Lo sporco accordo è iniziato: 200 migranti deportati dalla Grecia alla Turchia

Articolo tradotto da Rabble

Agenti di Frontex con mascherine e fascia al braccio

Agenti di Frontex con mascherine e fascia al braccio

Stamattina le autorità di Europa e Grecia hanno iniziato le loro deportazioni di massa di migranti verso la Turchia. Due traghetti privati turchi, noleggiati dalle forze di polizia dell’Unione di frontiera europea, Frontex, scortavano le persone dalle isole di Lesbos e Chios al porto turco di Dikili.

Lo stato greco ha detto che la maggior parte dei prigionieri viene da Pakistan e Afghanistan, gli altri deportati invece da Iran, Siria, Sri Lanka, Somalia e altre nazionalità. Il governo umanitario della sinistra greca dice che i 2 siriani si sono “offerti volontari” per andare via, ma non dice niente di simile per quanto riguarda gli altri. 

Le foto mostrano che c’è un criminale di Frontex a scortare ogni prigioniero sull’imbarcazione. La maggior parte delle guardie di Frontex indossa una mascherina.

Se riuscite a sopportarlo, questo video, girato dall’interno del campo di detenzione di Vial a Chios, dà un assaggio della violenza iniziale della deportazione, appena la polizia circonda un gruppo di afghani deportati.

Dal lato turco, riferiscono che i deportati sono stati mandati direttamente da Dikili a un altro campo di detenzione vicino al confine bulgaro. Da lì, le persone saranno smistate in altri campi (secondo lo stato turco) o deportati di nuovo nei loro paesi d’origine.

Negli ultimi giorni, la polizia è arrivata nelle isole greche di Lesbo e Chios da vari stati europei, dato che le autorità di Syriza si lamentavano di non avere abbastanza agenti antisommossa per mettere in sicurezza i campi di prigionia e i porti e reprimere le proteste. Apparentemente adesso ci sono poliziotti dalla Francia (sia polizia antisommossa sia gendarmeria mobile), Portogallo, Croazia, Romania e altri stati. 

Altrove in Turchia, “terzo paese sicuro”, continuano pesanti scontri tra le forze turche e quelle kurde, con il YPS kurdo che annuncia di aver distrutto un tank turco oggi a Gever.

Nel nord della Grecia, questo pomeriggio migranti e altre persone hanno bloccato l’autostrada E75 a 3km dal confine macedone che non possono attraversare, lasciando file di camion e traffico dietro. 

Infine, citiamo un appello pubblicato oggi su “325”  firmato da “alcuni anarchici”:

“4 aprile 2016

Oggi, sull’isola di Lesbo, in Grecia, nella prima bella giornata del 2016, è partita la macchina delle deportazioni che rispedisce i migranti in Turchia. Stamattina un traghetto ha lasciato la Turchia con due centinaia di migranti a bordo, questo pomeriggio accadrà lo stesso, e questo si repeterà da qui in poi.

Frontex ha iniziato a mandare i nostri compagni all’inferno. 

I NOSTRI CUORI SONO INFUOCATI!

Iniziamo a bruciare Frontex, la polizia, i militari e chi è al potere! Riduciamo in cenere la macchina delle deportazioni!”

Un traghetto usato per la deportazione

Un traghetto usato per la deportazione

Agenti di Frontex sul bus che li riporta in albergo dopo una dura giornata di lavoro

Agenti di Frontex sul bus che li riporta in albergo dopo una dura giornata di lavoro

Il campo di Dikili

Il campo di Dikili

Blocchi nei pressi del confine macedone

Blocchi nei pressi del confine macedone

Scene di guerra nel Kurdistan turco

Scene di guerra nel Kurdistan turco

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Torino – Dentro e fuori le mura del CIE di Corso Brunelleschi

fonte: Macerie

483_483_4891Recalcitranti

Da un po’ di tempo avvicinarsi alle mura del Cie di Corso Brunelleschi per portar diretta solidarietà a chi vi è rinchiuso e ripetutamente si ribella è diventato arduo. Lo spazio dove i solidali si radunano una volta al mese animando i presidi e da dove si avvicinano per fare dei rapidi e rumorosi saluti è stato man mano rintuzzato dalla polizia. Durante i presidi i poliziotti in assetto antisommossa e borghesi stazionano ormai a due passi dai presidianti, impedendo anche così il lancio di qualsiasi messaggio o strumento di sostegno e solidarietà verso i reclusi. Nel momento in cui ci si avvicina alle recinzioni per un veloce e fragoroso saluto c’è il rischio di essere intercettati dalla volante che ormai da mesi sorveglia a tutte le ore i pressi del Centro, per essere poi rincorsi, fermati e perquisiti dai rinforzi chiamati all’occorrenza.

È successo per due volte nell’ultima settimana che i compagni che hanno provato ad avvicinarsi per portare un sostegno rumoroso ai reclusi siano stati fermati al volo. La prima volta hanno avuto giusto il tempo di appoggiare i piedi sull’asfalto: sono stati perquisiti, sono state sequestrate loro le palline da tennis da lanciare all’interno delle mura e un compagno spagnolo con un decreto d’espulsione pendente è stato imbarcato su un aereo e spedito a Madrid. La seconda volta, dopo una manciata di minuti nell’aiuola sotto le mura, la volante di sorveglianza ha chiamato i rinforzi ed è subito apparsa una camionetta. I poliziotti, prima a piedi poi sul mezzo, hanno inseguito i compagni, hanno fermato un’auto e infine hanno condotto sette persone in questura. Sono state tutte denunciate per oltraggio e per non aver fornito le proprie generalità, dopo cinque ore di fermo sono state rilasciate tranne due compagni francesi che hanno chiamato ventiquattro ore dopo da Modane, al di là del confine.

Anche dentro le mura la stretta della polizia si fa sentire, ma non riesce a fermare il fermento che costantemente riaffiora ed esplode. Negli ultimi tempi l’ospedaletto viene utilizzato come sezione di isolamento. In maniera sempre più massiccia vengono isolati e divisi i reclusi più riottosi, una misura punitiva e un monito verso tutti gli altri. Una volta rinchiusi nell’ospedaletto viene impedita l’uscita nel campetto, all’aria aperta, e a volte viene ritirato il telefono cellulare per lunghi periodi.

