Melbourne. Attacco alla società di sorveglianza G4S

La mattina di venerdì 28 febbraio la sede della società di sorveglianza G4S è stata presa di mira da un gruppo di solidali indignati dai recenti accadimenti nel centro di detenzione per migranti nell’isola di Manus in Papua Nuova Guinea (per un resoconto leggi qui). G4S è la società che si occupa della “sicurezza” sull’isola di Manus; i suoi profitti criminali provengono a livello mondiale dai settori della sicurezza, dalle carceri, dalla sorveglianza e dalla logisitica e vanno fermati.I solidali hanno usato la vernice per imbrattare i locali di questi aguzzini e hanno vergato con la vernice la scritta “G4S Assassini”.Solidarietà a tutte le persone detenute che lottano per la libertà.

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Fonte anarchistnews dot org

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[Torino] Incendiate cinque camere dell’isolamento e due aree del Cie

fonte: Macerie

ciefuocoBelle notizie, questa sera, dal Cie di corso Brunelleschi. Poco prima delle dieci i prigionieri sono riusciti ad appiccare degli incendi in cinque camere dell’isolamento e in tutti gli stanzoni dell’area gialla, contemporaneamente. Non sappiamo ancora quali sono i danni esatti alle strutture, ma la polizia è stata obbligata a sgomberare l’isolamento e a tenere i reclusi dell’area gialla in cortile. Poco dopo l’inizio degli incendi, di fronte al Centro si è radunato un grosso presidio: una settantina di persone per venti minuti di slogan e battiture e i reclusi hanno pensato bene di portarsi avanti ancora un po’ con il lavoro, appiccando incendi anche nelle camere dell’area bianca. Anche in questo caso la polizia, che è fortemente sottonumero e che in questi giorni non riesce neanche a star dietro all’ordinaria amministrazione nella vita del Centro, si è limitata a lasciar la gente nel cortile senza provare, per ora, alcuna mossa repressiva. Adesso come adesso dentro il Cie di Torino rimane intonsa esclusivamente l’area verde: tutte le altre sono mezze chiuse o pesantemente danneggiate. Alla faccia di chi pensava che per liberarsi sempre di più dei Cie si dovesse aspettare Bubbico, la Kyenge o qualunque altro prestigiatore in giacca e cravatta di un Ministero o di un Consiglio comunale qualsiasi.

Audio con il racconto della serata.

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[Tacoma – Washington] 750 detenuti in sciopero della fame contro le deportazioni

usa2Protestando per le condizioni di prigionia, per ottenere una retribuzione dai lavori svolti nel centro e per mettere fine alle deportazioni, 750 detenuti nel “Northwest Detention Center” sono in sciopero della fame da venerdì 7 marzo.

Il venerdì, nel centro gestito dalla compagnia privata GEO Group, è il giorno in cui le autorità separano i detenuti, isolando chi riceverà una deportazione imminente, da qui la scelta d’iniziare una protesta compatta proprio in quel giorno.

Nel centro di detenzione sono attualmente rinchiusi 1300 migranti in attesa di identificazione ed espulsione e, secondo gli attivisti che si sono radunati all’esterno per sostenere la protesta, i dati forniti riguardo il numero di scioperanti è più basso rispetto l’adesione reale. Tra le accuse rivolte alla direzione c’è lo sfruttamento dei detenuti, pagati un solo dollaro al giorno per lavori di pulizie e cucina all’interno della struttura.

Mobilitazioni analoghe sono in corso nei centri di detenzione di Arizona , Illinois , California e Virginia per fermare le deportazioni mentre la campagna “Not One More Deportation” organizza giornate di protesta coordinate in tutto il paese.

fonti [123]

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Nuovo accordo di riammissione per la Fortezza Europa: dopo Marocco e Tunisia, è la volta della Turchia

Sarà molto più facile per le polizie di frontiera eseguire respingimenti sommarii e espulsioni collettive verso i paesi di transito. In questi giorni infatti il parlamento Europeo ha espresso un voto positivo sull’accordo di riammissione con la Turchia: d’ora in avanti i migranti entrati senza documenti nell’unione europea attraversando la frontiera con la Turchia saranno riaccettati da questo paese se espulsi dall’Europa. Inoltre saranno rafforzati i controlli della frontiera da parte turca. Fonte Osservatorio Balcani Caucaso

