Israele si prepara a vincere la guerra contro le/i rifugiate/i africane/i

Traduzione da: Electronic Intifada

Nelle prossime settimane, il governo israeliano comincerà a emanare degli ultimatum per migliaia di rifugiatx africanx, informandolx che hanno 90 giorni per lasciare il paese o saranno incarceratx a tempo intedeterminato.

Se i funzionari governativi raggiungeranno i loro obiettivi, si tratterà degli ultimi dell’elenco annuale dei leader razzisti, con cui io indico personalità e istituzioni che che hanno capeggiato gli sforzi statali per allontanare dal paese i/le rifugiatx provenienti dall’Africa.

Se i loro piani giungeranno a compimento, non ci sarà più bisogno di documentare la guerra che Israele conduce contro rifugiatx africanx, perché questa guerra sarà già stata vinta – con un enorme costo umano.

10. Ophir Toubul, attivista

Nella società israeliana, in cui il potere politico non dipende solo dallo status socio-economico ma anche dalla designazione razziale e identità religiosa, i gruppi emarginati fanno spesso affidamento su qualsiasi mezzo gli venga lasciato pur di cercare di migliorare la loro sorte.

Qualche emarginato ebreo dà la colpa della propria condizione ai governi israeliani passati e presenti e alle élite economiche che questi hanno servito. Vede gli altri gruppi svantaggiati nella società israeliana non come dei rivali con i quali contendersi le briciole in una lotta all’ultimo sangue senza vincitori, ma come alleati nella lotta per l’equità e la prosperità di tuttx coloro che vivono nel paese.

Ma c’è anche chi esprime risentimento nei confronti di chi sta ancora peggio.

Ophir Toubul appartiene a quest’ultima categoria.

Nel 2016, Toubul ha fondato Golden Age (“L’Età dell’oro”), un’organizzazione che mira a promuovere gli interessi degli ebrei Mizrahi in Israele, un gruppo storicamente marginalizzato che fa risalire le proprie origini ai territori arabi.

Invece di lottare per migliorare le condizioni di vita per tutti, Toubul ha fatto causa comune con il governo israeliano per ripulire il paese dai/dalle rifugiatx.

Prima che Israele costruisse una barriera di confine per arginare il flusso di rifugiati africani nel paese, i richiedenti asilo che arrivavano venivano spediti nella zona della stazione centrale degli autobus nel sud di Tel Aviv, senza nel contempo aumentare i servizi pubblici nei quartieri limitrofi con popolazione a maggioranza Mizrahi, a lungo trascurati.

Il governo ha prima messo le due comunità l’una contro l’altra, poi ha usato la rabbia dei residenti ebrei come arma nella sua guerra ai rifugiati africani. I deputati di destra hanno regolarmente visitato Tel Aviv Sud, dicendo ai veterani israeliani residenti che i recenti arrivi di persone dall’Africa erano la causa dei loro problemi. I parlamentari hanno successivamente affermato che il sentimento anti-africano dei veterani israeliani, che essi stessi avevano alimentato, giustificava l’espulsione dei rifugiati dal paese.

Toubul è determinato a fomentare ulteriormente questa separazione. Lo scorso febbraio ha scritto in un post su Facebook che “è ora di smantellare il ghetto africano creato a Tel Aviv Sud”, e aggiungendo: “È ora di finirla con il circo dei gruppi di supporto per i rifugiati e di pretendere il loro allontanamento da Tel Aviv Sud”.

Il rapper palestinese e attivista della comunità Tamer Nafar ha attaccato duramente Toubul e Miri Regev, il ministro israeliano che ha scatenato il pogrom del 2012 a Tel Aviv contro i rifugiati africani, in un articolo pubblicato sul quotidiano Haaretz:

“Miri Regev e Ophir Toubul non sono i nuovi Mizrahim. Prendiamone atto: l’età dell’oro (l’organizzazione di Toubul) e Regev sono in realtà i nuovi bianchi. Non è un caso che assomiglino a Donald Trump.”