L’acuirsi delle condizioni restrittive si può collocare dopo la rivolta di metà febbraio, ma non sono state in grado di sedare gli animi. Sono quasi quotidiane le notizie di piccole resistenze e proteste: pochi giorni fa, nell’area blu, l’unica interamente funzionante, i trenta ragazzi rinchiusi hanno rifiutato in maniera compatta il vitto. Ieri, in tarda serata, tre stanze su cinque della stessa area sono state incendiate. Ora sono completamente inagibili e i ragazzi sono stati spostati nella mensa della sezione, dove hanno intenzione di rimanere uniti e subire meno possibile le ritorsioni che potrebbero arrivare.

Come spesso accade la rabbia dei reclusi offre i migliori suggerimenti. Lo sforzo nella ristrutturazione del Centro e la sua ripresa a pieno ritmo è infranta costantemente dalle rivolte. Dei centottanta posti di cui il Cie dispone solo sessantacinque sono quelli utilizzati.

Qui un intervento di una compagna che racconta la situazione attuale grazie ai suoi contatti diretti con dentro, andato in onda su Radio Blackout.

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Cosa faremo quando chiudono le frontiere?

Abbiamo deciso di tradurre questo articolo rilanciato nello scorso Gennaio dal blog rabble.org in quanto ci sembra particolarmente attuale e interessante come spunto di riflessione, nonostante alcuni passaggi che non condividiamo. A distanza di soli due mesi, quello che era già ampiamente prevedibile è avvenuto: i paesi UE, all’unanimità, si sono accordati con la Turchia per detenere tutte le persone in arrivo nella Grecia, per poi deportarle indietro in Turchia. Gli altri migranti già presenti in Grecia vengono man mano portati nei campi governativi, gestiti da polizia e militari dell’esercito, in posti isolati, lontani dai centri abitati, e dove non è permesso l’accesso a volontari e media. I migranti cosiddetti economici sono reclusi nei 7 centri di detenzione. I deportsolidali presenti nelle isole si interrogano su come continuare a supportare i migranti, ora che, appena sbarcati, vengono condotti direttamente nelle prigioni chiamate hotspot. Una prima manifestazione contro il centro di detenzione di Lesbo a Moria si è tenuta il 24 Marzo, e un corteo il giorno 26 al porto di Mitilene contro la deportazione, in quel momento in corso, dei migranti.

Traduzione da Rabble

Di seguito ripubblichiamo un articolo tratto dal blog “On the Refugee Trail”.

Questo articolo è scritto dal punto di vista di chi offre supporto umanitario alle/ai migranti lungo le frontiere della Fortezza Europa.

Su questo sito abbiamo spesso criticato l’approccio umanitario alla cosiddetta “emergenza-migratoria” (ad esempio in questo articolo).

Noi e altre/i compagne/i sosteniamo che la sola risposta efficace alla crudeltà del regime delle frontiere sia combatterlo attivamente, agendo per sabotare e distruggere i confini e il più ampio sistema di cui fanno parte: dalle recinzioni di filo spinato alle frontiere esterne, dai rastrellamenti alla detenzione all’interno dei campi, alle culture di divisione, silenzio e sottomissione che abbiamo interiorizzato.

Vediamo che molte delle persone accorse alle frontiere per aiutarne altre, giungono a conclusioni simili. Ė impossibile non notarlo, se si tengono gli occhi aperti anche solo un pochino vedendo (osservando) da vicino quel freddo mostro dello Stato e la sua palese brutalità, la retorica della democrazia liberale (dis)svelata nei suoi cinici trucchetti.

Contro le tenebre del fascismo che si sta riorganizzando in Europa, questa nuova ondata di persone mosse da amore e rabbia verso le frontiere, capace di auto-organizzarsi insieme alle persone senza documenti, potrebbe offrire delle possibilità per il futuro.

Quindi, il problema non è più “combattiamo i confini?” ma “come?”. Quali modi efficaci possiamo trovare per attaccare questo feroce sistema? Come possiamo abbattere insieme le recinzioni e distruggere il loro controllo sul nostro mondo e sulla nostra vita?

Cosa dovremmo fare quando verranno chiuse le frontiere?

LesbohotspotAbbiamo cucinato zuppe, distribuito coperte, fornito informazioni, calore, cibo e speranza. È stato divertente, è stato tragico. Abbiamo cercato di dare un volto umano alla rotta balcanica. È stato intenso, gratificante, inestimabile. L’appoggio è stato sbalorditivo, vedere la solidarietà è stato magnifico. Ma ho paura che siamo sulla strada sbagliata. Mentre forniamo aiuto per salvare vite umane sul campo, i politici dall’alto delle torri di vetro di Bruxelles lavorano duramente superando le loro differenze per contenere, regolare, chiudere e rallentare l’arrivo di persone straniere in Europa. Lo stanno facendo con la burocrazia selvaggia, con i maremoti della storia che li spingono in avanti, crollando addosso ai movimenti solidali così come ai visitatori del nostro continente, spezzando la solidarietà, isolando i migranti da noi e dalla società. I migranti sono a poco a poco reclusi in campi e prigioni, contenuti come una malattia, per proteggere l’Europa dall’esposizione. Questo è il volto brutale di burocrazia e ordine, regolamentazione e isolamento, che non tollerano nessun supporto indipendente, nessuna informazione indipendente, nessun contatto indipendente.

Lo shock di un milione di stranieri ha dato le vertigini ai razzisti europei, spaccato e polverizzato la macchina burocratica. I super-controllori stati europei vogliono che questo disastro dell’irregolarità, di caos e di mancate registrazioni finiscano. Meglio un migrante annegato di uno non registrato. Meglio un bambino imprigionato che un bambino contrabbandato. Meglio tenerli in scatole bianche e tenere quelle scatole bianche dietro barriere di filo spinato con volontari – registrati, naturalmente – che tengano i migranti in riga. Meglio dividerli per nazionalità, genere, età, vulnerabilità, prendergli le impronte chios4digitali e controllare quanto hanno sofferto, perché non è che accettiamo tutti qui. Scrivergli un numero sulla mano, etichettargli le unghie, contare le tazze di zuppa che hanno avuto, stampare i loro documenti, dargli trenta giorni di tempo per arrivare al livello 2 o è Game Over. Poi il loro viaggio comincia di nuovo, e quando arriveranno qui la prossima volta, il campo sarà un campo di detenzione, il distributore di cibo una guardia carceraria, la registrazione sarà per un volo di rimpatrio. E noi cuochi di zuppe e distributori di cibo dove saremo?

