Roma – Sul presidio al CIE di Ponte Galeria del 17/12

riceviamo e diffondiamo:

photo_2016-11-30_12-57-02Sabato 17 dicembre, un gruppo di circa 30 nemiche e nemici delle frontiere è tornato sotto le mura del CIE di Ponte Galeria.
Dopo la deportazione di giovedì in Nigeria, e mentre in città migliaia di persone in corteo chiedevano l’apertura di nuovi centri accoglienza in cui continuare a gestire e controllare le persone migranti, davanti al CIE si urlavano slogan, saluti e il nostro odio per ogni forma di potere, prigione e controllo.
Risolti i problemi tecnici, di casse e microfono, si è continuato con diversi interventi e musica a spezzare il silenzio e la desolazione di quel luogo attraversato solo da sbirri, militari, suore e complici del lager, oltre che da amanti dello shopping che dopo gli acquisti natalizi sono costretti a passarci davanti restando comunque indifferenti.
Un gruppo di sex workers e alleate-i ha ricordato, nella giornata internazionale contro la violenza che colpisce i lavoratori e le lavoratrici del sesso, quanto l’oppressione suprematista e di genere, la militarizzazione e il regime delle frontiere siano strumenti del potere per controllare i nostri corpi, reprimere e deportare chi vive vendendo sesso. Numerose infatti sono le sex workers detenute nel CIE romano a seguito di rastrellamenti in ogni parte d’italia.
Solidarietà è stata dimostrata anche ai lavoratori e alle lavoratrici delle campagne che lottano contro sfruttamento, ricatti e repressione delle persone migranti.
Mentre dalle casse si succedevano interventi e saluti in diverse lingue, da dentro le mura le telefonate e le voci delle detenute (come al solito prontamente chiuse a chiave in cella dai loro aguzzini) hanno scaldato i cuori di chi, sotto lo sguardo del solito nutrito nugolo di guardie, tenta come può di comunicare e mostrare vicinanza a chi è privata della propria libertà.
Fuochi d’artificio e un indisturbato lancio di palline da tennis – con dentro il numero di telefono per rimanere in contatto – hanno accompagnato la fine del presidio. Alcune scritte sono comparse in stazione per ricordare a chi prende il treno che a pochi metri c’è un lager. Un momento di comunicazione con gli- apparentemente ignari- avventori del treno che riportava i/le solidali in città ha chiuso la giornata.
A un anno quasi esatto dalla rivolta che ha portato alla distruzione della sezione maschile del CIE di Ponte Galeria, un abbraccio solidale va alle persone condannate ad anni di galera per la rivolta avvenuta nel lager di Bari Palese nel 2011.
Sempre a fianco di chi lotta e distrugge ogni gabbia, con la speranza che il prossimo anno sia ricco di nuove macerie.

                                                                                                          nemiche e nemici delle frontiere

 

 

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