Lotte quotidiane

Sempre più spesso si parla dei migranti in Italia, e la stragrande maggioranza dei discorsi si polarizzano su due posizioni: quella che li criminalizza , per interessi politici, diffondendo il germe della paura e fomentando xenofobia e razzismo, e quella vittimistica e passivizzante che le fa da contraltare, promuovendo un’accoglienza ridotta a business e la carità ai “poveri profughi” che, in fondo, sono proprio come noi.

Fuori da questi discorsi, migliaia di persone reali, con il loro dolore e con la loro rabbia, con timori e progetti, con i loro bisogni e desideri e soprattutto con le loro lotte quotidiane. Dalla resistenza contro la propria ed altrui espulsione alla difesa contro attacchi razzisti, dalla sfida alle leggi della Fortezza Europa attraversando le frontiere blindate europee alla conquista di un alloggio senza dover essere sottoposti a controlli e ricatti; dai cortei e blocchi stradali per ottenere il riconoscimento dello status di rifugiato o il rinnovo del permesso di soggiorno alle proteste contro la macchina dell’accoglienza e per liberarsi dai moderni lager detti CIE.

Invitiamo nuovamente tutt* a sostenere queste lotte, ad estendere la circolazione delle notizie e delle iniziative, ad organizzare forme di solidarietà attiva e a segnalare atti repressivi. Per contatti : hurriya (at) noblogs.org .

Dallo sgombero di Ponte Mammolo ad oggi, una parziale cronologia delle lotte.

11 Maggio

Resistenza allo sgombero a Ponte Mammolo

Resistenza allo sgombero a Ponte Mammolo

Roma – Sgombero dell’accampamento di Via delle Messi d’Oro, vicino alla stazione di Ponte Mammolo, dove vivevano centinaia di sudamericani, eritrei e rom. La resistenza degli abitanti, che provano a bloccare l’accesso, viene piegata dalle cariche e manganellate della celere. Le ruspe completano il lavoro repressivo spianando il campo (1).

Avellino – Protesta davanti alla Prefettura di circa venti persone provenienti dal centro accoglienza di Venticano. Da mesi non ricevono il pocket money (2)

12 Maggio

Torino – I reclusi del Cie di Corso Brunelleschi reagiscono ai continui soprusi, rifiutando il pranzo e la cena , appiccando incendi e salendo sui tetti. Un recluso avrebbe tentato di impiccarsi. La celere reprime con manganellate ferendo 4 persone e portandone tre in isolamento (3).

Blocco stradale a Castellammare di Stabia

Blocco stradale a Castellammare di Stabia

Castellammare di Stabia – Gli 85 richiedenti asilo del centro di accoglienza Villa Angelina attuano un blocco stradale con materassi, tavoli e reti, impedendo l’ingresso agli operatori della cooperativa di gestione. Avevano già protestato a Gennaio per gli stessi motivi: rilascio dei documenti, del pocket money e della tessera sanitaria (4).

13 Maggio

Torino – La celere è rimasta schierata durante la notte, per intimidire i migranti segregati nel CIE, che anche durante la mattinata hanno continuato lo sciopero della fame. Alcuni sono rimasti sui tetti (5).

Varcaturo (Napoli) – I 46 migranti che vivono presso il centro “Onda del mare” gestito dalla cooperativa “Family & Family onlus” protestano per il riconoscimento dello status di rifugiato, per i ritardi nella concessione del pocket money e le condizioni di vita nella struttura. Interviene la celere che arresta 5 persone (6). 

Bisaccia (Avellino) – Sciopero della fame nel centro SPRAR per chiedere il trasferimento (7). Uno scioperante viene ricoverato all’ospedale Criscuoli. A Marzo gli stessi migranti avevano attuato un blocco stradale sulla statale 303, e 6 persone, individuate come organizzatori della protesta, erano state raggiunti da “provvedimenti disciplinari”.

Dugenta (Benevento) – I richiedenti asilo che soggiornano nel Centro Damasco gestito dal Consorzio Maleventum, effettuano un blocco stradale chiudendo il tratto di strada adiacente al centro: da nove mesi attendono la convocazione della Commissione per l’esame della richiesta d’asilo (8).

Roma – All’aeroporto di Fiumicino tre algerini che erano con altri 18 connazionali su un aereo che li avrebbe dovuti rimpatriare, forzano un portellone e riescono a fuggire (9).

Presidio a Roma

Presidio a Roma

Roma – Presidio di centinaia di eritrei, sgomberati l’11 Maggio dall’accampamento di Ponte Mammolo, davanti il IV municipio in Via Tiburtina, dove era in programma il Consiglio Municipale (10).

14 Maggio

Interruzione stradale a Sicignano

Interruzione stradale a Sicignano

Sicignano degli Alburni (Salerno) I migranti del “Park Hotel” bloccano con sedie e tavoli la SS407 in entrambe le direzioni di marcia: attendono da un anno i documenti, in una struttura sovraffollata e con scarse condizioni igieniche (11).

15 Maggio

Alcamo (Trapani) Allo SPRAR gestito dalla Croce Rossa, i richiedenti asilo impediscono l’espulsione dalla struttura di un loro compagno, resistendo all’azione della polizia (12). Ai primi di Giugno sette di loro vengono denunciati (13).

Blocco dell'autostrada Salerno-Avellino

Blocco dell’autostrada Salerno-Avellino

Serino (Avellino) Alcuni immigrati di un centro di accoglienza bloccano il raccordo autostradale Salerno-Avellino per il ritardi di mesi nella corresponsione del pocket money (14).

Torino – Occupazione in via Biella, subito repressa dalla polizia. Sei solidali portati in questura e diversi denunciati, 8 occupanti resistono sul tetto (15).

16 Maggio

Torino Un presidio solidale svoltosi nel quartiere in solidarietà con gli occupanti di via Biella viene caricato dalla polizia. Gli appartamenti dei vicini vengono perquisiti. La resistenza sul tetto si conclude dopo 24 ore con 8 persone identificate e poi rilasciate (16).

17 Maggio

Formicola (Caserta) – Protesta al villaggio Campole dei richiedenti asilo contro i ritardi nell’esame della domanda di asilo (17).

19 Maggio

Serino (Avellino) Nuova protesta e occupazione del raccordo autostradale nelle vicinanze dello svincolo autostradale, da parte di una ventina di migranti, contro le carenze dell’accoglienza (18).

Torino – Sgombero della casa occupata da tre anni a via Soana. Una famiglia si rifiuta di uscire e resiste fino al primo pomeriggio. Vari occupanti portati in questura e due persone senza documenti rinchiuse nel CIE di corso Brunelleschi (19).

20 Maggio

Urbania (Pesaro e Urbino) – Circa 50 richiedenti asilo protestano contro la lunga attesa per l’esame della richiesta d’asilo, andando in corteo verso la vicina Piobicco. Vengono fermati dai carabinieri (20).

21 Maggio

Pozzallo (Ragusa) – Profughi siriani da poco sbarcati rifiutano di farsi identificare e di farsi prendere le impronte: vengono costretti con la violenza dalla polizia (21).

Avellino – Due nigeriani del centro accoglienza di Serino, dopo tre giorni di protesta davanti alla Prefettura di Avellino, vengono ricoverati in ospedale per le pessime condizioni di salute. Avevano rifiutato di farsi identificare e chiedevano un trasferimento (22).

Protesta a Lizzola

Protesta a Lizzola

Lizzola – (Bergamo) Dopo un anno di isolamento nel piccolo paesino, una trentina di richiedenti asilo protestano perchè non hanno ancora ricevuto risposta alla loro domanda di asilo e per chiedere un trasferimento (23).

BolognaLa “Coalizione internazionale migranti rifugiati e sans-papier” occupa per uso abitativo e sociale l’ex residence di via Emilia Levante 10, vuoto dal 2012. L’ occupazione coinvolge 150 persone tra profughi, famiglie con minori, rom e lavoratori disoccupati e militanti dell’ Associazione Cispm Bologna (24).

Blocco stradale a Paolisi

Blocco stradale a Paolisi

Paolisi (Benevento) – Una decina di immigrati, che vivono da otto mesi nel centro di accoglienza Damasco, blocca la circolazione della statale Appia per chiedere risposte alla loro richiesta d’asilo (25).

22 Maggio

Blocco stradale a Partanna

Blocco stradale a Partanna

Partanna (Trapani) I migranti del centro SPRAR usano blocchi di tufo per interrompere la circolazione stradale su via Selinunte, contro le lungaggini nella pratiche per il rilascio dei permessi di soggiorno e la scarsa qualità dei servizi forniti. (26). Il 3 Maggio avevano tenuto un’altra protesta insieme ai richiedenti del CDA Riggirello, senza ottenere risposte.

Udine Carabinieri e polizia municipale sgomberano l’ex centro islamico in via del Vascello, un edificio abbandonato occupato da 33 migranti (sopratutto afgani e pachistani) (27).

25 Maggio

Sormano (Como) 24 profughi occupano l’Opera Don Guanella, dove vivono da mesi, stanchi di aspettare pazientemente una risposta alla richiesta d’asilo. Impediscono l’accesso agli operatori della struttura, che chiamano in soccorso i carabinieri (28).

28 Maggio

Roma – Movimenti di lotta per la casa e migranti occupano un palazzo di proprietà di Caltagirone in via Cristoforo Colombo (29).

