Sabato notte a Calais: “Siamo pronti a morire. Aprite le frontiere.”

Tradotto da Rabble

CALAIS, FRANCE - AUGUST 03:  A man attempts to climb a security fence beside train tracks near the Eurotunnel terminal in Coquelles on August 3, 2015 in Calais, France.  Hundreds of migrants are continuing to attempt to enter the Channel Tunnel and onto trains heading to the United Kingdom.  (Photo by Rob Stothard/Getty Images)

CALAIS, FRANCE – AUGUST (Photo by Rob Stothard/Getty Images)

Sotto potete trovare il video e il rapporto completo da Calais Migrant Solidarity. Ieri sera 250 persone hanno camminato dalla “giungla” fino all’ingresso dell’Eurostar con l’intenzione di entrare nel tunnel e attraversarlo a piedi per raggiungere l’Inghilterra. Sono stati fermati dai gendarmi, dalle truppe armate e dalle nuove recinzioni rinforzate con l’elettricità. Prima di essere fermati dai gas lacrimogeni, i migranti scandivano i nomi dei morti e cantavano: “Siamo pronti a morire. Basta violenza. Aprite le frontiere”. Vista l’impossibilità di proseguire, le persone hanno ideato un nuovo piano e quindi hanno bloccato l’autostrada che porta al tunnel, dove sono rimasti per oltre 3 ore prima di essere nuovamente inseguiti e scacciati dai manganelli e dal gas.

2 agosto 2015
Una notte di forza collettiva dei migranti e la dura repressione della polizia.

Sabato sera è stata una notte estremamente incoraggiante ma nello stesso tempo sconfortante qui a Calais. Un gruppo di 250 migranti si è organizzato per provare ad entrare nell’Eurotunnel, non salendo a bordo di un treno ma percorrendo a piedi la lunghezza del tunnel fino in Inghilterra. Hanno camminato per ore arrivando vicino all’ingresso del tunnel e sono riusciti a violare il primo livello di barriere per poi “sbattere” contro il muro recentemente rinforzato che è elettrificato e sormontato dal filo spinato. Il gruppo si è poi diretto verso il recinto e ha iniziato a cantare all’unisono. Chiedevano il diritto di poter circolare ovunque essi desiderino, di vivere dignitosamente a Calais, e che cessi subito la violenza della polizia. Hanno anche urlato i nomi di coloro che sono morti negli ultimi mesi tentando la traversata nell’Eurotunnel, accusando di quelle morti la polizia e i politici le cui scelte stanno mettendo in atto.

Il gruppo di migranti era numeroso e forte, ma dall’altra parte della barricata è stato fronteggiato da molti gendarmi e anche dai militari francesi che esibivano in bella mostra le loro mitragliatrici. Le urla del gruppo sono continuate per circa un’ora fino a quando hanno cominciato a spingere per cercare di abbattere la recinzione. Le persone sono scese dalla collina e formavano una fila su un punto ripido costituito da ghiaia. Quelli in basso, più vicino al recinto, hanno iniziato a cercare di farsi strada spingendo le recinzioni quando improvvisamente i gendarmi hanno rilasciato una quantità incredibile di ‘gas lacrimogeno’ sulla folla. Non è ancora chiaro che tipo di gas sia stato usato; dopo averlo “sperimentato” e dopo aver parlato con le persone, si può dire che era molto potente; molto più del tipico gas CS e infatti ha dipanato i suoi effetti anche in cima alla collina lontano da dove è stato spruzzato. Tra i suoi effetti la mancanza di respiro e una sensazione di panico che suggeriscono che potrebbe essere stato usato il gas CR. Dopo l’attacco c’erano diverse persone sdraiate a terra prive di sensi. L’uso di gas qui e in particolare il CR (se è quello usato) è completamente inutile e irresponsabile. Il panico creato dal gas ha causato una fuga precipitosa su per la collina, ma il terreno era così franoso che le persone cadevano una sull’altra cercando di allontanarsi dal veleno. Era difficile respirare, vedere, o spostarsi in quella zona e molte persone si sono fatte male cercando di sfuggire dal gas verso uno spazio aperto. Tuttavia, il gruppo, dopo essersi ripreso dall’attacco, si è ricompattato e ha tenuto un’assemblea su cosa fare dopo, decidendo di occupare la strada che porta al terminal merci dell’Eurotunnel, il loro obiettivo, per bloccare il traffico fino a quando non sarebbero stati ascoltati.