L’incapacità della Grecia e dell’Europa ha fatto sì che le persone pensino che questo non possa accadere. Ma questa è una speranza illusoria. Certo, la Grecia non è in grado di gestire le registrazioni, per non parlare della gestione di un milione di persone detenute. Ma il Grande Fratello Europa ha forza da vendere. I funzionari di Frontex stanno arrivando sulle isole come una piaga di cavallette nere, tormentando strutture di supporto non conformi, liberando la rotta dei Balcani dalla inadeguata Guardia Costiera greca e dai chios2volontari insubordinati. A tempo debito, le tendopoli scompariranno e ci sarà un muro pulito, bianco, con un rotolo di filo spinato in cima ideale per essere riempito di graffiti con messaggi taglienti. Le persone bagnate e impaurite saranno qui rinchiuse, “trattate” e, quando usciranno, una trasformazione magica sarà avvenuta. Loro avranno la fortuna di diventare cittadini europei temporanei di seconda classe, pronti per l’espulsione non appena la loro catastrofe sarà terminata, o di diventare migranti economici inutili e senza diritti sanguisughe per la nostra benevolenza, o disgustosi stupratori opportunisti musulmani che non possono essere espulsi in fretta. E noi cuochi di zuppe e distributori di cibo dove saremo?

Piove e soffia il vento, ma ancora le barche trasportano migliaia di persone ogni giorno. Cosa succederà quest’estate? Non siamo gli unici a domandarcelo. Gli showmen d’Europa dicono di avere due mesi per ”salvare Schengen”, per far sopravvivere un progetto vecchio trent’anni, che ora sta crollando sotto il peso di un milione di persone senza documenti- lo 0,2% della popolazione europea. Molti migranti sono residenti in Libano, un paese di 4 milioni di abitanti! Se i migranti ci hanno portato a questo fino ad ora, come sarà dopo? La struttura infinitamente rigida del diritto europeo, l’ordine e la burocrazia, costruite faticosamente e con estrema cura in capo a cinquecento anni di colonialismo, schiavitù e oppressione, stanno andando fuori di testa completamente per questo minuscolo disturbo nella demografia del continente. Gli europei hanno costruito i loro stati come un bambino costruirebbe una casa di stuzzicadenti -col presupposto che nessuno entri a disturbare. Ora il più lieve soffio d’aria li sta facendo crollare. “Non riusciamo più ad affrontare questi numeri” ha detto il primo ministro olandese. Immaginate cosa dirà a giugno, quando l’Egeo sarà caldo e calmo.

Dobbiamo prepararci a questo. All’Europa son già saltati i nervi e si è data due mesi per salvare se stessa dai migranti. Solo la sua infinita incompetenza e la disunione hanno permesso ai migranti di viaggiare così a lungo. Ma con un governo quasi fascista in Polonia, un dichiarato razzista al potere in Ungheria (con una opposizione ancora peggiore) e con l’intera Europa centrale che aspetta solo una scusa per chiudere le frontiere, non possiamo più contare sulla speranza o sulla preghiera. Persino l’imperatrice d’Europa, Angela Merkel, ha provato e fallito aprendo le porte ai migranti. Stava navigando contro le tempeste di cinque secoli, contro le ondate di populismo, xenofobia e terrore che guidano gli stati attorno a lei, e il suo stesso partito.

campiDobbiamo essere pronti per questa Europa che cerca, a casaccio e goffamente, ma con la determinazione di un ubriacone pazzo, di imprigionare migranti e fermare il loro arrivo qui. In Europa i due ventricoli della società razzista e della burocrazia maniaca del controllo si rafforzano a vicenda, pompando la loro insidiosa ideologia in tutto il continente. Quest’ultima viene vomitata dalle espressioni delle persone comuni: “non c’è posto per loro qui”,”non si integrano”,”sono tutti stupratori”,”aprire le frontiere non funziona”,”serve un po’ d’ordine qui”, “ci rubano il lavoro”, “più li salviamo, più ne arrivano”. L’Europa ha costruito se stessa dando per scontato di essere al sicuro dagli stranieri. Ora è in crisi esistenziale. E, come un topo chiuso in un angolo, farà a pezzi tutto e di più per salvare se stessa. Non risparmierà alcun diritto, né alcun migrante che troverà sulla sua strada.

Dobbiamo essere preparati a questo. Lo Stato ha beneficiato del fatto che abbiamo dato vestiti asciutti a chi era bagnato, dato da mangiare alle persone del campo, distribuito coperte alle persone che dormono al freddo sotto il cielo stellato. Ma adesso gli siamo d’ostacolo. Stiamo dando alle persone un motivo per essere solidali. Stiamo costruendo relazioni con coloro che non dovrebbero essere qui. Lottiamo per loro, a volte una sola persona alla volta, per farlo fino alla frontiera successiva. Ora siamo diventati bersagli.

Dobbiamo unirci, comunicare, conoscere i nostri punti di forza e attaccare il razzismo, l’esclusione e la separazione che lo stato ci impone. L’Europa sta dandosi due mesi di tempo per salvare se stessa. Noi cosa faremo?

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Salonicco – Appello da migranti a migranti per un corteo il 28 Marzo

Traduzione da: mpalothia

orfL’ex Orfanotrofio, una struttura di proprietà della chiesa ortodossa, nel quartiere Toumba di Salonicco, è stato rioccupato da migranti, respinti dal confine di Idomeni, e solidali ai primi di dicembre 2015. Dà ospitalità a 70 persone, ed è diventato il punto di riferimento della lotta dei/delle migranti in città.

Assemblea dei/delle residenti dell’occupazione “Orfanotrofio”, Salonicco, 25 Marzo.

Restiamo uniti, lottiamo insieme, viviamo insieme!

"Contro tutte le separazioni: No borders, No nation!