29 Maggio

Brescia – In piazza Rovetta presidio settimanale indetto da migranti e antirazzisti per rivendicare i permessi di soggiorno negati dalla Questura e dalla Prefettura (30).

Roma La celere sgombera l’occupazione in via Cristoforo Colombo. Gli abitanti resistono due ore all’interno dell’edificio. Vengono portate via almeno 10 persone per l’identificazione in Questura.

30 Maggio

Roma – Per la seconda volta (analoga situazione era avvenuta a Gennaio) i richiedenti asilo di un centro a Grottarossa si difendono dal lancio di oggetti e petardi contro la struttura in cui vivono, attuando un blocco stradale usando dei cassonetti (31)

31 Maggio

il CIE di Ponte Galeria

il CIE di Ponte Galeria

Roma Durante lo svolgimento di un presidio solidale all’esterno un gruppo di reclusi del CIE di Ponte Galeria prova a salire sul tetto: sono respinti dalle guardie che lanciano lacrimogeni nel cortile. Un tentativo di fuga viene sventato. Durante la notte, irruzione delle guardie con tanto di cani nelle celle della sezione maschile maschile per fare delle perquisizioni (32).

1 Giugno

Roma Al CIE di Ponte Galeria verso le 10,30 un gruppo di ragazzi dà fuoco al prato che si trova di fronte al cortile delle celle di detenzione, per rispondere alle provocazioni della polizia e perchè disperati dalle condizioni igieniche (33).

Giardiniello (Palermo) Protesta di 43 richiedenti asilo nella struttura di contrada Bonagrazia. Contro i ritardi per il riconoscimento dello status di rifugiato, occupano gli uffici del centro accoglienza (34).

2 Giugno

Roma – La protesta di un ragazzo in cattive condizioni di salute trova la solidarietà degli altri reclusi del CIE di Ponte Galeria: la celere risponde con cariche e pestaggi che causano vari feriti (35).

4 Giugno

Il presidio permanente al porto di Cagliari

Il presidio permanente al porto di Cagliari

Cagliari Protesta al oltranza dei migranti, da poco deportati in Sardegna, davanti all’ingresso delle dogane del porto: rifiutano l’accoglienza coatta e di farsi identificare, e vogliono continuare il loro viaggio verso altri paesi europei (36).

Porto Torres (Sassari) – un gruppo di 15 profughi, sbarcati sabato scorso, sostano davanti ai varchi chiusi del porto commerciale: chiedono di lasciare la Sardegna per raggiungere il nord europa, impedendo l’ingresso all’imbarco alle auto. Il blocco viene fermato dell’intervento di polizia e carabinieri (37).

Gorizia 40 tra afgani e pachistani vengono denunciati perchè dormono in un parco pubblico (38).

Licata (Agrigento) Un gruppo di migranti si oppone all’accoglienza forzata e rifiuta di scendere dal bus che li porta nel centro. Interviene con forza la polizia che denuncia e arresta un nigeriano di 27 anni e un 21 enne originario della Guinea Bissau (39).

Brescia nuovo presidio davanti alla questura per il rinnovo dei permessi di soggiorno (40)

5 Giugno

Cagliari – Per il secondo giorno continua la protesta al porto dei migranti che vogliono raggiungere le loro famiglie in Francia, Germania e Svezia (41).

Porto Torres (Sassari) – Continua il presidio ad oltranza (42).

Carbonia – Dal pomeriggio anche nella cittadina del Sulcis, davanti al commissariato di via Trieste, una quarantina dei 90 profughi ospiti al centro di accoglienza chiedono di lasciare la Sardegna (43).

Protesta al Comune di Pesaro

Protesta al Comune di Pesaro

Pesaro – i migranti presenti da otto mesi in un centro accoglienza, senza aver ricevuto risposte alla richiesta d’asilo, senza soldi e senza assistenza medica, provano ad entrare nel Comune per protestare con il Sindaco ma vengono respinti con forza dalla polizia (44).

6 Giugno

Cagliari – i primi 40 migranti in protesta al porto sono riusciti a lasciare la Sardegna, imbarcandosi per Civitavecchia (45).

8 Giugno

Il campo della croce Rossa a Bresso

Il campo della croce Rossa a Bresso

Bresso (Milano) – Protesta dei migranti, stipati in 300 nelle tende del centro logistico della croce rossa, all’interno del Parco Nord di Milano, contro le condizioni in cui vivono nel campo. Un gruppo, tenta di bloccare via Clerici per far conoscere il disagio, improvvisando una manifestazione. Gli operatori chiamano in soccorso una decina di pattuglie di carabinieri e la polizia (46).

Tivoli (Roma) 60 richiedenti asilo del CARA nell’ex clinica Villa Olivia protestano minacciando di bloccare la Tiburtina, per chiedere pasti e alloggi più adeguati insieme ad iter più veloci per la definizione delle loro pratiche. Una successiva visita dell’ASL accerta la mancanza dei requisiti igienico-sanitari (47)

Agrigento Un migrante protesta negli uffici della prefettura contro il mancato ricongiungimento con la moglie, viene bloccato dai carabinieri (48).

Protesta a Palmadula

Protesta a Palmadula

Palmadula (Sassari) – Un centinaio di persone trasferite dal centro di accoglienza di Santa Maria La Palma protestano perché non vogliono rimanere lontane dai centri abitati, rifiutandosi di scendere dai bus (49).

9 Giugno

Palmadula (Sassari) prosegue la protesta (50).

10 Giugno

Noto (Siracusa) – Alcuni migranti, scappati stamattina da un centro di accoglienza si sono riuniti oggi in presidio alla villa Comunale (51).

Palmadula (Sassari) Si conclude la protesta dei migranti. I 40 che avevano trascorso la seconda notte in pullman sono andati via e per loro si sta cercando una nuova sistemazione (52).

Valledoria (Sassari) 88 richiedenti asilo politico, ospitati in un’ex casa di riposo, protestano per documenti, ticket e qualità del cibo (53).

Parma Protesta dei profughi:”Vogliamo i documenti”. Da due giorni sono in sciopero della fame. Intervengono le forze dell’ordine (54).

Torreglia (Padova) 15 migranti cercano di scappare dal centro accoglienza, vengono braccati da carabinieri, polizia municipale, operatori della cooperativa e fascisti (55).

https://www.youtube.com/watch?v=QOvpYHuta1k

Serino (Avellino) – Ennesima protesta per l’ottenimento del pocket money e per le condizioni di accoglienza (56).

11 Giugno

Pozzallo (Ragusa) – Protesta di un tunisino contro l’espulsione: insieme ad un altro compagno si erano cuciti la bocca,uno dei due aveva continuato la protesta ingerendo una graffetta di ferro e, portato in ospedale a Modica, aveva provato a scappare, cadendo però dal secondo piano dell’edificio. E’ stato operato e si trova ora ancora piantonato in ospedale (57).

Roma Sgombero da parte della polizia dei migranti presenti in Largo Mazzoni, nelle adiacenze della stazione Tiburtina. La maggior parte riesce ad allontanarsi, altri provano a resistere alla cattura ma vengono portati di peso e con violenza nei bus. Una ventina i fermati.

Valledoria (Sassari) Continua, con un presidio, la protesta dei richiedenti asilo, che sono usciti dalla struttura in cui sono ospitati e hanno esposto cartelli (58).

Avellino – I richiedenti asilo che vivono in una struttura a Venticano, hanno protestato davanti alla prefettura della città irpina, per il rilascio dei documenti, del pocket money che non ricevono da due mesi, di abiti e schede telefoniche (59).

Monteroduni (Isernia) – 100 richiedenti asilo protestano nuovamente ( in precedenza con a Gennaio con un blocco stradale) per le condizioni in cui vivono e per il mancato versamento del pocket money. Sul posto accorre la polizia (60).

12 Giugno

Ventimiglia (Imperia) – Manifestazione di protesta per la libertà di circolazione, dopo che da giorni il governo francese ha rafforzato i controlli e blindato la frontiera con l’Italia per bloccare l’afflusso dei migranti.

Roma – I migranti, circa 800, presenti in via Cupa e in zona Tiburtina, che da tempo rifiutano di farsi identificare per potersi recare in altri paesi del nord Europa, vengono nuovamente allontanati da un blitz della polizia.

Valledoria (Sassari) termina la protesta degli immigrati, che chiedevano il rapido esame della loro richiesta d’asilo, il versamento in contanti del pocket money loro spettante e un vitto migliore. La cooperativa di gestione acconsente alle loro richieste (61).

Polla (Salerno) Un giovane migrante di 15 anni tenta di fuggire dalla casa famiglia di cui è ospite ma rimane impigliato sulla grondaia (62).

13 Giugno

Ventimiglia continua la protesta al confine. I migranti vengono caricati e spinti via dalla frontiera dalla celere. Alcuni continuano il presidio sugli scogli a lato del confine.

