Papua Nuova Guinea: disordini e fuga dei richiedenti asilo dal centro di detenzione per migranti a Manus

Papua Nuova Guinea - Centro detenzione Manus

Papua Nuova Guinea – Centro detenzione Manus

Circa 35 richiedenti asilo sono scappati ieri dal centro di detenzione a Manus, ma sono stati rapidamente ripresi dalla polizia privata a guardia del centro. Nove sono stati arrestati e 26 sono stati sottoposti a cure mediche.

La fuga e i disordini dentro il campo – i recinti interni sono stati abbattuti, i pannelli di vetro di sicurezza sono stati rotti, i letti a castello sono stati fatti a pezzi ed usati come bastoni, secondo un avvocato che assiste i richiedenti asilo sarebbero state bruciate alcune tende –  sono avvenuti in seguito alla comunicazione del fatto che i richiedenti asilo avranno come unica opzione di reinsediamento Papua Nuova Guinea e non saranno contemplati paesi terzi.

Manus Island in Papua Nuova Guinea ospita un centro di detenzione con 1.300 richiedenti asilo; i reclusi vengono portati qui quando vengono scoperti nel tentativo di enttrare senza documenti in Australia. Molti di coloro che cercano di raggiungere l’Australia fuggono da zone di guerra e dai conflitti in Afghanistan, Darfur, Pakistan, Somalia e Siria. Le condizioni del campo sono state oggetto di dure critiche sia da parte delle agenzie delle Nazioni Unite sia da gruppi per la difesa dei diritti umani.

“Se non si vuole essere rinchiusi in un centro di detenzione per immigrati, non bisogna venire illegalmente in Australia”, ha detto il primo ministro australinao Tony Abbott.

Qui le fonti in inglese

 

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Vincennes: rivolta nel centro di detenzione amministrativa per migranti

Nella notte di Giovedì 13 febbraio è scoppiata una rivolta  nel centro di detenzione amministrativa (CRA) di Vincennes nel tentativo di impedire l’espulsione di un detenuto di origini algerine.

Una trentina di reclusi dopo essersi barricati si sono scontrati con i poliziotti, danneggiando la struttura. La risposta da parte dei poliziotti (23 equipaggi più la BAC) è stata molto violenta: cinque persone sono rimaste ferite.

In seguito a questo episodio 2 reclusi, ritenuti essere i capi della rivolta, sono stati messi in stato di fermo.

Solidarietà a chi lotta dentro i centri di detenzione. Fuoco a tutte le galere!

Qui una rassegna stampa in francese sulla rivolta.

Vicennnes, fuoco al CRA (2008)

 

 

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Ceuta. Confermato l’uso di proiettili di gomma contro i migranti in mare

Subito dopo la morte dei migranti che cercavano di approdare via mare a Ceuta abbiamo assistito sulla stampa spagnola e internazionale al solito rimbalzo di dichiarazioni, targate Guardia Civile, che escludevano l’uso di proiettili di gomma verso i migranti; queste dichiarazioni erano in netto contrasto con le prime testimonianze dei supersititi. In un secondo momento è stato poi confermato l’uso di proiettili di gomma (e di gas lacrimogeni) nei confronti del gruppo di migranti che aveva preso d’assalto la recinzione terrestre, escludendo sempre l’utilizzo di queste armi nei confronti dei migranti in mare.

Poi come spesso accade è venuto fuori un video fatto con un telefonino dal quale risulta chiaro che la Guardia Civile spara ai migranti in acqua che cercano di approdare sulle coste dell’enclave spagnola.

Il ministro dell’interno spagnolo di fronte alla commisione parlamentare che indaga sull’incidente sostiene che è stata usata la forza “stretta necessaria”, che la risposta è stata “proporzionata all’offesa” in quanto i migranti (disarmati e in acqua) avrebbero avuto un “atteggiamento bellicoso” e che i proiettili sono stati sparati a scopo “dissuasivo” a 25 mt dalle persone.

