CIE e deportazioni – Tra il proclamato, il realistico e l’effettivo

da macerie

L’anno nuovo è iniziato con un gran vociare da parte del governo sui Cie e il rinnovamento complessivo della macchina delle espulsioni. Notevole la mole di notizie che nei primi giorni di gennaio ha occupato le pagine dei giornali; dalle dichiarazioni del ministro dell’interno Minniti sull’apertura di nuovi Cie con il seguito di dichiarazioni critiche e lamentele politiche, alla circolare inviata dal capo della Polizia Gabrielli ai prefetti d’Italia sulle direttive per un controllo capillare del territorio alla ricerca degli irregolari, il tema è al centro del dibattito pubblico.

Tante le cose dette e scritte, ma per capire sul serio cosa c’è dietro i proclami e gli slogan è necessaria un’azione lucida di discernimento tra ciò che è propaganda e ciò che non lo è. Un lavoro non facile da fare tanto siamo abituati a prendere tutto quel che esce dalla bocca dei politici come merda placcata princisbecco. Continua a leggere

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Roma – Sabato 21 Gennaio – Presidio al CIE di Ponte Galeria

Riceviamo e pubblichiamo la locandina per il prossimo appuntamento davanti al CIE di Ponte Galeria. Per scriverci e inviarci contributi: hurriya[at]autistici.org

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Aggiornamenti da Cona e comunicato sul presidio solidale a Bologna

La protesta dei più di 1400 richiedenti asilo presenti nell’ex base militare di Cona, cominciata dopo la morte per mancanza di soccorsi di Sandrine Bakayoko il 2 gennaio, è proseguita nella giornata di martedi 3 gennaio. Dalla mattina i cancelli della struttura sono rimasti chiusi impedendo l’accesso ai furgoni che portavano la colazione. Nel pomeriggio un plotone di antisommossa ha riaperto i cancelli e la polizia ha tentato una mediazione, fallita, con le persone in protesta che hanno continuato così il rifiuto del cibo.

Il mattino successivo, 4 gennaio, un ampio schieramento di polizia e carabinieri, davanti alle telecamere di tv e giornali, ha proceduto al trasferimento di 100-150 persone: due bus dell’azienda “autonoleggi Causin” (affidataria diretta della Prefettura di Venezia già dal 2015 per il “trasporto di immigrati”) e alcuni furgoni si sono diretti verso l’ex CIE, ora HUB, di via Mattei a Bologna. Come ci segnalano alcuni/e solidali da Bologna alla mail hurriya (at) autistici.org, davanti all’hub si è tenuto un presidio che ha esposto uno striscione con scritto “Non siete soli/e, solidali con chi si rivolta”. Di seguito diffondiamo il loro comunicato.

Intanto il procuratore aggiunto della procura di Venezia che indaga sui fatti di Cona, riguardo alla morte di Sandrine afferma: “Quel filone sarà chiuso presto, perché è certo che la ragazza sia morta per un evento naturale, ed è certo che non ci siano stati né omissioni né ritardi nel soccorso”. Continuerà invece l’indagine contro i richiedenti asilo che hanno protestato e ancora una volta per giustificare la repressione di stato viene tirata addirittura in ballo la ridicola ipotesi di “infiltrazioni di tipo terroristico”. Continua a leggere

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Cona – La morte di Sandrine Bakayoko e le lotte delle persone migranti contro l’accoglienza che segrega e uccide

Sandrine Bakayoko, una venticinquenne della Costa d’Avorio, è morta lunedì 2 gennaio in un centro per richiedenti asilo di Conetta, frazione di Cona, in provincia di Venezia.
La donna, come riferisce il marito, “stava male da giorni, tossiva, aveva la febbre”: al mattino di ieri si è accasciata in bagno e solo dopo molte ore è arrivata un’ambulanza per portarla, quando ormai era troppo tardi, nell’Ospedale di Piove di Sacco, a 15 km di distanza. È iniziata a quel punto la protesta delle persone segregate nel centro: “Tutti hanno deciso di fare uno sciopero per le condizioni in cui ci troviamo, abbiamo problemi di elettricità, di acqua e problemi di ogni genere. In generale in questo momento tutta la situazione del campo è molto precaria, c’è freddo e siamo molto a disagio, lasciati qui abbandonati a noi stessi sempre. Vogliamo che queste cose si conoscano, che si sappiano anche fuori. Ora che è anche morta una ragazza non possiamo più aspettare” ha affermato uno dei migranti alla testata giornalistica che per prima ha riportato quanto avvenuto. Gli accessi alla struttura sono stati bloccati, la corrente elettrica staccata, alcune masserizie sono state incendiate e gli operatori presenti si sono chiusi nei loro uffici, pare su suggerimento della polizia. La protesta è andata avanti per tutta la serata di ieri, con il centro circondato da un ampio schieramento di forze dell’ordine e con tanto di collegamento in diretta di una delle tv che quotidianamente diffonde xenofobia. Solo verso le 2 di notte gli operatori sono usciti dalla struttura. Continua a leggere