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Roma – Migranti a Tiburtina Valley: considerazioni di un compagno

Riceviamo e pubblichiamo questo contributo, sperando possa essere un ulteriore stimolo a ragionare ed attuare la solidarietà concreta.
Ricordiamo che per inviarci testi e proposte, potete scrivere ad hurriya[at]autistici.org

L’11 maggio scorso, venivano sgomberate circa 400 persone da una baraccopoli in via delle messi d’oro a Ponte Mammolo, quartiere nel quadrante nord-est di Roma.
Lo sgombero è avvenuto di mattina presto, a venire avvisate sono state esclusivamente alcune associazioni che nel campo ci lavoravano e che hanno avuto l’accortezza di dirlo unicamente ai propri “assistiti”.
Prima una montagna di vigili urbani con le buone, poi i celerini con le bastonate ed infine le ruspe a seppellire sotto un cumulo di macerie gli averi di coloro che lì ci vivevano da più di dieci anni.
Una schiera di politici, pettinati e profumati, a farsi fotografare di fronte a quello che è stato, a detta loro, “lo smantellamento di un ghetto, dove vivevano in duecento, di diverse nazionalità, in condizioni insopportabili per una città come la nostra dove nessuno dovrebbe vedersi privato della dignità personale”.
Peccato però che in questo “ghetto” vivevano esattamente il doppio delle persone e che l’alternativa (il centro di accoglienza BAOBAB) proposta dal comune di Roma, “in cui veder rinascere la propria dignità personale”, ha una capienza di soli 100 posti, ma ne ha promessi 170.
Dormiranno quindi nel centro BAOBAB 174 persone stipate anche sul suolo del cortile esterno, con i vari obblighi che l’ ”accoglienza” impone.
Dormiranno quindi nel mezzo del parcheggio di fronte alla baraccopoli circa 200 persone, la maggior parte delle quali in transito, ossia che sono riuscite a non farsi prendere le impronte a Lampedusa e che vogliono evitare di farlo prima di riuscire a superare le frontiere del nord Italia.
Questa condizione impone loro di tentare di evitare la polizia, quindi molti di loro si ri-materializzeranno solo nel pomeriggio dopo lo sgombero, una volta accertata la ritirata delle truppe d’occupazione, delle ruspe e dei politicanti.
Coloro che parlano un minimo di inglese o di italiano sono pochi e chi detiene una buona conoscenza delle lingue riveste automaticamente una posizione di potere rispetto agli altri.
Parlando unicamente con chi si riesce a capire e non potendo avere altri strumenti di comprensione, è difficilissimo intendere quali siano scelte o posizioni collettive piuttosto che spinte individuali.
Sta di fatto che i tentativi embrionali di organizzarsi dal basso, non per mettere “una toppa” alla falla del problema dei migranti, ma per ingrandire la crepa, per creargli un problema che possa imporre loro di riflettere due minuti in più prima di uscire dalla questura in sella ad una ruspa, sono lenti e complicati.
Proposte di lotta, supportate dai pochi compagni e compagne che hanno scelto di affrontare e ragionare alla svelta in una situazione piovuta dall’alto, si concentrano nel creare un problema, i bisogni restano un ricatto forte e un’arma delle organizzazioni  umanitario/assistenziali.
Proposte che naufragheranno definitivamente contro lo scoglio delle promesse del sistema assistenziale che, con qualche giorno di ritardo, si fa vivo e, sbandierando ipotesi di sistemazioni dignitose, di assegnazioni di alloggi per “gli stanziali” (ovvero coloro che, trovandosi qui da più tempo, sono anche gli unici a conoscere un poco di italiano), inizia a far serpeggiare nel parcheggio degli sfrattati l’ombra delle catastrofiche conseguenze di reagire alla violenza dello Stato e lottare.

Ovviamente nessuna delle promesse fatte sarà mantenuta e quindi quel parcheggio si trasforma, grazie all’assistenza di varie associazioni umanitarie che spaziano da Prime, alla Comunità di Sant’Egidio, passando per la Caritas e i Cavalieri di Malta, in una piccola tendopoli che, all’ora dei pasti, si riempie dei vari senza-tetto di zona.

Un manifesto del "Nodo territoriale Tiburtina"

Un manifesto del “Nodo territoriale Tiburtina”

Questo è esattamente l’epilogo sperato da coloro che hanno effettuato lo sgombero: fare campagna elettorale sulla riqualificazione del degrado, buttare per strada 200 poveracci che tanto, col tempo e con l’aiuto delle associazioni, si troveranno un’altra baracca in cui stare.

I giorni passano, i ragazzi e le ragazze di transito, principalmente somali ed eritrei, vanno e vengono, ormai gira la voce che il posto non è più sicuro.
Molti iniziano a fermarsi direttamente nei pressi della stazione tiburtina, si tratta soltanto di qualche giorno, solo l’attesa di trovare o di farsi spedire i soldi del biglietto per il treno verso il nord.

Intanto nelle sfarzose stanze del parlamento europeo si litiga sulle quote di distribuzione dei migranti, si discute di distribuirsi 20.000 persone dall’Italia e 15.000 dalla Grecia. Numeri, ovviamente solo numeri per loro, numeri che, tra l’altro, non rappresentano che una briciola dei 500.000 profughi disposti a sfidare la morte per fuggire da quei territori resi infernali dalla sete devastatrice creata dal nostro “benessere occidentale”.
Eccoli i “nostri politici”, tutti puliti e profumati, prepararsi al vertice europeo del 25 e 26 giugno.
Di sicuro saranno tutti d’accordo a rafforzare con altri 60 milioni di euro la Frontex, l’armata di difesa delle frontiere europee. Tutti d’accordo anche a finanziare l’UNHCR nell’espellere i profughi per reinsediarli nei campi esistenti nei “paesi terzi”.
Intanto l’accordo non si trova ed in Germania ci sono i preparativi per accogliere i 7 Grandi signori della terra, quindi al diavolo il trattato di Schengen, frontiere sigillate.
Questo è il motivo per cui alla stazione di Milano e a quella di Roma Tiburtina la situazione inizia a farsi fastidiosa, le immagini di ragazzi e ragazze nere che si lavano alle fontanelle della stazione stonano negli schermi dei nostri televisori lcd. Bisogna trovare il modo di cacciarli in dei luoghi più remoti della città, si tratta, esattamente in linea con la proposta europea di istituire dei campi profughi nei “paesi terzi”, di mettere la polvere sotto il tappeto, di rendere invisibili gli indesiderati.
Ecco quindi le motivazioni che si celano dietro il rastrellamento di polizia del pomeriggio dell’11 giugno alla stazione Tiburtina a Roma. Centinaia di poliziotti in assetto anti sommossa a rincorrere, con i manganelli in mano, coloro che momentaneamente avevano trovato riparo sotto i ponti della tangenziale che sormonta la stazione. L’”ottimo” risultato della giornata saranno 18 persone fermate e più di 300 migranti che sono scappati verso il centro BAOBAB.
L’assessore alle politiche sociali di Roma Capitale, all’indomani del rastrellamento sosterrà: “Stiamo arginando, per quanto possibile, i disagi alla popolazione attraverso i servizi della sala operativa sociale del Comune, insieme al II Municipio, alla rete del volontariato…”.
L’indomani due camionette di celere si presentano davanti al centro BAOBAB, si ricomincia la fuga. La polizia sostiene che i migranti non dovrebbero sostare all’esterno del centro, all’interno parlano di un passaggio diurno di circa 700 persone (ne potrebbe accogliere dignitosamente un centinaio). La polizia se ne va, i ragazzi e le ragazze tornano ad affollare i marciapiedi di via cupa. Gli operatori del centro dicono che per il 16 giugno, giorno in cui dovrebbe cessare il blocco del trattato di Schengen, la situazione dovrebbe tornare alla “normalità”.
Ma in cosa consiste questa “normalità” del centro BAOBAB e perchè alcuni ragazzi eritrei che abbiamo conosciuto dopo lo sgombero della baraccopoli non hanno mai accettato un posto letto all’interno di questo centro. A loro dire le condizioni igieniche dei bagni e dei materassini sono indecorose e, come se non bastasse, il boss del centro Daniel Zagghai chiede anche un “aiuto” economico agli ospiti.

Per avere ulteriori strumenti di analisi dobbiamo fare un salto nel passato.
All’alba del 18 Agosto del 2004 venne sgomberato quello che fu chiamato dalla stampa Hotel Africa, “Kerba” da chi lì ci viveva, una sorta di villaggio composto da più di 500 migranti di diversa provenienza creato all’interno di un plesso abbandonato delle FS.
Al suo interno c’erano spazi di socialità completamente autogestiti dagli immigrati, nel contesto di una situazione precaria, con la luce assicurata dai generatori, pochi bagni per tanta gente e l’acqua per lavarsi scaldata sui fornelli.
Tutto questo, secondo il lessico veltroniano, doveva essere trasferito, ufficialmente per assicurare una sistemazione più dignitosa ai richiedenti asilo. Ufficiosamente perché l’Hotel Africa andava demolito nell’ambito del progetto del nuovo snodo dell’Alta Velocità della stazione Tiburtina e di interramento della tangenziale est. L’operazione di trasferimento, le cui modalità furono coordinate da Luca Odevaine (all’epoca vice-capo di gabinetto di Veltroni e personaggio di spicco all’interno dell’inchiesta denominata “mafia capitale”) riempì il sindaco di orgoglio: “È un risultato importante per la città, perché rappresenta un esempio di civiltà. Da oggi Roma realizza un modello innovativo d’accoglienza”.

