Roma – Sabato 26 marzo – Presidio al CIE di Ponte Galeria in solidarietà con le recluse

Riceviamo e pubblichiamo la locandina con il prossimo appuntamento davanti le mura del CIE di Ponte Galeria a Roma. Qui il formato da scaricare, pronto per la stampa e la diffusione in città.

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I reclusi raccontano le rivolte che hanno chiuso i CIE di Bari e Crotone e le lotte a Caltanisetta

fuocoIn poco più di 2 settimane, dopo quello di Bari, le rivolte dei reclusi costringono alla chiusura anche il CIE di Crotone. A Bari il CIE è andato a fuoco due volte, tra il 24 e il 29 Febbraio. A Crotone, secondo la stampa locale, una rivolta è avvenuta nella notte tra il 5 e il 6 Marzo e ha reso inagibile la struttura sita in località Sant’Anna, riaperta da soli 6 mesi, nel Settembre 2015. Sempre secondo le fonti giornalistiche, i 27 reclusi sono stati alcuni rimpatriati e altri trasferiti nei CIE di Torino e Caltanisetta.

Della chiusura dei 2 CIE si è parlato poco o nulla sui media. Di seguito è possibile ascoltare invece le testimonianze dei reclusi sulle rivolte a Bari e Crotone, e sulle resistenze e proteste a Caltanissetta.

Ascolta le interviste.

A seguire, una parziale trascrizione:

“A Bari non funziona niente, i ragazzi alla fine si sono organizzati perché sono arrabbiati […] tutto è stato bruciato. Ci hanno spinti fuori nel corridoio dove siamo rimasti fino alle 4 della mattina. Dopo questo non hanno dato niente di quello che chiedevano i ragazzi: si sono organizzati di nuovo e hanno fatto la stessa cosa, è stato bruciato di nuovo” Continua a leggere

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Lecce – Processo Nottetempo, nuova sentenza

Fonte: Informa-azione

CPTNel dicembre 2010 la Corte di Assise di Appello di Lecce aveva condannato per associazione sovversiva (art. 270) e altri vari “reati specifici”, gli 11 anarchici e anarchiche leccesi, inquisiti nel 2005 nell’ambito dell’operazione Nottetempo.

Il 14 novembre 2014 la Corte di Cassazione aveva confermato le condanne per i reati specifici, che però nel frattempo erano andati in prescrizione, ma aveva annullato la parte di sentenza relativa alla condanna per associazione sovversiva, con rinvio alla Corte di Assise di Appello di Taranto per una riformulazione della sentenza.

Il 24 febbraio 2016, dopo quasi undici anni dall’avvio del procedimento, i giudici di Taranto, con nuovo verdetto, hanno bocciato l’impianto del 270 e sanzionato gli 11 imputati con l’accusa di associazione a delinquere (art. 416), dichiarando però il non doversi procedere, anche in questo caso, per prescrizione.

Nell’operazione repressiva “Nottetempo” la maggior parte dei fatti contestati agli inquisiti (associazione sovversiva; istigazione a delinquere; diffamazione; l’incendio di alcuni bancomat di Banca Intesa, del portone del Duomo di Lecce e contro l’abitazione di don Cesare Lodeserto) erano legati alle lotte in corso a Lecce contro l’allora CPT “Regina Pacis” di San Foca – il famigerato lager per stranieri senza documenti, diretto da don Cesare Lodeserto e di proprietà della Curia leccese. Mentre il danneggiamento degli erogatori di alcune stazioni di distribuzione di carburante Esso si inseriva nelle mobilitazioni contro la guerra in Iraq.

Anarchici

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Caltanissetta – Nel CIE rivolte, resistenze alle espulsioni e fughe

Riceviamo e pubblichiamo.

ca1In tutta Italia i C.I.E. vengono distrutti. Negli ultimi mesi tutti i lager per migranti sono stati luoghi di lotta e resistenza e apprendiamo che anche nel C.I.E. di Caltanissetta le proteste sono state forti e determinate.
Il C.I.E. di Caltanissetta comprende una sezione maschile in cui possono essere rinchiuse un massimo di circa cento persone. Da informazioni che ci vengono dall’interno, sappiamo che al momento i detenuti sono 36. Come è avvenuto per altri centri,  ci sono state rivolte che hanno reso inagibile una parte della struttura. Sempre da dentro ci dicono che sono già iniziati lavori di ristrutturazione, probabilmente per ricominciare ad utilizzare l’intero edificio.

ca4I detenuti protestano e lottano quotidianamente per le condizioni atroci in cui sono costretti a vivere e per la loro libertà. La resistenza è continua contro le deportazioni: quando la polizia entra in forze nella struttura per prelevare qualcuno, i reclusi resistono sui tetti.  Apprendiamo inoltre con piacere che tre giorni fa uno di loro è riuscito a scappare. A lui la nostra solidarietà.
A tutti coloro che lottano contro deportazioni, frontiere e galere la nostra complicità.