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2016 – Cronologia e mappa interattiva di rivolte, fughe, proteste nei Centri di detenzione europei per migranti

Anche in questo 2016 migliaia di persone hanno portato avanti dure lotte contro il sistema europeo di detenzione e deportazione: fuggendo, distruggendo le strutture, protestando contro la reclusione e le condizioni invivibili dei centri. Se molti di questi lager non sono più attivi, se migliaia di altre persone hanno evitato le deportazioni, se i rastrellamenti sono stati ridotti per mancanza di luoghi dove recludere le persone, lo si deve a queste lotte, condotte in prima persona da chi non si rassegna ai nuovi campi di concentramento europei.

Lo ricordiamo oggi, 31 dicembre, nel giorno in cui i media riportano le decisioni dello Stato di allestire i CIE in ogni regione, per raddoppiare il numero delle deportazioni.

Ricordiamo inoltre che quelle elencate di seguito sono solo una minima parte delle numerose proteste portate avanti dai/dalle migranti lontano dagli occhi e dal clamore dei media, quotidiane resistenze individuali per combattere questo sistema di controllo e detenzione

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Manifesto – Guerre, frontiere, “accoglienza”: perfezionamento dello sfruttamento delle popolazioni mondiali

riceviamo e diffondiamo:

manif

 

 

 

 

Per chi vuole delle copie del manifesto scriva a : abbatterelefrontiere@gmail.com

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Roma – Alla luce dei fatti: hub maior minor cessat

Sono passati pochi giorni dal corteo che ha attraversato il centro di Roma per chiedere al Comune “l’istituzione di un centro di primissima accoglienza”, ovvero un nuovo Hub, con il riconoscimento del progetto Baobab Experience attraverso “un tavolo permanente di confronto con le diverse realtà che si occupano di accoglienza nella Capitale”, e cioè la cogestione dell’accoglienza in città, con tanto di collaborazione con la Questura per la registrazione delle persone “ospitate”, come dichiarato già in passato.

Un corteo dalle rivendicazioni apparentemente larghe, raccolte in uno slogan (“Proteggiamo le persone, non i confini”, tra l’altro coniato dal Comitato 3 ottobre, onlus che dal 2014 si preoccupa di coprire le stragi in mare con il velo ipocrita delle commemorazioni istituzionali) che umanizzava il sistema di gestione e controllo delle persone migranti, chiamato sistema di accoglienza.

Tutti i media hanno documentato la manifestazione e sotto questi riflettori hanno scelto di esserci anche i movimenti di lotta per la casa, organizzazioni che mai avevano dimostrato prima l’accettazione di un nuovo modello di gestione delle migrazioni, in linea con un sistema di veloci e restrittive riforme che sta riguardando tutta l’Europa. Ricordiamo infatti che dietro le promesse di “ricollocazione” e “accoglienza degna” si sono nascosti i progetti di costruzione di numerosi nuovi Lager, chiamati Hotspot, che avrebbero dovuto favorire questo progetto di “divisione in quote”, fuori e dentro i confini nazionali, ma che in realtà sono dispositivi per favorire maggiormente le espulsioni e la differenziazione tra “migranti economici” (da criminalizzare) e “rifugiati” (da smistare, almeno in parte, e per un determinato periodo di tempo).

czvjfduxcaaxxt4Sotto un’altra luce, nell’esistente Hub di prima accoglienza di via Ramazzini a Roma, continua la lotta delle persone costrette a sopravvivere nelle tendopoli recintate e gestite dalla Croce Rossa.
Il 10 dicembre, con un blocco stradale su via Portuense, le persone che vivono nelle tendopoli hanno voluto protestare contro la mancata distribuzione del pocket money, le condizioni di vita tra tende e container, le mancate risposte istituzionali riguardo le richieste di protezione internazionale e di relocation che le costringono ad attendere a tempo indefinito tra la gestione paternalista e repressiva della CRI e i continui attacchi delle formazioni fasciste che da tempo hanno attivato una campagna contro la presenza di immigrati nel quartiere.
Siamo infatti a Portuense, a pochi chilometri da Magliana, un quartiere che ha visto una recente escalation di violenza fascista e una giornata di opposizione da parte di militanti antifascisti/e, una zona di Roma dove le destre partitiche sono quotidianamente impegnate in banchetti, volantinaggi e attacchinaggi chiaramente rivolti ad alimentare l’odio contro le persone immigrate, e dove i comitati di commercianti e cittadini s’impegnano a stilare dossier sulle “malefatte criminali” degli immigrati, succubi dell’ipocrita cultura razzista che sotterra una realtà sociale fatta di extralegalità diffusa e spesso organizzata, capaci addirittura di virare il linguaggio xenofobo sulla “difesa delle nostre donne” in una zona teatro di un femminicidio a opera di una guardia giurata.