9. Sheffi Paz, attivista

Le bande di strada pattugliano le città israeliane, attaccando con violenza i non ebrei nel tentativo di cacciarli del tutto.

Il gruppo anti matrimoni misti arabo-israeliani Lehava, attivo principalmente a Gerusalemme, indirizza il suo razzismo principalmente contro i palestinesi. Il Fronte di liberazione di Tel Aviv Sud, diretto da Sheffi Paz, nel frattempo concentra i suoi sforzi sull’espulsione dei rifugiati africani.

Paz e i suoi alleati maltrattano regolarmente i neri in luoghi pubblici chiedendo loro di lasciare immediatamente il paese. Le persone prese di mira dal gruppo sanno bene che, rispondondendo in qualsiasi modo alle provocazioni, Paz potrebbe chiamare la polizia e farli arrestare con false accuse. Così i richiedenti asilo aggrediti, che già conducono un’esistenza precaria, generalmente subiscono questi attacchi in silenzio, impossibilitati a difendersi.

Gli attivisti del “Fronte di liberazione di Tel Aviv Sud” si avvicinano agli uomini e alle donne africani per strada provando a rifilargli dei preservativi per proclamare pubblicamente, senza alcun senso di vergogna, che il tasso di natalità africano in Israele dovrebbe essere pari a zero.

Nemmeno i bambini vengono risparmiati dall’odio del Fronte di liberazione di Tel Aviv Sud. Visitando uno dei pochi parchi pubblici nel centro di Tel Aviv, potreste trovarvi faccia a faccia con Paz e la sua squadra che scherniscono ragazzi e ragazze neri – perché possono farlo.

Paz ha trasformato la sua leadership nelle strade in profitto finanziario e influenza politica. Quest’anno ha fatto appello agli israeliani su internet, chiedendo fondi per aumentare le sue provocazioni razziste. Nel giro di poche settimane, Paz è riuscita a fare un crowdsourcing di donazioni in denaro andando ben oltre l’obiettivo di $ 122.500 che lei stessa si era data.

8. Itzik Braverman, sindaco

Nel novembre 2016, alcuni adolescenti israeliani hanno linciato Babikir Adham-Uvdo, un rifugiato africano, nel sobborgo di Petah Tikva a Tel Aviv.

Il volto di Adham-Uvdo venne sfigurato a furia di botte al punto che suo fratello non fu in grado di riconoscerlo. Il suo corpo fu identificato dalle dita mancanti che aveva perso in Darfur, da dove era fuggito in Israele.

Adham-Uvdo fu linciato proprio davanti al municipio di Petah Tikva. Invece di cercare di rassicurare i rifugiati africani in città, nei mesi successivi, il sindaco assassino Itzik Braverman ha aumentato gli sforzi per espellerli. Il suo comune ha iniziato a tagliare elettricità e acqua potabile agli appartamenti che ospitano i rifugiati africani, che si trovano ad affrontare discriminazioni abitative.

Il comune ha affermato che non stava prendendo di mira i rifugiati, ma reprimendo le violazioni delle normative edilizie.

L’ACRI, l’organizzazione per i diritti civili che rappresentava i richiedenti asilo, ha affermato che l’80% dei residenti degli appartamenti presi di mira erano eritrei e sudanesi.

Lo scorso agosto un tribunale ha deciso che Braverman potrà continuare a interrompere i servizi di base ai rifugiati africani.

Nel 2015, Braverman ha scritto una lettera a Silvan Shalom, all’epoca ministro dell’Interno, per dire che proibire ai rifugiati di vivere a Tel Aviv ed Eilat ma non a Petah Tikva aveva “causato grande delusione tra i cittadini e timori che la loro sicurezza personale sarebbe stata in pericolo“.

Ma a febbraio, Braverman ha ammesso pubblicamente che i rifugiati si comportano legittimamente.