Fu proprio per accogliere duecento sfrattati del Kerba che l’ex vetreria di via Cupa fu trasformata in un centro di accoglienza, il Baobab, che il comune diede in gestione al consorzio Eriches di Salvatore Buzzi (altro personaggio di spicco all’interno dell’inchiesta denominata “mafia capitale”).
Già dal primo ottobre un centinaio di eritrei scapparono dal centro e tornarono ad occupare una vecchia scuola in via della Bella Villa. Il perché lo spiegò Manuel: “Come faccio a vivere con un pasto al giorno? Perché alle nove di mattina devo essere messo alla porta e tornare dopo le sei? Perché non posso cucinarmi una colazione? Perché devo andare in giro con un solo vestito senza la possibilità di fare niente?”.

Questa la genesi della “normalità” del centro BAOBAB, questo il motivo per cui molti ragazzi e ragazze si sono rifiutate di andare a dare i soldi a Daniel Zagghai.
Tra l’altro, quel “nuovo modello di accoglienza” di cui parlava Veltroni la mattina del 18 agosto 2004, aprì le porte, nel settembre del 2005, di un altro centro di accoglienza sito sulla via Tiburtina, il centro di via Scorticabove; centro che sarà la scintilla che provocherà l’esplosione della prossima “emergenza” in questo quartiere.

Questa casa d’accoglienza fu creata per “ospitare” i resistenti del Kerba, profughi sudanesi che non accettarono il 18 agosto 2004 le soluzioni alternative proposte da Veltroni e che decisero di lasciare il capannone delle FS solamente un anno dopo, dando fiducia alla promessa che avrebbero potuto gestirsi la struttura in cui li avrebbero mandati. Conosciamo bene il valore della parola data da un politicante.

I rifugiati furono sbattuti in una palazzina a due piani in mezzo agli outlet e alle slot machine di una zona artigianale a San Basilio, all’epoca senza allaccio del gas, senza acqua calda e a volte anche senza quella fredda, data in gestione all’Arciconfraternita tramite il consorzio “Casa della Solidarietà”.
Oggi vivono in una sorta di autogestione non riconosciuta: “Qui dentro ci passano bicchieri di plastica, forchette e carta igienica. Al resto ci pensiamo noi: pulizie, cucina, spesa, biglietti dell’autobus”.
Il Comune di Roma sostiene che la convenzione con l’Arciconfraternita per la gestione del centro ha un costo di oltre 500mila euro l’anno.

Il 30 maggio scorso scadeva il contratto di affito dell’immobile, il Comune non ha intenzione di continuare a pagarlo e, dopo aver minacciato lo sgombero immediato, ha concesso da uno a due mesi di tempo agli “ospiti” per trovarsi una soluzione alternativa.

La Danesi, assessore alle politiche sociali la pensa così:”Se una comunità si aggrega ben venga ma non con le risorse dell’accoglienza. Il dipartimento accoglierà le persone che versano in uno stato di vulnerabilità psico-fisica. Molti altri, dopo dieci anni di assistenza da parte del sistema di accoglienza, ormai hanno trovato lavoro ed è ineluttabile la chiusura di un centro che da troppo tempo è gestito in regime di affidamento diretto e sembra fuori dalla possibilità di un effettivo controllo delle presenze da parte del dipartimento“.

Quindi, nonostante che i 5 milioni di euro usciti in 10 anni siano andati a finire nelle casse della proprietà dello stabile e dell’Arciconfraternita, le 120 persone che li vi abitano sono considerate responsabili dello sperpero delle risorse dell’accoglienza. Quindi, in un momento in cui la città sta per esplodere, si vogliono buttare in mezzo alla strada altre 120 persone.

Fortunatamente queste persone non ci stanno, anche se i due mesi di tempo concesso non sono una casualità, perchè effettuare uno sgombero ad agosto (come successe ai tempi dell’hotel Africa) è molto più semplice da gestire per la questura, gli abitanti hanno deciso di resistere, stanno facendo i picchetti e pensando a quali possono essere gli scenari futuri.

Di fronte alla volontà politica di continuare a creare ed a gestire l’“emergenza” migranti, gli abitanti di scorticabove hanno la loro proposta: «da li non ce ne andiamo».

Se il termine “emergenza” definisce un momento critico, quello dei migranti, fenomeno endemico di una società che trae il “benessere” dei propri privilegiati dallo sfruttamento devastante dei più poveri, è un problema sistemico. Ogni considerazione su tale questione, non può prescindere da una critica radicale del sistema che ci sfama. Questo ragionamento porta a comprendere quanti limiti abbia un tipo di approccio assistenziale. Le migliaia di progetti di integrazione, anche se in alcuni casi portati avanti da persone di buon cuore, in realtà sono utili a mettere delle “toppe”, sono parte della gestione dell’emergenza che, in un periodo di emergenze permanenti, vuol dire essere parte del sistema stesso.

Eccoci dunque di nuovo ad affrontare gli interrogativi che la realtà ci pone e ci porrà di fronte con sempre maggiore crudeltà. In un contesto che, per questioni sociali, linguistiche e culturali, è estremamente complesso, in che modo riuscire ad essere un serio problema per coloro che dalle emergenze ne traggono profitto? In che modo riuscire a scoprire le complicità che ci legano tra sfruttati talmente differenti? In che modo agire senza correre il rischio di scadere in dinamiche puramente assistenziali?

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Roma – Sabato 4 luglio, presidio al CIE di Ponte Galeria in solidarietà con i reclusi e le recluse

Riceviamo e pubblichiamo l’appuntamento per il prossimo presidio al CIE.
Per scriverci ed inviarci contributi: hurriya[at]autistici.org

Qui gli ultimi aggiornamenti da Ponte Galeria:
Corrispondenza dal femminile del CIE dai microfoni di Radio OndaRossa
Ancora proteste al CIE di Ponte Galeria
Resoconto dell’ultimo presidio solidale ed alcuni aggiornamenti

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Francia: si intensifica la guerra ai migranti

Striscione dei solidali durante lo sgombero del campo di La Chapelle

Striscione dei solidali durante lo sgombero del campo di La Chapelle

Francia: L’umanitarismo in azione nello sgombero degli accampamenti dei migranti

(Traduzione da: Rabble.co.uk)

Martedì scorso, a Parigi e a Calais, sono stati effettuati dagli sbirri sgomberi in simultanea dei campi dei rifugiati provenienti da Sudan, Eritrea, Afghanistan e Siria .

A Parigi, il campo è vicino a Gare du Nord e l’area è spesso utilizzata dai migranti che hanno bisogno di una tregua dalla “prima linea” a Calais. La lotta è continua, con nuovi sgomberi e migranti costantemente costretti a spostarsi da un posto all’altro.

Da Calais Migrant Solidarity:

Oggi (martedì 2 giugno) la polizia francese ha sgomberato lo Squat Galloo e la “jungle” vicino il supermarket Leader Price. Aperto nel luglio del 2014 da una collaborazione tra associazioni, migranti e attivisti, e arrivato ad ospitare oltre 300 persone, Galloo era uno spazio di Calais per incontrarsi, condividere il pasto, ricaricare i telefoni e riposarsi. Era una casa del popolo.

Lo sgombero del Galloo è iniziato questa mattina alle 6 e alle 10 i poliziotti presenti erano aumentati. La polizia ha circondato l’edificio – uno spazio di 12.000 metri quadrati usato una volta come centro di recupero di metallo in disuso – bloccando tutte le possibili uscite. Le persone che erano all’interno hanno avuto un tempo limitato per raccogliere le loro cose e sono state scortate fuori dall’edificio attraverso un’entrata laterale. I verbali parlano dell’arresto di 66 persone e circa 40 di loro sono state trasportate nel centro di detenzione a Coquelles.

Nella jungle di Leader Price, che ha già dovuto sperimentare un semi-sgombero nel corso dell’anno, dozzine di poliziotti hanno rastrellato l’area intorno al supermarket, costringendo le persone ad andare via dagli spazi dove dormivano. Anche in questo caso ci sono stati arresti.

La nuova destinazione per le persone espulse dai propri rifugi, è la prigione a cielo aperto nella periferia di Calais, la nuova “jungle” che circonda il Centro Jules Ferry (per maggiori informazioni, qui un articolo ).

Le persone sgomberate oggi sono coloro che hanno resistito per due mesi allo spostamento “volontario” nel nuovo centro diurno, spinti dalla pressione della polizia e di altre organizzazioni statali ad andarsene alla fine di marzo.

Questa operazione di polizia è stata coordinata con lo sgombero di una grande jungle (accampamento) a La Chapelle a Parigi, che ospitava oltre 350 persone.

Da Paris-Luttes.info:

(Sunto da vari articoli tradotti da Rabble)

L'accampamento di La Chapelle, prima dello sgombero

L’accampamento di La Chapelle, prima dello sgombero

Lo sgombero dei circa 600 profughi africani, per lo più provenienti dal Corno D’Africa, del campo di La Chapelle, a Parigi, avvenuto Martedì, è stata accompagnato dal coro consolatorio dell’umanitarismo liberale. Per tutto il giorno, la radio e la TV hanno martellato sull’emergenza sanitaria e la necessità umanitaria delle operazioni di sgombero del campo che si trova vicino alla Gare du Nord. Decine di cellulari della polizia antisommossa e un gran numero di poliziotti in borghese – identificabili dai loro arroganti bracciali arancioni – sono arrivati sul sito intorno alle 5.45 di mattina. In una routine spaventosamente familiare, gli abitanti del campo sono stati metodicamente divisi in gruppi e caricati sugli autobus: famiglie o persone singole; richiedenti asilo o di altre nazionalità; ‘veri’ o ‘falsi’ eritrei. A separare il grano dal loglio sono stati i lavoratori delle ONG Emmaüs e France Terre d’Asile, distinguibili dai poliziotti in borghese solo per i i loro bracciali verdi, e presumibilmente, per la loro apparenza amichevole. Una piccola folla di manifestanti guardava e gridava dai lati del campo, tenuta a bada da cordoni di polizia.