“Contro tutte le separazioni: No borders, No nation!

Siamo tra le decine di migliaia di persone che ora sono state intrappolate in Grecia. Qui, il nostro passaggio verso una vita migliore e più sicura è attualmente bloccato da frontiere, militari, filo spinato e violenza. Ora veniamo trattenuti, contro la nostra volontà, nei campi, centri di detenzione e rifugi improvvisati in tutta la Grecia. Già adesso stiamo pagando un prezzo pesante a causa delle difficili condizioni che siamo costretti a sopportare.
Non possiamo più andare avanti così. Noi, come migranti, abbiamo bisogno di prenderci la responsabilità e lottare, nel nostro nome, per una vita dignitosa, quella vita che l’Unione europea attraverso il suo regime brutale di chiusura ora ci nega. Questa lotta si svolge già quotidianamente in molti luoghi diversi in tutta la Grecia. Molti tra noi hanno portato avanti degli scioperi della fame, hanno cercato di attraversare le frontiere con azioni di massa, organizzato proteste e condotto molti altri atti di sfida. In questo momento migliaia di persone sono già coinvolte in lotte degne e coraggiose. A Idomeni molti hanno rifiutato il cibo preparato per loro da volontari, esprimendo così questa posizione fondamentale che condividiamo tutti: non è il cibo che ci serve, ma le frontiere aperte. A Salonicco i migranti hanno occupato piazza Arisotele, chiedendo l’apertura delle frontiere e pari diritti. Dobbiamo trovare la forza in noi stessi e tra di noi per persistere nella lotta. È quello che dobbiamo a noi stessi e ai nostri genitori e figli.

"Bon ci sono greci, non ci sono stranieri: solo oppressi e oppressori"

“Non ci sono greci, non ci sono stranieri: solo oppressi e oppressori”

Ora siamo qui ed è qui che dobbiamo lottare. È giunto il momento di rendersi conto che siamo sotto attacco e che la UE è determinata a non lasciarci raggiungere le nostre destinazioni. Eppure, anche in questo momento non dobbiamo disperare o perdere la speranza. Per quanto difficile possa essere, è il nostro turno di alzarci in piedi, è il nostro momento da cogliere. Abbiamo la necessità di rimanere fianco a fianco e rivendicare i nostri diritti. La nostra voce deve essere ascoltata e sarà ascoltata.
Noi riconosciamo l’enorme sforzo e l’esteso supporto fornitoci dalla gente della Grecia e dell’Europa. Eppure, tutto il cibo, coperte e vestiti non possono soddisfare il nostro bisogno più elementare, nel quale siamo tutti uguali: avere la libertà di movimento e una vita migliore.
È per questo che chiediamo a tutti i migranti della Grecia di unirsi a noi nella protesta di Lunedi 28. 3. 2016 alle 16h. A Salonicco ci riuniremo allo spazio occupato Orfanotrofio. Invitiamo inoltre il movimento di solidarietà a stare con noi e aiutarci a costruire un futuro migliore per tutti noi.
Assemblea dei/delle residenti dell’ Orfanotrofio
25. 3. 2016

orfanotrofio

Corteo a Salonicco, 10 Marzo

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Greece – Against Europe of lager and deportations, let’s spread solidarity and struggle

Blocco autostradale, Polykastro, 23 Marzo

Highway’s blockade, Polykastro, March 23

On March 18th, 28 premiers of EU were in Brussels to confirm a deal to halt illegal migration flows with the turkish premier Davutoglu. The agreement aims to deport to Turkey all migrants arrived in Greece since March 20th, together with people already in Greece classified as “economic migrants”. Basically, this is the final elimination of the already limited right of asylum: who will face EU policies arriving in the islands will have no chances of “legal” resettlement. There remains only the promise of EU countries to relocate several thousand Syrians directly from Turkey.

morianoborders

Protest in Lesbos, March 24

Since the day after, the forced evacuation of the migrants already present in the islands began, for giving place to the new arrivals in the hotspots. Turkey sent its agents in the hotspots on the islands to coordinate the deportations, and Greece own officials in Turkey in the places where the future deportees will arrive. Moreover, to carry out the deportations is expected the deployment of 250 Greek policemen, 50 Frontex experts, 1500 police officers from EU countries under Frontex’s command, 1000 military and security guards, 8 Frontex ships with 400 seats, 28 bus.

protesta a PolyKastro, 23 Marzo

Protest in Polykastro, March 23

On March 24th, we learnt that 30 Pakistans and Afgans were deported to Turkey. They were moved from the self-organized camp “Better day for Moria”, first to the hotspot in Lesbo by deception and the promise of being able to apply for asylum, then taken on a ferry, handcuffed and locked in police vans, and finally inprisoned in the detention center of Corinth. They are the first people expelled since the ratification of the deal, but throughout this year, already 800 migrants were deported to Turkey from the 7 detention center in the country, having a capacity of 6127 seats and where 1187 migrants are detained, up until March 23th: 231 people in Amygdaleza, 315 in Corinth, 161 in Petrou Ralli, 317 in Paranesti, 151 in Xanthi and 12 in Orestiada (in addition to more than 4000 people in the hotspot on the islands).

Protesta all'hotspot di Lesbo, 24 Marzo

Lesbos hotspot,  March 24

Greece is turning into a large camp of concentration and expulsion. Despite the dramatic situation, struggle and resistance of migrants and solidarity protests go on daily. We support and spread the call written by SoliConvoy to sustain migrants struggle in Idomeni and wherever, organizing and increasing protests in our cities and districts, in the streets, on the borders. The border is everywhere.

Shown below a chronology of protests happened in Greece in recent days, based on the news spread by migrants and supporters.

Thursday, March 24th

Lesbos – In the morning, police tried to close the solidarity kitchen “No Border kitchen” and identify people who were there. When they refused, police threatened to come back the day after for arrest them. At 1:30 pm, about 300 people took part in the demo in solidarity with the struggle of migrants detained in the hotspot of Moria, against deportations and expulsions. In addition to the police already standing in the center, two riot police squads arrived there too. Detained migrants joined the protest but a direct contact with supporters was no possible because the police cordon around the fence. There were two short attacks of the police and the arrest of a “Team Platanos”member, accused of writing “Stop deportation now” on the police bus. A gathering at the police station of the island was organised later to ask for his release, and also a flyering among the population in Mytilene for the next demo on Saturday at the port.

