Lavori in corso dentro il lager etnico di Palazzo San Gervasio

Nei giorni scorsi Raffaella Cosentino ha scattato alcune foto che mostrano inequivocabilmente la ripresa dei lavori all’interno del Cie di Palazzo San Gervasio (in provincia di Potenza) chiuso nel 2011 per le condizioni disumane in cui venivano trattati i migranti tanto da meritarsi il soprannome di “Guantanamo d’Italia”.

Non è ancora chiaro quale sarà la destinazione della struttura una volta terminati i lavori anche in considerazione del fatto che le strategie di carcerazione dei migranti sembra stiano cambiando (al momento sono aperti a capacità ridotta solo 5 Cie ed è possibile che vengano ridotti i tempi di permanenza in questi lager); di sicuro il business della cercerazione dei migranti non si ferma e infatti sono circa 3 i milioni di euro stanziati per i lavori di ristrutturazione della struttura di Palazzo San Gervasio senza considerare che tra poco dovrebbe riaprire un altro Cie tristemente famoso per la brutalità del trattamento dei migranti: quello di via Corelli a Milano che sarà gestito dai francesi di Gepsa.

Dei Cie solo macerie!

Operai al lavoro dentro il Cie di Palazzo San Gervasio

Operai al lavoro dentro il Cie di Palazzo San Gervasio

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Caltanissetta – fuga e scontri nel CIE di Pian del Lago

Dopo il tentativo di fuga del 20/9, riportiamo dalla stampa un articolo in cui si parla di un tentativo di evasione di massa dal Lager per immigrati di Caltanissetta. L’intervento delle forze dell’ordine, per bloccare la fuga, ha scatenato gli scontri con chi ha provato a conquistarsi la libertà, in 2 però ce l’hanno fatta.

centro-pian-del-lago-1024x576“Ancora una sommossa, questa notte, al Centro di identificazione ed espulsione di Pian del Lago.
Alle 2 circa di questa notte è scoppiata la rivolta organizzata da una cinquantina di tunisini che, dopo essersi diretti verso la recinzione che delimita il centro, hanno cercato di arrampicarsi contemporaneamente in più punti. Molti di questi, spalleggiati da altri stranieri, che hanno lanciato oggetti di vario genere contro i poliziotti ed i militari di vigilanza, sono riusciti a scavalcare la recinzione e, armati di aste di alluminio, ottenute dal danneggiamento degli infissi, si sono scagliati contro lo schieramento delle forze dell’ordine addette alla sorveglianza e composto da agenti della Polizia di Stato, Carabinieri e militari dell’Esercito.
L’intervento immediato delle forze di polizia, inviate di rinforzo al centro, ha scongiurato la fuga in massa e, solo dopo qualche ora, è stata riportata la calma al Centro.
Al termine della rivolta due stranieri, approfittando della confusione e del buio, sono riusciti a scavalcare anche la rete esterna di recinzione della struttura, dileguandosi nelle campagne di Pian del Lago.”

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CIE di Trapani e CIE di Ponte Galeria – Fughe e cadute

Aggiornamento a martedì 23 settembre: nuovo tentativo di evasione dal CIE di Ponte Galeria. Due prigionieri hanno tentato la fuga calandosi dal tetto, il secondo però è caduto sulla schiena ed è stato trasportato urgentemente in ospedale. Anche l’altro recluso è stato bloccato dalle forze dell’ordine. Per ora non ci sono state rappresaglie da parte delle guardie.

fonte: Macerie

f3536704Dopo le due evasioni della scorsa settimana, nella notte tra sabato e domenica dal Cie di Trapani si sono date alla fuga altre quattro persone. Tra queste, un ragazzo cinese, mentre provava a scappare, è caduto da una recinzione e ha violentemente sbattuto la testa. Portato via in ambulanza, ad oggi non è tornato nel Centro siciliano e nessuno sa che fine abbia fatto.
Un tentativo di fuga  questa notte nel Cie di Ponte Galeria ha avuto lo stesso epilogo. Uno dei quattro ragazzi che hanno provato ad evadere, è scivoltato dal tetto in cui si trovava ed è precipitato rovinosamente al suolo. Soccorso, è stato poi portato all’ospedale solo dopo mezz’ora.

