo, alcuni tentativi di suicidio e autolesionismo al Cie di Brindisi. Sempre con lenzuola legate intorno al collo, lo scorso 27 gennaio due reclusi hanno minacciato di togliersi la vita per protesta alle dure condizioni che il Cie impone. Tra i due reclusi uno è minorenne, un giovane tunisino di 17 anni, il quale si è anche tagliato su più parti del corpo. L’altro anche lui tunisino è recluso da 8 mesi, dopo che i continui ricorsi con esito negativo per ottenere il permesso di soggiorno hanno protratto la sua permanenza nel centro. È chiaro che scelte come lesionare il proprio corpo o suicidarsi sono indotte dalla totale condizione di isolamento e la difficoltà a difendersi dagli abusi quotidiani. Come da prassi, il solito manipolo di guardie è entrato per fermare i due reclusi. Secondo le testimonianze di A, anche il direttore del centro ha assistito alla scena.

Il giorno dopo, lo stesso minorenne che ha tentato il suicidio ha riprovato ad autolesionarsi con una siringa sul collo e, successivamente, un materasso è andato a fuoco. Pare che il breve incendio di protesta si riconduca all’impedimento dell’intervento di soccorso dell’ambulanza, richiesto dagli stessi reclusi che avevano telefonato al 118 per il ragazzo. La direzione di Auxilium non ha fatto altro che far agire altre guardie dotate di manganelli che hanno perquisito le tre sezioni. Dopo qualche ora al ragazzo è stato promesso un trasferimento dal Cie a una comunità nei pressi di Bari. Promessa che poco dopo si è rivelata un bluff per espellerlo con volo di linea dall’aeroporto di Bari-Palese a quello di Tunisi-Cartagine. Le guardie lo hanno deportato legandolo con del nastro adesivo sul sedile, sia in auto da Restinco all’aeroporto che in aereo.

Su quanto è accaduto lo scorso sabato, qui sotto alcune testimonianze da alcuni dei reclusi, in cui spiegano come il ragazzo è stato inconsapevolmente condotto all’espulsione.

 

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Italy – Attention: new raids and deportations of nigerian nationals!

ATTENTION: NEW RAIDS AND DEPORTATIONS OF NIGERIAN NATIONALS!

A document circulated by the Ministry of the Interior to the Questure (police headquarters) has announced a new wave of raids and arrests from January 26th to February 18th against undocumented Nigerian men and women. Those arrested (the document speaks of 100 people) will be likely detained in the detentions centres (C.I.E.) of Roma, Torino, Brindisi and Caltanisetta. So far we know that every third or fourth thursday of the month there are already direct flights deporting people back to Nigeria, but it is also possible that during this month the deportations will increase. We invite everybody to spread the word and to be particularly careful around train stations and in places where the police is most present, like markets and work places.

LET’S RESIST TOGETHER AGAINST THE RAIDS! NO MORE DETENTION! STOP THE DEPORTATIONS! Continua a leggere

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Roma – Dichiarazione del compagno durante l’udienza per la Sorveglianza speciale

fonte rete evasioni :

Riceviamo e pubblichiamo la dichiarazione che il compagno ha fatto in aula, durante l’udienza in merito alla richiesta di Sorveglianza Speciale avvenuta oggi, 30 gennaio 2017, al tribunale di Roma.

Nel corso degli ultimi anni un numero crescente di donne e uomini attivi nelle lotte sociali è stato proposto per la misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza.
Le questure vorrebbero utilizzarla per isolare alcune persone, disperdere alcuni gruppi, fermare alcune lotte.
Si tratta di un vetusto arnese repressivo, che è stato ripescato dagli armadi del regime fascista e che getta un’ombra cupa sul nostro futuro.
Chi tenta di legittimarlo nuovamente, come strumento di oppressione politica, mette a rischio la libertà di tutti e tutte.
Respingere questo tentativo è giusto.
Impedire che l’eccezione diventi norma è possibile. Continua a leggere

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Modena – “Tanto vale riaprire i Lager”

Riceviamo e pubblichiamo. Per scriverci ed inviarci contributi: hurriya[at]autistici.org

Migliaia di persone cercano scampo, fuggendo dalle guerre, dalle devastazioni, dalla distruzione delle loro vite. Cercano migliori condizioni, per poter sopravvivere, ai margini del mondo ricco. La risposta del mondo ricco consiste nell’erigere frontiere invalicabili e nel rafforzare il controllo alle stesse; si esplicita nell’aizzare l’ignoranza razzista, cucendo il ruolo di capro espiatorio addosso alla figura del migrante. E ancora agitando lo spauracchio di fantomatiche invasioni barbariche alla “nostra civiltà”. E infine servendosi della minaccia del terrorismo.

