Melilla, nuovo assalto alla frontiera. Entrano a centinaia

Melilla, nuovo assalto alla frontiera

Melilla, nuovo assalto alla frontiera

AGGIORNAMENTO delle 18:00 In realtà sarebbero almeno 500 i migranti che sono riusciti ad entrare a Melilla questa mattina. Alemno 28 sono i migranti rimasti contusi durante l’assalto. Si tratta di uno dei gruppi più numerosi degli ultimi anni segno inequvocabile che muri, recinzioni e lamette non li fermeranno. Fonte LeMonde

Stamattina verso le 8 più di 250 migranti sono entrati a Melilla  (nella zona tra Mariguari e Rio Nano) dopo un nuovo assalto di massa – a cui hanno partecipato circa 400 persone – alla recinzione che separa la città autonoma del Marocco.

Dopo essere entrati i migranti si  sono diretti verso il centro di permanenza temporanea per immigrati (CETI) tra canzoni, giubilo e abbracci con connazionali.

Si tratta del secondo assalto portato a marzo alla frontiera uno dei più fruttuosi in termini di accessi nell’enclave spagnola; la situazione nel CETI è esplosiva in quanto sono rinchiuse oltre 1400 persone a fronte di una capienza di 480 posti.

Fonti 12

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Trapani – protesta di massa nel Cie e aggiornamenti dal Cara

fonte: Macerie

Da questa mattina, i prigionieri del Cie di Trapani hanno dato vita ad una grossa protesta: in massa, hanno scavalcato il primo cancello che li tiene prigionieri e si rifiutano di rientrarvi fino a che non otterranno di parlare con il Direttore del Centro. Protestano perché da circa una settimana il Centro è in smobilitazione – come sapete deve chiudere per essere ristrutturato -, i richiedenti asilo sono stati trasferiti in un Cara, e loro sono rimasti chiusi dentro in una situazione di semi-abbandono: i gestori sono scomparsi e mancano i detersivi, il sapone, la carta igienica, manca la corrente nelle camerate e anche il cibo arriva in maniera irregolare. Ora sono lì, circondati dalla polizia e dai soldati, ma non si muovono; da parte sua, il Direttore è scappato.

Qui l’audio in italiano e arabo con il racconto.

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Torino. I Cie si chiudono col fuoco. Una settimana di rivolta in Corso Brunelleschi

Fuoco ai Cie

Fuoco ai Cie

AGGIORNAMENTO delle ore 14:00 Secondo l’ANSA per gli incendi dello scorso week end nel Cie di Torino sarebbero state arrestate 7 persone (tra cui il ragazzo prelevato dall’isolamento sabato sera). I reclusi rimasti al Cie di corso Brunelleschi dovrebbero essere meno di una quarantina: le donne nell’area verde,  gli uomini in quel che resta del centro: una stanza dell’area blu, la mensa dell’area viola, e qualche cella di isolamento.

Negli ultimi giorni il lager di Corso Brunelleschi è salito numerose volte agli onori della cronaca grazie alla perseveranza dei reclusi che hanno più volte appiccato il fuoco all’interno delle celle, danneggiando pesantemente quel che rimane del Cie di Torino.

A causa delle pessime condizioni del centro, dopo gli incendi di domenica 9 marzo, a partire da lunedì e fino a giovedì  si calcola siano stati rilasciati dai 10 ai 15 reclusi. Questo fatto ha aumentato il morale e la determinazione di coloro che rimanevano all’interno del centro; sabato pomeriggio durante il presidio contro i Cie, sotto la sede regionale degli aguzzini della CRI, giunge la notizia che il Cie è di nuovo in fiamme: 2 stanze dell’isolamento sono state bruciate. La sera un gruppo di solidali si porta sotto al Cie per un saluto fatto con petardi e slogan; i reclusi fanno sapere che un ragazzo è stato prelevato e forse arrestato: ad oggi non ci sono informazioni precise.

Di seguito alcune foto dal presidio di sabato

Torino 15 marzo, presidio NoCie, CRI = aguzzini

Torino 15 marzo, presidio NoCie, CRI = aguzzini

presidio_torino_3 presidio_torino_15

Nel primo pomeriggio di domenica 16 i reclusi dell’area rossa danno alle fiamme l’ultima camera rimasta agibile. I reclusi dell’isolamento (8 divisi in 3 stanze) hanno cominciato nel frattempo a inveire contro i crocerossini e a spaccare suppellettili, perché da troppo tempo non vengono fatti uscire all’aria aperta.

Nella serata di domenica è invece l’ultima camera agibile dell’area viola ad essere incendiata. La notte per i reclusi passerà così con i prigionieri dell’area rossa messi a dormire su materassi in cortile e quelli dell’area viola invece nella camera, danneggiata, della mensa ma senza materassi.