Il gruppo ha camminato per circa un’ora dalle recinzioni all’ingresso del tunnel dal bivio dell’autostrada al terminal dell’Eurotunnel. Sono arrivati ​​alle 3 del mattino circa e hanno occupato la strada bloccando i camion all’entrata del terminal (dell’Eurotunnel). Hanno ripreso i loro canti e urlato le richieste. Quando i due furgoni di CRS che si sono presentati hanno cercato di spostarli, tutto il gruppo si è seduto in mezzo alla strada e ha iniziato a cantare ancora più forte. La polizia è stata costretta a smettere di cercare di spostarli e si è limitata, ad osservare la protesta pacifica di 150 migranti che reclamavano i loro diritti, la dignità e la possibilità di circolare liberamente. La strada è stata occupata per circa tre ore. Il gruppo ha continuato a cantare e gridare, guidato da una donna che ripeteva che la frontiera doveva aprirsi per loro e per fermare le morti a Calais. La polizia ha tollerato la protesta pacifica fino a quando, intorno alle 6, sono arrivati nuovi reparti di CRS. Il Commissario di Calais ha parlato con le persone e ha chiesto al gruppo di disperdersi. Mentre il gruppo iniziava a lasciare l’autostrada i CRS si sono spazientiti e hanno iniziato a spingere la gente fuori. Il gruppo è avanzato il più velocemente possibile, ma dovendo superare molti guardrail ci è voluto del tempo. La polizia ha quindi iniziato a spintonare le persone oltre il recinto e ha spruzzare gas CS. Dopo aver sgomberato la strada, le persone si stavano disperdendo pacificamente quando ad un tratto c’e’ stato un fischio. I CRS hanno iniziato a correre dietro i due gruppi che avevano preso direzioni diverse. Hanno picchiato chiunque fosse a portata di mano durante l’inseguimento. Hanno spruzzato il gas CS contro le persone che scappavano, un ufficiale ha messo il braccio intorno al collo di qualcuno che scappava per spruzzare loro il gas direttamente in faccia. Si è trattato di un atto insensato e un attacco sadico sulle persone che partecipavano a una protesta pacifica.

Quello che abbiamo apprezzato della nottata, nonostante la dura repressione, è stata la forza che il gruppo ha avuto non solo nel cercare di raggiungere l’Eurotunnel, ma anche per organizzare il blocco dell’autostrada. Da segnalare la differenza nell’uso di tattiche poliziesche dato il livello di attenzione meditica dell’accaduto. Al tunnel c’erano numerose troupe video e così la polizia per la maggior parte non ha attaccato tranne quando ha gasato l’intero gruppo di manifestanti. Invece durante lo sgombero che ha avuto luogo la mattina dopo, quando le troupe televisive erano andate a dormire, la violenza è stata brutale. Nel caso qualcuno si dimentichi che la violenza continua ogni giorno, ma anche la resistenza.

Open the border! Stop violence!

Pubblicato in dalle Frontiere | Contrassegnato , , , , , , , | Commenti disabilitati su Sabato notte a Calais: “Siamo pronti a morire. Aprite le frontiere.”

Torino – Ancora in sciopero della fame nel CIE

Da Macerie
Prosegue, dentro al Cie, lo sciopero della fame nell’area bianca. In più, come vi avevamo accennato già qualche giorno fa, ci comunicano da dentro che la mobilitazione non è limitata a quell’angolo del Centro: in particolar modo nell’area gialla un altro detenuto è da nove giorni che non mangia e non beve. Vi rubiamo ancora dodici minuti e vi invitiamo ad ascoltare l’intervento fatto questa mattina da una compagna ai microfoni di Radio Blackout per fare il quadro della situazione dentro alle gabbie: qui il link all’intervento.