Nea Karvali – The 738 migrants in the government camp, near the town of Kavala, after some days of oppressions by the police, which led into the police station whoever complained for the situation in the camp, organized a protest and a hunger strike, against the life conditions in the camp and for opening the borders.

nekarvali24Diavata – 1100 people are heaped in this camp near the town of Thessaloniki, in a run-down industrial area near an oil refinery. The entrance is guarded by police and military. About 100 migrants left today the camp and, with the aid of supporters, they gave birth to a demo reaching the center of Thessaloniki, in Aristotelous square. Here they camped out, determinated to remain until borders will open. A significant banner said “Not live by bread alone, man”

Wednesday March 23th

Idomeni – In the morning, as decided in the assembly of the previous day, about 100 people headed down the road to the customs of Evzoni to demand the opening of the border with Macedonia / FYROM. A police cordon stopped them for a few hours. During the day, also the railway blockade started again and, despite the intimidation of the police, it went on all night long. Some people carry on the hunger strike.

Polykastro – In the militarized camp of Nea Kavala (22km from Idomeni), 3515 migrants live in awful conditions, in flooded tents, with no water and no news about their future. Today, about 500 people left the camp and moved towards Polykastro. Here, from 11 am, they blocked both carriageways leading from Thessaloniki to the greek-macedonian border. Solidarity groups and other migrants, from the camp of 2000 people set at the service station of Polykastro, joined the protest. “If you block the border to the people, then we block it to the goods” claimed the protesters. Banners said in more languages “This is what EU looks like!”, “No Border No Nation Stop Deportation”, “open the borders”. A little camp was set up there and the rally went on in the afternoon. Riot police came and tried to push away all migrants, who were not intimidated and lined up in cordons. Policemen were forced to keep the distance and the blockade continued until the next morning.

https://www.youtube.com/watch?v=_EyO9vHURwg

Thessaloniki – Migrants living in the city’s port area organized a rally at the pier n.10 of the port, asking for opening the borders.

Piraeus – This morning, 160 migrants refused to go on the buses directed to the government camps. In the port area, more than 4000 people are camped, and the majority refuse to be segregated in centers, fearing of being blocked and expelled. To push them to leave, for the start of the tourist season when foreign tourists will crowd the port, national and local authorities don’t provide any type of support, which is instead ensured, as far as possible , by groups of volunteers and supporters. In the afternoon, there was an assembly between the solidarity coordination, including also trade union workers, and migrants. In the evening, as in the previous days, a march moved on through the streets of the port. On March 21th, after the assembly, another march was headed for the Frontex offices in protest.

Chios – In the Vial hotspot there are about 1100 migrants detained, including many minors. Lots of them sleep outside, there are no food, milk, water, electricity nor blankets. Supporters and activists who reached the center in the afternoon, as in previous days, were stopped and identified by police, then turned away. Meanwhile, in the center a strong protest started and all operators and the police came out. There were also brawls between migrants, with some injured people. It seems that the police was able to return to the center only in the evening.

chios

Lesbos – Three migrants tried to go to the port to board a ferry and leave the island, but they were stopped by dutch agents of Frontex and detained in Moria hotspot.

lesboRitsona – In this camp, where 908 people live in tents, without electricity, water and with insufficient food, protests continue. 4 people carry on their hunger strike since a few days. In a statement they affirm “Our main goal is to reach Europe. They put us in a place where also the animals could not survive. We decided to start a hunger strike and will stop only when the borders will be opened. We are supported by all migrants detained in Ritsona”.

ritsonaTuesday, March 22th

Idomeni – A group of migrants spent the night on the train tracks, where the protest continued since yesterday. Greek police dismissed them violently, sparking greater protests: hundreds people joined migrants and blocked together again and completely the railway. At one point, two exasperated people set themselves on fire, and were quickly brought to the hospital by ambulance. Some migrants started a hunger strike, demanding to the NGO Praxis van don’t deliver food in the camp, and refusing food in the camp, in protest. Protests were repressed also with a water cannon.

https://www.youtube.com/watch?v=_d1yLEVv5-E

Lesbos – Hundreds of migrants detained in the Moria hotspost protested against their detention. Just landed on the island, according to the agreement between the EU and Turkey, they were immediately segregated in the detention center. There are about 600 migrants detained, including 130 minors, in awful conditions. On the posters they wrote: “We want to know destiny. We want to go to Athens”. Journalists and supporters are not being allowed into the camp; in the interviews conducted through fences, migrants demanding answers, they want to know what will be their future and whether their documents will be released.

https://www.youtube.com/watch?v=fHA-KQlsppc

Chios – Activists went to the Vian hotspot in the afternoon, to support and provide food to more than 1100 people imprisoned in the detention center. Meanwhile, a strong protest was realized by migrants inside. Supporters were stopped by the police, identified, their car searched, and then brought and held for 5 hours in the police station of the island, where they were interrogated and filmed. In the evening, they came back to the hotspot, where the protest continued inside. The police was in riot gear, and a policeman with a gun in his hand stopped again the supporters to ask their documents. Police again searched them and their car, saying “you shoudn’t stay here, this is a prison now”.

Samos – The about 600 people detained in the hotspot organized a demo to ask the opening of the gates of the camp and allow them freedom of movement, the acceleration of the procedure for the document, and the chance to eat in the “lokasti’s kitchen” where, until a short time ago, some women of Samos have prepared meals for migrants, in solidarity.

samosRitsona – Hundreds of migrants in march inside and outside the camp. They want to leave the camp and Greece, and ask for opening the border.

ritsona22Ioannina – 700 people stay in the center run by soldiers of greek army and set at the former military airport in the suburb of Katsikas, in the region of Epirus. For days, migrants are protesting for the overcrowding, the cold, the tents that flood when it rains, poor food, lack of hot water and electricity, the uncertainty about their future. Many want to return to Athens, to rejoin their friends and family from which they were forcibly separated when, just arrived in the Piraeus port, they were directly carried on buses and brought here. Some of them already left the camp. Today 200 people marched for “leaving the hell”.

