CIE di Torino e Bari: scioperi, saluti e liberazioni

Da Macerie

macNell’ultima settimana, nonostante il caldo torrido che lascia poche energie per agire, qualcosa si è mosso nei vari Cie sparsi per l’Italia. Della protesta romana vi avevamo già parlato, ma anche a Bari e Torino la lotta individuale di alcuni reclusi ha destato un poco gli animi di chi, dentro come fuori, vorrebbe i Centri distrutti, una volta per tutte.

Qualche giorno fa a Bari un recluso ha iniziato uno sciopero della fame per protestare contro l’aggressione di un poliziotto ai suoi danni. Non ha rinunciato solo ai pasti ma anche a dei medicinali che prendeva giornalmente. Grazie alla solidarietà espressa da fuori intorno allo sciopero, il velo di silenzio che spesso avvolge le mura dei Cie si è strappato e l’uomo è riuscito a guadagnarsi prima delle visite mediche e poi, a quanto risulta dagli ultimi aggiornamenti, anche la liberazione.

La solidarietà comunque non si è fermata e persabato 18 luglio è stato organizzato unpresidio fuori dalle mura a sostegno di tutti i reclusi nel Cie di Bari Palese.

Anche a Torino un fortunato sciopero ha permesso ad un ragazzo egiziano di conquistarsi il certificato di incompatibilità con la detenzione nella struttura cittadina. Da quasi una settimana non beveva e non mangiavadopo aver saputo che la sua richiesta di asilo era stata rigettata. Più volte è stato portato in ospedale per monitorare il suo stato di salute e, ogni volta, rifiutava di assumere liquidi o sostanze. Per questo, qualche giorno fa, il medico dell’ospedale ha dato parere negativo sulla sua permanenza in corso Brunelleschi seguito a ruota, e questo ci par strano, dal medico del Centro solitamente piuttosto restio a elargire la grazia attraverso l’ambita formula del non idoneo; in questo caso invece ha firmato e ha decretato così l’uscita del ragazzo, seppur, secondo le scartoffie amministrative, con l’invito a riconsegnarsi una volta tornato in sesto.

Saputa la notizia un gruppo di solidali è tornato sotto le mura del Cie per salutare i reclusi la cui sorte, almeno per ora, sembra essere diversa. Tuttavia dieci minuti di botti e urla per festeggiare la ritrovata libertà del ragazzo egiziano e dare forza a chi ne è ancora privato, sono sempre corroboranti e le risposte a squarciagola dall’interno ne sono la dimostrazione.

Certo è che a parte qualche sparuto momento di protesta, per lo più individuale, sembra esserci calma piatta nel Cie torinese. La difficoltà maggiore da superare, da quel che ci viene raccontato, sembra essere il controllo sempre più stringente che mina la coesione tra tutti i reclusi, fattore importante per organizzare una protesta e cercare di impedire alla polizia di individuare i partecipanti alle rivolte. Anche sul fronte delle ristrutturazioni niente sembra muoversi. Né mezzi né uomini vengono visti lavorare nel Centro anche se, e questa è cosa certa, non tutte le aree sono ancora pienamente agibili e restano infatti chiuse.

Staremo a vedere che cosa cova sotto l’afosa cappa estiva, con il ricordo che non può non andare alle estati passate scaldate dal fuoco delle rivolte che hanno messo in ginocchio, e neanche per poco, la maggior parte dei Centri italiani.

Qui sotto vi proponiamo il testo di indizione del presidio di Bari:

NELLA TUA CITTA’ C’E’ UN LAGER
ORA BASTA

SABATO 18 LUGLIO, ALLE ORE 17

PRESIDIO DAVANTI LE MURA DEL CIE DI BARI PALESE IN SOLIDARIETA’ CON LE PERSONE RECLUSE

Del CIE di Bari Palese non sappiamo molto, i contatti con le persone recluse sono principalmente legati ad alcuni trasferimenti dal CIE di Ponte Galeria o all’internamento, dopo le cariche della polizia, di chi lottava a Brescia per il permesso di soggiorno.