Testimonianza di un recluso nel Cie di Ponte Galeria, dal sito di Radio Onda Rossa
Domenica 21 settembre, un gruppo di 4 ragazzi, prigionieri nel CIE di Ponte Galeria, tenta la fuga passando dal tetto. Uno di loro cade e resta al suolo per 30 minuti. Un recluso racconta l’accaduto, parlando della responsabilità delle forze dell’ordine. [Audio]

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Firenze – Sulla morte di Raphael

riceviamo e pubblichiamo queste righe sulla morte di Raphael, ringraziamo @valibona44 per il contributo.

Raphael, 18 anni, è morto domenica sera a Novoli, un quartiere della periferia fiorentina

Era arrivato in Italia dalla Nigeria, ed era a Firenze per festeggiare il compleanno di una amica.

E’ morto durante un controllo di polizia, cercando di fuggire per paura di essere rimpatriato.

Sembra infatti che Raphael non avesse i documenti in regola. La sua richiesta di asilo era stata respinta (e lui aveva già fatto ricorso).
Il “Movimento di lotta per la casa” ha indetto una conferenza stampa per evidenziare alcune “incongruenze” rispetto alla versione ufficiale data dalla questura, e ripresa dai giornali, sulla morte del giovane.

Comunque siano andate le cose Raphael è l’ennesima vittima di leggi razziste.
Come, ad esempio, Mohamud Mohamed Guled scappato dalla Somalia e suicidatosi a Firenze nel Giugno 2013.

No CIE

No CIE

E Raphael è anche l’ennesimo morto durante un controllo di polizia.

Come Riccardo Magherini, sempre a Firenze, nel marzo scorso.

Una Firenze che (fatte le solite eccezioni) non sembra certo scossa dalla morte di Raphael e che anzi, sembra sempre più ostentare atteggiamenti apertamente razzisti. Per non parlare di chi si illude di vivere in una città “diversa” e “tollerante”….

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Calais. Molotov contro i migranti

La casa occupata di Calais

La casa occupata di Calais

Nella notte di sabato la casa occupata di Calais in via Blériot, abitata in prevalenza da persone di origine Egiziana è stata attaccata con 4 bottiglie Molotov; fortunatamente solo uno dei tre “cocktail” si è incendiato ma è stato prontamente spento da uno degli occupanti. Uno degli occupanti è stato inoltre ferito dal veicolo degli aggressori.

Gli abitanti della casa, occupata da più di anno, sono ben integrati con i vicini e i rapporti sono cordiali. Al suo interno vivono una quarantina di persone tra cui una quindicina di bambini.

Il 2 settebre è stata notificata agli occupanti una sentenza di sfratto che gli impone di lasciare la casa nei prossimi 2 mesi.

Evidentemente a qualcuno i tempi per buttare per strada queste persono sono sembrati eccessivi.

Trodotto liberamente da Sans Papiers Ni Frontières

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Askavusa rinuncia ai fondi del comune per la 6° edizione del Lampedusa Film Festival

LampFilmFestPubblichiamo di seguito il comunicato del collettivo Askavusa.

In data 23/08/2014 con la delibera di giunta numero 119 il comune di Lampedusa e Linosa si impegnava ad erogare quattromila euro per la sesta edizione del LampedusaInFestival. In seguito ai tagli che la ragioneria del comune sta per effettuare, dopo l’azzeramento da parte del consiglio comunale dell’aliquota Tasi, veniamo a conoscenza che c’è la possibilità di non ricevere più la somma di quattromila euro precedentemente impegnati per il LampedusaInFestival.

Considerato che non vogliamo assolutamente gravare sulle spalle degli isolani, abbiamo deciso di rifiutare il finanziamento e liberare questi quattromila euro per eventuali spese per la comunità (magari dei lavori alle scuole ?).