Pubblicato in dalle Galere | Contrassegnato , , | Commenti disabilitati su Torino – Ancora in sciopero della fame nel CIE

Il CIE di Trapani Milo diventa un “hotspot” : un lager a gestione europea

Il CIE di Trapani Milo

Il CIE di Trapani Milo

Attraverso le dichiarazioni del Prefetto di Trapani, veniamo a sapere che il CIE di Trapani Milo, dal primo agosto, sarà uno dei nuovi “hotspot” e cambierà quindi destinazione d’uso.

Lampedusa, Porto Empedocle, Pozzallo, Augusta e Taranto sono gli ulteriori siti indicati per la realizzazione di questi centri di identificazione coatta e di smistamento di corpi migranti, già attivi da tempo ma solo ora con una forma giuridica dichiarata.

La struttura del CIE di Trapani Milo era da poco passata nelle mani della cooperativa Badia Grande, dopo che per mano prefettizia il consorzio L’Oasi era stato sollevato dall’incarico.

Dalle parole del Prefetto di deduce che la gestione e il contratto saranno sempre gli stessi, senza gara e senza nuovo affidamento , ma la capienza verrà addirittura raddoppiata: dai 204 posti d’internamento massimo, passerà a 408. Segno che il bottino della cooperativa Badia Grande aumenterà notevolmente.

L’operato, in termini di identificazione forzata in una struttura carceraria, spetterà agli aguzzini di Frontex (l’agenzia europea per il controllo delle frontiere), Europol ( l’agenzia di coordinamento delle polizie europee) ed Easo (L’Ufficio europeo di sostegno per l’asilo), che avranno il compito di classificare le vite delle persone migranti per poi trasferirle in Centri appositi: eritrei e siriani saranno dislocati forzatamente in vari paesi europei in base al piano di “ricollocamento” di recente approvato dalla UE, alcuni resteranno intrappolati in Italia in attesa di una commissione che esamini la richiesta d’asilo, altri ancora, i cosidetti “migranti economici”, provenienti da paesi considerati “sicuri” secondo la lista che l’Unione Europea sta preparando  ( Tunisia, Marocco, Nigeria, Egitto, Costa d’Avorio, Senegal, Ghana, Bangladesh, Gambia etc.) saranno immediatamente rimpatriati o , nell’attesa della deportazione, internati nei CIE.

Le nuove disposizioni europee precisano che la resistenza all’identificazione forzata comporterà la reclusione nei CIE per la successiva espulsione.

Da mesi interi le lotte delle persone migranti stanno ostacolando l’identificazione di massa: numerosissimi episodi di resistenza collettiva, fughe, blocchi stradali e proteste nei Centri accadono ogni giorno. Tra i recenti episodi: sabato scorso 25 Luglio nella questura di Terni  15 persone hanno tentato la resistenza e la fuga, braccate dalla polizia; il 21 Luglio ad Avezzano, due magrebini hanno opposto una “resistenza attiva” alla richiesta di identificazione da parte della polizia; a Valli del Pasubio il 27 Luglio 15 eritrei sono riusciti a fuggire dal centro accoglienza dove erano stati portati poche ore prima.

Nel 2014 circa 100.000 persone sulle 170.000 sbarcate in Italia nel 2014 sono riuscite ad evitare l’identificazione e a proseguire il viaggio.

Con l’apertura di questi nuovi Lager per l’identificazione e lo smistamento, le resistenze e le fughe durante gli spostamenti saranno sempre più difficili e l’apertura di nuovi centri di detenzione sembra l’unica prospettiva dello Stato.

Pubblicato in dalle Frontiere | Contrassegnato , , , , , | Commenti disabilitati su Il CIE di Trapani Milo diventa un “hotspot” : un lager a gestione europea

Torino – Nel CIE di Corso Brunelleschi 7 persone proseguono lo sciopero della fame

Da Macerie :

E proprio mentre i consiglieri di Sel portano un carico di asciugamani dentro al Cie – ma non ci avevano garantito, costoro, che sarebbe bastata qualche mozione in Consiglio e qualche dichiarazione della Giunta comunale per fare sparire il Centro da Torino? – in corso Brunelleschi arrivano segnali di resistenza. Segnali piccoli, rispetto ai picchi di lotta che il Cie ha conosciuto spessissimo in passato, ma che danno una indicazione chiara: anche dopo gli anni della Grande distruzione, ora che lentamente le gabbie vengono riaperte e si riempiono di nuovo di gente, questa gente prigioniera spinge e scalpita nell’unica direzione sensata, quella della libertà. Come facevano i reclusi di un tempo, e come faranno quelli del futuro, perché in posti come i Ciepace non può essercene.

