Brindisi – Domiciliari nel CIE di Restinco per Latham

Riceviamo e pubblichiamo. Per scriverci: hurriya[at]autistici.org

Latham Eric Josue Lath, uno dei reclusi ribelli che lo scorso 8 agosto è stato arrestato con l’accusa di incendio durante la rivolta nel Cie di Restinco, è stato ritrasferito nel Cie brindisino ed è attualmente qui sottoposto a custodia cautelare.
L. è di nuovo a Restinco, e ha confermato di esser stato detenuto nel carcere di Brindisi per una settimana.

In questi giorni la stampa locale ha parlato abbondantemente di L., conferendogli il tipico profilo criminale e descrivendolo come caso isolato di una rivolta che, invece, è il riflesso della rabbia che riguarda tutti i reclusi in un lager per immigrati. Stendere una lunga lista di precedenti penali – piuttosto che sottolineare le cause che istigano a una giusta e necessaria azione di rivolta contro i soprusi del Cie – è stata la modalità razzista e classista con cui il linguaggio del potere è solito mettere un rivoltoso alla gogna.

Ora che L. si ritrova nel Cie agli arresti domiciliari, il centro sta eseguendo funzioni repressive che però non rientrano nella detenzione amministrativa, tuttavia non è la prima volta che si attivano procedure penali in questi centri. Infatti, a Torino nell’agosto 2014, 5 reclusi furono arrestati in carcere in seguito ad una rivolta, e dopo la scarcerazione vennero trasferiti nelle stanze d’isolamento del Cie di Corso Brunelleschi per poi essere posti agli arresti domiciliari.

Prima che fosse stato condotto nel Cie di Restinco da Cremona nello scorso luglio, L. aveva vissuto la detenzione amministrativa per la prima volta nel Cie di Ponte Galeria a Roma, dallo scorso settembre fino a dicembre 2015, mese della rivolta e della conseguente chiusura della sezione maschile. Anche lì a Roma gli istigatori alla rivolta erano della stessa natura di quelli di Brindisi: mura, guardie e professionisti della detenzione.

Solidarietà ai reclusi che si ribellano per la libertà!
Lecce, 18/8/2016

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Torino – L’estate nel CIE di Corso Brunelleschi

1fonte: Macerie

Non siamo stati certo lesti – è un’ammissione di colpa – a fare un resoconto di ciò che è avvenuto nel Cie torinese in questo agosto. Se per molti è il mese più tedioso da trascorrere nel capoluogo sabaudo, non altrettanto vale per i reclusi del centro d’identificazione ed espulsione che alla placida noia estiva preferiscono il “farsi sentire” in più modi.

E sì, vuoi il caldo afoso dentro alla struttura con le condizioni igieniche che peggiorano, vuoi la voglia di movimento che l’estate porta con sé, la pazienza finisce a ragione molto prima. Siccome le azioni di riottosità sono state tante negli ultimi venti giorni, come anche quelle preventive e di contenimento delle forze dell’ordine, ve le proponiamo sotto forma di cronologia.

Per iniziare il 31 luglio arriva un aggiornamento: tutti i reclusi dell’area blu vengono spostati nella gialla, appena riaperta. Niente di così inaspettato, i lavori di ristrutturazione dentro al Cie continuano lentamente ma senza lunghe soste, disturbati di tanto in tanto dalle rivolte individuali o di gruppo. Per un’area appena rimessa a nuovo, altre passano sotto il solerte lavoro di muratori, elettricisti e idraulici per allargare nuovamente la disponibilità dei posti, attualmente settanta. A essere aggiustate in queste settimane sono l’area blu e l’area rossa.