Abbiamo per scelta rifiutato di ricevere fondi dalla comunità europea, dai ministeri, dalla regione Sicilia e da fondazioni come quella di Soros con cui invece il comune ha stretto un accordo e da cui il festival Sabir riceve migliaia e migliaia di euro.
Visti gli sviluppi politici, è evidentemente venuto il momento di rifiutare anche i finanziamenti del comune di Lampedusa e Linosa.

Facciamo il LampedusaInFestival con una media di 15 mila euro l’anno, contro le cifre incredibili di Sabir e di altri festival che negli anni abbiamo visto sull’isola.

Siamo tutti volontari e spesso ci rimettiamo, non solo in termini di tempo ed energie, ma anche sul piano economico

Tutti gli artisti, intellettuali, scrittori e attivisti che vengono per il LampedusaInFestival non ricevono compensi e qualcuno si paga anche il biglietto e l’alloggio, perché condividono la nostra direzione politica e culturale.
Molte attività lampedusane ci sostengono – sempre di più – e siamo fieri di questo.

Apprendiamo inoltre che il ministero dell’Interno ha erogato la somma di 80 mila euro per la commemorazione della strage del 3 ottobre. Fondi girati alla manifestazione Sabir.
Ci chiediamo se sia dovuto a questo l’invito a partecipare inviato al ministro dell’Interno Angelino Alfano; cosi come altri esponenti politici pronti per la passerella.

Il ministro dell’interno che aveva promesso funerali di Stato per le vittime della strage del 3 ottobre. Funerali che si sono poi svolti a Porto Empedocle, senza le vittime e alla presenza di esponenti del governo eritreo da cui i migranti sono perseguitati.

Vi ricordiamo che questi personaggi sono i responsabili, con le loro scelte di natura economica e militare (dettate dai poteri forti e spesso occulti), delle tante stragi che avvengono non solo per i naufragi, ma ancora di più per le guerre e lo sfruttamento dei territori, praticati dai paesi “occidentali”

L’ARCI ha contribuito in maniera decisiva a questa ennesima farsa.

Sempre di più rimaniamo perplessi di fronte alle posizioni di artisti “impegnati” e intellettuali che vorrebbero smarcarsi da certe convivenze con un “Noi facciamo il nostro lavoro” o “Noi siamo artisti e ci occupiamo di arte”, salvo poi associarsi alle scelte filo imperialiste e liberali del PD e di chi gestisce il potere.


Rimaniamo perplessi anche assistendo alle peripezie di chi cavalca il malcontento generalizzato nei confronti dell’amministrazione comunale: fa strano, per dirne una, vedere chi criticava aspramente Baglioni, esaltarlo solo per meri fini politici.

Per noi non c’è molta differenza tra Baglioni e Mannoia-Celestini in questo momento. Perché crediamo fermamente che per parlare di migrazioni, oggi, sia fondamentale cominciare mettendo in discussione e – soprattutto – combattendo il sistema che le genera, dovunque e comunque esso si generi e non mischiarsi con esso.

Noi continuiamo per la nostra strada, con coerenza. E se dobbiamo cambiare idea lo facciamo per ragioni a cui crediamo profondamente e non per ottenere consensi.

Noi saremo a manifestare contro questi politici che verranno a fare le loro passerelle i primi di ottobre.
Invitiamo la popolazione di Lampedusa e Linosa a unirsi a noi.

Collettivo Askavusa.

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Marco (Rovereto) – Corcolle (Roma). La guerra fra poveri, dietro l’angolo

marcofonte del nuovo numero di “Adesso”: Rompere le righe

Ci raccontano che certi orrori del passato sono per fortuna scomparsi. Ma non è così. E per accorgersene non è necessario guardare a ciò che sta accadendo in Iraq, in Siria, in Ucraina o in Palestina. A volte basta girare l’angolo.