Ancora una volta i migranti reclusi nel lager di stato dimostrano quale sia la via per chiudere defintivitamente i Cie: incendiarli.

Solidarietà agli immigrati in lotta, dei Cie solo macerie.

Fonte Macerie 1234

Qui trovate la diretta di stamattina su RBO con Beppe che ripercorre gli avvenimenti che hanno interessato il Cie di Torino nell’ultima settima.

Qui trovate invece un interessante intervento su RBO di Davide Cadeddu autore del libro “Cie e complicità delle organizzazioni umanitarie” che parla dell’appalto per la gestione del Cie di Torino attualmente in mano alla CRI.

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Grazie ai danneggiamenti di domenica una decina di reclusi escono dal Cie di Torino

Fuoco ai cie

Fuoco ai cie

Dopo gli incendi di domenica scorsa che hanno coinvolto l’area gialla, l’area bianca e le camere di isolamento del lager di Corso Brunelleschi a Torino, lasciando di fatto operativa la sola area verde, tra lunedì e giovedì sono stati rilasciati 10 prigionieri.

Una conferma che i Cie si chiudono col fuoco.

Fonte Macerie in cui troverete anche l’intervista di radioblackout a Davide Cadeddu autore del libro Cie e complicità delle organizzazioni umanitarie

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Il business delle multinazionali del controllo sulla detenzione dei/delle migranti

Pubblichiamo la traduzione integrale di un articolo riguardo il business della detenzione dei/delle migranti in Uk ed Australia perchè in grado di descrivere la situazione nei centri gestiti da multinazionali del controllo.
Consigliamo la lettura per immaginare una delle prospettive possibili che il governo italiano potrà intraprendere per la gestione privata dei centri di detenzione per richiedenti asilo e migranti senza documenti in regola.
Non è una novità che la multinazionale francese Gepsa, già impegnata nella gestione delle carceri nel proprio stato, si sia candidata per un’eventuale gestione del Cie di via Corelli a Milano (per ora chiuso temporaneamente per restauro), così come in passato ha già avuto tra le mani il bottino rappresentato dal Cara di Castelnuovo di Porto, vicino Roma.

Pensiamo che la privatizzazione dei centri di detenzione rappresenti un’ulteriore cappa, capace di rendere totalmente invisibile l’oppressione quotidiana, così come avviene tramite l’operato dell’agezia Frontex, riguardo il controllo e la militarizzazione delle frontiere esterne a tutta la Fortezza Europa.
Altro aspetto importante è sicuramente l’esternalizzazione, oltre i confini degli stati interessati, della costruzione di lager per migranti. In questo senso Israele e l’Europa stanno battendo una strada illuminata dal modello australiano.
A gestione pubblica o privata, vicino o lontano da casa nostra, i campi d’internamento per migranti restano la punta dell’iceberg di un sistema di ricatto e sfruttamento che vogliamo abbattere.
Solidali con i/le detenuti/e, complici dei/delle ribelli, vi auguriamo una buona lettura.

ManusLa rivolta nel centro di detenzione per richiedenti asilo a largo dell’Australia, nell’isola di Manus in Papa Nuova Guinea, lo scorso mese, finito con un morto e più di 70 feriti, ha evidenziato numerosi aspetti del controllo della migrazione da parte delle compagnie di sicurezza private.

Con l’introduzione di più stretti controlli al confine da parte degli Stati mondiali e l’allargamento dell’utilizzo della detenzione di immigrati gli Stati sempre di più hanno affidato a compagnie multinazionali la gestione di una serie di funzioni che prima erano considerate di responsabilità di governi. Le critiche riguardo l’uso di queste compagnie per dirigere i centri di detenzione, le guardie di frontiera e l’accompagnamento durante le deportazioni forzate argomentano che è diventato estremamente difficile tirare le somme quando le cose peggiorano com’è successo la notte del 17 febbraio al centro di Manus Island.

Ci sono versioni contrastanti riguardo quanto accaduto quella notte. Mentre alcune indagini sono ancora in corso, i detenuti hanno dichiarato che durante la sommossa, gli addetti della G4S, compagnia che gestisce la struttura, li hanno picchiati ripetutamente con armi improvvisate come sassi e sbarre di ferro.
Altre fonti si sono lamentate della polizia locale e di alcuni soggetti estrerni per le ferite alla testa che hanno ucciso il ventitreenne iraniano richiedente asilo Reza Berati.