All’ombra delle tendopoli di via Ramazzini vivono persone già passate attraverso le identificazioni forzate negli hotspot, i controlli nelle zone di sbarco e le proteste in altri centri di prima accoglienza: sembra infatti che alcune di loro siano state trasferite a Roma a scopo punitivo proprio per aver portato avanti numerose proteste in altri centri di gestione, smistamento e controllo chiamati Hub.
La gestione della Croce Rossa è riassumibile in questi aspetti: assenza di attività e informazioni legali, contrasto alle assemblee spontanee dei “loro ospiti”, gestione della turnazione degli “ospiti” riguardo la pulizia delle tendopoli, gestione delle persone su base numerica, protezione mediatica della tendopoli a seguito dei numerosi presidi fascisti che si sono susseguiti all’esterno del campo. Continua a leggere

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Roma – Sul presidio al CIE di Ponte Galeria del 17/12

riceviamo e diffondiamo:

photo_2016-11-30_12-57-02Sabato 17 dicembre, un gruppo di circa 30 nemiche e nemici delle frontiere è tornato sotto le mura del CIE di Ponte Galeria.
Dopo la deportazione di giovedì in Nigeria, e mentre in città migliaia di persone in corteo chiedevano l’apertura di nuovi centri accoglienza in cui continuare a gestire e controllare le persone migranti, davanti al CIE si urlavano slogan, saluti e il nostro odio per ogni forma di potere, prigione e controllo.
Risolti i problemi tecnici, di casse e microfono, si è continuato con diversi interventi e musica a spezzare il silenzio e la desolazione di quel luogo attraversato solo da sbirri, militari, suore e complici del lager, oltre che da amanti dello shopping che dopo gli acquisti natalizi sono costretti a passarci davanti restando comunque indifferenti. Continua a leggere

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Saronno – Iniziata oggi la tre giorni contro le frontiere

Riceviamo e diffondiamo.

Stamattina  16 dicembre si è tenuto un veloce volantinaggio alla Poste di via Manzoni.

Mercoledì 14 dicembre è stato occupato a Saronno lo spazio in cui si terrà la TRE GIORNI CONTRO LE FRONTIERE, si trova in via Stampa Soncino 6, si tratta dell’ex-Asl.

Il programma è il seguente:

GIOVEDÌ 15

ore 6 colazione allo spazio occupato: possibilmente porta qualcosa da bere o mangiare, qualcos’altro lo metteremo noi

In mattinata e nel pomeriggio lavori per pulire e rendere più confortevole il posto e organizzare pranzi e cene per i giorni seguenti

VENERDÌ 16

ore 17 presidio alle Poste nuove di via Varese (altezza Hotel Gran Milan), Saronno.

ore 21 discussione sulle DEPORTAZIONI

controllo dei flussi migranti / processo di oggettificazione, catalogazione, mercificazione delle persone / Frontex / ruolo delle aziende private nelle deportazioni / ruolo delle associazioni come Caritas e CRI / linguaggio e immaginario mediatico Continua a leggere

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Roma – Ancora espulsioni dal CIE di Ponte Galeria

riceviamo e diffondiamo:

Il 13 Dicembre, circphoto_2016-12-16_11-24-28a 25 uomini sono stati prelevati dal CIE di Torino e portati a Roma, chiaro segnale di una deportazione imminente. Come prevedibile, dopo che ieri il console nigeriano era entrato per il riconoscimento, dal CIE di Ponte Galeria questa mattina anche 6 donne sono state prelevate. Per entrambi i gruppi – non sappiamo se altre persone sono state trasferite a Roma in seguito alle retate in altre città – era pronto un volo di deportazione per la Nigeria dall’aeroporto di Fiumicino, dal quale da tempo partono con una certa frequenza voli di rimpatrio.
Mentre un gran clamore accompagna le dichiarazioni legate all’accoglienza – sia dall’alto che dal basso – la brutalità delle deportazioni prosegue sotto silenzio.  La retorica sulla buona accoglienza non include infatti un discorso complessivo di rifiuto di CIE ed espulsioni che sono soltanto l’altra faccia di una stessa medaglia;  non è interessata alla sorte delle persone migranti ritenute indesiderate e non-gestibili.
89736-1024x478In poch* solidali questa mattina si sono ritrovat* davanti quelle mura per portare con cori e grida la loro solidarietà.
Rilanciamo con forza l’appuntamento davanti al CIE questo sabato 17 dicembre. Appuntamento ore 15.30 a Stazione Ostiense.

nemiche e nemici delle frontiere

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