Dichiarazioni allucinanti di fronte a 15 persone, disarmate, morte mentre cervano di attraversare la frontiera per garantirsi un futuro migliore; ma il capo della Guardia Civile Arsenio Fernández de Mesa è riuscito a fare di meglio descrivendo come “impeccabile” l’operato dei suoi uomini.

p.s. E’ di oggi la notizia che la Spagna avrebbe chiuso il valico di frontiera tra la sua enclave del Nord Africa di Melilla e il Marocco dopo che le autorità marocchine avevano avvertito che circa 80 persone di nazionalità siriana, tra cui uomini, donne e bambini, stavano tentando di attraversare il confine, dando il tempo alle forze marocchine di disperdere il gruppo.

Ceuta - Le frontiere uccidono

 

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Ponte Galeria: rimpatriati 2 dei reclusi che si cucirono la bocca per protesta

Stamattina sono stati rimpatriati due dei ragazzi provenienti dal nordafrica che, nei giorni scorsi, si erano resi protagonisti assieme ad altri reclusi della protesta definita delle ‘bocche cucite’ nel Cie di Ponte Galeria a Roma.

Secondo l’ufficio del Garante dei detenuti del Lazio, è probabile che presto anche gli altri reclusi che avevano partecipato alla protesta vengano rimpatriati.

Va ricordato che questi ragazzi sono quelli sbarcati a Lampedusa sulla barca approdata sulle coste italiano dopo il tragico naufragio del 3 ottobre. Al Cie li chiamano “i ragazzi del mare” perchè non hanno mai visto l’Italia se non dalle gabbie.

Erano stati trasferiti da lampedusa e imprigionati nel Cie romano pur non avendo commesso alcun tipo di reato, in seguito all’intervento del deputato del pd Khalid Chaouki; sono stati espulsi dopo aver ricevuto promesse e rassicurazioni in quanto considerati indesiderati sul suolo italiano.

Difficile non vedere dietro questa deportazione forzata un tentativo di fiaccare le lotte – portate avanti dai reclusi – che proseguono nei 5 Cie rimasti in attività (di cui 2 saranno chiusi a breve per lavori).

Al momento in cui scriviamo questo resoconto tutto il reparto maschile è in sciopero della fame per risposta alle deportazioni.

Ricordiamo che domani pomeriggio alle 15 è previsto un presidio davanti al Cie di Ponte Galeria per chiederne la chiusura.

CIE Ponte Galeria

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Melbourne. Trovato morto un recluso nel centro di detenzione per immigrati di Maribyrnong

Secondo la ricostruzione della stampa l’uomo è stato trovato privo di sensi dal personale del centro di detenzione di Maribyrnog ed è morto poco dopo. Era stato rinchiuso nel centro a gennaio in quanto era scaduto il suo permesso di soggiorno. fonte The Guardian

Marybirnog Detention Center

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12 febbraio. Fuga dal campo d’internamento per migranti di Elmas, bloccato l’aeroporto a Cagliari

Ieri sera in seguito alla fuga di alcuni reclusi nel campo d’internamento per migranti (Centro di prima accoglienza), l’aeroporto di Cagliari-Elmas (situato accanto alle piste dello scalo cagliaritano) è rimasto chiuso per un’ora e mezza.

9 persone  si sono allontanate dal centro di accoglienza: 2 sono state bloccate quasi subito e altri 3 sono stati ripresi successivamente mentre 4 fuggitivi hanno fatto perdere le loro tracce.

Ai fuggitivi che si sono conquistati la libertà un augurio di buon viaggio.

ps come fa notare Fulvio Vassallo Paleologo, nonostante i pennivendoli di regime parlino di “caccia all’uomo” i reclusi si trovavano in un centro di detenzione informale (CPSA) e vengono “cacciati” anche se non hanno commesso alcun reato e senza che alcun giudice abbia convalidato lo stato di detenzione che risulta quindi illegale http://dirittiefrontiere.blogspot.it/2014/02/fuga-dal-cpsa-di-cagliari-elmas-nessun.html

 

CPA Elmas

CPA Elmas

 

 

 

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Mineo – Accoglienza a mano armata

milSuccede che se un dispositivo di controllo funziona, lo ritroviamo ovunque quando non viene osteggiato.