“La maggior parte di loro è qui legalmente e non fa danni”, ha detto Braverman ai residenti della città. “La quota di crimini a Petah Tikva commessa dagli immigrati è bassa”.

Quindi qual è la vera motivazione di Braverman per volerli mandare via?

“Cammini attraverso la Piazza del Fondatore e vedi neri che bevono birra. Non è bello”, ha detto ai cittadini. In altre parole, il vero crimine di questi rifugiati africani – il loro unico crimine – è il colore della loro pelle.

7. Avi Dichter, membro della Knesset

Avi Dichter, ex capo dello Shin Bet – la polizia segreta di Israele – ha lavorato per oltre un decennio per espellere i profughi africani da Israele. Dieci anni fa, quando era ministro della sicurezza interna, Dichter ha stabilito che i profughi africani catturati mentre attraversavano la frontiera con Israele sarebbero stati rimandati in Egitto.

Sebbene più discreti, gli attuali sforzi di Dichter per fornire alle autorità israeliane strumenti per cacciare i rifugiati africani potrebbero rivelarsi non meno efficaci.

Dal 2011, ha promosso una legge che assicurerebbe che gli sforzi del governo per espellere tutti i rifugiati africani non possano essere bloccati, neanche temporaneamente, dalla Corte Suprema israeliana. Il disegno di legge, che avrebbe la forza di un emendamento costituzionale, subordinerebbe la democrazia e i diritti civili individuali agli interessi dello stato ebraico.

Negli ultimi anni, l’Alta Corte israeliana ha respinto le modifiche alla legislazione anti-rifugiati del paese perché violano i principi della democrazia.

Una volta approvata la nuova legge promossa da Dichter, tuttavia, queste considerazioni sarebbero automaticamente sostituite dai cosiddetti “interessi ebraici”.

Secondo il primo ministro Benjamin Netanyahu, questi interessi ebraici comprendono la riduzione al minimo del numero di non ebrei nel paese.

Dieci anni fa, quando i rifugiati africani iniziavano ad arrivare in Israele, Dichter non fece alcuno sforzo per nascondere il suo disprezzo nei loro confornti.

Nel luglio 2007, ad Hadera, una città nel nord di Israele, una “pattuglia di sicurezza” istituita dal sindaco ha fatto irruzione in un frutteto e dopo aver catturato un gruppo di rifugiati africani, li ha costretti con la forza a salire su un autobus, li ha portati fuori città e li ha scaricati in un parco pubblico a più di 100 chilometri di distanza.

Per questo fatto nel 2011, un tribunale israeliano ha multato il sindaco di Hadera e il consiglio comunale di circa 80.000 $.

Ma il sindaco di Hadera e la “pattuglia della sicurezza” hanno ricevuto le lodi di Dichter. Dichter – allora ministro per la sicurezza interna – ha esortato a istituire questo tipo di squadroni in tutto Israele.

6. Moti Yogev, legislatore, e il movimento Derech Chaim

Come Avi Dichter, Moti Yogev è un parlamentare israeliano che sponsorizza un disegno di legge che annullerebbe il potere dell’Alta Corte di revocare, o attenuare, qualsiasi legge approvata dal parlamento israeliano, la Knesset.

Ma la legge proposta da Yogev è ancora più draconiana di quella di Dichter.

Infatti, mentre il disegno di legge dello stato nazione di Dichter impedirebbe alla corte suprema israeliana di respingere le leggi che contravvengono ai principi della democrazia, la proposta di legge di Yogev toglierebbe al tribunale l’autorità di annullare qualsiasi legge approvata dal legislatore, indipendentemente dal motivo.

Se lo scopo del disegno di legge “Stato nazionale” è quello di promuovere gli interessi settari ebraici, lo scopo della legislazione proposta dallo Yogav è quello di promuovere gli interessi religiosi ebraici. Mentre Yogev sostiene il disegno di legge dall’interno nel parlamento israeliano, è il movimento Derech Chaim, nella figura del suo leader Rabbi Yitzchak Ginsburgh, che lo ha effettivamente introdotto.