4 agosto. Due tunisini sono stati prelevati dal centro durante la notte e portati a Genova per essere imbarcati e deportati in Tunisia in una delle normali navi passeggeri che il mercoledì e il sabato salpano dal porto ligure. Prima del trasferimento dal centro, nella stanza dell’isolamento dove erano transitati, si sono tagliati in segno di protesta. Arrivati al porto il capitano della nave si è rifiutato di imbarcarli per via delle condizioni di salute e così le forze dell’ordine sono state costrette a ricondurli in corso Brunelleschi. Il giorno successivo la polizia è arrivata nell’area dove si trovava uno dei due ragazzi, l’ha immobilizzando con dello scotch intorno a tutto il corpo, caricato in macchina e portato via per un secondo tentativo di rimpatrio. Non ci stupisce l’utilizzo del nastro adesivo, da tempo parte dell’armamentario delle forze dell’ordine che operano nella struttura. L’altro ragazzo, ferito alle gambe e per questo in sedia a rotelle, non è stato probabilmente ritenuto in condizioni di essere trasportato in giornata ed è stato così espulso il 7 agosto.

9 agosto. Un recluso in isolamento prova a incendiare la cella, per questo viene picchiato e portato a Le Vallette per danneggiamento. Quando pochi giorni dopo fa ritorno in c. Brunelleschi decide di completare l’opera distruggendo la sua cella. Ma non è l’unica grana per le forze dell’ordine perché un ragazzo sudanese dell’area verde si cuce le labbra chiedendo gli venga fissata l’udienza per la richiesta d’asilo. Già rinchiuso nel novembre 2014 e poi rilasciato, è finito in carcere e da lì di nuovo al centro. Alla fine gli viene fissata l’udienza, il suo tentativo autolesionista a differenza di tanti altri ha sortito qualche effetto. Ma la giornata non è ancora finita: dentro, l’area gialla viene perquisita e vengono trovati alcuni accendini; fuori, un partecipato saluto di solidali echeggia nell’aria afosa animando il tardo pomeriggio dei reclusi.

213 agosto. Altra perquisizione nell’area viola, le forze dell’ordine cercano lamette e un video che riprende la rivolta del ragazzo in isolamento e la reazione violenta dei militari.

Ve lo proponiamo qua: Continua a leggere

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Belgio – Testimonianza: 6 passeggeri fermano una deportazione

Aggiornamento del 5 dicembre.

Sui processi ai/alle passegger* che hanno bloccato le deportazioni.

PresidioIn vari paesi europei aumentano le iniziative solidali per bloccare le deportazioni delle persone migranti, e per questo motivo governi e tribunali si attrezzano per reprimere chi porta avanti azioni dirette di opposizione al regime delle frontiere. Il 1° dicembre si è tenuta al tribunale di Bruxelles la prima udienza del processo contro i sei passeggeri che erano riusciti, lo scorso 17 agosto, a impedire la deportazione di un camerunense. Le sei persone (3 francesi, 2 tedeschi e 1 camerunense) sono accusate di ribellione e di aver interferito col traffico aereo.

All’esterno del tribunale circa 100 persone appartenenti a vari gruppi, tra i quali il Coordinamento dei senza documenti, hanno manifestato in solidarietà con gli/le accusat* e i/le deportat*, contro le deportazioni e per la libertà di circolazione.

stopdeportationNello stesso giorno al tribunale di Hal-Vilvorde l’accusa ha chiesto un mese di reclusione e una multa di 2700 euro nei confronti di una donna congolese, denunciata insieme ad altri tre passeggeri, perché considerati i leader della rivolta portata avanti da venti persone che avevano bloccato su un aereo una deportazione il 10 febbraio 2015. Il processo è stato aggiornato al 12 gennaio 2017. Continua a leggere

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Egitto – “Lotteremo fin quando l’ultimo prigioniero non sarà uscito dal carcere!”

Mahienour e Youssef sono finalmente liberi.

L’11 agosto Mahienour e Youssef hanno finito di scontare la pena di un anno e 3 mesi inflittagli nel processo del 2013 che li vedeva giudicati per una rissa all’interno del commissariato di Al-Raml, ad Alessandria.