Negli ultimi giorni, grazie allo sciopero della fame di un recluso in seguito ad un pestaggio, i riflettori sembrano essersi accesi e le relazioni tra le persone recluse stanno cambiando: i ricatti e le promesse di libertà ai singoli, su cui la direzione del Centro ha sempre fatto leva per separare e controllare i reclusi, sembrano non trovare spazio in un momento in cui c’è più comunicazione e attenzione tra i prigionieri.
Mentre la direzione del Centro, da parte del consorzio Connecting People, capitanata da Rohan Lalinda, ha sempre preso spazio sui media come esempio di “gestione umana” di un Lager per migranti, poco si è mosso fuori dalle mura in termini di solidarietà concreta alle persone internate.
Rohan Lalinda, celebre per essere stato un ex detenuto di un Cpt, diventato poi aguzzino e carceriere grazie ai buoni rapporti con il consorzio che lo internava, ha preso spesso parola sui media per ridicolizzare e disinnescare le proteste delle persone recluse.

Secondo alcuni racconti delle persone recluse sembrerebbe che, proprio in questi giorni, un medico del CIE sia stato sospeso in seguito ad alcune dichiarazioni sui giornali e che il famoso Lalinda abbia lasciato l’incarico.

Di CIE come quello di Bari Palese ne restano solo altri 4: Ponte Galeria a Roma, Corso Brunelleschi a Torino, Trapani e Caltanissetta. Gli altri Centri di Identificazione ed Espulsione sono stati distrutti dalle proteste delle persone recluse e stanno subendo dei lavori di ristrutturazione e fortificazione, alcuni dopo il fallimento delle cooperative che li avevano in appalto.

Sostere le persone recluse dentro i CIE spetta a ognun@ di noi.
I CIE non si possono riformare.
Lottiamo insieme fino alla chiusura.

SABATO 18 LUGLIO, ALLE ORE 17
PRESIDIO DAVANTI LE MURA DEL CIE DI BARI PALESE IN SOLIDARIETA’ CON LE PERSONE RECLUSE

Non facciamo parte di partiti politici, né di associazioni. Non siamo giornalisti anzi…
siamo alcuni nemici e alcune nemiche delle frontiere

macerie @ Luglio 9, 2015

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Sabato 18 luglio – Presidio al CIE di Bari Palese in solidarietà con le persone recluse

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato che indice un presidio solidale al Cie di Bari Palese. Per scriverci hurriya[at]autistici.org

NELLA TUA CITTA’ C’E’ UN LAGER
ORA BASTA

SABATO 18 LUGLIO, ALLE ORE 17

PRESIDIO DAVANTI LE MURA DEL CIE DI BARI PALESE IN SOLIDARIETA’ CON LE PERSONE RECLUSE

bari_webDel CIE di Bari Palese non sappiamo molto, i contatti con le persone recluse sono principalmente legati ad alcuni trasferimenti dal CIE di Ponte Galeria o all’internamento, dopo le cariche della polizia, di chi lottava a Brescia per il permesso di soggiorno.

Negli ultimi giorni, grazie allo sciopero della fame di un recluso in seguito ad un pestaggio, i riflettori sembrano essersi accesi e le relazioni tra le persone recluse stanno cambiando: i ricatti e le promesse di libertà ai singoli, su cui la direzione del Centro ha sempre fatto leva per separare e controllare i reclusi, sembrano non trovare spazio in un momento in cui c’è più comunicazione e attenzione tra i prigionieri.

Mentre la direzione del Centro, da parte del consorzio Connecting People, capitanata da Rohan Lalinda, ha sempre preso spazio sui media come esempio di “gestione umana” di un Lager per migranti, poco si è mosso fuori dalle mura in termini di solidarietà concreta alle persone internate.
Rohan Lalinda, celebre per essere stato un ex detenuto di un Cpt, diventato poi aguzzino e carceriere grazie ai buoni rapporti con il consorzio che lo internava, ha preso spesso parola sui media per ridicolizzare e disinnescare le proteste delle persone recluse.

Secondo alcuni racconti delle persone recluse sembrerebbe che, proprio in questi giorni, un medico del CIE sia stato sospeso in seguito ad alcune dichiarazioni sui giornali e che il famoso Lalinda abbia lasciato l’incarico.

Di CIE come quello di Bari Palese ne restano solo altri 4: Ponte Galeria a Roma, Corso Brunelleschi a Torino, Trapani e Caltanissetta. Gli altri Centri di Identificazione ed Espulsione sono stati distrutti dalle proteste delle persone recluse e stanno subendo dei lavori di ristrutturazione e fortificazione, alcuni dopo il fallimento delle cooperative che li avevano in appalto.