moria24

Moria’s hotspot, Lesbos, March 24

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Grecia – Contro L’Europa dei lager e delle espulsioni, estendiamo la solidarietà e le lotte

Blocco autostradale, Polykastro, 23 Marzo

Blocco autostradale, Polykastro, 23 Marzo

A Bruxelles, il 18 Marzo i 28 primi ministri dell’Unione Europea hanno ufficializzato l’accordo con il premier turco Davutoglu sulla gestione dei migranti. In base ai termini dell’accordo (qui il testo completo) tutti i migranti arrivati in Grecia a partire dal 20 Marzo saranno deportati in Turchia, insieme alle persone già presenti in Grecia e catalogate come “migranti economici”. Si tratta in pratica della definitiva soppressione del già limitato diritto d’asilo: chi sfiderà le politiche della UE arrivando nelle isole non avrà nessuna possibilità di reinsediamento “legale”. Rimane solo la promessa dei paesi UE di ricollocare alcune migliaia di siriani direttamente dalla Turchia.

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Presidio all’hotspot di Lesbo, 24 Marzo

Dal giorno successivo all’accordo è cominciata l’evacuazione forzata dei migranti già presenti nelle isole, per far posto negli hotspot ai nuovi arrivi da detenere. La Turchia ha inviato suoi agenti negli hotspot sulle isole per coordinare le deportazioni, e la Grecia propri funzionari in Turchia nei luoghi dove avverranno gli sbarchi dei futuri deportati. Inoltre per effettuare le deportazioni è previsto lo schieramento di 250 poliziotti greci, 50 esperti di Frontex, 1500 poliziotti dai paesi Ue al comando di Frontex, 1000 militari e addetti alla sicurezza, 8 navi di Frontex da 400 posti, 28 bus. Continua a leggere

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Marsiglia – Azioni in solidarietà con chi lotta a Calais

Marsiglia, Francia: attaccato un mezzo di Cofely – GDF Suez in solidarietà a Calais
tradotto da: Marseille Infos Autonomes

Nelle ultime settimane, lo Stato e il suo esercito “buono” hanno intensificato gli attacchi contro i nostri amici e le nostre amiche a Calais, tra un’aggressione fascista e un’altra. Ma coloro che attaccano le reti libertarie dovrebbero aspettarsi forti reazioni.
Se le case costruite a Calais vengono distrutte, distruggiamo le infrastrutture repressive a Marsiglia e in qualsiasi altro luogo.
cofely-serviceautoIn risposta alla distruzione e agli attacchi contro la giungla di Calais, venerdì 4 marzo nel quartiere Baille abbiamo bruciato un furgone di Cofely – GDF Suez, che beneficia della gestione dei cosiddetti “migranti”, partecipando alla costruzione di centri di detenzione in Francia e in Italia.
La lotta contro tutti i confini, gli Stati e la società dell’ esclusione e delle espulsioni continua!
Per una vita basata sulla solidarietà

H.i.H.i.H.i
(Hiboux Insomniaques à l’Humeur Internationaliste et à l’Humour Incandescent)
(Gufi insonni con anima internazionalista e umorismo a incandescenza)

Settimana di azioni in solidarietà con la resistenza a Calais
tradotto da rabble

10In seguito ai recenti sgomberi a Calais, a Marsiglia ha avuto luogo una settimana di azioni in solidarietà con la resistenza della “jungle”.
Alle diverse azioni contenute in questo comunicato, hanno contribuito anonimamente numerosi gruppi ed individui.
Tutti gli obiettivi scelti collaborano con la repressione, la sottomissione e la deportazione di migranti con o senza documenti a Calais e altrove.

Qui sotto la lista delle azioni così come sono state comunicate da coloro che le hanno eseguite:

* 500 adesivi con scritto “No agli sgomberi e alle deportazioni* – Solidarietà con la resistenza a Calais”, “Benvenuti migranti – portate i vostri amici”, “Collaborazionisti – Solidarietà con i sans papiers di Calais”, così come diversi altri in francese e inglese, distribuiti in tutta la città. Continua a leggere

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Gradisca d’Isonzo – Solidarietà a Mohamed arrestato con l’accusa di aver danneggiato il lager

murales-nolagerÈ di questa mattina la notizia dell’arresto di Mohamed Hamnia, un ragazzo ventottenne originario della Tunisia, accusato di essere tra i responsabili delle rivolte e dei danneggiamenti nel CIE di Gradisca durante l’estate del 2013

Su di lui pendeva un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip del Tribunale di Gorizia nel novembre del 2013 e, secondo quanto riportato dai media mainstream, sarebbe stato fermato mercoledì sera all’aeroporto di Malpensa mentre rientrava in Italia dalla Svizzera.

A Gradisca la sera dell’8 agosto i reclusi si erano rifiutati di entrare nelle camerate e la polizia decise di convincerli con manganelli e lacrimogeni : per non rimanere soffocati i reclusi spaccarono alcune barriere di plexiglass che circondano il cortile dell’aria. Tre giorni dopo nuove proteste e nuovi lanci di lacrimogeni: alcuni reclusi salgono sui tetti, tentando forse di scappare, ma due cadono. Uno, Mejid, si ferisce gravemente e morirà ad aprile 2014 dopo aver trascorso 9 mesi in coma

gradisca1Mohamed era riuscito a scappare dal lager etnico a fine estate 2013 in compagnia di altri due reclusi; i tre erano riusciti a divellere i pali metallici di sostegno dell’impianto antintrusione collocato sui tetti, rendendolo inservibile. Dopodiché, praticando un foro nella rete d’acciaio, si aprirono un varco verso la zona rossa” e scendendo dal tetto e attraversando i campi circostanti si diedero alla macchia. A Marzo 2014 i compagni di fuga di Mohamed vennero fermati nel Lazio e arrestati. Nell’ ottobre 2013 altre due persone erano state arrestate per quanto successo ad agosto nel lager di Gradisca.

Da ricordare che proprio in seguito alla determinazione dei reclusi che portarono avanti una lotta fatte di rivolte e danneggiamenti della struttura, ultimo l’incendio nel centro del 30 ottobre, a novembre 2013 il CIE di Gradisca venne definitivamente chiuso  e nonostante le voci di una sua riapertura a oggi continua ad esserlo.