G4SThomas Gammeltoft-Hansen, ricercatore al Danish Istitute for Human Rights, che ha scritto a lungo riguardo quella che lui chiama “l’industria della migrazione” sottolinea che se le violazioni a Manus Island sono avvenute sotto lo sguardo dei lavoratori dell’immigrazione australiani “ci potrebbe facilmente essere una responsabilità legale”.

“Il fatto che la struttura di Manus Island è situata fuori confine ed ha un poco trasparente accordo con il governo della Papa Nuova Guinea significa che la valutazione legale è molto più complicata”.

L’incremento della privatizzazione Continua a leggere

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Rintracciati e arrestati nel lazio 2 dei reclusi considerati responsabili delle rivolte al Cie di Gradisca

Fuoco ai Cie, Solidarietà ai ribelli del Cie

Fuoco ai Cie, Solidarietà ai ribelli del Cie

Qualche giorno fa sono state rintracciate nel Lazio e arrestate 2 persone nell’ambito dell’indagine sulle rivolte che hanno interessato il Cie di Gradisca nella seconda metà del 2013. Gli arresti si aggiungono ai 2 già effettuati ad ottobre per le stesse ragioni.

Il Cie di Gradisca lo ricordiamo è stato chiuso a novembre 2013 proprio grazie alla determinazione e alla lotta dei reclusi nel centro che hanno dato origine a numerose rivolte represse anche grazie all’uso di lacrimogeni all’interno della struttura. Durante una di quelle rivolte un recluso era caduto dal tetto ed è tutt’ora in coma.

Il lager di Gradisca è stato descritto dai reclusi e da chi lo ha potuto visitare come uno dei peggiori in Italia: detenzione discrezionale, condizioni igieniche indecenti, abuso di un potere esercitato tramite manganelli e lacrimogeni, somministrazione sistematica di psicofarmaci, violazioni dei diritti umani e la norma ad hoc che prevedeva l’impossibilità per i reclusi di avere con sè i telefoni cellulari.

Non solo nessuno è stato ritenuto responsabile di quanto è accaduto per anni all’interno del lager, ma continua l’opera di criminalizzazione e repressione nei confronti di quanti hanno alzato la testa e contribuendo a far cessare questo schifo. Le “vittime” che si sono ribellate sono oggi trattate come colpevoli, come se si potesse incolpare qualcuno di ribellarsi di fronte a trattamenti disumani per aver rotto qualche vetro ed essere salite su un tetto.

Ancora una volta esprimiamo la nostra solidarietà a coloro che lottano dentro i Cie per inceppare, sabotare e distruggere questi lager moderni. Dei Cie solo macerie!

Fonte Meltingpot

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Ancona. Maurice deportato in Nigeria

Maurice Amaribe, foto di Casa de Nialtri

Maurice Amaribe, foto di Casa de Nialtri

Maurice Amaribe, un compagno di origini nigeriane che si era battuto fin dai primi giorni dell’occupazione Casa de Nialtri ad Ancona (sgomberata ad inizio febbraio), è stato deportato nel suo paese di origine.

Maurice era stato prelevato la mattina del 6 marzo e da quel momento non si avevano sue notizie. Secondo quanto appurato dalla delegazione di Casa de Nialtri presso la questura di Ancona è stato rimpatriato il giorno successivo.

Nel comunicato diffuso (qui) Maurice viene descritto così:
Sempre gentile, rispettoso nei confronti di tutti, felice di dare quotidianamente il suo contributo ad un’esperienza che lo aveva da subito coinvolto. Maurice era da alcuni anni ad Ancona. Gli era stato riconosciuto lo status di rifugiato politico. Ma i documenti gli erano scaduti e non ha fatto in tempo a rinnovarli

Nello stesso comunicato si ribadiscono anche le responsabilità della giunta e (aggiungiamo) del sindaco (PD) Mancinelli che all’inizio di febbraio avevano sgomberato, mandando un piccolo esercito di sbirri, l’ex scuola in cui era sorta l’occupazione abitativa Casa de Nialtri.

Continua la barbara pratica della deportazione degli immigrati nei loro paesi d’origine per la sola accusa di non avere documenti, pratica che sempre più spesso riguarda i migranti che lottano e si espongono in prima persona.

Non va infine dimenticato che ad Ancona, secondo l’unione inquilini, ci sono 1300 richieste di assegnazione di case popolari a fronte di 100 posti disponibili e 110 sfratti ogni anno e la scuola sgomberata più di un mese fa è ancora vuota (in attesa che partano i lavori urgenti), ma le persone che si autorganizzano continuano ad essere avversate e criminalizzate.