Tra gli imputati, oltre a Mahienour che aveva precedentemente scontato 6 mesi di carcere su 2 anni di pena per il processo di Khaled Said (assassinato dalla polizia nel 2010 ad Alessandria), c’è anche Loay, ancora in carcere, che ha finito di scontare i due anni del primo processo e ora sta finendo la pena di 1 anno e 3 mesi, del processo del commissariato di Al-Raml.
Nel processo di Khaled Said, il loro “crimine” è stato quello di aver organizzato una manifestazione non autorizzata, violando così la legge anti-protesta, approvata nel novembre del 2013.
Le procedure di rilascio di Mahienour e Youssef sono durate un paio di giorni.
La mattina dell’11 agosto Mahienour è stata trasferita dal carcere di Al-Qanater al Comando di sicurezza di Alessandria. Youssef, invece, dal carcere di Al-Aqrab, dopo aver passato più di 10 ore nel corazzato della polizia sotto il sole cocente, è giunto al Comando di Sicurezza verso l’una di notte.
Il ritardo nel trasferimento di Youssef li ha costretti a un altro giorno di reclusione, nonostante avessero finito di scontare la pena, dal momento che il venerdì è giorno di ferie per tribunali e uffici pubblici.
Dopo aver passato un’altra notte di reclusione illegale, la mattina di sabato 13 agosto, sono stati trasferiti in tribunale per ultimare le procedure di rilascio. Finiti gli incartamenti, sono stati trasferiti presso i Servizi segreti, dove sono stati interrogati per ore, per poi essere trasferiti al commissariato di Al-Raml da cui poi sono stai rilasciati.

Mahienour e le sue 6 compagne di prigionia nel carcere di Al-Qanater avevano iniziato uno sciopero della fame in solidarietà con dott.a Basma, una delle detenute accusate dell’uccisione del procuratore generale Hisham Barakat, insieme al marito (anche lui in carcere), alla quale è stata vietata la visita dei due figli di 5 e di 1 anno e mezzo.
A tutte e tutti le/gli imputati di questo processo i servizi hanno vietato le visite, motivo per cui dr.a Basma era entrata in sciopero della fame. Una settimana dopo, le compagne di cella sono entrate in sciopero per solidarietà.
Lo sciopero della fame è terminato l’11 agosto a causa del deterioramento dello stato di salute delle detenute.
L’amministrazione penitenziaria, durante lo sciopero si è rifiutata di metterlo a verbale e aveva vietato la reidratazione mettendo a rischio la vita delle detenute.

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CIE di Brindisi – Restinco: sul saluto solidale ai reclusi in sciopero della fame

NoBorder, NoDetention

Aggiornamento del 19.08.2016 Abbiamo da poco appreso che lo sciopero della fame è stato interrotto già da ieri. Inoltre abbiamo saputo che nonostante il clima di tensione gli sbirri non hanno esitato a pestare un detenuto due giorni fa. Infine ci riferiscono che dall’inizio della settimana hanno avviato dei lavori di muratura nelle camere colpite dalle fiamme di lunedì 8: dei contatti riferiscono di vedere ogni mattina dei lavoratori che riimbiancano le stanze dalle tracce dell’incendio.

Riceviamo e pubblichiamo. Ricordiamo che potete inviarci contributi a hurriya[at]autistici.org

Domenica 14 agosto in una quarantina è stato rivolto un saluto di mezz’ora ai reclusi del Cie di Brindisi-Restinco, a soli cinque giorni dal presidio dello scorso 8 agosto.

La volontà di raggiungere nuovamente le mura del centro è legata agli ultimi aggiornamenti provenienti dall’interno: dal 12 agosto tutti reclusi sono in sciopero della fame. Le cause specifiche dello sciopero rimandano alle conseguenze della giornata dell’8. Dopo lo svuotamento delle stanze rese inagibili da un breve ma intenso momento di rivolta, nel quale sono stati dati alle fiamme materassi e lenzuoli, gli immigrati sono stati trasferiti nelle aree collettive. A seguito delle proteste al grido di «Libertà!», infatti, i reclusi sono stati smistati tra un cortile generale posto alle spalle delle sezioni, e un corridoio lungo il quale decine di immigrati si trovano ora ammassati, costretti a usare i tavoli delle mense come giacigli. Chi si trova fuori in cortile, invece, non può che passare la notte al freddo.

