Riceviamo e pubblichiamo questo comunicato che ci arriva da Roma. Ricordiamo che per scriverci ed inviarci contributi, potete farlo ad hurriya[at]autistici.org
Il 15 settembre, all’occasione di un’iniziativa a sostegno della lotta contro i CIE, abbiamo proposto una riflessione sulla gestione da parte dello Stato delle cosiddette emergenze tramite un consolidato sistema di campi e tendopoli. La nostra riflessione si concentrava in particolar modo sulla repressione che caratterizza tale gestione, sia che essa riguardi i campi dove vengono ammassate le persone migranti, sia le tendopoli allestite per le persone che vivono in zone distrutte da eventi naturali.
Per accompagnare la discussione abbiamo proiettato “Comando e controllo”, un docu-film che affronta il tema della gestione dello Stato nel territorio aquilano, dopo il terremoto del 2009.
Tra le testimonianze raccolte in questo contributo video compare l’avvocato Valentini, tristemente noto per aver difeso in tribunale il militare stupratore Francesco Tuccia, con una strategia basata sulla trasformazione del processo allo stupratore in un vero e proprio processo nei confronti della ragazza colpita dalla violenza.
Il militare Tuccia era in servizio a L’Aquila nell’operazione “Strade Sicure”, la stessa operazione che quotidianamente impone la militarizzazione delle strade della nostra città e che opera nei Centri di Identificazione ed Espulsione.
Tuccia è un militare, addestrato quindi per uccidere e commettere brutalità nelle zone di guerra dove opera. Messo a controllo delle strade di L’Aquila con il pretesto della sicurezza, ha utilizzato la stessa arma da guerra che da sempre contraddistingue ogni esercito: lo stupro.
Conosciamo bene la solidarietà che le donne hanno scelto di dimostrare a “Rosa” e il suo coraggio nell’affrontare un processo violentissimo.
In questi ultimi mesi l’avvocato Valentini ha scelto di vendicarsi contro le donne solidali che hanno sottolineato il suo comportamento violento durante il processo.
Due donne hanno già subìto una perquisizione nelle loro case, con conseguente sequestro di materiali tecnologici.
Scegliamo dunque di sottoscrivere e rilanciare l’appello “Sullo stupro non contate sul nostro silenzio!” che racconta la vicenda.
Nemici e nemiche delle frontiere, per la liberazione totale.
Sullo stupro non contate sul nostro silenzio!
Una donna è stata denunciata dal noto avvocato di un efferato stupratore per aver diffuso una lettera in cui si diceva esattamente questo: che era l’avvocato di uno stupratore e che era meglio che alla Casa Internazionale delle Donne non entrasse. Continua a leggere