Da una settimana, prosegue lo sciopero della fame di sei reclusi dell’area bianca: ognuno ha la sua storia ma tutti chiedono, semplicemente, di essere liberati. Del resto, quelli che in quell’area mangiano, lamentano il cibo schifoso e i piatti a base di carne di maiale serviti ai musulmani. Un ragazzo pakistano invece, Mamoud, è in sciopero della fame e della sete da nove giorni. Due mesi fa è stato fermato per strada mentre distribuiva volantini pubblicitari, la protezione umanitaria non gliela vogliono dare, e si sta facendo l’estate dentro alle gabbie aspettando il rimpatrio o l’uscita per scadenza termini con un foglio di via in mano: quando si dice la guerra ai proletari. Ovviamente sta male, e ovviamente lo curano poco e male: una storia già sentita, la normalità del Cie.

Ascoltate la sua voce, trasmessa questa mattina sulle onde di Radio Blackout.

Pubblicato in dalle Galere | Contrassegnato , , | Commenti disabilitati su Torino – Nel CIE di Corso Brunelleschi 7 persone proseguono lo sciopero della fame

Torino – “Stagioni violente”: sul processo contro la vecchia “Assemblea antirazzista”

fazzoletto-5pFonte: Macerie

È andata come era prevedibile – e come infatti prevedevamo – l’udienza che, ieri mattina, ha segnato la fine del primo grado del processo contro la vecchia “Assemblea antirazzista”. È difficile di questi tempi, infatti, trovare a Torino giudici che abbian voglia di smentire le tesi dei Pubblici ministeri, e questi giudici non eran tra quelli in aula ieri. Sfrondata già al tempo da reati associativi, la costruzione dell’accusa è stata accolta senza batter ciglio dalla Corte, che si è limitata a limare le richieste esosissime di Padalino e compagnia.

Le richieste da cinque anni son diventate condanne da tre anni e mezzo, le richieste da tre anni, invece, un anno e nove – e così via a far proporzioni. Condanne inferiori alle richieste, ma comunque molto pesanti visto il tenore tutto sommato blandissimo degli episodi contestati. La tesi complessiva dell’accusa, fatta propria dalla Corte, è quella che ha tanto ben sintetizzato l’anonimo titolista di “Repubblica Torino” questa mattina: parlando del processo e dei fatti dai quali prende le mosse, riesce a parlare di «stagione violenta degli anarchici». Il che significa: un morto di indifferenza nel Cie; un altro ammazzato dal padrone che non lo voleva pagare; lacrimogeni sparati contro gente già tenuta in gabbia in condizioni disumane – tutte queste cose non sono violenze, son fenomeni o episodi dei quali si può al limite parlar male (giacché anche su Repubblica, negli anni successivi, si è parlato male dei Cie). È violenza invece ciò che vi si oppone fattivamente, ciò che queste violenze (che non sono altro, poi, che il manifestarsi puntuale di una violenza strutturale più vasta e profonda) cerca di impedirle: da qui gli anni di galera. Chissà che razza di titoli verrebbero fuori ai coraggiosi impiegati di “Repubblica” se dovessero parlare non degli anarchici torinesi – che alla fine han fatto ben poco e con scarsi risultati – ma, mettiamo il caso, di John Brown! Titoli sicuramente in linea con le condanne alla forca di allora. Ma lasciamo stare la razza vigliacca dei giornalisti: per il resto, l’aula era piena di pubblico, arrivato un po’ per dare un segnale d’attenzione rispetto al processo, un po’ per salutare Paolo. E Paolo era in splendida forma. E quelle lotte di allora, soprattutto, sono ancora vive.

Ascolta l’intervista realizzata da Radio Onda Rossa ad un imputato.