Pare che le guardie avessero già fiutato l’eventualità di un altro momento di solidarietà numerosa e rumorosa davanti al centro: oltre a un dispiegamento di digos e polizia già pronto ad attendere i solidali, un contatto recluso ha subito spiegato che, qualche minuto prima del loro arrivo, era stato dato l’ordine di svuotare le stanze della sezione C – l’unica rimasta intatta dopo le fiamme dello scorso 8 agosto – e di ricollocare i reclusi insieme agli altri tra cortile e corridoi interni. Preventivamente, i carcerieri del Cie di Restinco hanno impedito un contatto faccia faccia tra i reclusi rimasti nella sezione C e chi era fuori. Uno squallido tentativo per rafforzare l’isolamento nella struttura durante i momenti di lotta e solidarietà,  negando ai detenuti nelle stanze esposte all’esterno di comunicare sporgendosi dai finestroni.

Per non lasciare soli coloro che sono ancora rinchiusi in un lager che solo in parte è stato danneggiato, il saluto di domenica scorsa voleva essere una risposta di solidarietà immediata ai reclusi in sciopero della fame, il minimo che si potesse fare rispetto al protrarsi della violenza che lo Stato esercita su chi non ha le carte valide per vivere qui la propria vita.

Nemici delle frontiere.

Lecce, 15/08/2016

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Brindisi – Sulla rivolta nel CIE dell’8 agosto

Riceviamo e diffondiamo.

8 agosto. Rivolta nel Cie di Brindisi

Ecco come si vive nel Cie di Brindisi Restinco.

Brindisi1“Arredi” in cemento e ferro, cibo scadente, mancanza di assistenza sanitaria. Ma soprattutto dignità calpestata, privazione della libertà, attesa di un’espulsione o di ripiombare nel girone infernale della clandestinità.

C’è bisogno di essere istigati per rivoltarsi a tutto ciò?

Nel pomeriggio di lunedì 8 agosto, mentre all’esterno del Cie di Brindisi Restinco si svolgeva un presidio di solidarietà con i reclusi, da dentro in tanti hanno comunicato le condizioni cui sono costretti a sottostare. I finestroni delle celle si affacciano sul prato in cui si svolgeva il presidio, rendendo facile una comunicazione diretta, a voce. Poi i detenuti ormai in rivolta hanno appiccato il fuoco a lenzuola e materassi, in due sezioni, gridando “Libertà”.

brindisi2Ora le due camerate della sezione A ed una della sezione B sono inagibili; da due giorni i reclusi sono ammassati tra alcuni corridoi e un cortile, dove sono anche costretti a dormire privi di materasso e lenzuola, chi in terra, chi sui tavoli della mensa. La sezione C’è intatta e in regime.

Un ventiduenne della Costa d’Avorio è stato arrestato perché, ripreso dalle telecamere di videosorveglianza interne, è stato ritenuto tra i responsabili degli incendi.

Come già successo in altri Cie, il fuoco della rivolta ha reso inagibile una parte del centro di detenzione, rendendo meno efficace la capacità dello Stato di recludere e deportare.

Alcuni nemici delle frontiere – Lecce

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Rivolta nel CIE di Brindisi – Restinco

AGGIORNAMENTI DEL 9 AGOSTO
Apprendiamo dalla stampa locale che un ragazzo ventiduenne sarebbe stato arrestato con l’accusa di aver appiccato l’incendio “negli alloggi del dormitorio”; l’arresto sarebbe stato reso possibile dalle telecamere installate all’interno del lager brindisino.
In seguito all’incendio sviluppatosi per il fuoco appiccato a lenzuola e materassi, sono stati resi inservibili oltre una ventina di posti letto.

SOLIDARIETÀ A CHI LOTTA CONTRO I CIE

Fonte Radiondarossa

Hi1nZodTCIE di Brindisi – Restinco in fiamme nel pomeriggio di lunedì 8 Agosto. Come accaduto in passato in altri CIE del paese, due sezioni su tre della struttura detentiva pugliese sono state rese inagibili grazie alla rivolta delle persone in esso recluse.

Negll’audio una corrispondenza che racconta del presidio che si stava tenendo sotto le recinzioni del CIE quando i reclusi hanno iniziato a dare alle fiamme le sezioni interne.