Grazie a questi accordi si rafforza ulteriormente il dispositivo di “sicurezza” della Fortezza Europa che, non dimentichiamo, ha già portato alla costruzione dell’infame “muro” di oltre 12 km al confine tra Grecia e Turchia, pagato sì dai greci ma assolutamente mai messo in discussione dall’UE.  (leggi qui)

Inoltre – dopo gli accordi di riammissione del 2011 con i quali la Tunisia si impegnava a rafforzare i controlli sulle partenze e ad accettare il rimpatrio diretto per i nuovi arrivi in Italia (leggi qui) – durante la sua visita di ieri 4 marzo Matteo Renzi ha ribadito cosa intende il governo italiano quando parla di “solidarietà mediterranea”: pattugliamenti congiunti per facilitare i respingimenti collettivi, lasciando il lavoro sporco ai tunisini che per farlo utilizzano le motovedette regalate dal nostro paese (leggi qui). Fonte diritti e frontiere

Ricordiamo che gli accordi di riammissione hanno come diretta conseguenza “l’industrializzazione” delle espulsioni perché facilitano i rinvii e permettono di esercitare solo a posteriori un controllo circa la violazione dei diritti umani dei migranti: molto spesso, come è noto, vengono rinviati potenziali richiedenti asilo, mentre altre persone vengono respinte in paesi che neppire sono quelli di provenienza.

Alla luce di tutto questo non ci stupisce che, anche grazie all’intervento del console, si stiano veloccizando i tempi per le deportazioni dal lager di Ponte Galeria alla Tunisia.

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Nuovi assalti di migranti alle frontiere di Ceuta e Melilla: in 18 riescono ad entrare

AGGIORNAMENTO DEL 4 marzo

Stamattina all’alba un nuovo assalto da parte dei migranti alla frontiera di Ceuta. Secondo quanto riportato dall’agenzia AnsaMed più di 1000 migranti di origine sub sahariana avrebbero provato ad entrare nell’enclave spagnola di Ceuta. Divisi in 4 gruppi, hanno tentato di scavalcare le barriere di protezione in un’azione coordinata. La gran parte dei migranti sarebbe stata respinta dalle forze di sicurezza marocchine.

Fonte AnsaMed

15 migranti, tra cui una ragazza minorenne, sono riusciti ad entrare oggi a Melilla mentre altri 3 sono riusciti a passare la frontiera di Ceuta.

Secondo quanto riportato in una nota della polizia locale, nelle prime ore di questa mattina un gommone con 15 migranti a bordo e’ riuscito a entrare nel porto di Melilla; i migranti avrebbero subito iniziato a correre nel tentativo di dileguarsi, ma sono stati fermati. Nel frattempo a Ceuta (a circa 400 km di distanza) altri tre migranti di origine marocchina sono riusciti a passare sotto il filo spinato attraverso un tubo.

Domenica la polizia aveva fermato un ragazzo di 19 anni proveniente dal Mali nascosto all’interno di una valigia portata da un uomo attraverso il confine tra Melilla e la città di frontiera marocchina di Beni Ansar. La difficoltà dell’uomo nel sollevare la valigia ha insospettito gli Sherlock Holmes di frontiera.

fonte AFP

Melilla

Melilla

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Un morto e 9 feriti durante gli scontri con il personale di sicurezza in un centro di detenzione per migranti Saudita

Riyadh, Arabia Saudita.
Secondo quanto riportata dal portavoce della polizia un detenuto, di origine Yemenita, è morto nella calca durante la rivolta in un centro di detenzione per lavoratori migranti (in attesa di espulsione) e nove sono rimasti feriti.