Sostere le persone recluse dentro i CIE spetta a ognun@ di noi.
I CIE non si possono riformare.
Lottiamo insieme fino alla chiusura.

SABATO 18 LUGLIO, ALLE ORE 17
PRESIDIO DAVANTI LE MURA DEL CIE DI BARI PALESE IN SOLIDARIETA’ CON LE PERSONE RECLUSE

Non facciamo parte di partiti politici, né di associazioni. Non siamo giornalisti anzi…
siamo alcuni nemici e alcune nemiche delle frontiere

COME ARRIVARE AL CIE DI BARI PALESE

DA BARI – BUS n. 53 (chiedere di viale europa altezza palazzo della finanza)
– dalla stazione di Bari – extramurale Capruzzi: Procedi in direzione ovest da Via Giuseppe Capruzzi verso Via Gaetano Devitofrancesco. Prosegui su Via Michele Cifarelli. Prosegui su Strada San Giorgio Martire. Alla rotonda, prendi l’uscita 1a e rimani su Strada San Giorgio Martire. Svolta leggermente a destra in Strada Glomerelli. Svolta a destra in Via Bruno Buozzi/SS96. Svolta a sinistra in Viale Europa. Prosegui su Variante alla Strada Provinciale per l’Aeroporto. Prosegui su SP73/Viale Europa (seguire indicazionei per comando guardia di finanza). Prosegui dritto per rimanere su SP73/Viale Europa. Svolta a destra in Viale Europa. Prosegui per Viale Europa per 1,8 km. Svolta a destra nella strada chiusa che costeggia il palazzo della finanza.
DA FUORI BARI – SS. 16 – uscita aereoporto di palese, costeggiale l’aereoporto militare. Alla rotonda (accanto al benzinaio) proseguite diritto e sarete obbligati a girare a sinistra. Alla vostra sinistra si erge la scuola dei finanzieri. Costeggiate la struttura fino ad una strada che svolta a sinistra, sempre circondando la struttura. Lo vedete il carcere in fondo? Siete arrivati.

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Bolzano/Verona – Iniziativa contro i treni dell’apartheid

Condividiamo e diffondiamo da informa-azione:

Bolzano 24 Aprile: i migranti forzano i controlli

24 Aprile: i migranti forzano i controlli

Sabato mattina, 4 luglio, una ventina di compagni bolzanini e trentini sono entrati nella stazione di Bolzano. Dopo aver aperto uno striscione nell’atrio, hanno distribuito volantini davanti alla biglietteria OBB (eurocity Verona-Monaco) e nel resto della stazione. La società OBB da mesi si sta rendendo complice dei controlli e dei respingimenti ai danni dei profughi che vogliono passare il Brennero per andare nell’Europa del Nord. Impreparati e vistosamente infastiditi gli agenti della Digos, della Polfer e i carabinieri presenti in stazione. Il volantinaggio (italiano-tedesco-inglese) è durato quasi un’ora, per concludersi in una piazza della città.
La stessa iniziativa si è svolta anche a Verona nel pomeriggio. Anche a Innsbruck e a Monaco ci sono nemici delle frontiere che si stanno muovendo.
Un inizio.
Segue il volantino distribuito (solo il testo in italiano):

OBB: IL TRENO DELL’APARTHEID

Da novembre 2014, sul treno eurocity Verona-Monaco della società OBB le truppe trilaterali di polizia (tedesche, austriache e italiane) controllano che a bordo non vi siano profughi. Donne e uomini in fuga dalla miseria e dalla guerra vengono fatti scendere a Bolzano, al Brennero, a Innsbruck. Sui binari poliziotti e carabinieri effettuano controlli al viso: chi ha la pelle scura non può salire. Tutto questo nell’indifferenza di chi, bianco e con i documenti in regola, può viaggiare senza problemi.
Se ti piace goderti un treno riservato ai bianchi, compra un biglietto della società OBB. Vi potrai respirare un inconfondibile profumo: quello del collaborazionismo. Potrai viaggiare, allo stesso prezzo, indietro nel tempo: all’epoca in cui i treni erano riservati agli “ariani”. 
All’irreparabile si arriva in modo banale. Basta abituarsi all’ingiustizia quotidiana.

Viaggiatori, lavoratori delle ferrovie: non collaboriamo all’apartheid!