Succede che se una popolazione colpita da una grave calamità naturale viene infantilizzata per specularci sopra, nell’invisibilità potrebbe avvenire ovunque.

Succede che se centinaia di militari vengono impiegati su territorio per controllare una popolazione costretta a vivere in “campi per terremotati”, quando delle persone sono costrette in “campi d’internamento etnici” quei militari arrivano anche lì.

Succede che questi plotoni di militari li ritroviamo nei nostri territori a garantire la “sicurezza” davanti a proclamati “stati d’emergenza”; gli stessi militari che vengono addestrati per torturare, stuprare e schiacciare popolazioni in giro per il mondo, quando la guerra è interna, accade ovviamente che rivolgano le stesse brutalità contro i/le “compatriot*”.

Siamo a Mineo, in provincia di Catania, e lo Stato, davanti l’incontenibile rabbia delle persone migranti richiedenti asilo intrappolate in un limbo giuridico e destinate al campo d’internamento chiamato Cara, schiera le sue forze militari dell’operazione “Strade Sicure”, la stessa inaugurata da La Russa per contenere la popolazione de L’Aquila post terremoto.

“Cinquanta unità dell’esercito a presidio del territorio di Mineo […] La misura era stata disposta alla fine di dicembre, nel momento di maggiore emergenza, ed è diventata operativa negli scorsi giorni. I militari sono già giunti nel centro menenino e il loro primo impiego è avvenuto nel corso delle proteste dello scorso giovedì. «Alcuni dei migranti volevano uscire in strada, ma glielo hanno impedito»” Continua a leggere

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Spagna. Presidi contro il razzismo di stato e in solidarietà con i migranti di Ceuta

Espagna, 12 febrero. Estás son (por el momento) las convocatorias contra las políticas migratorias del Gobierno e contra racismo d’estado. Ningún persona es ilegal; ningún asesinato sin respuesta
#LasFronterasMatan via @lupitaduncan

nocie spagna

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Stasera alle 20 in Puerta del Sol (Madrid) presidio in solidarietà con i migranti di Ceuta

12 de Febrero: 20hr Puerta del Sol concentración homenaje a las 15 personas asesinadas en #Ceuta #LasFronterasMatan

Presidio NoCie

Presidio NoCie

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Il Viminale trucca i numeri sullo stato attuale dei Centri di identificazione ed espulsione

fonte: Macerie

lampedusa_incendioA oltre due mesi dall’ultimo bilancio sullo stato dei Centri di Identificazione ed Espulsione, i funzionari del Viminale hanno di nuovo messo mano alle calcolatrici. Nel corso di un’audizione di fronte alla Commissione migrazione dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, il viceministro degli Interni Filippo Bubbico ha diffuso i suoi dati: cinque Centri aperti su undici, oltre ottocento posti disponibili al momento. Confrontandoli con i dati diffusi due mesi e mezzo fa, sembrerebbe che lo stato di salute della macchina delle espulsioni sia in lento miglioramento: i posti disponibili sono aumentati, nonostante nel frattempo un Centro (quello di Milano) sia stato chiuso dopo una lunga serie di incendi appiccati dai reclusi. Nessun cronista tra quelli che hanno riportato e commentato la notizia ha dimostrato perplessità, neanche sul fatto che il numero totale dei Centri sia sceso inspiegabilmente da tredici a undici. Ma si sa, i giornalisti sono diligenti ed ossequiosi e non si fanno quasi mai domande scomode. Chiunque volesse interessarsi veramente dell’argomento potrebbe fare un rapido giro di telefonate – ai reclusi dei vari Centri ancora aperti o alle Prefetture, a seconda dei canali di informazione che preferisce – e scoprirebbe che la situazione non è quella descritta da Bubbico. Come abbiamo scritto pochi giorni fa, al momento i posti disponibili sono più o meno cinquecento, e con l’annunciata chiusura del Centro di Trapani Milo e di quello di Bari Palese verranno praticamente dimezzati. Continua a leggere

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