Pubblicato in dalle Frontiere | Contrassegnato , , | Commenti disabilitati su Torino – “Stagioni violente”: sul processo contro la vecchia “Assemblea antirazzista”

Lecce – Immigrato muore durante uno dei soliti turni estenuanti di lavoro nei campi

Riceviamo e pubblichiamo questo testo. Ricordiamo che per contributi potete scriverci ad hurriya[at]autistici.org

Un sudanese di 47 anni è morto durante uno dei soliti turni estenuanti di lavoro nei campi tra Nardò e Avetrana, in provincia di Lecce, mentre raccoglieva pomodori.
Per il momento si sa che è stata aperta un’indagine per omicidio colposo contro i titolari dell’azienda agricola e il presunto intermediario, anche lui proveniente dal Sudan. Il medico legale dovrebbe eseguire l’autopsia che servirà a stabilire se la morte dell’uomo è avvenuta per qualche patologia preesistente o per le condizioni di lavoro disumane a cui era sottoposto. Un lavoro reso ancora più faticoso e bestiale dal caldo implacabile degli ultimi giorni, in cui il termometro ha superato i 40 gradi, trasformando in un vero inferno le aride campagne della penisola salentina.
Era insieme ad altri lavoratori stagionali come lui, che ogni anno raggiungono il Salento per la raccolta di pomodori e angurie e che al termine della giornata sono costretti ad accamparsi in strutture precarie e fatiscenti, senza servizi e assistenza. Si è accasciato in uno dei campi coltivati su cui lavorava ogni giorno fino a dodici ore per un salario inferiore alle 25 euro, senza contratto e sotto il ricatto del caporale e di datori di lavoro senza scrupoli.
Purtroppo, una storia come tante, di ordinaria miseria e disperazione, di chi raggiunge l’Italia con la speranza di un futuro migliore, dovendo poi accontentarsi di lavori massacranti e sottopagati.

22 luglio 2015

Pubblicato in dalle Frontiere | Contrassegnato , | Commenti disabilitati su Lecce – Immigrato muore durante uno dei soliti turni estenuanti di lavoro nei campi

Roma – Sullo sciopero della fame nel CIE di Ponte Galeria

Fonte: RadioOndaRossa

Nella giornata di martedì 21 luglio è andata in onda una lunga corrispondenza con un recluso del CIE di Ponte Galeria a Roma che, spiegando la situazione all’interno del centro, ha parlato delle motivazioni che portavano un gruppo di 32 persone recluse ad iniziare lo sciopero della fame, raccontando anche dell’ultima rivolta di sabato 4 luglio.

In serata, per rappresaglia e per minacciare tutti, il recluso in lotta è stato trasferito nel CIE di Bari Palese. Non è la prima volta che si registrano trasferimenti puntivi dal CIE di Ponte Galeria a quello di Bari.

Lo sciopero della fame nel CIE di Ponte Galeria si è concluso subito dopo questo trasferimento forzato, tra le minacce di espulsione che le forze dell’ordine hanno fatto ai reclusi che portavano avanti la protesta.

Ascolta la corrispondenza molto approfondita a questo link.

Pubblicato in dalle Galere | Contrassegnato , , , , | Commenti disabilitati su Roma – Sullo sciopero della fame nel CIE di Ponte Galeria

Torino: le inchieste di ieri e le lotte di oggi, un appuntamento

Da Macerie

Chissà se qualcuno dei nostri lettori più affezionati ed anzianotti si ricorda ancora della retata contro gli “antirazzisti torinesi” del febbraio 2010. Già al tempo eravamo abbastanza abituati alle irruzioni all’alba nelle case dei compagni, ma queste non erano diventate ancora un affare di routine, una specie di rito repressivo a cadenza periodica come sono diventate successivamente, per cui è normale che la memoria si scolori e che le immagini dei differenti episodi repressivi si sovrappongano. Di più: presi come siamo dalle possibilità di lotta – a volte evidentissime ed appassionanti e a volte più nascoste – che ci offrono sempre le strade della città maledetta nella quale viviamo è normale che il nostro sguardo vada raramente alle aule dei tribunali. Se i redattori di questo sito e i loro compagni più stretti, insomma, i tribunali li frequentano (fin troppo) spesso, da queste colonne ci siamo trattenuti abbastanza dal raccontarvi nei dettagli di udienze, arringhe, richieste dell’accusa e cose simili. E in effetti, degli strascichi repressivi di quella vicenda di cinque anni fa sostanzialmente non ve ne abbiamo più parlato.