A Marco (Rovereto), quest’estate, l’aggressione a una giovane donna è stata l’occasione per una colpevolizzazione collettiva di tutti i profughi presenti e futuri “ospitati” all’ex Polveriera.

Giornali, polizia, politici di destra e di sinistra, Circoscrizione di Marco hanno creato un clima sociale che è arrivato a pochi passi dal linciaggio. Poco è mancato che certi discorsi da piazza o da bar si trasformassero in spedizione punitiva.

Questo numero del foglio di critica sociale “Adesso” è dedicato a questa vicenda.

ADESSO n.29

Questa, invece, è l’indizione per un appuntamento in strada a Rovereto:

TEMPI DI GUERRA, CAMPAGNE RAZZISTE, MINACCE DI MORTE, OMOFOBIA…
«Quando gli esseri umani non riescono, per incapacità o per vigliaccheria, a rivolgere la propria rabbia contro le cause reali del loro malessere, i più poveri e i diversi diventano un facile capro espiatorio. Se anche chi non cede alla stupidità ignobile smette di reagire, il passo verso la catastrofe può essere breve, comodo, in discesa».
ORA BASTA:
ROMPIAMO IL SILENZIO!
VENERDÌ 26 SETTEMBRE
IN PIAZZA LORETO A ROVERETO
A PARTIRE DALLE ORE 18,00
(Portate tutto ciò che vi viene in mente per far rumore)

Un meccanismo analogo a quello messo in moto a Rovereto è rintracciabile in quello che è successo a Corcolle (Roma) lo scorso week end quando nel giro di 48 ore si sono verificati due episodi che hanno visto protagonisti degli immigrati, con la differenza che le spedizioni punitive, nella caccia agli immigrati, questa volta sono partite davvero.

Secondo le ricostruzioni di giornali e questura un gruppo di immigrati (secondo alcune fonti 40, secondo altre 30, ma si legge anche 5) avrebbe preso di mira l’autobus di linea 508 scagliando pietre contro i veicoli, sia venerdì che sabato sera, a causa del ritardo. Al solito i giornali hanno gettato benzina sul fuoco usando parole quali “assalto al bus”, “branco impazzito”, e hanno strumentalizzato il fatto che fossero 2 donne, le autiste dell’ATAC aggredite.

Così già domenica si assiste ad una marcia – indetta dal comitato di quartiere dove sempre citando la stampa “c’è gente civile che soffre a sentirsi affibbiata l’etichetta di razzisti” – che finisce con una rappresaglia nei confronti di due profughi (sbarcati in Italia da pochissimo) presi a pugni e calci e mandati all’ospedale. Lunedì sera si ripete la “caccia” con gravi episodi di violenza che hanno visto gli immigrati buttati giù dagli autobus e picchiati, con un bilancio che parla di almeno 3 ragazzi feriti. La furia razzista dei cittadini si è quindi indirizzata contro tutte le persone immigrate che vivono il quartiere e che, per la maggior parte, dopo questi episodi non esce più dalle strutture ricettive.

Tutto ciò ha portato alle solite risposte istituzionali: da una parte la questura ha deciso di presidiare i centri di accoglienza (dove sono raccolti i profughi) rafforzando il controllo sul territorio e consigliando ai profughi di non uscire dal centro, rispondendo in questo modo alle esigenze di “sicurezza” dei cittadini, dall’altro la politica istituzionale ha cavalcato come suole fare la situazione;  riportiamo di seguito le parole di Marco Scipioni del PD presidente del IV Municipio : “la gente è esasperata e c’è un allarme sociale che resta inascoltato. E’ assolutamente necessario allontanare gli immigrati dal nostro municipio: abbiamo il 50% dei centri di accoglienza di Roma sul nostro territorio”.  Insomma “accolgienza si, ma non qui da noi”.

