Barcellona – I/le manteros ancora in lotta contro l’ipocrisia e la repressione del “Comune accogliente”

Per il 2 agosto è stata organizzata una manifestazione contro la costante repressione nei confronti di chi lavora nelle strade di Barcellona.

Di seguito un comunicato riguardo l’ultima retata di massa avvenuta il 29 luglio.

fonte: Tras la manta

Comunicato: rifugiatx, benvenutx nella “città sicura”

Di fronte all’operazione di polizia contro la vendita ambulante che ha avuto luogo ieri (29 luglio), nella quale sono stati impiegati, secondo i dati ufficiali, 100 agenti della Guardia Urbana di Barcellona (GUB), 150 Mossos de escuadra e altrettanti agenti dell’autorità portuale, noi di Tras la Manta non possiamo rimanere zitte.

Abbiamo assistito già con allarme alle dichiarazioni della sindaca Ada Colau nelle quali esplicitamente alludeva a “misure securitarie per porre fine al Top Manta” (e cioè al lavoro ambulante non riconosciuto). Non ci facciamo prendere in giro, nella scorsa legislatura sono state adottate molte misure securitarie che si accompagnavano al ritornello “soluzione sociale per un problema sociale”. In molte occasioni questa soluzione sociale ha significato schierare la polizia di fronte alle nostre compagne più vulnerabilizzate. Il comune alla fine ha ceduto alle pressioni mediatiche e al suo accordo con il partito socialista catalano al quale ha ceduto l’assessorato alla sicurezza e già parla sfrontatamente di problemi di sicurezza, alimentando così la campagna di criminalizzazione portata avanti dai media e dalla destra. Il nuovo assessore e vicesindaco, Batlle, tra le sue tante perle, parla di “rimpatri assistiti” per intendere le deportazioni involontarie di minori e adolescenti migranti, completamente al di fuori di qualsiasi trattato internazionale di protezione dell’infanzia e ovviamente in violazione dei diritti umani.

Percepire come un problema per la sicurezza quelle persone che cercano di sopravvivere vendendo cose in strada, oltre a essere crudele, significa avere un’idea contorta di ciò che significa sicurezza. Che sicurezza viene offerta all’incolumità degli/delle ambulanti se viene lanciata una campagna di criminalizzazione contro di loro? Abbiamo tuttx visto cosa ha comportato in alcuni luoghi la campagna contro i minori e i/le giovani migranti. Smettetela di segnalare le persone.
Il dispiego eccessivo di operazioni di polizia sembra mirato principalmente a richiamare l’attenzione della popolazione e a dare un’immagine attiva del comune, più che essere una misura effettiva. Se la situazione di violazione dei diritti prosegue, la sopravvivenza continuerà a rimanere necessaria. Dall’altro lato, sgomberare i venditori ambulanti, come è successo in varie occasioni, giustificando tale decisione come un problema di “mobilità” per poi autorizzare i dehors dei bar o la creazione di spazi pubblici privatizzati per l’esposizione di macchine di lusso, ci sembra un’ipocrisia esagerata.

Di fronte a questa situazione, ci vediamo obbligatx a ricordare al comune “di sinistra” che non rispettare i diritti umani delle persone non è una cosa di sinistra, criminalizzare i vulnerabili non è una cosa di sinistra e non lo è neppure usare la polizia e l’apparato statale contro persone che cercano di sopravvivere, senza alternative plausibili alla propria situazione. Ci chiediamo anche dove hanno riposto quello striscione che pendeva dal balcone del comune con sopra scritto “Welcome Refugees”.
E vogliamo anche chiarire che, come sempre, non permetteremo che criminalizzino quelle compagne che, a cause della legge sull’immigrazione, non hanno alcun altro modo di guadagnarsi da vivere, non permetteremo che la vostra sporca guerra venga giocata sui corpi di coloro che non possono nemmeno votare.
Continueremo a stare nelle strade “indicando il cammino”.

This entry was posted in dalle Frontiere and tagged , , , , , . Bookmark the permalink.