Ascolta una testimonianza dal CIE di Caltanissetta:

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Torino – Nel CIE continuano gli episodi di ribellione e resistenza

Fonte: Macerie

agitazioneMentre il Cie di Bari ha momentaneamente chiuso i battenti, al Cie di Torino continuano gli episodi di ribellione e resistenza.
La settimana scorsa  un ragazzo tunisino, preso durante una retata a San Salvario, è stato portato all’interno del Cie, per la seconda volta negli ultimi 6 mesi. Una volta condotto nell’isolamento, fra sabato e domenica ha bruciato la cella da due in cui era recluso, rendendola inagibile. Il motivo del gesto è legato alla protesta contro il suo imminente rimpatrio.
A Malpensa, lunedì scorso, un ragazzo proveniente dal Cie di Torino ha resistito all’espulsione. Il volo che avrebbe dovuto, contro la sua volontà, portarlo in Senegal era un volo di linea, con altri passeggeri, molti dei quali probabilmente senegalesi, che potevano forse comprendere la sua situazione. Dopo aver minacciato più volte di urlare e provare a resistere una volta salito a bordo, gli agenti e il personale preposto al rimpatrio coatto hanno preferito riportare il ragazzo al Centro.
Un altro recluso per paura di essere espulso ha ingoiato delle pile e perciò è stato condotto  con urgenza all’ospedale Don Bosco, dove è ancora ricoverato in pessime condizioni mentre i due ragazzi tunisini arrestati il 14 febbraio dopo la rivolta che ha portato alla chiusura di due stanze dell’area bianca e poi riportati all’interno del Cie, ancora oggi si trovano rinchiusi nell’isolamento a scopo punitivo.
Fatto grave e da sottolineare è che dopo le proteste di febbraio a più reclusi che si trovano nell’isolamento è stato sequestrato il telefono. È certa la notizia di un ragazzo tunisino, trasferito nell’isolamento perché coinvolto nel tentativo di danneggiamento dell’area blu il 16 febbraio, a cui è stato sequestrato il telefono da due settimane.
Intanto all’interno del Cie i gestori Gepsa e Acuarinto si stanno dotando di lavoranti di diverse nazionalità, o perlomeno delle nazionalità dei reclusi che più spesso transitano dal Cie torinese. Lavoranti  che conoscono alla perfezione una lingua e le sue sfumature dialettali. Marocchini, algerini, egiziani, tunisini e così via e non semplicemente arabofoni insomma. Sembra che ci sia bisogno di qualcosa in più di una semplice traduzione. Lo scopo di una tale approccio, oltre a garantire una maggiore fiducia tra carcerieri e reclusi, potrebbe essere quello di dare una mano alle forze di polizia per un’identificazione più rapida.
A spiegare la situazione all’interno di Corso Brunelleschi, sia riguardo le magagne della struttura come la caldaia sempre rotta, sia riguardo la vecchia ma sempreverde abitudine di nascondere tranquillanti nel cibo, i soprusi delle guardie, e anche, lucidamente, il business legato alla detenzione nei Centri di Identificazione ed Espulsione, ci sono le parole dei ragazzi di corso Brunelleschi, che vi riproponiamo:

Ascolta la prima corrispondenza.

Ascolta la seconda corrispondenza.

macerie @ Marzo 7, 2016

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Brindisi – Voci di libertà, di una fuga e di alcune proteste nei C.I.E.

Riceviamo e pubblichiamo.
Per contatti: hurriya (at) autistici.org

CIE BrindisiAscoltiamo le testimonianze di alcuni reclusi del CIE di Brindisi Restinco.
Tra la rabbia delle lunghe attese burocratiche, l’isolamento e la frustrazione scoppia la rivolta nel Cie di Bari, che ne distruggerà le ultime aree rimanenti. Poi il trasferimento, per alcuni dei reclusi, e la gioia di vedere i propri compagni finalmente liberati. Il racconto di un CIE dove i giorni passano inesorabili. Tra i pestaggi, le umiliazioni e gli arresti di qualche giorno fa ci arrivano voci di libertà, di una fuga e di alcune proteste.

“Ho visto tanta libertà in quel giorno come non ho mai visto in un centro di accoglienza”

Ascolta la prima intervista

Ascolta la seconda intervista

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Trento – Ancora un blocco dell’OBB contro la chiusura delle frontiere

fonte: Informa-azione

Riceviamo e diffondiamo il resoconto di un nuovo blocco delle OBB (ferrovie austriache) a poche settimane dal precedente:

Mercoledì 2 marzo, a Trento, un gruppo di compagni ha bloccato il treno Monaco-Verona delle 20,04 per una decina di minuti. Striscione sui binari, fumogeni, cori e volantinaggio. Alla fine del blocco alcune uova di vernice hanno centrato i vetri della locomotrice dell’OBB.