Per concludere questo spettacolo “umanitario”, alcuni degli abitanti del campo sono stati trasportati in autobus verso diversi rifugi per senzatetto in tutta Parigi e non solo, lasciando le ruspe libere di radere al suolo le loro tende e i loro beni. Questi alloggi offrono ospitalità solo per pochi giorni – giusto il tempo per convincere la gente ad abbandonare il posto dove vivevano prima.

Giovedi e Venerdì, migranti e compagni hanno cercato di riorganizzarsi di fronte a una chiesa vicino al luogo dello sgombero, prima di essere rapidamente circondati dalla polizia. Sono stati fatti tentativi di occupare una chiesa e una palestra, ma la polizia li ha bloccati e violentemente sgomberati. I media hanno anche annunciato l’intenzione di sgomberare un altro campo più piccolo, vicino alla Gare d’Austerlitz. La lotta continua…

Cronologia di una settimana di lotte, occupazioni e sgomberi a Parigi

(traduzione da Paris luttes )

Martedi 2 Giugno

Circa 450 migranti che si erano accampati a La Chapelle sono stati sgomberati . Di questi solo 160 avrebbero diritto, secondo i criteri francesi, a richiedere asilo politico. L’accampamento era nato nell’estate 2014 ed era diventato un punto di riferimento per i migranti arrivati dall’Italia, come tappa per poi dirigersi verso Calais e la Gran Bretagna o altri paesi del nord Europa. Il sindaco e il prefetto di Parigi ( e ricordiamo che nell’Ile de France, da 11 anni governa un’alleanza “di sinistra” tra socialisti, verdi e partito comunista) da tempo spingevano per lo smantellamento del campo, con la scusa del rischio sanitario e con il supporto di alcune ONG “umanitarie”.

Dopo lo sgombero, lungi dall’offrire soluzioni a queste persone, la prefettura e il municipio li hanno sparpagliati sull’Ile de France. Giovedi sera, alcuni di loro si sono raggruppati di fronte alla chiesa di Saint-Bernard nel 18° arrondissement. Espulsi di nuovo venerdì 4 giugno dal sabato hanno occupato la piazza Nathalie Sarraute (via Pajol). Sempre accompagnati delle molestie della polizia e dal movimento di solidarietà.

Giovedi, 4 giugno

Grosso dispiegamento di polizia nella notte di Giovedi per prevenire che gli “sgomberati” da La Chapelle occupino la chiesa di San Bernardo (18 °).

Il volantino distribuito in loco:

COMUNICATO DEI MIGRANTI ESPULSI DA LA CHAPELLE:

Siamo delle persone pacifiche

Siamo dei richiedenti asilo

Chiediamo i documenti

Vogliamo che i nostri diritti siano rispettati

Venerdì 5 giugno

15:00 : la polizia è intervenuta in forze in piazza per disperdere i migranti e solidali.

15:30 : i poliziotti hanno circondato la piazza antistante la chiesa di San Bernardo e cercano di espellere i migranti. 

16:00 : decine di migranti bloccati in una trappola.

16:30 : i “migranti” sono costretti a ripiegare verso la metropolitana di La Chapelle

17:00 : dopo aver tentato di forzare i manifestanti a tornare nella linea 2 della metropolitana La Chapelle, la polizia li fa uscire. La metropolitana è stata bloccato per quindici minuti. E’ stata organizzata una trappola per bloccare tutti, migranti e solidali.

17:15 : la polizia separa i manifestanti dai migranti , in modo che questi ultimi possano essere controllati . Carica della polizia antisommossa su Place de la Chapelle.

17:30 : un migrante colpito dalla polizia viene arrestato

17:50 : si parte in corteo verso Marx Dormoy. Circa 150 i partecipanti. Sempre scortati da un elevato numero di poliziotti

18:00 : gran parte del corteo è stata presa in trappola. I poliziotti spingono il corteo verso Marx Dormoy. Impediscono ai manifestanti di tornare nella piazza della chiesa di San Bernardo.

18:30 : La palestra Ostermeyer, al 22 di via Pajol è stata occupata dai manifestanti. I poliziotti sono stati in grado di evacuarla rapidamente e violentemente. Ci raggruppiamo nel piazzale della palestra. La celere gioca allo sfinimento.

19:00 : la manifestazione fa una pausa davanti alla palestra Ostermeyer, strada Pajol. Sempre massiccia la presenza della polizia.

Sabato 6 Giugno:

palestra11:20 : Continue molestie: sgombero in corso nel piazzale davanti alla palestra Ostermeyer (via Pajol), dove i migranti espulsi hanno trascorso la notte.

18:00 : Al momento, un centinaio di persone si sono radunate sulla strada fuori dell’ostello Pajol in seguito all’appello pubblico di oggi. Si organizza una mensa mentre la polizia continua ad essere molto presente.

Domenica 7 Giugno:

Comunicato dei genitori degli studenti del 18° arrondissement:

Signore e Signori,

Siamo un gruppo di genitori di studenti delle scuole pubbliche del 18 ° arrondissement, siamo molto arrabbiati per la situazione contro i migranti accampati sotto la metropolitana de la Chapelle, soprattutto dopo lo sgombero di martedì mattina con un dispiegamento di forze dell’ordine spropositato. La presenza poliziesca che ha invaso lo spazio pubblico è più aggressiva e violenta per noi e per i nostri figli che la presenza dei migranti. Siamo indignati dal fatto che le piazze che dovrebbero essere spazi per tutti, siano ormai inaccessibili e chiuse senza che alcuna soluzione seria venga offerta ai migranti. Abbiamo visto i mezzi impiegati dai servizi pubblici della città: la direzione prevenzione e protezione impegnata nell’evacuazione della piazza Said Bouziri, il Servizio tecnico della pulizia di Parigi mobilitato per rimuovere tende, materassi, coperte … dove è il servizio di alloggiamento?

Noi, gli abitanti, possiamo confermare che le persone che hanno dormito presso la Salle San Bruno, poi nella piazza, poi nel piazzale Pajol sono coloro che sono stati espulsi da la Chapelle. Ci aspettiamo una soluzione duratura per offrire un rifugio e proteggere le centinaia di migranti, uomini, donne, bambini, che la polizia tenta inutilmente di disperdere.

Dal Venerdì pomeriggio, molti di noi sono mobilitati; eravamo sul piazzale Nathalie Sarraute e abbiamo fornito il sostegno e la solidarietà necessaria. Contiamo sul vostro senso di libertà, uguaglianza, fraternità.

I migranti chiedono la nostra solidarietà, rispondiamo.

Info Point Domenica 7 giugno:

Manifestazione antifascista per ricordare Clement Meric

Manifestazione antifascista per ricordare Clement Meric

Sabato pomeriggio, un centinaio di persone sgomberate da la Chapelle ha raggiunto la manifestazione antifascista in onore di Clemente Meric. Dopo la discesa di via Oberkampf, dopo la stazione Ménilmontant, nonostante le pressioni della polizia, sono stati ben accolti e hanno preso la testa del corteo. Arrivati a Ménilmontant, hanno parlato con altri collettivi in lotta. Un fondo di solidarietà è stato fatto girare per raccogliere soldi per organizzare una cena quella sera e acquistare teloni e coperte (i migranti hanno perso la maggior parte della loro cose durante lo sgombero de la Chapelle).

In serata ci si è organizzati per fornire un pasto caldo, nonostante la pressione della polizia. Molte persone hanno mostrato la loro solidarietà con i migranti portando vestiti, coperte e cibo.

Lunedi 8 Giugno:

Un’altra notte per strada. 180 migranti hanno dormito qui, molti altri sono venuti a vedere il loro accampamento… Non hanno più alcun accesso ai servizi igienici. Hanno pubblicato due comunicati .

12:00 : Scarsa presenza della polizia , ma gli agenti filmano incessantemente i presenti. Secondo alcuni politici, l’espulsione del campo Austerlitz dovrebbe avvenire domani.

Assemblea dei migranti a Pajol

Assemblea dei migranti a Pajol

12.30 : A seguito di una riunione di diverse decine di immigrati (e chiusa ai non immigrati), i rifugiati del campo di Pajol hanno annunciato l’inizio di uno sciopero della fame.

14:30 : La polizia antisommossa CRS ha iniziato lo sgombero dell’accampamento in via Pajol. Hanno bastonato i solidali al fine di caricare i profughi. Due auto piene di rifugiati saranno condotte al commissariato de l’Evangile. E’ il luogo speciale utilizzato dai poliziotti parigini per gli arresti di massa. I solidali che sono intervenuti sono attualmente sotto controllo, almeno una persona è stata arrestata.

15:00 : la violenza della polizia ha provocato almeno un ferito tra i rifugiati. 200 solidali sul posto, ma la presenza della polizia è imponente. Il tendone installato in loco è stato distrutto. Un prima auto della polizia sarebbe arrivata al commissariato in via de l’Evangile.