Articoli precedenti sulla situazione a Bolzano e sul confine con l’Austria:

Bolzano, un gruppo di donne siriane resiste alle “pattuglie trilaterali”

Germania, Austria e Italia lanciano “controlli trilaterali” per affrontare il crescente numero di rifugiati

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Roma – Continuano le proteste nel CIE di Ponte Galeria

Riceviamo e pubblichiamo alcuni aggiornamenti. Ricordiamo che per contributi potete scriverci ad hurriya[at]autistici.org

Come già scritto, in seguito alla protesta avvenuta nella notte del 4 luglio, un ragazzo era rimasto ustionato scivolando su un materasso in fiamme. Dopo aver ricevuto le prime cure è stato riportato all’interno del CIE, con la promessa di essere rilasciato. I giorni successivi, domenica e lunedì, il ragazzo è stato lasciato al CIE in pessime condizioni, col corpo ancora ustionato e senza le cure necessarie.
Stando ai racconti, questa mattina sarebbe stato accompagnato in ospedale e poi riportato ancora una volta nel CIE, con la promessa di un definitivo rilascio date le condizioni di salute.
Ora il ragazzo non si trova più al CIE e i suoi compagni dicono che probabilmente è stato portato di nuovo in ospedale. Non sappiamo se accompagnato dalla polizia o da solo, e soprattutto non sappiamo con certezza se sia davvero in ospedale per ricevere le cure di cui necessita.

Nel frattempo, sempre oggi in tarda mattinata, c’è stata un’altra forte protesta che è ancora in corso. Un ragazzo che sarebbe dovuto uscire oggi, dopo un mese di detenzione, ha ricevuto una proroga del trattenimento. Al momento il ragazzo si trova sul tetto, si è tagliato il corpo e con una corda minaccia di suicidarsi. Una reazione estrema all’insostenibilità della vita dentro il CIE e al trattamento infame che le persone recluse ricevono ogni giorno.

In mattinata un gruppo di persone è andato davanti ai cancelli di Ponte Galeria per esprimere la solidarietà e condividere la rabbia dei detenuti e le detenute in lotta.

Seguiranno se necessario aggiornamenti sulla protesta in corso.

Contro ogni gabbia, complici e solidali con chi si ribella
Nemiche e nemici delle frontiere

Aggiornamento delle 18.20 – Il recluso è sceso dal tetto e sembra si arrivato il suo avvocato. Dentro la situazione è più calma.

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Roma – Rivolta nella notte al CIE di Ponte Galeria

cie3

AGGIORNAMENTO DEL 6 Luglio

A differenza di quanto riportato da alcuni quotidiani mainstream il ragazzo rimasto ustionato dopo la protesta è stato dimesso e riportato a Ponte Galeria: si trova quindi ancora nel CIE e sta male. Non vogliono portarlo in ospedale; dicono che lo faranno domani. Chiamiamo l’ambulanza e il centralino del CIE per provare a muovere le acque più velocemente. Il numero del Centralino è: 0665854224 & 066500263

Riceviamo e pubblichiamo il resoconto del presidio solidale avvenuto ieri pomeriggio davanti le mura del CIE alle porte di Roma e riguardo le proteste collettive di questa notte, scaturite dalle mancate cure nei confronti di un detenuto malato e in sciopero della fame da due giorni.

Ieri, 4 luglio, un gruppo di circa 70 solidali è andato fuori le mura del CIE di Ponte Galeria per sostenere le persone recluse con un presidio durato circa due ore e mezza.
A via Portuense i/le solidali hanno potuto comunicare con le persone recluse nella sezione maschile: tante sono state le voci che si sono alternate per salutare i reclusi, raccontare cosa succede in altri CIE e alle frontiere europee, e per esprimere con grida e cori la solidarietà.

cie2Nonostante la presenza massiccia di forze dell’ordine, appostate anche sul tetto con gli aguzzini di Gepsa, la risposta da dentro è stata subito forte e coraggiosa: grida, battiture e tanta rabbia.

Il presidio si è poi spostato davanti la sezione femminile dove, anche lì, al casino che i solidali hanno fatto all’esterno, da subito la risposta è stata rumorosa e le grida di libertà si sono unite nonostante le mura e le gabbie.

