Berna – Un’occupazione per l’autodeterminazione invece dell’isolamento e del controllo

Traduzione da Renversé 

Berna, occupazione di un futuro centro federale per i migranti

“Vogliamo creare un luogo di autogoverno nell’ex ospedale di Ziegler dove le persone che sono migrate qui possano organizzarsi e autogestirsi, senza il controllo dei privati o dello Stato”

b3Nella notte di Venerdì 12/12/15 è stata occupato l’ex Ospedale Ziegler di Berna. Si tratta di un atto di resistenza contro il centro di detenzione federale proposto per i migranti, il cui allestimento è in programma per il 2016 in questo edificio.

Traduzione di una lettera distribuita nella zona

Abbiamo occupato ieri, 2015/11/12, un edificio dell’ex Ospedale Ziegler a Berna! Come abitanti della zona, probabilmente sarete a conoscenza del fatto che un nuovo centro federale per i richiedenti asilo verrà installato qui. Non accettiamo un progetto del genere, non perchè consideriamo l’arrivo di persone migranti come un problema, ma perché rifiutiamo il modo in cui vengono trattati.

Ci rifiutiamo di considerare queste persone come un problema o come una massa minacciosa, come vengono spesso dipinti dai media o dai politici. Noi non vogliamo partecipare al dibattito sul modo migliore per gestire i migranti. Sono degli esseri umani che sanno organizzarsi molto bene da soli, quando non viene loro impedito. Uno spazio per vivere è disponibile in molti luoghi. La politica migratoria non è orientata alle esigenze delle persone ma piuttosto agli interessi dello Stato e dell’economia. Poichè violare queste leggi ingiuste comporta conseguenze molto gravi per gli immigrati, noi occupiamo questo edificio come gesto di solidarietà. Questo posto potrebbe diventare una casa auto-organizzata per le persone che emigrarono nella zona.

b2Immaginate di essere messi in un luogo dove è proibito muoversi liberamente, dove vi vengono tolti tutti i vostri effetti personali. Tutto vi sarebbe imposto: quando poter essere visitati da un medico, quando e cosa mangiare, con chi condividere la stanza, quando andare a dormire. E sareste sorvegliati costantemente, potendo uscire solo durante il giorno e in momenti specifici. Sempre con l’obbligo di chiedere il permesso. Senza avere la possibilità legale di garantirvi da voi stessi la sussistenza, potendo contare solo sui pochi euro che vi vengono concessi giornalmente, o provando a guadagnare qualcosa in un modo che è sempre considerato illegale. Aggiungendo a tutto questo la costante minaccia di essere espulsi in un paese in cui non si vuole vivere e dove potreste trovarvi in pericolo.

Nei centri federali sono allestite strutture simili a prigioni. Gli abitanti dei centri sono privi di qualsiasi forma di libertà e di autodeterminazione. Essi sono tenuti a rispettare le norme specifiche del centro, per le quali non esiste alcuna base giuridica. L’applicazione di queste norme si basa sulla minaccia che quelli di voi che non li seguono alla lettera non avranno alcuna possibilità di ricevere un permesso di soggiorno. Chi malgrado tutto si oppone è classificato come recalcitrante e imprigionato ed espulso, se possibile.

be1Lo sviluppo di questi centri rende ancora più efficace la divisione dei migranti in diverse categorie, e il poterli controllare ed espellere più facilmente. “Fare il più possibile a partire dal meno possibile”, concentrando tutti in centri più grandi. Ecco la strategia perseguita non solo dalla Svizzera, ma da tutti i paesi detti “d’accoglienza”. Per i richiedenti asilo la centralizzazione significa più controlli e regolamentazione nella vita quotidiana e ancor più isolamento all’esterno del centro. Ogni fase della procedura di asilo si svolgerà nei centri federali, dal primo interrogatorio dei reclusi fino alla decisione della corte e alla probabile espulsione. I richiedenti asilo vedranno le loro domande analizzate il più rapidamente possibile in una procedura accelerata per poterli espellere il più presto possibile.

Nel 60% dei casi, la domanda di asilo riceve una risposta negativa entro 140 giorni. I migranti passano in questo modo nel centro federale tutto il periodo della procedura di asilo. Malgrado i confini siano sempre più chiusi e controllati con mezzi militari e la maggior parte delle persone riescite comunque a raggiungere l’Europa venga rimandata indietro, non è nell’interesse degli Stati porre fine totalmente all’immigrazione. L’obiettivo è piuttosto quello di fornire all’economia il numero necessario di onesti lavoratori, per continuare a farla girare. Alcuni sono “utili” perché altamente qualificati, altri perché si trovano in una situazione precaria a sufficienza per accettare i lavori peggiori. Quando la domanda di lavoro precario è soddisfatta, rimane l ‘”altro”, il “superfluo”, l’ “indesiderabile”. Al fine di adattare il numero di richieste d’asilo accolte alla domanda del mercato, sono emanate nuove leggi e inventate nuove categorie come quelle dei “migranti economici”, “senza documenti”, “con permesso provvisorio” e “respinti”, in opposizione ai “veri rifugiati”.

b4La politica dei centri e dell’esclusione non è una novità, i centri federali rappresenta soltanto un nuovo rafforzamento di queste politiche. A questo punto, è importante sottolineare che non vogliamo preservare il nostro vecchio sistema di centri di asilo, né rivendicare una più piacevole forma di gestione. Il problema per noi non è di sapere come lo Stato debba procedere con i migranti, perché non li vediamo come un problema da risolvere. Il problema è piuttosto lo stato stesso e le sue leggi che permettono ad alcuni di sfruttare il mondo intero, mentre altri e altre non sono nemmeno autorizzat* a muoversi dove desiderano.

Siamo solidali con tutte le persone e gruppi che vogliono combattere e attraversare le frontiere. Non esistono cattive motivazioni per lasciare il proprio paese di nascita. Fermiamo le deportazioni e sosteniamo la creazione di luoghi dove le persone che sono alla ricerca di una casa possano vivere in maniera auto-organizzata.

Lottiamo per un mondo senza sfruttamento e senza stati, frontiere, campi e prigioni. Il cambiamento dipende da noi!

 

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