Solidarietà ai reclusi e alle recluse che lottano contro i CIE.

Dei CIE solo macerie.

In conclusione segnaliamo questo articolo in cui si dà notizia di una sentenza – del 2012 – del Tribunale di Crotone nei confronti di 3 immigrati senza documenti arrestati e accusati di danneggiamenti e resistenza per essersi ribellati alle condizioni di vita disumane del C.I.E. di Isola Capo Rizzuto. Sentenza che li assolve in quanto, vivendo queste persone in condizioni contrarie alla dignità umana, anche per le stesse leggi dello stato che ha costruito questi lager, la loro rivolta nel Cie è da considerarsi legittima difesa http://www.immigrazione.biz/4197.html 

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No Border, riflessione su una rete di lotta offensiva

Traduzione da Paris-lutte.info

Bozza di considerazioni sulle lotte contro le frontiere con e in sostegno ai/alle migranti

burn-borders-430x300In molti/e dal 2008 al 2010 ci siamo mobilitati/e contro i centri di detenzione amministrativa, a seguito dell’incendio del centro di Vincennes; eravamo anche in qualche centinaia nel 2009 ad aver preso parte all’organizzazione del campo No Border a Calais, che ha dato vita a Calais Migrant Solidarity, la rete No Border che da allora lotta lì sul posto e ha contribuito all’apertura di un buon numero di occupazioni.

Nei tre anni successivi, dei campi No Border di azione contro le frontiere sono nati in Germania, nei Paesi Bassi, in Svezia, in Bulgaria, in Serbia, in Grecia. In Polonia, degli amici e delle amiche si sono organizzate partendo dal collettivo Frontexeplode e ogni anno preparano giornate d’azione contro la sede di Frontex a Varsavia. Allo stesso tempo, in Belgio e in Inghilterra, azioni ripetute da decine di persone hanno bloccato i centri di detenzione. Inoltre è stata creata una rete europea per resistere in modo unitario contro i voli delle deportazioni.

Da qualche tempo si leggono appelli all’aiuto quotidiano, a fornire coperte, cibo, a occupare piazze ed edifici con i/le migranti, a fare barricate e a rispondere con delle manifestazioni agli sgomberi di Calais, alle brutalità a Parigi, in Ungheria, in Turchia…

Mi chiedo: non è che tu, io, gli altri e le altre, abbiamo abbandonato il piano dell’attacco per ripiegare su un terreno umanitario, palliativo, in una reazione quotidiana all’emergenza, e con un’attitudine principalmente difensiva? 

Ogni giorno è sempre peggio: i/le migranti sono in condizioni sempre più disperate, ridotti alla miseria più profonda e di fronte alla violenza sempre più intensa e costante. Durante lo sgombero di 600 persone dalla jungle di Calais nel 2009, pensavamo di aver raggiunto il picco di violenza e miseria. Pochi anni dopo, abbiamo constatato che il peggio è sempre possibile, e che esso si è anche notevolmente esteso in Europa. Nuovi posti di blocco e campi di (s)fortuna sono comparsi alle frontiere ungheresi, italiane, e presto belghe, là dove è stato steso il filo spinato e sono state erette porte fortificate da sensori e poliziotti.

Frontex (1), che un tempo si vantava di respingere gli annegati alle frontiere d’Europa, di aver ridotto da 2000 a 200 le morti nel Mediterraneo, anche se non faceva altro che far aumentare il loro numero nei deserti africani o sulle spiagge di Evros in Turchia, ora annaspa in mezzo a un mare di cadaveri siriani e iracheni.

A questo si aggiunge un aumento degli attacchi razzisti, xenofobi e fascisti contro i/le migranti, in tutta Europa, incoraggiati e amplificati dai discorsi securitari dei politici e degli stati. Le responsabilità sono invertite dappertutto: i migranti sono degli stupratori, dei potenziali jihadisti, dei ladri di posti di lavoro, dei facinorosi, dei miserabili che vogliono impoverire l’Europa. Insomma, sono tutto fuorché le vittime di un liberalismo aggressivo, di due decenni di guerre in Oriente e in Africa e di un percorso di migrazioni disseminato di umiliazioni, perdite, sofferenze e brutalità. 

Non c’è alcun corridoio umanitario alla fine del quale l’Europa accoglie calorosamente “i rifugiati”: c’è solo un lungo tunnel buio che porta a una fogna, una disumanizzazione continua dove l’umanitario è solo la misera stampella di un percorso interminabile. La fine del calvario è condizionata da un patto di perdita culturale e de-individualizzazione che un/a migrante accetta di firmare con un paese: “se tu non chiedi asilo, non avrai un tetto e se non vuoi un tetto devi accettare di salire su un autobus, di essere portato in un luogo in cui le regole dell’integrazione sono state scritte per te, dove dovrai piegarti al futuro che hanno scelto per te, lontano dalle persone a te care, lontano da ciò che sei stato e hai vissuto prima”. Per un/a che fa o può fare questa scelta, ce ne sono 100 che vanno da un marciapiede a un ponte, da un ponte a una baraccopoli, da una baraccopoli alla prigione, e dalla città alla campagna, sballottati da un sistema volto principalmente ad impedire che quella insoddisfazione possa mettere radici, diffondersi e organizzarsi. 

Ogni volta che i/le migranti si organizzano socialmente, si politicizzano collettivamente, con o senza il contributo di chi li sostiene, arriva la polizia che sgombera, reprime, contrasta e divide. Fino alla sottomissione, alla rinuncia, alla disperazione, alla morte. Che siano occupazioni, jungle o accampamenti di fortuna, essi scompaiono uno dopo l’altro sotto il gas e le botte negli anni. 

fuckDi fronte a tutto ciò, non bisognerebbe ripensare resistenze transfrontaliere, riorganizzare mobilitazioni coordinate e simultanee tanto nelle diverse città francesi quanto in Europa? E non soltanto delle giornate d’azione simbolica come il 1 marzo o manifestazioni come quella del 23 gennaio scorso a Calais, ma intraprendere un attacco continuo e concertato contro i dispositivi di controllo, gli arresti, le deportazioni, l’assimilazione. I/le migranti si autodefiniscono a volte “incendiari di frontiere” e forse servirebbe, come in Ungheria o come accade tra Slovenia e Croazia, che ci si organizzi per bruciarle veramente e tagliarle, attraversarle e abbatterle collettivamente.