15.15 : dei rinforzi hanno permesso alla polizia antisommossa di dividere la piazza e i manifestanti in due parti.

I migranti catturati e caricati sui bus

I migranti catturati e caricati sui bus

15:30 : I poliziotti cominciano a caricare i migranti sui bus. Rifugiati e i solidali resistono per quanto possibile, circondati da decine di poliziotti in tenuta antisommossa.

16:20 : La polizia ha caricato violentemente facendo un uso spropositato di gas lacrimogeni. Una persona è chiaramente in preda ad un attacco d’asma a causa del gas e si trova accasciata sul marciapiede. I poliziotti non fanno nulla per aiutarla e impediscono alle ambulanze di passare.

cordone

Cordoni contro lo sgombero

16:30 : Molti migranti sono riusciti a scappare correndo durante la carica, approfittando anche della catena umana creata dai solidali. Per contro i solidali sono stati caricati. I poliziotti non facevano distinzione. Un ferito grave tra i migranti è riuscito a partire alla volta dell’ospedale grazie ai vigili del fuoco. I manifestanti hanno cercato di rallentare la partenza di due autobus pieni di persone arrestate.

16:40 : a parte questo, un giornalista della BFM ha dato uno schiaffo a un manifestante che lo accusava di dire sciocchezze … Non solo non scrivono niente di vero, giocano pure a fare gli sbruffoni

16:45 : non ci sono più persone circondate dalle forze dell’ordine, ma la gente ancora cerca di bloccare il secondo furgone della polizia pieno di migranti. Almeno quattro persone risultano ferite.

17:00 : lo sgombero è stato completato; un gruppo di solidali rimane fuori dalla stazione di polizia in via de l’Evangile in attesa di un possibile rilascio dei migranti. Per ora solo i minori sono stati liberati, una decina di persone (su cento) sono state arrestate. E’ probabile che questo scenario si ripeta nei prossimi giorni in quanto la situazione dei migranti non è affatto cambiata.

19:45 : almeno 20 migranti arrestati durante lo sgombero del piazzale della sala Pajol sono arrivati al centro di detenzione di Vincennes. Una cinquantina di solidali sono fuori dal commissariato di polizia : 80 profughi sono ancora detenuti nella stazione di polizia.

21:15 : Dopo un tentativo di occupazione di un piccolo parcheggio in via Pajol da parte di residenti, solidali e migranti, una ventina di furgoni della polizia sono arrivati per sgomberarli. La situazione è tesa.

22:15 : Una quarantina di migranti arrestati nel pomeriggio in via Pajol sono stati reclusi nel centro di detenzione amministrativa di Vincennes. La polizia è ancora presente sulla spianata. Un nuovo incontro è stato fissato per martedì 9 giugno alle 18 davanti alla sala Pajol. 

Martedì 9 Giugno:

11:00 : 30 persone sono state poste in regime di detenzione amministrativa a Vincennes, 16 al CRA (Centro Detenzione Amministrativa) di Mesnil-Amelot, 14 a Vincennes. Un attivista è ancora in custodia da ieri. Una manifestazione è stata indetta alle ore 18 davanti alla sala Pajol.

13:00 : 8 migranti arrestati sabato saranno condotti al tribunale amministrativo questo pomeriggio … Scommettiamo che lo stato farà quello che sa fare meglio, “l’accompagnamento alla frontiera”, cioè un’espulsione con volo charter di cui conosciamo tutta la violenza.

13:10 : gli immigrati che non sono stati arrestati sono ancora in strada. Rimangono in un giardino nel 18 ° arrondissement: Bois Dormoy, citè de la Chapelle. Nessuna sistemazione alternativa naturalmente…

18:15 : La manifestazione è stata vietata. Enorme presenza di polizia. La celera blocca via Pajol. Diverse centinaia di persone. Sovrarappresentazione della sinistra istituzionale con la presenza di molti eletti, venuti qui, come ieri, per farsi fotografare.

9 Giugno: manifestazione di solidarietà agli sgomberati di via Pajol

9 Giugno: manifestazione di solidarietà agli sgomberati di via Pajol

18:25 : Un presidio si tiene all’angolo tra via Riquet e Via Pajol. Circa 500 persone in questo momento, ma potrebbe crescere dal momento che molte persone stanno ancora cercando di raggiungere il raduno. Per ora la gli interventi sono tenuti dai politici.

19:00 : il presidio diventa un corteo, da via Riquet. Più di mille persone.

19:15 : Il corteo prosegue lungo il viale Max Dormoy. Sempre affollato e con un’ottima accoglienza tra i locali.

19:30 : La manifestazione è bloccata da un cordone di polizia antisommossa in via Mac Dormoy.

19:35 : Il cordone di poliziotti sotto pressione del corteo indietreggia fino a La Chapelle. Atmosfera tesa.

19:45 : Ci si riunisce sotto la metropolitana sopraelevata. Sempre molta gente. I poliziotti si sono ritirati…

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Torino – Ancora in carcere una compagna e tre compagni arrestati in seguito all’opposizione ad una retata

basta-retate-nuofonte: Macerie

È arrivato questo pomeriggio, un po’ prima di quando lo si aspettasse, l’esito dell’udienza di giovedì durante la quale i difensori di Paolo, Erika, Toshi, Luigi e Marco hanno chiesto al Tribunale del Riesame la revoca delle misure cautelari emesse contro di loro in seguito all’opposizione alla retata del 2 febbraio scorso. E l’esito è pessimo, a conferma, tra le altre cose, di quanti siano numerosi i dipendenti del Palazzo di Giustizia completamente proni ai voleri della Procura: Paolo, Erika, Toshi e Marco rimangono in cella, mentre per il solo Luigi la carcerazione preventiva si svolgerà da oggi ai domiciliari (ma con tutte le restrizioni, per cui non potrà comunicare con nessuno se non con i propri conviventi). Non cambia neanche la situazione per l’unico compagno con divieto di dimora del quale si è discusso durante l’udienza di giovedì. Le motivazioni della decisione del Tribunale saranno rese note invece nei prossimi giorni.

Per scrivere ai compagni e alla compagna in carcere:

Marco Pisano C.C. Lorusso e Cotugno – Via Maria Adelaide Aglietta, 35 10149 Torino
Erika Carretto  C.C. Lorusso e Cotugno – Via Maria Adelaide Aglietta 35 10149 Torino
Paolo Milan  C.C. Lorusso e Cotugno – Via Maria Adelaide Aglietta 35 10149 Torino
Toshiyuki Hosokawa  C.C. Lorusso e Cotugno – Via Maria Adelaide Aglietta 35 10149 Torino

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Roma – Ancora proteste al CIE di Ponte Galeria

Riceviamo e pubblichiamo.

ponte-galeria-cie-510-cMartedì 2 giugno al CIE di Ponte Galeria a Roma ha avuto luogo l’ennesima protesta contro la detenzione.

Nel primo pomeriggio un ragazzo in gravi condizioni di salute, che da più di un mese reclama per avere un minimo di assistenza, ha deciso di non restare in silenzio. La sua protesta è stata seguita immediatamente dai compagni rinchiusi insieme a lui e si è svolta nel cortile davanti alle celle, coinvolgendo via via l’intera sezione.

L’odio verso la detenzione, inasprito dalle pessime condizioni di vita, che d’estate peggiorano notevolmente, è stato espresso con urla e battiture. Inizialmente indifferenti a questo sfogo i pochi carabinieri presenti hanno presto chiamato la celere, che si è schierata in tenuta antisommossa. La determinazione non è venuta meno e la protesta è andata avanti fino a quando la celere non ha deciso di intervenire.

Come riportato dai ragazzi lo scontro è stato duro. La celere si è avventata su di loro con manganellate e spintoni rompendo qualche testa e ferendo 3 persone. Si segnala inoltre un comportamento aggressivo e provocatorio delle guardie, fatto delle solite battute razziste e di retorica nazionalista e machista. Il ragazzo che aveva dato il via alla protesta è stato picchiato violentemente da più guardie insieme (qualcuno ne ha contate più di 10) e trasportato in infermeria. Inoltre, durante l’ultima carica, mentre la celere spingeva tutti nelle celle, è stato ferito un ragazzo rimasto indietro nella mischia, calpestato e massacrato di botte dalle guardie.

Continuiamo a segnalare, sempre in base a testimonianze dirette, che sia nella sezione maschile che in quella femminile il cibo provoca sonnolenza e torpore, evidentemente addizionato da tranquillanti e altri farmaci. In molti/e stanno rifiutando il cibo. Nella sezione maschile continua lo sciopero della fame, portato avanti con diverse modalità, ma che coinvolge ormai quasi tutti.
La questione delle cure mancate continua ad essere uno dei problemi più frequenti a Ponte Galeria e anche nella sezione femminile le proteste individuali e collettive sono all’ordine del giorno.

Durante la serata, un gruppo di persone, in solidarietà con i detunuti e le detenute che lottano ogni giorno dentro al CIE, sono andati davanti le mura salutando la protesta con urla e rumori.

Ascolta una corrispondenza dal CIE di Ponte Galeria dai microfoni di Radio OndaRossa.

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Roma – Sul presidio solidale ed alcuni aggiornamenti dal CIE di Ponte Galeria

cienuovoRiceviamo e pubblichiamo il resoconto del presidio del 30 maggio al CIE di Ponte Galeria ed alcuni aggiornamenti riguardo le proteste delle persone recluse.