Lo Stato illude il “bravo cittadino” candidandosi a proteggerlo. Si rispolverano così gli spettri più conservatori, reazionari, ultranazionalisti e fascisti. Si sguinzagliano squadracce di polizia e militari a presidiare le città: nelle stazioni, sui treni, nelle strade, alle frontiere.

Si costruiscono nuove strutture per gli esclusi: CAS, SPRAR, CARA e HUB tavole imbandite per associazioni, enti pubblici, cooperative e imprenditori per lucrare sulla pelle dei senza documenti col sistema della cosiddetta “accoglienza”.

Tanto vale riaprire i lager: i CIE, che non si possono più mascherare da “centri di accoglienza”.

Oltre alla certezza di una manodopera a basso costo, il controllo securitario del flusso migratorio, e la garanzia della prigionia di chi vi è rinchiuso; il business dell’accoglienza e la burocrazia, decidono delle vite: sfruttando, umiliando, perseguitando sulla base di presupposti razziali e di reddito.

Lo Stato ricorda meglio del “bravo cittadino” che i CIE sono lager. Sa bene che i CIE sono stati chiusi dal fuoco, con le rivolte di chi vi era rinchiuso, con la complicità dei solidali all’esterno.

In Emilia Romagna, scartato lo HUB di Bologna, la scelta ricadrebbe sull’ex-CIE di Modena, già funzionante dal 2003 al 2013, anni nei quali si sono perpetrati ogni genere di abusi sulle persone che vi erano rinchiuse. Al di là del vittimismo e dell’assistenzialismo, negli anni in cui il CIE è stato attivo, numerosi solidali hanno appoggiato le proteste e le rivolte messe in atto dai reclusi. La repressione ha più volte colpito chi ha lottato: dentro, deportando o trasferendo in carcere, così come denunciando e restringendo chi da fuori ha ostacolato la macchina delle espulsioni.

Ma alla fine il lager ha dovuto chiudere, quando la giusta risposta di chi era rinchiuso è stata recapitata al mittente.

I CIE si chiudono col fuoco della rivolta. E se il lager verrà riaperto a Modena, tutti/e dovranno ricordarselo.

Anarchici e anarchiche modenesi

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Roma – Sul presidio al CIE di Ponte Galeria del 21/01

riceviamo e diffondiamo:

Sabato 21 Gennaio siamo tornatx, come ogni mese, di fronte alle mura del centro di identificazione ed espulsione di Ponte Galeria.

Anche stavolta il dispiegamento di forze poliziesche è stato ingombrante già da stazione Ostiense, dove controllori allertati dagli sbirri presidiavano le scale per obbligarci a fare i biglietti – aspettandoci poi per il ritorno da Fiera di Roma – mentre di fronte alle mura del CIE ancora una volta hanno inutilmente provato a costringerci su un marciapiede, mobilitando la celere a ogni tentativo di fare dei passi avanti per riappropriarci della strada.

Nonostante i clamori mediatici, difficilmente qualcunx raggiunge queste mura, perciò come solidali cerchiamo di mantenere le comunicazioni fra dentro e fuori quel lager. Il nostro intento non è quello di entrare in delegazioni o chiedere condizioni “più umane”, ma piuttosto portare solidarietà e supporto a quelle donne che continuano a vivere sulla propria pelle la detenzione e le deportazioni. Lo facciamo per rompere il silenzio dei soprusi quotidiani che ogni gabbia porta con sé. Il presidio non ha visto invece la  partecipazione di chi crede che le inchieste, le riforme più umane e  l’impiego di fondi più importanti possano migliorare la situazione di chi è privatx della propria libertà. Continua a leggere

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Torino – Domenica 19 febbraio presidio al CIE di Corso Brunelleschi

Riceviamo e pubblichiamo la locandina per il prossimo presidio davanti al CIE di Corso Brunelleschi a Torino e per la discussione del 9 febbraio.
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