Al momento della corrispondenza risulta attiva la sola sezione C, mentre il resto dei reclusi è stato raggruppato negli spazi all’aperto del centro.

Corrispondenza dal CIE di Brindisi al termine del presidio solidale

Qui invece trovate alcune testimonianze audio registrate all’interno del CIE di Brindisi-Restinco

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Egitto – Secondo comunicato delle detenute in sciopero della fame nel carcere di Al-Qanater

sciopero-fame Aggiornamento del 5 agosto
E’ giunto all’undicesimo giorno lo sciopero della fame di 7 detenute del carcere femminile di al-Qanater, in solidarietà con la prigioniera dott.a Basma Refaat, alla quale è stato vietato di vedere famiglia e figli. Tra le ragazze c’è anche l’avvocata Mahienour al-Masry, in carcere da un anno e tre mesi, oltre al processo di Khaled Said, assassinato dalla polizia nel 2010, in cui aveva ricevuto la pena di 2 anni, ma poi era stata rilasciata dopo 6 mesi. La data di scarcerazione prevista è, infatti, l’11 agosto.
Le condizioni di salute delle detenute in sciopero sono fortemente peggiorate. Alle condizioni di detenzione già pessime per le prigioniere politiche e al forte caldo si aggiunge l’atteggiamento ostile e criminale dell’amministrazione del carcere e della polizia giudiziaria che rifiutano di prendere nota ufficialmente dello sciopero, impedendo così alle prigioniere di usufruire della reidratazione orale.
Qui di seguito la testimonianza della sorella di Mahienour che ieri ha potuto incontrarla:
“Oggi (ieri 4/08 NdT) c’è stata l’ultima visita a Mahienour, prima della data fissata per la sua uscita, l’11 agosto, se tutto va bene. Doveva essere una visita felice. Invece siamo rimaste scioccate quando abbiamo visto Mahie dimagrita in maniera terrificante rispetto all’ultima visita della settimana scorsa.
Oggi era il 10° giorno (oggi è l’11° NdT) di sciopero totale della fame totale per Mahie e altre 6 del braccio politico della prigione di al-Qanater, in solidarietà con la dott.a Basma Refaat, una compagna di cella al suo 17° ( oggi è il 18 NdT) giorno di sciopero della fame a causa del divieto, improvviso e ingiustificato, di ricevere visite dai propri familiari.
La settimana scorsa la direzione del carcere si è rifiutata di accettare la richiesta delle ragazze di registrare lo sciopero della fame in corso, impedendo così l’accesso alla reidratazione orale.
Durante tutta la settimana la dott.a Basma e le ragazze hanno tentato di incontrare l’ufficiale di polizia giudiziaria della prigione di al-Qanater per informarlo dell’impedimento di registrare il loro sciopero e per avere spiegazioni sui motivi del divieto di Basma di vedere i propri figli piccoli. Fino ad ora, però, nessuno le ha ricevute e nessuno ha voluto parlare con loro, nonostante le reiterate richieste di incontrare il capo della polizia giudiziaria.
Il 31 luglio scorso decidemmo con l’aiuto dell’amico avvocato Mahmoud Bilal di presentare una segnalazione ufficiale presso la procura di al-Qanater sullo sciopero di Mahienour, in cui si denunciava il rifiuto della prigione di garantire i loro diritti fondamentali e di prendere atto del loro sciopero.
Lo Stato di salute delle ragazze è in continuo peggioramento, soprattutto a causa del caldo e del divieto di ricevere la reidratazione orale, ma nessuno si preoccupa, né si interessa.
La gente è sottoposta al carcere e a vessazioni senza aver commesso alcuna colpa. La detenzione da sola non basta e vengono private e privati dei diritti più elementari come quello di vedere famiglia e figli un’ora ogni 15 giorni. Li lasciano morire senza notificare il loro sciopero, né occuparsi del loro stato di salute.
Mahie ci ha chiesto di parlare del loro sciopero e delle condizioni di salute della dott. Basma Refaat perché è l’unico mezzo per far uscire le loro voci fuori dalle carceri.

Solidarietà con lo sciopero di al-Qanater!
#‏ادعم_اضراب_القناطر
Libertà per tutti e tutte!!!