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Guidonia – proteste in strada contro il diniego dello status da rifugiati

Dalle dichiarazioni del governo locale, che condanna le proteste avvenute nella giornata di ieri chiedendo un intervento repressivo da parte della prefettura, veniamo a sapere quanto accaduto nelle strade di Guidonia in seguito al rigetto delle domande d’asilo per 30 migranti africani.

Riportiamo quindi uno stralcio di un giornale online che si occupa di cronaca locale:

Protesta via Colleferro rifugiati politici-2Status di rifugiati politici negato: proteste e cassonetti in fiamme a Guidonia
La protesta da parte di una trentina di ospiti del centro d’accoglienza istituito al Fabio Hotel di via Colleferro. Non si escludono nuove proteste nei prossimi giorni
Scene di rivolta a Guidonia dove una trentina di cittadini nigeriani ospiti presso il Centro d’accoglienza istituito in un hotel hanno messo a ferro e fuoco via Colleferro per oltre due ore. La protesta è scoppiata poco dopo le 14,30 di ieri 10 marzo, dopo il diniego da parte della Questura nei confronti di 30 cittadini della Nigeria per lo status di rifugiati politici.
CASSONETTI IN FIAMME – Ascoltato il diniego gli ospiti del centro d’accoglienza, istituito presso il Fabio Hotel, non hanno perso tempo, ed una volta tornati a Guidonia hanno ‘acceso’ la protesta. Presi i cassonetti in plastica posti di fronte alla struttura ricettiva di via Colleferro, li hanno posizionati al centro della strada e poi li hanno dati alle fiamme.
DUE ORE DI PROTESTA – Allertate le forze dell’ordine sul posto sono giunti gli agenti della Polizia Municipale, quelli del Commissariato di Tivoli e i carabinieri della Tenenza di Guidonia, coordinati dal tenente Salvatore Ferraro. Chiusa la strada, la rivolta si è protratta per circa due ore con il fumo acre dei cassonetti ad invadere via Colleferro, nel frattempo chiusa al transito veicolare in entrambe le direzioni.
[…]
NUOVE PROTESTE – Le proteste si potrebbero ripetere nei prossimi giorni. Gli ospiti del Fabio Hotel, con la gestione in questo caso dell’Associazione Domus Caritatis, sono in totale 74, molti dei quali dovranno ottenere nei prossimi giorni risposta rispetto alla richiesta di status di rifugiati politici, e non si esclude, in caso di nuovo diniego nei confronti di alcuni, che possa scoppiare una nuova protesta.”

Da parte nostra esprimiamo massima solidarietà ai ribelli, rimanendo attenti alle prossime giornate di lotta.

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Torino. Sabato 15 marzo, ore 16 presidio di fronte alla sede regionale della CRI

Presidio Croce Rossa.pmdApprendiamo da Macerie che dopo la rivolta di domenica in cui incendi hanno seriamente danneggiato il moderno lager torinese rendendo di fatto agibile una sola area, i reclusi hanno passato la notte all’addiaccio e il giorno dopo sono stati stipati nei pochi spazi ancora agibili del centro. Questi spostamenti sono serviti anche per interrogare i reclusi e procedere con atti di intimidazione.

Nonostante il fatto che il centro sia quasi completamente danneggiato e impossibilitato a funzionare la prefettura nei prossimi giorni deciderà a chi affidarne la geztione nei prossimi 3 anni. Anche questa volta la CRI si candiderà per questo ruolo infame ed è per questo che sabato 15 marzo alle 16 si terrà un presidio di fronte alla sede regionale della Croce Rossa in via Bologna 171 all’angolo con via Moncrivello.

Parteciapate numerosi, per dire basta lager, dei Cie solo macerie

Qui sotto il video di qualche anno fa che illustra tramite le testimonianze dei reclusi il ruolo della Croce Rossa nella gestione dei lager per migranti e immigrati.

Ascolta la presentazione di questa giornata di lotta sulle frequenze di Radio Blackout

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Melilla: nella notte nuovo assalto con pietre e bastoni alla frontiera

Stanotte circa 150 migranti hanno assaltato con pietre e bastoni la forntiera dell’enclave spagnola di Melilla in Marocco. Una ventina di migranti è risuciata a superare le barriere di 6 metri che circondano la frontiera, ma sono stati subito fermati dalla Guardia Civile e identificati. Sono poi stati accompagnati nel centro di dentenzione temporaneo in attesa dell’espulsione.

A Ceuta e Melilla gli assalti alle frontiere si susseguono ormai quotidianiamente: dopo i tentativi della scorsa settimana anche domenica, all’alba, un gruppo di circa 200 migranti aveva infatti provato ad entrare in territorio spagnolo.

Melilla, migranti nel centro di detenzione permanente

Melilla, migranti nel centro di detenzione permanente

Fonte AnsaMed

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