Il blocco è avvenuto durante il consiglio provinciale straordinario sulla “questione del Brennero” che si teneva a Trento. Quello che va in scena nei teatri della politica sono varianti del totalitarismo democratico. Mentre lo Stato austriaco dichiara che ai primi di aprile costruirà barriere e container al Brennero, le autorità dell’Alto Adige e del Trentino si preparano ad “accogliere” gli immigrati respinti e a predisporre maggiori controlli prima del confine per evitare “colli di bottiglia” alla frontiera, che danneggerebbero il commercio e la cosiddetta libertà d’impresa: la proposta è far sigillare già nei posti di blocco in Trentino i cassoni dei camion di modo da evitare che anche la polizia austriaca ne controlli il carico.

A breve un quadro più preciso e una proposta di mobilitazione. Continua a leggere

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Lo sgombero della jungle di Calais: cronologia della resistenza

Traduzione da Rabble, che sta tenendo la cronologia della resistenza allo sgombero di Calais e delle iniziative di solidarietà in altri luoghi

c1Oggi, 3 marzo, la parte sud della jungle di Calais entra nel terzo giorno di sgombero, in un processo che, a detta delle autorità, richiederà tre settimane di tempo per concludersi.

Qui sotto riportiamo alcune azioni di resistenza organizzate dentro e fuori dal campo. Sembra che questo processo andrà per le lunghe, per cui diamoci una mossa per cercare, preparare e realizzare azioni adesso. Questo post verrà aggiornato non appena ci saranno ulteriori resoconti di ciò che succede.

17 gennaio:

Due veicoli utilizzati per effettuare gli sgomberi sono stati dati alle fiamme durante la notte.

24 gennaio:

Sulle porte dell’ufficio Visti e Immigrazione del Regno Unito a Roma compare la scritta “Al fianco di chi lotta a Calais”. Continua a leggere

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Lecce\Brindisi – Intorno alla “Tre giorni contro le frontiere”

Riceviamo e pubblichiamo:

lecceLa “Tre giorni contro le frontiere” è stato un momento di confronto e riflessione sul tema delle frontiere e delle politiche di controllo e gestione dei flussi migratori in Europa. Molti i temi di cui si è cercato di discutere, cercando il filo conduttore che, inesorabilmente, li collega gli uni agli altri: dallo stato d’emergenza alla militarizzazione del territorio, dall’intervento militare in varie parti del mondo al saccheggio di materie prime, dalla creazione di nuovi sistemi contenitivi per gli immigrati alla strutturazione di tutto il sistema dell’Accoglienza secondaria, dallo sfruttamento delle risorse allo sfruttamento lavorativo degli immigrati. Le frontiere assumono molte forme e non possono certo limitarsi al solo banale confine geografico; che esse acquisiscano la forma del muro, del filo spinato, della divisa o dell’ente gestore che lucra sul corpo degli immigrati, queste vanno comunque abbattute.

Quella della “Tre giorni contro le frontiere” è stata anche un’occasione per far sentire la propria voce e non limitare l’iniziativa al solo aspetto teorico. Qui di seguito i vari accadimenti di queste giornate: Continua a leggere

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CIE Brindisi-Restinco : qualche aggiornamento dopo il presidio del 20 febbraio.

Riceviamo e pubblichiamo:

AGGIORNAMENTO da BARI:

Apprendiamo da un recluso che, a seguito delle due rivolte che hanno danneggiato i moduli abitativi, il CIE di Bari è chiuso. Buona parte dei reclusi è stata liberata con un foglio di via, mentre alcuni sono stati trasferitri in altri Centri.

Ancora una volta il fuoco delle rivolte ha chiuso un lager della democrazia. Solidarietà a tutte le migranti e i migranti in lotta contro i CIE.

Hurriya!

CIE Brindisi-Restinco : qualche aggiornamento dopo il presidio del 20 febbraio.

0ef9e6deceda2ffbb148e161d8771e5c_LA cinque mesi dalla sua attività, anche il CIE di Brindisi-Restinco continua a confermarsi come luogo di rabbia e protesta, oltre che di detenzione e umiliazione. Il caloroso presidio davanti alla struttura è stato un momento di rottura dell’isolamento, tra urla, musica, battiture, messaggi di lotta e solidarietà. Tuttavia è importante conoscere alcuni fatti avvenuti in seguito, qui spiegati in ordine di tempo.

Isolamento e minacce da parte di alcuni operatori Auxilium

Il centro dispone di una sezione d’isolamento, atta ad allontanare i detenuti più “rumorosi” e dediti ad agitarsi contro le condizioni subite. Da più sezioni si viene a sapere che gli operatori di Auxilium spesso fanno dell’isolamento un deterrente, tentando di scoraggiare qualsiasi segno di protesta. Le minacce di alcuni operatori all’interno della struttura si allargano fino ai modi più beceri e muscolari: “smettila di battere la porta o ti pestiamo di botte”, è una delle frasi rivolte ad un detenuto che tempo fa iniziò delle battiture, dopo aver chiesto più volte, senza risposta, di farsi accendere una sigaretta. Continua a leggere

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