I fatti di allora in poche parole: tre compagni in carcere e tre agli arresti domiciliari, uno con l’obbligo di dimora, decine di indagati, una ventina di perquisizioni in giro per l’Italia, la sede di Radio Blackout messa a soqquadro dagli uomini della polizia politica torinese, il dubbio onore dei titoli dei telegiornali e delle foto segnaletiche in bella mostra sulle gazzette nazionali. Al centro delle accuse una lunghissima serie di iniziative (presidi non autorizzati, occupazioni di protesta, blitz, partecipazione a cortei, contestazioni e danneggiamenti variamente assortiti) tenute insieme da una “associazione a delinquere” finalizzata principalmente – se non abbiam interpretato male le carte questurine – a spingere alla rivolta i senza-documentirinchiusi nel Centro di corso Brunelleschi e ad ostacolare il placido funzionamento della macchina delle espulsioni. “Associazione a delinquere” nata in seno alla Assemblea antirazzista di Torino, sopravvissuta al suo scioglimento, e a detta dell’accusa ancora viva e vegeta al momento degli arresti. Arresti preventivi ordinati ad indagine ancora aperta proprio per bloccare le scorribande di questa supposta associazione e finiti (quasi) in nulla, visto che nel giro di qualche settimana i giudici del Riesame cassavano il reato associativo e lasciavano liberi i fermati. Diviso in due tronconi, da quel momento il processo per quelle iniziative è andato avanti tanto stancamente da lasciar finire in prescrizione un bel numero di capi di imputazione. Qualche mese fa sono arrivate le condanne per il primo troncone, quello che raggruppava gli episodi sui quali l’accusa non aveva la possibilità di calcare più di tanto la mano. Ora, invece, siamo arrivati alla lettura della sentenza per il secondo: da parte sua, l’accusa ha chiesto complessivamente 78 anni di carcere per 31 imputati, con richieste particolarmente elevate per alcuni di loro (da 3 anni a 5 anni e mezzo).

La sentenza verrà letta questo giovedì e, guarda caso, in aula ci saranno anche alcuni degli arrestati del 20 maggio: dopo la retata del 2010 la lotta in città contro la macchina delle espulsioni – che va dai rastrellamenti in strada ai rimpatri obbligati – è andata avanti, e in parte con le stesse facce di allora. Vi invitiamo a partecipare all’udienza: un po’ per salutare i compagni che sono ancora in prigione, un po’ per ribadire insieme che quella lotta è ancora viva e che non è affatto detto che tutte le fatiche della Questura riusciranno a fermarla.

L’appuntamento è per giovedì 23 luglio alle 12,30 nell’aula 3 del tribunale di Torino.

macerie @ Luglio 21, 2015

Pubblicato in dalle Galere | Contrassegnato , , , , | Commenti disabilitati su Torino: le inchieste di ieri e le lotte di oggi, un appuntamento

Sul presidio solidale e la situazione nel CIE di Bari Palese

AGGIORNAMENTO DEL 22/07/2015

Qui potete trovare la corrispondenza con un recluso del CIE di Bari Palese che ci racconta la situazione nel centro, dopo 3 giornate di sciopero della fame che ha visto coinvolte tutte le persone recluse. Lo sciopero della fame si è concluso per diverse ragioni, tra le motivazioni collettive però, c’era anche lo stato di salute che lo vede costretto a letto da più di 20 giorni, senza ricevere alcuna assistenza medica.

AGGIORNAMENTO DEL 21/07/2015

Nel CIE di Bari, oltre all’assenza di un direttore manca tutto il necessario per la sopravvivenza: lenzuola, medicine, saponi etc. Il personale è ridotto all’osso e sostiene di non ricevere lo stipendio. Le conseguenze per le persone recluse sono gravissime.