Derech Chaim mira a trasformare l’etnocrazia israeliana – uno stato semi-secolare che favorisce gli ebrei etnici – in una teocrazia, uno stato le cui leggi sono la Torah e il Talmud, senza separazione tra sinagoga e stato. Ginsburgh è un guru dell’estrema destra israeliana che ha scritto l’introduzione a The King’s Torah, un trattato religioso che autorizza l’omicidio di bambini non ebrei, sulla base della premessa che se fosse loro consentito di crescere fino all’età adulta potrebbero costituire una minaccia.

Nello strombazzare i presunti meriti della sua proposta di legge, Yogev ha concluso citando la frase biblica “Ristabilirò i tuoi giudici com’erano anticamente, e i tuoi consiglieri com’erano al principio; allontana da noi il dolore e il sospiro, e regna su di noi, tu solo”, che negli ambienti religiosi è considerato come la richiesta per il popolo ebraico di essere governato da re e religiosi non eletti.

Yogev ha reso molto esplicita la logica razzista alla base della sua proposta di legge.

Nel marzo 2013, Yogev ha co-fondato una lobby parlamentare israeliana il cui scopo era quello di rimandare i richiedenti asilo africani nei loro paesi d’origine. A ottobre dello stesso anno, Yogev ha caricato un video di se stesso mentre camminava per Ashdod, descrivendo i profughi africani come “infestanti” la città. Questo giro di parole, che definisce i rifugiati africani come insetti subumani che devono essere espulsi o sterminati, è una metafora tristemente comune nella società israeliana.

Nel luglio 2015, Yogev ha detto che “un bulldozer dovrebbe demolire l’Alta Corte”. Un mese dopo, ha affermato che il suo sfogo era stato provocato dall’Alta Corte che impediva a Israele di imprigionare i profughi africani a tempo indeterminato, in modo da costringerli ad andarsene di loro spontanea volontà invece di essere deportati dallo stato.

A causa della forte pressione del governo di estrema destra israeliano, tuttavia, quella sentenza non proteggerà ancora a lungo i rifugiati.

5. Ayelet Shaked, ministro della giustizia

Per anni si è ripetuto questo copione: il governo israeliano approvava una misura draconiana anti-africana nella Knesset, i gruppi locali per i diritti umani la contestavano e l’Alta Corte la respingeva.

Il ministro della Giustizia Ayelet Shaked ha intrapreso una serie di azioni per alterare gli equilibri di potere tra i rami legislativo, esecutivo e giudiziario del governo – o per distruggere del tutto i poteri della Corte.

Miriam Naor, presidente uscente della Corte Suprema israeliana, ha resistito ad alcuni degli attacchi portati da Shaked per rinforzare il potere giudiziario, descrivendo i suoi sforzi per riempire l’Alta Corte con giuristi di destra come un “portare una pistola al tavolo”. Ma da quando Naor è andato in pensione, il resto dei principali giudici della corte sembra aver fatto proprio il messaggio di Shaked.

Ad agosto, Naor ha iniziato a fare riferimento ai rifugiati africani in tribunale usando nei loro confronti solo l’insulto preferito dal governo: “infiltrati”.

Il mese successivo, il tribunale ha stabilito che al governo è vietato impiegare richiedenti asilo provenienti dall’Eritrea e dal Sudan, mettendo migliaia di rifugiati a rischio di perdere i loro lavori di pulizia e manutenzione che svolgono presso i comuni.

La Corte ha anche stabilito che lo stato può trattenere il 20% dei salari che i richiedenti asilo guadagnano dai datori di lavoro privati, visto che i datori di lavoro sono tenuti a lavorare con personale straniero, anche se così facendo i rifugiati impoveriti vengono posti in una posizione ancora più precaria.

I principali giudici israeliani hanno poi mostrato clemenza nei confronti del governo quando non ha adempiuto ai propri impegni nei confronti della corte in merito allo status dei richiedenti asilo, consentendo allo stato di guadagnare più tempo nonostante agisca in malafede.