Nella notte, tra le 2 e le 3 e mezza, si è svolta una forte protesta in una parte della sezione maschile del CIE di Ponte Galeria. La causa scatenante è stata l’ennesimo rifiuto di curare un ragazzo che è stato male durante la notte. Il detenuto era in sciopero della fame da due giorni, in protesta contro l’infinita attesa di una risposta per la sua richiesta di asilo politico.

cie1In seguito al malore, stando ai racconti, il ragazzo è svenuto e si trovava in condizioni pericolose anche perché diabetico, i compagni di cella hanno iniziato a gridare alle guardie di acconsentire a farlo uscire per ricevere cure in infermeria. Solo dopo mezz’ora il detenuto è stato portato in infermeria, mentre la rabbia montava. Durante questi momenti, un altro ragazzo che chiedeva informazioni sul compagno in infermeria è stato colpito a freddo da un poliziotto. Dopo questa ennesima provocazione è iniziata una protesta. Protesta che nel giro di poco tempo è diventata forte e molto determinata. Sono stati accesi dei materassi e divelti dei pezzi di muro per difendersi dall’attacco delle guardie che nel frattempo si erano schierate in tenuta antisommossa. A quanto pare la polizia presente al momento non è entrata nelle celle né a contatto diretto con i rivoltosi, “limitandosi” ad usare l’idrante per spegnere il fuoco, e per tenere a distanza i ragazzi, che nel frattempo rispondevano con un lancio dei pezzi di muro procurati in precedenza. Durante le fasi più concitate della protesta, un ragazzo è caduto vicino ad un materasso bruciato, provocandosi un’ustione sul corpo. Preoccupati per le condizioni del ragazzo ustionato la protesta si è momentaneamente calmata. In molti hanno chiamato il 118 per far curare il ragazzo ustionato. Le guardie, come al solito, non hanno fatto niente, fregandosene di ciò che accadeva e provocando coloro che gridavano per un aiuto. La cosa non ci stupisce, ma è sempre bene rimarcare e far sapere quanto l’atteggiamento delle forze dell’ordine presenti a Ponte Galeria esasperi una situazione già di per sé intollerabile. Solo dopo 40 lunghi minuti è arrivata la prima ambulanza, che ha provveduto alle cure minime per un’ustione di primo grado.

cie4Al momento due celle sono state chiuse perché inutilizzabili in seguito alla protesta, e i reclusi sono stati stipati in altre celle. Il ragazzo che è rimasto ustionato invece si trova in condizioni pessime, ancora all’interno del CIE.

Per il momento queste sono le informazioni che abbiamo, arriveranno aggiornamenti nelle prossime ore e in caso di ripercussioni contro i reclusi.

Solo grazie ai presidi solidali e alle relazioni che si rafforzano tra dentro e fuori, possiamo sapere ciò che accade dentro le mura del CIE, tra lotte e repressione.

Fuoco ai CIE, solidarietà con chi si ribella.

Alcuni nemici e alcune nemiche delle espulsioni.

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Comunicato del presidio “No borders” a Ventimiglia

Riceviamo e pubblichiamo. C’è la concreta minaccia di uno sgombero imminente, dimostrare la solidarietà è possibile ovunque.

Sabato 20 Giugno migliaia di noi si sono ritrovati a Ventimiglia per sostenere la lotta dei migranti bloccati sugli scogli tra Italia e Francia.

A due settimane di distanza, che cosa è cambiato?

I riflettori mediatici si sono spenti, la nostra presenza è andata scemando, ma per i ragazzi che proseguono la loro protesta non è cambiato niente, se non il livello di esasperazione. Alcuni si sono spostati al centro, sempre più militarizzato, gestito dalla Croce Rossa vicino alla stazione di Ventimiglia, altri continuano nottetempo a tentare la sorte attraversando la frontiera, risalendo a piedi i binari. Nella maggior parte dei casi vengono ripescati in Francia e ri accompagnati illegalmente al confine dove, dopo un buffo teatrino di rimpallo tra le polizie frontaliere, vengono internati o rilasciati senza soldi né biglietti di viaggio. Non è piu possibile che un fenomeno come questo, di lungo corso, venga gestito in modo sistematicamente improvvisato ed emergenziale.
Al momento si profila concreta la possibilità di uno sgombero teso a ridurre al silenzio l’ennesima protesta.
Finche esisteranno dei confini ci saranno dei migranti pronti a sfidarli. In questa lotta per la dignità il Presidio “No borders” ha supportato le istanze politiche di chi indietro non torna. Sgomberare il Presidio non cancellerà il problema, semmai lo allontanerà e per breve tempo da questi scogli. Ma i recinti esistono per essere sfondati e, presto o tardi, la loro determinazone vincerà qualsiasi tentativo di blocco.
Ci rivolgiamo quindi a tutte le realtà affinchè supportino la loro lotta che, giorno dopo giorno, diventa sempre più anche la nostra lotta. Infatti, giorno dopo giorno, migranti e solidali diventano sempre più una cosa sola. Raggiungeteci, qui al confine, a presidiare la determinazione di chi non si ferma all’alt delle autorità. Attivatevi nei vostri territori perchè l’attenzione non scemi e perchè questa lotta politica non venga sgomberata e frammentata solo per renderla meno visbile.
Da qui non ce ne andiamo, indietro non torniamo!