È arrivato al 7° giorno lo sciopero della fame di sette detenute della prigione femminile di al-Qanater tra cui anche l’avvocata, attivista e compagna Mahienour al-Masry. Chiedono lo sblocco delle visite nel carcere e scioperano in solidarietà con una loro compagna prigioniera, la dott.a Bassma Refaat, malata di cuore, a cui è stata negata la visita dei figli.
Nel momento in cui l’Egitto sta attraversando una crisi economica e sociale senza precedenti, che mette in seria difficoltà la tenuta del regime e soprattutto del dittatore al-Sisi, vengono inasprite le condizioni di detenzione nelle carceri.
Una protesta è scoppiata anche nel carcere maschile di Wadi Natrun. I detenuti si son rifiutati di ricevere i pasti. Le cause sono, ancora una volta, la mancanza di diritti e il peggioramento delle condizioni di vita. L’amministrazione del carcere aveva ridotto l’ora d’aria da 3 a 2 ore (le temperature in Egitto sono superiori ai 40 gradi) nel corridoio e aveva inasprito le misure contro i prigionieri politici. A loro è vietato ricevere i beni di prima necessità dall’esterno. Sono vietati la frutta, i dolci e tutti i tipi di cibi non cotti. Sono vietati prodotti per l’igiene come spazzolini da denti, spugne o sapone per le mani, e poi anche libri, riviste, fogli e persino penne. Inoltre è vietato anche l’ingresso di scatolame, biscotti e altri prodotti cosicché i detenuti sono costretti ad acquistarli nello spaccio del carcere a prezzi due o tre volte più elevati. Per questo i detenuti hanno protestato. La risposta dell’amministrazione, però, è stata durissima. I detenuti sono stati picchiati, insultati, condotti in isolamento. Infine gli è stato vietato di ricevere visite per almeno 15 giorni.
Nella stessa prigione, un altro detenuto, Abd el-Rahman Mokka, è al suo settimo giorno di sciopero della fame finché le sue disumane condizioni di prigionia non cambieranno. Chiede di riuscire a dormire e a respirare.
Continua anche lo sciopero di tre arrestati per le proteste seguite alla cessione delle isole di Tiran e Sanafir: Mohamed Abu Daud, Mahmoud Hisham e Abd al-rahman Hamza fanno pressione per avere il loro processo e la loro libertà.

Qui di seguito pubblichiamo la traduzione del comunicato n° 2 delle detenute di al-Qanater.
Qui, invece, trovate il primo comunicato.

‫#‏ادعم_اضراب_القناطر

Sosteniamo gli scioperi delle/dei detenute/i.

# Comunicato n° 2

Noi in sciopero della fame dichiariamo di continuare il nostro sciopero nel carcere di Al-Qanater finchè il tribunale non deciderà di consentire la riapertura delle visite.
Nonostante il deterioramento dello stato di salute di alcune, tra cui la Dr.a Basma, che ha anche effettuato una visita al cuore, l’amministarzione penitenziaria del carcere si è rifiutata di mettere a verbale il nostro sciopero della fame e questo ci fa chiedere:
è negligenza o sono ordini dei servizi di sicurezza dello Stato?
Vista la paura che hanno di noi e l’intervento dei servizi di sicurezza dello Stato nell’impedire di prendere una decisione, continuiamo il nostro sciopero, insistendo fino alla fine nelle nostre richieste.
Lo facciamo per ricordare a chi ha una coscienza che l’imputato è innocente fino a prova contraria e che anche le/gli oppresse/i hanno dei diritti che devono essere presi in considerazione.
La Dr.a Basma di punto in bianco si è ritrovata accusata insieme a suo marito in un grande processo, privati entrambi di vedere i loro bambini piccoli, di cui nessuno si occupa.
Alzate la voce della coscienza e della giustizia per tutte le voci vittime di ingiustizia.
#sciopero-detenute-politiche-Al-qanater

#Supporta-sciopero-Al-qanater

Libertà per tutte e tutti!!