Con il governo che accelera i suoi sforzi per espellere i rifugiati, i giudici sanno che le loro richieste saranno presto discutibili.

Lo scorso anno la Corte ha stabilito che Israele potrebbe ora rimpatriare rifugiati in Africa senza il loro consenso, a condizione che i paesi in cui verranno deportati accettino di prenderli contro la loro volontà. La pressione di Shaked ha dato i suoi frutti.

Il governo ha rinegoziato il suo accordo con il Ruanda per conformarsi ai dettami dell’Alta Corte, aprendo la strada alle deportazioni di massa.

A dicembre, il governo ha dichiarato alla Corte che prevedeva l’inizio delle deportazioni di massa entro poche settimane.

3. Moshe Kahlon, ex ministro delle finanze

Come Gabbay e i leader di molte altre fazioni della Knesset, Moshe Kahlon è arrivato alla direzione del suo partito Kulanu dopo aver lavorato con il primo ministro Benjamin Netanyahu e il suo partito Likud al governo.

Ai primi di luglio, il governo israeliano stava decidendo quali dei convertiti al giudaismo sarebbero stati riconosciuti dallo stato. Sperando di boicottare la decisione della Corte che ordina allo stato di riconoscere le conversioni eseguite dalle correnti più liberali del giudaismo, le fazioni ultra-ortodosse del governo hanno proposto un nuovo disegno di legge che manterrebbe la linea dura lasciando il controllo esclusivo delle conversioni ai rabbini.

Secondo la nuova proposta, la conversione all’ebraismo condotta dalla corrente liberale non sarebbe sufficiente a una persona per ottenere la cittadinanza israeliana. Ciò lascerebbe gli ebrei americani vulnerabili, in quanto molti di loro sono affiliati a quella corrente liberale.

Perché Kahlon, solitamente pragmatico, si schiera con gli ultraortodossi su questo tema, facendo arrabbiare gli ebrei americani?

Secondo Kahlon, se Israele riconoscesse le conversioni alle correnti liberali del giudaismo, “ci sarà un’invasione di gruppi provenienti dall’Eritrea”.

Nell’ultimo decennio, un numero relativamente piccolo ma significativo di rifugiati africani – compresi quelli in relazioni sentimentali con cittadini ebrei israeliani – ha chiesto allo stato il permesso di convertirsi all’ebraismo. Le loro richieste sono state respinte a titolo definitivo.

Nel 2004, prima che arrivasse la stragrande maggioranza dei rifugiati africani, Kahlon propose una legge, mai emanata, che avrebbe punito chiunque fosse entrato in Israele senza un permesso, non permettendo loro di acquisire lo status legale se non dopo aver trascorso un “periodo di riflessione” di 10 anni al di fuori del paese.

2. Aryeh Deri, ministro degli interni

“Come ministro degli interni, è mio compito deportare tutti coloro che entrano illegalmente”.

Così ha dichiarato a luglio Aryeh Deri alla commissione interna ed ambientale della Knesset, che sovrintende allle politiche statali riguardo i rifugiati africani.

Per due anni interi, Deri ha presieduto quello che un ricercatore ha definito “il meccanismo anti-migrazione irregolare più efficace al mondo”.

Nell’aprile dello scorso anno il giornale liberale Haaretz ha stroncato il governo israeliano per questa procedura.

“I metodi in cui Israele rende la vita impossibile ai richiedenti asilo, evitando così facendo di rispettare gli obblighi legali e umanitari nei loro confronti, stanno proliferando”, si leggeva nell’editoriale, pubblicato in occasione della Giornata della memoria israeliana dell’ Olocausto.

Mesi dopo, il giornale ha pubblicato interviste con rifugiati africani che Israele aveva costretto alla deportazione “volontaria”. Queste persone hanno confermato ciò che le indagini precedenti avevano rivelato: i rifugiati africani che Israele rispedisce in Ruanda non ricevono protezione statale, ma si vedono portar via i documenti e sono costretti a ricominciare la loro richiesta di asilo da capo.