Presidio “No Borders” Ventimiglia

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Lettera dal CIE di Bari: inizia uno sciopero della fame di un recluso

Riceviamo e pubblichiamo un aggiornamento ricevuto oggi 7/7/2015
Con grande gioia veniamo a sapere che il recluso in lotta nel CIE di Bari Palese è stato appena rilasciato dalle mura del lager. Contenti e contente di poterlo riabbracciare presto, continuiamo a lottare.

Riceviamo e pubblichiamo una lettera dal CIE di Bari Palese:

“Oggi, il 28-6-2015

il sottoscritto inizia uno sciopero della fame e delle mie medicinali dopo essere stato aggredito da un poliziotto in servizio nel centro ieri sera circa le 11 di sera . Dalla stessa guardia ricevevo schiaffi e un pugno all’altezza del petto dove ho lo sterno già in deficit , pugno che mi causò dolori per tutta la notte ed anche ora, intervenuto il 118 per due volte per l’assistenza medica. Continuo lo sciopero finchè l’autorità che mi trattiene nel CIE di Bari non mi dia delle spiegazioni e che faccia anche . Tutto successe davanti le telecamere a circuito chiuso (CCTV) ed era presente l’infermiera Anna e l’operatore Nunzio.”

bari
Riceviamo e pubblichiamo alcuni aggiornamenti riguardo il recluso in sciopero della fame nel CIE di Bari Palese: Continua a leggere

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Erika e Marco ai domiciliari. Toshi e Paolo ancora in carcere

Ripreso da Macerie

Un po’ prima di quanto ci si aspettasse è arrivata la risposta del Gip all’istanza di scarcerazione presentata dagli avvocati per Erika, Paolo, Toshi e Marco, ancora in carcere dopo l’esito negativo del Riesame. Se Erika ha dovuto prolungare la sua permanenza nelle patrie galere per un pretesto dovuto a un difetto di forma, e quindi la sua scarcerazione era nell’aria, è arrivata la notizia che oggi, non solo per lei ma anche per Marco è stata convertita la misura custodiale. Entrambi usciranno in giornata per andare agli arresti domiciliari, ovviamente con tutte le restrizioni come già è stato per Luigi.  Non ci si poteva di certo aspettare di più; di questi tempi in cui anche un’inchiesta piccola piccola come questa diventa occasione di togliere di mezzo per un po’ alcuni inguaribili rompiscatole, sarebbe stato piuttosto ingenuo pensare che potessero tornare in tempi brevi a piede libero. Non ci stupisce quindi che per Paolo e Toshi ancora non si aprano le porte del carcere.

Per scrivere loro, vi ricordiamo gli indirizzi:

Paolo Milan – c/o C.C. Via Sforzesca, 49 – 28100 Novara
Toshiyuki Hosokawa – c/o C.C. Viale dei Tigli, 14 – 13900 Biella

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Torino: Sabato 20 Giugno presidio al CIE

Da Macerie

presidio-giugnomacerie @ Giugno 17, 2015

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Erika, Marco, Paolo e Toshi trasferiti

In seguito alla decisione del Tribunale del Riesame di tenere Paolo, Erika, Toshi e Marco in carcere, è stato disposto il trasferimento dei compagni dal carcere delle Vallette.

Ecco anche i nuovi indirizzi per scrivere a Erika, Marco, Paolo e Toshi:

Erika Carretto – c/o C.C. Via del Rollone, 19 – 13100 Vercelli
Marco Pisano – c/o C.C. Corso Vercelli, 165 – 10015 Ivrea (TO)
Paolo Milan – c/o C.C. Via Sforzesca, 49 – 28100 Novara
Toshiyuki Hosokawa – c/o C.C. Viale dei Tigli, 14 – 13900 Biella

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