Lo sciopero della fame nel CIE di Bari è finito per molteplici difficoltà:
– non c’è la direzione e manca una controparte per ottenere qualcosa
– la struttura è divisa in moduli non comunicanti per isolare e impedire contatti, nessuno è riuscito ad organizzarsi oltre la propria cella
– molte persone sono malate e non ricevono cura, portare avanti una protesta come lo sciopero della fame aveva alto rischio per la salute
“La gente umile e povera che prima ci aiutava e accoglieva ora vuole spararci. Prendetevela con lo Stato e i ricchi, non con noi”

 

Riceviamo e pubblichiamo il resoconto del presidio di sabato 18 luglio davanti le mura del CIE e qualche aggiornamento sulla situazione all’interno.
Per scriverci ed inviarci contributi hurriya[at]autistici.org

bariingressoIl 18 luglio un gruppo di solidali si è recato davanti le mura del CIE di Bari Palese, uno degli ultimi 5 rimasti operativi, per un presidio.

Nel Centro sono oggi internate 60 persone che rischiano la deportazione coatta e, da 25 giorni, Rohan Lalinda ha lasciato l’incarico da direttore del lager per migranti, probabilmente per un altro incarico in Sicilia.

Attualmente la direzione del CIE è nelle mani dell’ispettore di polizia e, ogni giorno, la presenza militare fa il buono e il cattivo tempo.
Secondo i racconti delle persone recluse, nel CIE è assente qualsiasi tipo di medicinale e vengono distribuiti psicofarmaci per qualsiasi malore.

Il CIE di Bari è stato spesso raffigurato come un “esempio di integrazione”, dato che il suo ex direttore e’ stato a sua volta un detenuto di un vecchio centro di permanenza e accoglienza (cpa).
La struttura è divisa in moduli non comunicanti per isolare e impedire i contatti tra i reclusi. Non è un caso che qui vengono trasferite persone che si ribellano in altri CIE o partecipano ad altre lotte.

barimuroVerso le 17, una settantina di compagni e compagne di diverse città si è ritrovata all’ingresso del CIE e si è spostata lungo le mura altissime, nonostante la digos provasse a impedirlo. Grazie all’amplificazione e al telefono si è riusciti a comunicare con l’interno.
Si sono succeduti interventi al microfono sulle rivolte in altri CIE e sulla necessità di orientare la rabbia su chi detiene il potere e non tra oppressi.
Un gruppo consistente ha poi fatto il giro della struttura urlando cori e lanciando palline da tennis con all’interno messaggi di solidarietà e numeri di telefono necessari per comunicare costantemente con i/le solidali all’esterno. Da dentro tante urla, telefonate e complicità.

Dopo due ore il presidio si è concluso con petardi dentro le mura e fuochi d’artificio e la risposta da dentro è stata molto determinata.
In serata è giunta la notizia che è iniziato uno sciopero della fame da parte di tutti i reclusi/e.
Rilanciamo la solidarietà attiva per le persone che lottano nel CIE di Bari Palese, contro ogni gabbia e frontiera.

Pubblicato in dalle Galere | Contrassegnato , , | Commenti disabilitati su Sul presidio solidale e la situazione nel CIE di Bari Palese

Sciopero della fame nel CIE di Bari Palese

Riceviamo e pubblichiamo le motivazioni delle persone che stanno portando avanti lo sciopero della fame nel CIE di Bari Palese. Ricordiamo che per contributi potete scriverci ad hurriya[at]autistici.org

19/7/2015
C.I.E. di Bari Palese

Siamo 60 persone recluse nel CIE di Bari Palese e tra ieri sera e questa mattina abbiamo tutti iniziato lo sciopero della fame per questi motivi:

– Il cibo fa schifo
– Un ragazzo si è fatto male alla schiena e da due settimane non riesce neanche a camminare. Non lo vogliono trasferire in ospedale e non gli vengono date le medicine per curarsi.

Queste prime due sono le motivazioni più importanti dello sciopero della fame collettivo.
Eccone altre:

– Dopo anni di carcere le persone vengono subito rinchiuse nel Cie: siamo contro questa doppia carcerazione.
– Alcuni sono qui perché gli è scaduto il permesso di soggiorno, altri non l’hanno mai avuto. Basta con questa legge che ci rinchiude.
– Chi è rinchiuso qui ha delle persone care fuori. Troppe volte ci sono problemi per fare i colloqui, per incontrare fidanzate e affetti che non hanno il nostro stesso cognome e vengono bloccate all’entrata.

I 60 reclusi del Cie di Bari Palese

Pubblicato in dalle Galere | Contrassegnato , , , | Commenti disabilitati su Sciopero della fame nel CIE di Bari Palese