Secondo coloro che hanno superato questo nuovo calvario e sono riusciti a raggiungere l’Europa, molti dei loro compagni rifugiati, cacciati da Israele, sono morti nei campi di tortura libici o sono annegati nel Mediterraneo.

Dopo la pubblicazione di questi rapporti, l’editore di Haaretz Amos Schocken ha twittato una lista dei principali ministri israeliani che hanno guidato la guerra di Israele contro gli africani, definendoli “assassini in giacca e cravatta”.

Tutti quelli elencati sono stati inclusi nelle precedenti edizioni di questo elenco annuale dei leader razzisti.

Due di loro sono in cima alla lista sia nel 2016 che nel 2017: Aryeh Deri e Benjamin Netanyahu.

L’unica vera differenza tra i due principali leader israeliani è che Deri ostenta ancora il suo essere anti-neri in ebraico, giocando sull’odio nazionalista. Netanyahu, al contrario, è ora così sfacciato da vantarsene anche in inglese.

Nel mese di gennaio, Netanyahu ha twittato in inglese il suo sostegno al piano di Donald Trump per costruire un muro tra Stati Uniti e Messico, reclamizzando il proprio muro di confine anti-africano come un “grande successo”.

In seguito a questa dichiarazione di Netanyahu, che ha provocato attriti con il Messico e con gli ebrei messicani che hanno interrotto il sabato ebraico per protestare contro l’invettiva anti-immigrati, Deri ha chiesto al primo ministro di ritrattare le sue parole. Netanyahu ha rifiutato.

1. Benjamin Netanyahu, primo ministro

“I/le rifugiati che arrivano qui dal Sudan richiedono protezione e asilo. Il loro assorbimento è un obbligo morale, in considerazione della storia del popolo ebraico e dei valori di democrazia e umanesimo”.

Benjamin Netanyahu – e la maggioranza dei 120 membri della Knesset – hanno apposto le loro firme su questo testo dieci anni fa, quando Netanyahu era leader dell’opposizione in parlamento.

Solo qualche anno dopo, una volta che Netanyahu è tornato nell’ufficio da primo ministro, il suo governo ha cominciato a perseguitare rifugiati sul serio, iniziando a timbrare i loro visti con clausole che gli vietavano di lavorare.

Come poteva Netanyahu – o chiunque altro – esprimere il suo supporto a rifugiati e ritrattare non appena si sono trovati nella posizione di poter fare qualcosa?

Dodici anni fa, dozzine di gruppi ebraici statunitensi pubblicarono uno spot sul New York Times ricordando la sofferenza ebraica nell’olocausto nazista e invitando il presidente George W. Bush a prendere provvedimenti per porre fine alle atrocità in Darfur.

Molti ma non tutti di quegli stessi gruppi ebraici hanno mantenuto un silenzio assordante sulla guerra di Israele contro rifugiatx africanx. Perché la loro cosiddetta solidarietà è scomparsa?

Recentemente l’indice Gallup sul trattamento di migranti in tutto il mondo ha classificato Israele come sest’ultimo.

Durante un tour a Tel Aviv ad agosto, Netanyahu è arrivato al punto di includere nel suo entourage Sheffi Paz e altri attivisti del Fronte di Liberazione di Tel Aviv Sud, camminando con loro mano nella mano, e posando per le fotografie.

Questo servizio fotografico studiato ha trasmesso al pubblico israeliano un messaggio chiaro: Netanyahu offre il suo pieno supporto alle bande di strada razziste che mirano a ripulire il paese da tutti i rifugiati africani.

A meno di un qualche intervento non prevedibile al momento, Netanyahu e il resto dei leader razzisti di Israele vedranno presto soddisfatti i loro desideri.

Un precedente articolo sulle lotte dei/delle migranti in Israele:Israele deporta i/le migranti africani/e. Cronologia della repressione e delle lotte

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