Sabato 30 maggio circa 40 persone sono andate davanti al CIE di Ponte Galeria a Roma, per far sentire ancora una volta la solidarietà ai reclusi e le recluse. Una pratica, quella del presidio, che viene portata avanti ormai da molto tempo e con costanza. Una volta al mese, infatti, ci si ritrova davanti le mura del CIE per proseguire la lotta contro questi centri di detenzione e per coltivare e rinnovare le relazioni, le amicizie e le complicità che esistono tra coloro che lottano dentro e chi li supporta da fuori. L’appuntamento a stazione Ostiense, per raggiungere e poi andar via insieme dal presidio, si riconferma una buona idea per evitare di imbattersi nell’insistente presenza di polfer e digos.

All’arrivo ci si è imbattuti nel solito “schema”, composto da giornalisti, sempre pronti a sciacallare qualche notizia o immortalare qualche momento di tensione per sbatterlo sulle pagine dei loro giornali, e dalle guardie, con blindati, celerini in tenuta antisommossa e un notevole plotone di digos, con le loro telecamere e il loro atteggiamento sempre più provocatorio. Dopo aver allontanato i giornalisti, tristi per non aver potuto “svolgere il loro lavoro”, il gruppo di solidali ha dato vita al presidio con musica, rumori e vari interventi dal microfono aperto.

La comunicazione si è svolta prima sotto le mura del femminile dove, tra le altre cose, è stata raccontata la rivolta di qualche giorno fa nel CIE di Torino, la solidarietà in strada contro le retate e gli arresti di Paolo, Toshi, Erika e Luigi [1 – 2], e dove è stato ripetuto il numero di telefono che un gruppo di compagni e compagne utlizza per lottare contro i CIE e le espulsioni e per far uscire le voci di chi è internato/a. La risposta delle ragazze si è fatta sentire con le urla e dopo circa un’ora si è deciso di spostarsi verso la sezione maschile, che si trova lontana da quella femminile.

La risposta dei reclusi è stata immediata e determinata. Sin da subito un gruppo di ragazzi ha provato a salire sul tetto per rispondere, con la protesta, alla presenza dei solidali all’esterno. Supportati dalle urla, i cori e la gioia dei manifestanti, la protesta si è fatta via via più forte, costringendo le guardie ad intervenire sul tetto e, stando ai racconti, lanciando gas lacrimogeni all’interno del cortile. Cercando giustamente di approfittare della situazione, un ragazzo ha provato a riguadagnare la libertà, tentativo di fuga purtroppo prontamente represso dalla polizia con un pestaggio.

Da segnalare che, come ormai succede ogni volta che viene indetto un presidio, sin dalla mattina la polizia ha deciso di non aprire le celle, neanche per la consegna del cibo. Un altro tentativo delle guardie per dividere i/le reclusi/e dai solidali, che evidentemente non funziona. Alcuni detenuti hanno infatti deciso di rifiutare i pasti. Per quanto riguarda il cibo, in molti ci hanno tenuto a raccontare la gravità della situazione: oltre alla pessima qualità, i pasti vengono costantemente “addizionati” con farmaci e tranquillanti per stordire ed annichilire le persone che giustamente sono piene di rabbia. Inoltre, con l’arrivo del caldo, le condizioni igieniche e la vita dentro diventano sempre più insopportabili.

Sempre da quanto raccontato da dentro, nella notte seguente (la notte tra il 30 e il 31 maggio) c’è stata un’irruzione delle guardie con tanto di cani nelle celle del maschile, per fare delle perquisizioni. Per fortuna sembra che non ci siano state aggressioni fisiche, ma l’ennesimo gesto intimidatorio è chiaro. La mattina seguente (il 31 maggio), verso le 10,30 un gruppo di ragazzi ha dato fuoco al prato che si trova di fronte al cortile delle celle di detenzione, per rispondere alle provocazioni della polizia e perchè disperati dalle condizioni igieniche. Per chi non lo sapesse infatti, il CIE di Ponte Galeria è in una vera e propria palude e nei periodi estivi diventa impossibile dormire per le zanzare.

Libertà per tutti e tutte!
Contro gabbie ed espulsioni!

Alcuni nemici e alcune nemiche delle frontiere

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California – 5 arresti ad una manifestazione contro la detenzione di immigratx transgender

Riceviamo e pubblichiamo la traduzione di questa notizia, ringraziando chi continua ad inviarci contributi, analisi e notizie.
Per scriverci hurriya[at]autistici.org

SANTA_ANA04X633Cinque attivistx che chiedevano la fine delle pratiche inumane di detenzione per migranti LGBT sono statx arrestatx a Santa Ana in California, giovedì mattina, durante il culmine di una manifestazione molto tesa che ha portato ad un blocco stradale durato più di un’ora.

La manifestazione è stata organizzata da Familia: Trans Queer Liberation Movement, la campagna #Not1More, e dall’associazione locale LGBT GetEQUAL. Gli/le attivisti/e chiedevano la fine delle pratiche di detenzione perpetrate dalle forze dell’ordine del Centro per stranieri contro “migranti vulnerabili”, come transgender, donne e bambini reclusi in situazioni ad alto rischio e deportati verso i Paesi di origine generalmente ostili.

Chi manifestava ha occupato la strada di fronte al centro di detenzione per migranti (ICE – US immigration and customs enforcement agency) nella California del Sud, dove vengono detenute le donne transgender.
“Le donne transgender senza documenti, una volta rinchiuse nel centro, subiscono abusi di tipo sessuale, fisico e psicologico”, dice Jennicet Gutierrez, una transgender latino-americana e membro di Familia: Trans Queer Liberation Movement, in un discorso pronunciato alla manifestazione di giovedì; “devono essere liberate subito”.

SANTANA03X633Cinque attivistx si sono incatenatx con catene pesanti, mentre altrx portavano cartelli con scritto “Trans Queer Liberation”, “Not 1 More LGBTQ Deportation” e “End ALL Detention”.

Chi ha organizzato la manifestazione considera l’amministrazione del Presidente Barack Obama responsabile per il numero di migranti deportati dal 2008, che non ha precedenti. Hanno fatto riferimento anche all’ex segretario di Stato, Hillary Clinton che ha recentemente annunciato di voler fare della condizione delle donne transgender e di altri migranti vulnerabili una priorità della propria campagna presidenziale.
“Non dovremmo aspettare che il Congresso approvi la riforma in materia di immigrazione o che la Clinton metta fine alla reclusione dei/delle trans” ha scritto Not1More nel suo blog il mese scorso; “l’amministrazione Obama può farlo già ora”.

L’eco di questo messaggio ha riempito le strade di Santa Ana giovedì, grazie ad attivistx che camminavano, cantavano e alla fine occupavano la strada, rifiutandosi di muoversi fino a che non sono stati arrestat*.

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Opuscolo – “I cieli bruciano”: dei centri di identificazione ed espulsione e di chi ne permette il funzionamento

icielibruciano_copertinafonte: Macerie

«…Crediamo che sia importante identificare i collaboratori della macchina delle espulsioni. Chi, dalle espulsioni, dai pestaggi ed anche, a volte, dalle rivolte ci guadagna. Che sia importante portare la lotta contro i Centri anche al di fuori di quelle mura, che la lotta è ovunque per chi sa guardare con i giusti occhi. L’elenco che segue e che compone buona parte di questo opuscolo è solo una minima parte di quel lungo elenco che sarebbe l’intera macchina delle espulsioni ma è un buon inizio per capirne il funzionamento.»

Scarica, stampa e diffondi l’opuscolo (e fanne buon uso).

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Grecia: intervista con un compagno dell’Assemblea No Lager

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Oggi scadono i cento giorni entro i quali il Governo greco aveva promesso la chiusura dei centri di detenzione per migranti. I centri tuttavia continuano a segregare più di 3000 persone, così come rimane in piedi la recinzione anti-migranti di Evros e attivo il pattugliamento del Mar Egeo attuato da Frontex in collaborazione con la marina greca.

logo-assemblea no lagerPrendiamo spunto da questa data simbolica per pubblicare un’intervista di Radio Onda Rossa con il compagno A. dell’Assemblea No Lager ellenica, che spiega la situazione in Grecia negli ultimi anni e aggiunge alcune sue personali considerazioni politiche.

Domanda: sappiamo che è molto difficile avere una percezione chiara rispetto all’operato di Frontex, sapete dirci qualcosa riguardo l’operazione in corso ad Evros? Da quanto dura,  è un attacco costante e quali effetti ha su respingimenti, cambi di rotte ed internamenti nei centri?

Risposta: purtroppo la maggior parte delle cose che conosciamo su Frontex è di seconda mano. Ma sappiamo che in Grecia Frontex dal 2009 ha cominciato a collaborare con la Guardia Costiera e la Marina greca nel Mar Egeo, e dall’ottobre 2010 coopera con la polizia e le guardie di frontiera sul confine di Evros (operazione “Scudo” : 2000 poliziotti di frontiera + la recinzione ad Evros). Come nel resto d’Europa Frontex sembra aver solo un ruolo di coordinamento/consulenza ed evita responsabilità operative, in modo che se qualcosa va storto (ad esempio se annegano immigrati) la responsabilità ricade sulle autorità greche. Non abbiamo dati precisi sulle espulsioni e respingimenti ( questo articolo [1] del 2014 riporta la denuncia di varie associazioni per i diritti dei migranti della pratica dei respingimenti in mare con la complicità di Frontex). Da quando Frontex ha iniziato a operare nel Mar Egeo nel 2009 vi è stato effettivamente un cambiamento delle rotte migratorie , che si sono spostate in direzione del confine di Evros.