Le cause delle rivolta non sono state comunicate ma è facile intuire le motivazioni considerando che nella prigione di Jeddah si trovano, in condizioni disumane, dai 6 ai 10 mila detenuti di origine yemenita arrivati in Arabia Saudita per lavorare con stipendi da fame; oggi quesi posti di lavoro nelle intenzioni della monarchia servono per i “cittadini del regno” e dopo un lungo periodo di inattività (e dopo 7 mesi in cui era possibile regolarizzare la propria posizione o lasciare volontariamente il paese) a novembre sono ripartite le espulsioni: i dati forniti dal governo parlano di 250.000 persone deportate fino ad oggi.

Fonte AP

Campagna saudita per espellere i migranti senza documenti

Campagna saudita per espellere i migranti senza documenti

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Roma – 6 marzo – Presentazione del libro “Cie e complicità delle organizzazioni umanitarie”

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fonte Cagne Sciolte

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Cie di Ponte Galeria: il medico e le iniezioni forzate di psicofarmaci

pgDue giorni fa un recluso del Centro d’identificazione ed espulsione di Ponte Galeria, davanti ad insulti e privazioni da parte del personale in servizio, ha scelto di rispondere verbalmente ai soprusi.
Polizia e carabinieri si sono quindi scatenati con un pestaggio in piena regola, così come raccontano gli altri reclusi presenti.

Il ragazzo è stato successivamente condotto in una cella separata dalle altre, in una sezione del lager lontana sia da quella maschile che da quella femminile.

Ciò che è avvenuto in questi due giorni d’isolamento è lontano dalla sua memoria; gli altri reclusi raccontano che dopo un’iniezione di psicofarmaci non ricorda nulla e lo descrivono come una persona ad oggi distrutta.
Sembra anche ricorrente la minaccia di iniezioni di psicofarmaci in occasione dei momenti di rabbia dei ragazzi rinchiusi nel campo d’internamento etnico alle porte di Roma.

Impossibile non ricordare un precedente episodio avvenuto nel maggio del 2013, quando un recluso, in seguito ad una puntura del medico in servizio, aveva iniziato a gonfiarsi, ad avere difficoltà respiratorie ed essere privo di ogni forza tanto da non riuscire ad alzarsi dal letto per giorni.
Questo episodio venne alla luce solo grazie ad una protesta messa in campo dai reclusi della sezione maschile che culminò con uno sciopero della fame compatto.
Dopo qualche giorno i media di regime celebrarono con la direzione del centro, affidata alla cooperativa Auxilium, le scuse da parte del medico in servizio nei confronti del ragazzo che ancora versava in pessime condizioni. Per mettere a tacere tutto, la direzione dichiarò anche un cambio di guardia del suddetto.

Le pratiche d’oppressione non sono cambiate, frutto di una lunga tradizione o degli stessi aguzzini in servizio.

Di seguito pubblichiamo il comunicato dei reclusi di Ponte Galeria, che nel maggio del 2013 denunciavano il trattamento che il medico aveva destinato al ragazzo: Continua a leggere

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Alba Adriatica – Croce Rossa complice dei lager

fonte: f(r)eccia

cri-5I giornali locali riportano la notizia che la presentazione ad Alba Adriatica del calendario 2014 della Croce Rossa è stata rovinata nella notte da ignoti. Infatti, dopo le molte scritte comparse nei giorni scorsi sui muri della città contro le forze dell’ordine ed in solidarietà con gli anarchici colpiti dalla repressione, la scorsa notte tre mezzi della Croce Rossa (un’ambulanza e due furgoni) sono stati imbrattati con le scritte: COMPLICI DEI LAGER, FUOCO AI C.I.E., SOLIDALI CON ANDREA, SABBO E GABRIELE

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2 reclusi fuggono dal centro di detenzione amministrativa di Perpignan

Apprendiamo dalla stampa francese che lunedì 24 febbraio, 2 persone recluse nel centro di detenzione amministrativa di Perpignan (nel sud della Francia) sono riuscite a scappare aiutate da complici all’esterno. Ai fuggitivi tutta la nostra solidarietà!

Fonte L’indipendent

ps ci lasciano del tutto indifferenti le speculazioni che fa il giornalista sul presunto passato sospetto del fuggiasco di nazionalità cilena

Centre de retention de Perpignan

Centre de retention de Perpignan

 

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