Sul presidio solidale e la situazione nel CIE di Bari Palese

AGGIORNAMENTO DEL 22/07/2015

Qui potete trovare la corrispondenza con un recluso del CIE di Bari Palese che ci racconta la situazione nel centro, dopo 3 giornate di sciopero della fame che ha visto coinvolte tutte le persone recluse. Lo sciopero della fame si è concluso per diverse ragioni, tra le motivazioni collettive però, c’era anche lo stato di salute che lo vede costretto a letto da più di 20 giorni, senza ricevere alcuna assistenza medica.

AGGIORNAMENTO DEL 21/07/2015

Nel CIE di Bari, oltre all’assenza di un direttore manca tutto il necessario per la sopravvivenza: lenzuola, medicine, saponi etc. Il personale è ridotto all’osso e sostiene di non ricevere lo stipendio. Le conseguenze per le persone recluse sono gravissime.

Lo sciopero della fame nel CIE di Bari è finito per molteplici difficoltà:
– non c’è la direzione e manca una controparte per ottenere qualcosa
– la struttura è divisa in moduli non comunicanti per isolare e impedire contatti, nessuno è riuscito ad organizzarsi oltre la propria cella
– molte persone sono malate e non ricevono cura, portare avanti una protesta come lo sciopero della fame aveva alto rischio per la salute
“La gente umile e povera che prima ci aiutava e accoglieva ora vuole spararci. Prendetevela con lo Stato e i ricchi, non con noi”

 

Riceviamo e pubblichiamo il resoconto del presidio di sabato 18 luglio davanti le mura del CIE e qualche aggiornamento sulla situazione all’interno.
Per scriverci ed inviarci contributi hurriya[at]autistici.org

bariingressoIl 18 luglio un gruppo di solidali si è recato davanti le mura del CIE di Bari Palese, uno degli ultimi 5 rimasti operativi, per un presidio.

Nel Centro sono oggi internate 60 persone che rischiano la deportazione coatta e, da 25 giorni, Rohan Lalinda ha lasciato l’incarico da direttore del lager per migranti, probabilmente per un altro incarico in Sicilia.

Attualmente la direzione del CIE è nelle mani dell’ispettore di polizia e, ogni giorno, la presenza militare fa il buono e il cattivo tempo.
Secondo i racconti delle persone recluse, nel CIE è assente qualsiasi tipo di medicinale e vengono distribuiti psicofarmaci per qualsiasi malore.

Il CIE di Bari è stato spesso raffigurato come un “esempio di integrazione”, dato che il suo ex direttore e’ stato a sua volta un detenuto di un vecchio centro di permanenza e accoglienza (cpa).
La struttura è divisa in moduli non comunicanti per isolare e impedire i contatti tra i reclusi. Non è un caso che qui vengono trasferite persone che si ribellano in altri CIE o partecipano ad altre lotte.

barimuroVerso le 17, una settantina di compagni e compagne di diverse città si è ritrovata all’ingresso del CIE e si è spostata lungo le mura altissime, nonostante la digos provasse a impedirlo. Grazie all’amplificazione e al telefono si è riusciti a comunicare con l’interno.
Si sono succeduti interventi al microfono sulle rivolte in altri CIE e sulla necessità di orientare la rabbia su chi detiene il potere e non tra oppressi.
Un gruppo consistente ha poi fatto il giro della struttura urlando cori e lanciando palline da tennis con all’interno messaggi di solidarietà e numeri di telefono necessari per comunicare costantemente con i/le solidali all’esterno. Da dentro tante urla, telefonate e complicità.

Dopo due ore il presidio si è concluso con petardi dentro le mura e fuochi d’artificio e la risposta da dentro è stata molto determinata.
In serata è giunta la notizia che è iniziato uno sciopero della fame da parte di tutti i reclusi/e.
Rilanciamo la solidarietà attiva per le persone che lottano nel CIE di Bari Palese, contro ogni gabbia e frontiera.

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