Attenzione, Frontex!

Attenzione, Frontex!

Come risposta nel 2010 il governo greco ha invitato Frontex ad operare anche lì (gli arrivi via mare erano diminuiti dai 30.050 del 2008 ai 5400 del 2010, quelli via Evros erano aumentati dai 7574 del 2009 ai 38992 del 2010 [2] ; dal novembre del 2010, su richiesta del governo greco, Frontex ha esteso il proprio intervento sul confine terrestre con la Turchia a Evros , con una forza di 200 agenti di polizia, veicoli speciali, elicotteri, telecamere termiche etc, allestendo una propria sede nella città di Orestiada. In pratica, Frontex separa i “profughi di guerra” da quelli che non avranno nemmeno il diritto di presentare una domanda d’asilo in Grecia o in un altro paese. Questi ultimi sono imprigionati nei centri detenzione prima di essere deportati nei Paesi di origine o in paesi terzi come la Turchia [3] ). Dai contatti con le assemblee lì attive sappiamo che Frontex deporta nei centri di detenzione i migranti che cattura. Nel 2010 Frontex ha allestito al Pireo il suo quartier generale greco [4], nell’edificio della Guardia Costiera [5].

D: Dall’inizio dell’operazione Xenios Zeus più di 80.000 migranti sono stati rastrellati nelle strade di Atene. Potete raccontarci come avvengono queste operazioni militari e se ci sono delle resistenze collettive, e se sì, in che tipo di quartieri, mercati o posti di lavoro?

R: Per queste operazioni sono stati impiegati agenti di polizia, la polizia antisommossa (MAT) e quella motorizzata (ΔΙΑΣ) etc. per effettuare controlli e retate su treni e bus oltre che nelle strade e nelle piazze. La polizia controllava le persone basandosi su caratteristiche etniche (sul colore della pelle) e ci sono state molte lamentele di migranti che avevano un permesso legale e si son visti distruggere i loro documenti da parte della polizia al momento del fermo. All’arresto è seguita prima la detenzione nelle stazioni di polizia o nei dipartimenti per l’immigrazione, e successivamente nei centri di detenzione per migranti.

Corteo contro le retate

Corteo contro le retate

Ci sono state molte azioni di resistenza collettiva, di contro-informazione e di solidarietà (cortei, manifesti, presìdi, speakeraggi) organizzati dall’area anti-autoritaria e dalla sinistra. L’assemblea No Lager (come altri gruppi) ha partecipato con la parola e con l’azione a queste iniziative contro l’esistenza dei centri di detenzione.

Come scrivemmo nel Gennaio 2014 in un testo distribuito nella manifestazione contro l’operazione Xenios Zeus [6]:

Greece Migrants

Arresti durante l’operazione Xenios Zeus, Atene 2011 (AP photo)

solo nei quartieri intorno Patissia, ad Atene, dove risiedono molti migranti , ci sono tre presidii permanenti di controllo della polizia , una continua e aggressiva operazione poliziesca contro gli immigrati che ha il cinico nome di “Xenios Zeus” (la divinità greca dell’ospitalità), come in precedenza l’operazione contro tossicodipendenti e senzatetto era stata chiamata “Thetis”. Queste operazione non hanno come obiettivo quello di contrastare una specifica infrazione. Si tratta invece di metodi di prevenzione e della creazione di zone di occupazione militare: grandi presidii di forze di polizia nei centri urbani, armi pesanti, continui pattugliamenti stradali e ispezioni, arresti e detenzioni di massa, dispersione degli arrestati in vari luoghi di detenzione , dalle stazioni di polizia e prigioni fino ai centri di detenzione “ufficiali” dove i migranti sono detenuti a tempo indeterminato senza che gli venga garantito alcun diritto legale, in balia di un potere esecutivo svincolato dai formali limiti di legge . E questa politica di cui sopra si coordina con comitati di residenti fascisti/razzisti che, pretendendo di parlare in nome di tutti gli abitanti dei quartieri, cercano di imporre un regime di terrore (il caso più famoso è quello di Agios Panteleimonas , dove avvenne un attacco incendiario ad un negozio gestito da migranti).

D: Oltre ai recenti attacchi agli spazi dei compagni, sappiamo di numerose aggressioni dei nazi contro gli immigrati. Si riesce ad organizzarsi insieme con i migranti? Sistematicamente o davanti alcuni attacchi specifici?

MAnifestazione dell'ASOEE, Atene Aprile 2015

Manifestazione dell’ASOEE, Atene, Aprile 2015

R: purtroppo non c’è ancora molta cooperazione tra antifascisti e immigrati in Grecia, tuttavia ci sono stati passi in questa direzione: un buon esempio è l’ASOEE , l’assemblea di solidarietà con i migranti (nata all’inizio del 2012, in risposta ai continui attacchi delle forze di polizia [7]) e c’è stata cooperazione anche in casi più isolati , ad esempio quando avvengono pogrom fascisti nei quartieri di solito i gruppi dell’area anti-autoritaria rispondono subito con azioni come manifestazioni e volantinaggi , alle quali partecipano spontaneamente i migranti che incontriamo sulla strada.

D: Riguardo la lotta contro i centri d’internamento per migranti siamo piuttosto attenti alle ultime mobilitazioni. Potete raccontarci chi si sta mobilitando, all’esterno, anche riguardo manifestazioni specifiche come ad Amygdaleza e Propylea? La sindrome da “governo amico” sta interessando il movimento antirazzista? In che modo? Sono nate campagne antirazziste che parlano dei soggetti migranti? In che modo?

Dopo l’elezione di SYRIZA al Governo, molte organizzazioni di sinistra hanno fatto azioni e rilasciato dichiarazioni contro i centri di detenzione. Noi, come assemblea che nasce contro la mediazione di qualsiasi parte delle istituzioni con le nostre azioni e la nostra vita , non abbiamo partecipato alle loro iniziative, oltre che per questo rischio di “mediazione” , anche perchè siamo consapevoli del rischio di una cooptazione/integrazione del movimento antifascista/antirazzista con il governo o stato “amico”. Noi continuiamo a sostenere le lotte autorganizzate dal basso, cercando di aiutare a sviluppare in questa cornice i nostri discorsi e le nostre azioni con i migranti detenuti. Lanciamo lotte comuni e per la nostra libertà non facciamo affidamento in qualsiasi Stato o istituzione. In questo contesto stiamo cercando di costringere lo Stato a chiudere i centri di detenzione, ma ancor di più per creare le condizioni grazie alle quali saranno i migranti e la solidarietà a demolirli.

D: Riguardo le posizioni del governo greco sui lager per migranti, tutta la stampa italiana ha scelto di parlarne quotidianamente, ovviamente non nominando mai le lotte delle persone internate. Crediamo che, in un momento in cui in Italia è in atto l’ennesimo feroce processo di criminalizzazione contro le persone immigrate, anche attraverso il recente decreto antiterrorismo, la scelta della stampa italica sia stata fatta unicamente per legittimare i nostri dispositivi nella guerra contro i migranti. Potreste raccontarci la lotta dentro e fuori i centri, come rimanete in contatto con le persone imprigionate, chi gestisce i lager (se ci sono agenzie private) e, nonostante le lotte per distruggerli, che tipo di riforma s’intravede dalle istituzioni?

Corteo al centro di detenzione di Amygdaleza

Corteo al centro di detenzione di Amygdaleza

R: i contatti con i migranti detenuti avvengono direttamente attraverso visite ai centri, via telefono o grazie agli immigrati che ora sono fuori dai centri. Ovviamente stiamo molto attenti nel portare avanti questi contatti in modo da minimizzare il rischio che i migranti siano presi di mira dalla polizia (cosa che avviene).

I centri di detenzione in grecia sono ancora gestiti dalla polizia. Oltre ai poliziotti di sorveglianza, nei centri lavorano anche medici, psicologi e assistenti sociali stipendiati dallo stato. Le mense , le lavanderie e i lavori di pulizia sono invece affidati ad imprese private.

Le riforme (alcune già fatte, altre previste) del nuovo governo si concentrano sulle condizioni di vita dei migranti e sui tempi di detenzione. Molto probabilmente i migranti non saranno trattenuti per più di sei mesi (in precedenza potevano recluderli quanto volevano) ma conosciamo casi in cui ciò non è avvenuto davvero. Vi è la tendenza – coperta da una retorica umanitaria – a coinvolgere maggiormente ONG e istituzioni sanitarie (KEELPNO) con corrispondenti benefici per loro.

In questi mesi ci sono stati diversi episodi di resistenza degli immigrati: scioperi della fame, piccole ribellioni, suicidi e tentativi di suicidio, atti di autolesionismo ed incendi doloso. Il caso più tipico è stato l’incontro tra le proteste nel centro di Paranesti e il supporto solidale all’esterno [8] Ad Amygdaleza, dopo 3 decessi consecutivi di detenuti , è stato organizzato un presidio di solidarietà in collaborazione con altri collettivi [9].

freedom

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