“Nessun Confine, Nessuna Nazione” non significa solo che preferiremmo non ci fossero le frontiere: vuol dire che le combattiamo ovunque esse si frappongano, tra noi e i/le migranti, tra i paesi e le città, in un aeroporto, al porto o in un centro di detenzione. No Border sono due decenni di azioni radicali, una quarantina di campi che hanno fisicamente preso d’assalto i confini internazionali e creato gruppi e reti di lotte alle frontiere, in una opposizione quotidiana alle politiche securitarie e xenofobe. 

Forse non è abbastanza essere presenti a Calais, a Ventimiglia, a Parigi o in tutti gli angoli in cui i/le migranti per lo più si bruciano le ali per cercare di passare. Dall’immagine dell’inglese Robert Lawrie, finito sotto processo a gennaio a Boulogne-sur-Mer per aver cercato di far passare un bambino, decine di persone sono state condannate per aver tentato di aprire le frontiere o di far passare migranti; perché, dopo aver lottato per mesi a fianco dei/delle migranti, l’unico modo che sembrava utile per aiutare un amico/a a uscire fuori dalla sua miseria era quello di bruciare la frontiera con lui o lei o diventare passeur per solidarietà, senza compenso. Invece di lasciare isolate queste azioni disperate, non dovremmo noi tutti/e bruciare le frontiere, ospitare chi viene da lontano, accompagnare per un tratto di strada, fino alla porta di amici e amiche che li aspettano un po’ più lontano e così via fino a che raggiungeranno la loro destinazione

Costruire una rete di lotta lungo tutte le strade, da una città, da un paese all’altro. Ripensare la nostra azione in movimento, in viaggio con i migranti, come trafficanti che hanno tessuto una tela che ingloba i/le migranti da un capo all’altro del loro percorso. Non credo che possa esserci autonomia dei migranti finché non avremmo costruito con loro l’emancipazione dalla prima dominazione che subiscono: quella delle reti di passaggio che noi fingiamo per la maggior parte del tempo di ignorare, come se fossero nostri alleati o complici invisibili. Eppure è solo violenza e disumanizzazione. Non è che quando la migrazione si ferma, e la necessità di muoversi rallenta, si riesce ad abbozzare collettivamente un’autonomia con le persone che sono bloccate, volenti o nolenti, nella loro progressione. Dico bene abbozzare perché è in questi momenti che la repressione si esercita con maggior vigore per rompere il legame sociale e dividere geograficamente chi ha tentato di organizzarlo. 

Solo trovandoci all’inizio, durante il viaggio e all’arrivo dei migranti avremmo la possibilità di perseguire realmente la costruzione di una politica comune, perché nonostante le deportazioni, la migrazione, la riconfigurazione giornaliera di gruppi, i migranti saprebbero che sono attesi nella tappa successiva da amiche/i in grado di riallacciare i collegamenti interrotti e di garantire un minimo di continuità con ciò che è venuto prima e quello che seguirà. Quindi ritengo che l’opposizione alle frontiere potrà farsi rete, estendersi e diffondersi tra migranti e solidali in tutta Europa e oltre, quando avremmo raggiunto una parte di autonomia collettiva cessando di essere necessariamente i garanti a livello locale. Da un lato, perché i migranti sarebbero in grado di continuare e costruire opposizione in più punti e dall’altro perché abbiamo bisogno di immaginarci in trasferta, di sfruttare la nostra capacità di muoversi (come si può), pensare ad una militanza in movimento, incontrandoci lungo le rotte migratorie e promuovendo azioni, partecipazione e supporto laddove non ci sono ancora. Con nuovi campi No Border, con l’Infotours, con incontri tra i gruppi, transfrontalieri e regolari con giornate d’azione e con una maggiore mobilità da un posto ad un altro.

Nonostante le forze che troppo spesso ci sembrano esangui o insufficienti, mi sembra essenziale riprendere l’offensiva contro le infrastrutture del controllo, della repressione e delle deportazioni, perché ritengo che solo colpendo il sistema al cuore si possa distruggerlo. È solo ricordandoci ciò che noi e altri siamo stati in grado di fare prima e riacquistando la coscienza della forza collettiva che tu, io e gli altri siamo in grado di mobilitare che abbandoneremo la sensazione di impotenza e frammantazione che ci può assalire quando lottiamo al fianco delle e dei migranti.

No Nation, No Border

Fight law and order !

Freedom of mouvement is everybody’s right,

We are here and we will fight !

(1) L’Agenzia europea per i controlli alle frontiere esterne, aveva un mandato iniziale per la lotta contro l’immigrazione clandestina che gradualmente è stato ampliato al traffico e il terrorismo di recente

 

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Milano – Attaccati bancomat di Poste Italiane per ruolo di Mistral Air nelle deportazioni di migranti

fonte: Informa-azione

Riceviamo da mail anonima e diffondiamo:

“MILANO – Con martelli,vernice e acciaio liquido abbiamo messo fuori uso 4 bancomat di poste italiane, per mettere in luce le responsabilita’ della sua controllata Mistral Air nello schifoso business della deportazione delle persone migranti. Guerre, colonialismo, saccheggio delle risorse e stravolgimenti climatici causati dal nostro occidente stanno portando flussi sempre maggiori di persone a fuggire dai loro paesi per raggiungere la ricca europa, mentre quest’ultima rafforza i propri confini con una crescente militarizzazione per difendere i propri privilegi dalle conseguenze della miseria che essa stessa ha creato, trovando perfino modo di trarre ulteriore profitto sulla pelle di chi, dopo viaggi estenuanti e rischiando la vita, riesce a giungere a destinazione e qui si trova non legittimato a esistere. Solidarieta’ con chi abbatte le frontiere e con chi attacca i responsabili dello sfruttamento – Sulle vetrate e sui muri delle filiali di posta abbiamo lasciato anche delle scritte “NO CIE NO CARA”,”NE’ STATI NE’ FRONTIERE”,”MISTRAL AIR COMPLICI DELLE DEPORTAZIONI”

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