Egitto – Aggredita la famiglia del prigioniero Alaa mentre protestava fuori dal carcere

Da tre mesi le visite per i detenuti della prigione di Tora, al Cairo, sono annullate. Da due settimane circola anche la notizia che ci siano casi di Covid-19 dentro la galera. Ma non esiste alcuna comunicazione ufficiale. Il regime impedisce ad Alaa e a tanti altri prigionieri ogni tipo di comunicazione con le famiglie o i loro avvocati. 

A maggio Alaa ha fatto anche uno sciopero della fame di 37 giorni per chiedere che ai detenuti fosse permesso di partecipare alle udienze, di comunicare con i propri familiari e per il rilascio dei prigionieri durante l’epidemia di Coronavirus.

Alaa si trova nel carcere di massima sicurezza di Tora, una sorta di 41 bis, in isolamento, senza ora d’aria, libri, posta, e privato di tutto.

Il regime, tuttavia, continua a percorre la sua strada di violazioni e repressione. Così dopo tre settimane senza ricevere alcuna notizia da parte del figlio Alaa, sabato scorso, la dott.a Soueif ha deciso di protestare – per l’ennesima volta – davanti al carcere. 

È lei stessa a raccontare come sono andate le cose:

 Mi hanno fatto aspettare più o meno 5 ore, di modo che tutte le persone venute a fare i colloqui se ne fossero già andate e il confronto con i responsabili davanti alla porta del carcere di Tora non fosse visto da nessuno.

Allora hanno preso quanto avevo portato, cibo, medicine, vestiti intimi e hanno rifiutato di far entrare disinfettanti. Poi però hanno detto “non c’è lettera” da parte di Alaa e allora ho rifiutato di andarmene.

Cercano sempre di far passare la questione come se lasciar entrare le cose dentro il carcere  sia una gentilezza da parte loro. Dopo un po’ di tempo mi hanno detto che avrebbero fatto entrare la mia lettera, ma non ce ne sarebbe stata alcuna da parte sua.

Chiaramente, ho provato a spiegargli che le loro parole sono ridicole dal momento che se non mi danno una lettera di risposta io non posso sapere se consegnano veramente ad Alaa quello che prendono.

Finita la fase delle richieste è iniziata quella della prevaricazione.

 All’inizio mi hanno detto che se rimanevo dentro non potevo avere il telefono con me, al che glielho consegnato (queste erano le ore in cui Mona non riusciva a raggiungermi).

 Dopo hanno iniziato a dire che dovevano chiudere e che dovevo andare fuori, e quando mi sono rifiutata, il colonnello Muhammad al-Nashar mi ha detto che mi avrebbe denunciata. Io ho risposto di farlo pure, poi ha detto che aveva chiamato il commissariato di al-Maadi e che ero in stato di fermo, quindi mi ha preso la mano e ha iniziato a tirarmi verso la porta perché qualcuno del commissariato sarebbe venuto a prendermi. Mi ha strattonato il braccio finchè non mi ha fatto uscire. Io essendo una persona pacifica non reagisco a questo tipo di violenza 🙂 

 Appena mi ha fatta uscire hanno chiuso la porta del carcere, lui è sparito e basta.

 Alcuni di loro hanno cercato di convincermi ad andarmene poi sono spariti anche loro.

 Io rimango qua e non me ne vado!

 

Nella notte tra il 21 e il 22, la dott.a Leila raggiunta dalle sue due figlie Mona e Sanaa hanno deciso di continuare la protesta dormendo in presidio fuori dalle mura del carcere. Più o meno alle 5 di mattina sono state aggredite da un gruppo di donne che le ha malmenate rubando tutto quello che avevano – le borse, i soldi, i telefoni e i documenti – di fronte gli sguardi delle guardie che nonostante le richieste di aiuto hanno deciso di non muoversi, perché in realtà le hanno mandate loro.  

Sanaa scrive su FB:

Hanno mandato delle criminali per picchiarci davanti alla prigione, mentre gli ufficiali e gli uomini stavano lì a guardare. Un uomo in borghese ha soltanto detto: portatele fuori dalla barriera, non picchiatele qui“.  

Scrive Mona in un altro post: 

Credo che ciò che è appena accaduto spiega perché siamo davvero molto molto preoccupate per Alaa e per il fatto di non avere sue notizie“.

 

Libertà per Alaa

Libertà per tutte e tutti.

Solidarietà a tutta la famiglia di Alaa che nonostante tutto continua a lottare per ricevere sue notizie.

 
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