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Giulianova (TE) – Presentazione della tre giorni Senza Frontiere e concerti benefit al Campetto Occupato

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Chiasso | Svizzera – Presidio e corteo contro frontiere e controllo poliziesco

Fonte Informa-Azione

Domenica pomeriggio a Chiasso, un presidio di circa una cinquantina di nemici delle frontiere si è trasformato in un corteo che ha attraversato la città, portando la propria rabbia sia contro la dogana di Como-Chiasso, sia contro la presenza sbirresca nella stazione di Chiasso.

Segue il testo del volantino distribuito:

LE FRONTIERE E IL RAZZISMO UCCIDONO!
NON ESSERNE COMPLICE!

Oggi il razzismo ristagna silenziosamente e sottilmente nelle coscienze di molte persone. Alla parola razzismo tutti pubblicamente ne condannano fermamente sia l’atteggiamento sia l’esistenza avvenuta i periodi storici ormai lontani, ma poi, nel vivere quotidiano, l’enfasi scompare e cede alla tacita approvazione della reclusione, persecuzione sociale e la deportazione di persone ree solamente di non avere i documenti in regola.
Questo sentirsi superiori ponendosi come giudici delle vite altrui usando come criterio di giudizio il paese di provenienza, colore della pelle e l’estrazione sociale (gli “extracomunitari” con grandi capitali da investire o interessi economici in Svizzera non hanno nessun problema di permessi) è lo stesso sentimento di superiorità che ha portato i nazisti ad autoproclamarsi “razza” superiore autorizzando la deportazione di migliaia di fasce sociali considerate “sbagliate”, “impure” o minacciose” (gay, zingare, dissidenti politici e ebrei).
Questo parallelismo ad alcuni potrà sembrare forzato, ma ciò solamente perché oggi la persecuzione e la repressione sono più velate e inconsciamente condivise dalle masse, che ammaestrate da TV e media in generale cadono nei vortici degli allarmismi e insicurezze sociali approvando qualunque decisione liberticida che promuova la “sicurezza del cittadino”.
Facendo leva sulle paure usate per disciplinare la popolazione, l’immagine del migrante è diventata quella di una persona illegale, ospite di un paese che la vorrebbe solo come manodopera a basso costo, usa e getta, un comodo capro espiatorio per distogliere l’attenzione dalle reali cause del disagio sociale.

Viviamo in un mondo paradosso di se stesso, dove forze politiche democratiche professano libertà e uguaglianza dove la merce viene prima delle persone e gli interessi prima degli esseri umani. Il benessere occidentale è la pricnipale causa di sfruttamento, morte e sofferenza nei paesi dell’emisfero sud. L’industria bellica della “neutrale” Svizzera trae profitto, tramite l’esportazione di armi, dalle guerre che colpiscono i paesi delle persone che forzate dalle circostanze si spostano dal proprio paese in cerca di una vita dignitosa. La sofferenza da noi generata ci bussa alla porta.

Chiudergliela in faccia significa alimentare la stessa morte e sofferenza che abbiamo creato, restare indifferenti vuol dire esserne complici!

Centinaia di persone sono oggi bloccate alla stazione di Como San Giovanni in attesa di continuare un viaggio per cui hanno e continuano tutt’ora a rischiare la loro stessa vita.
La causa di questa situazione è la totale chiusura delle frontiere svizzere, in particolare in Ticino. Ogni giorno guardie di confine svizzere perquisiscono i treni provenienti dall’Italia prelevando fi forza queste persone, utilizzando come criterio di scelta il colore della pelle.
Trattate come merce di scarto vengono identificate, schedate e deportate in Italia.

Nostro nemico non sono i/le migranti ma questo regime democratico, nostro nemico è il politicante che strumentalizza il fenomeno dell’immigrazione in modo da distogliere l’attenzione dai reali motivi che caratterizzano le problematiche di questo sistema.
Nostra nemica è la frontiera che decide il valore o meno di un essere umano, nostri nemici sono il sistema capitalista, ogni razzismo e nazionalismo.

ROMPI IL SILENZIO E PRENDI POSIZIONE CONTRO LA CHIUSURA DELLE FRONTIERE!

Nemiche e nemici di ogni frontiere

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