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Cie di Caltanissetta – tentata fuga

IMG_5664Riportiamo dalla stampa la notizia di un tentativo di fuga dal lager per immigrati di Caltanissetta, bloccato dalle forze dell’ordine. Alcuni articoli sottolineano che sia molto alta la tensione nel CIE di Pian del Lago dopo la rivolta di questa estate. Il centro, posto in una sruttura dov’è presente anche un CARA, è gestito dalla cooperativa Auxilium, la stessa del Cie di Ponte Galeria a Roma.

“Notte di tensione nel Cie e nel Cara di Pian del Lago, a Caltanissetta. In due momenti diversi i reparti antisommossa e gli operatori della Cooperativa che gestisce il centro sono intervenuti per neutralizzare una evasione nel Centro di identificazione ed espulsione organizzata da una trentina di tunisini. Fuga che è stata evitata in tempo, nonostante i clandestini si fossero già arrampicati sulla recinzione alta una decina di metri, non riuscendo però ad oltrepassarla, per il tempestivo intervento delle forze dell’ordine. Una violenta zuffa è invece esplosa nel vicino Centro accoglienza richiedenti asilo, dove a suonarsele sono stati due gruppi di immigrati: ghanesi e gambiani da una parte contro i pakistani dall’altra. Futili i motivi della rissa, anche questa sedata grazie alla mediazione della Polizia e degli operatori della Coop., spesso innescati per problemi di convivenza tra stranieri di etnie diverse.”

“CALTANISSETTA – Non accennano a diminuire le tensioni al Cie – Cara di Pian del Lago, nel capoluogo nisseno. Questa notte, i reparti antisommossa sono stati costretti ad intervenire per ben due volte per neutralizzare un tentativo di evasione dal Centro di identificazione ed espulsione organizzata da una trentina di tunisini. Alcuni rivoltosi si erano già inerpicati nella rete di recinzione, ma sono stati bloccati dalle forze dell’ordine. Come se non bastasse, nei pressi della struttura è esplosa una selvaggia zuffa: botte da orbi fra ghanesi e gambiani da una parte e pakistani dall’altra.

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Trapani – fuga dal CIE

trapaniLa notizia della fuga di 3 reclusi dal CIE di Trapani è comparsa su un giornale online insieme a quella di una rivolta al Residence Marino, struttura che un tempo il comune utilizzava per scaricarci le persone anziane sfrattate e dove ora costringe ad abitarci una trentina di migranti richiedenti asilo.
L’articolo minimizza ovviamente il limbo giuridico nel quale lo Stato incastra le persone che arrivano in Italia e fanno richiesta d’asilo, e le “lungaggini burocratiche” di cui si parla vengono utilizzate per infantilizzare le persone che hanno scelto di portare avanti la protesta.
Dalla stampa non si deduce alcun dettaglio, né sulla rivolta nel residence, né sulla fuga dal CIE.
Ai 3 che si sono conquistati la libertà auguriamo tutto il meglio.

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Di documenti si muore

permessodisoggiornoFirenze. Si chiamava Raphael Godwin aveva 18 anni e veniva dalla Nigeria. E’ morto domenica sera nel tentativo di scappare ad un controllo di polizia; era infatti sprovvisto di documenti per il soggiorno nella fortezza Europa e aveva un decreto di espulsione a suo carico.

Raphael si trovava ad una festa con altri ragazzi stranieri in un appartamento in via Novoli nella periferia nord di Firenze; quando ha visto la polizia chiamata dai vicini secondo i quali i ragazzi alla festa stavano facendo “troppo rumore” è scappato tentando di calarsi da un grondaia, ma è scivolato ed è morto sul colpo dopo una caduta da 15 metri.

La sua unica colpa è stata quella di non voler essere messo in un lager della democrazia per poi essere rimpatriato.

Le deportazioni verso la Nigeria sono state bloccate da Frontex questa estate, ma repressione, razzismo e xenofobia prendono sempre più piede tanto che di fronte ad una festa di stranieri che hanno il volume troppo alto si preferisce chiamare la polizia piuttosto che suonare il campanello per chiedere di abbassare la musica.

Fonte 12

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